Figura oscura e spettrale al centro, composta da fumo nero e braci incandescenti, con un occhio luminoso sul petto. Sullo sfondo, una densa nebbia grigio‑blu avvolge la scena; a destra si staglia un grande albero secco dai rami contorti, mentre a sinistra una luce fioca emerge dall’oscurità. Atmosfera cupa e inquietante, in stile dark fantasy.

Sauron e l’immortalità dell’anima: una visione platonica


Sembra che la parola “anima” derivi dal greco antico ánemos, ovvero “soffio”, o “respiro”, lo stesso respiro che, appunto, anima il nostro corpo, e che ci permette di esistere in quanto entità terrene, materiali. Ne conviene dunque che l’anima, quasi sempre associata al concetto di eternità, rappresentasse per la maggior parte delle culture antiche la ragione della vita stessa. Ma cosa accade quando la carne cessa di essere e abbandona la sua metà immortale? Cosa accade quando l’una viene strappata dall’altra a forza e il binomio si infrange?

Secondo Platone, una volta separata dal corpo, l’anima non scompare. Possiamo quindi considerare le due parti strettamente collegate l’una all’altra, anche se non in quello che definiremmo un rapporto di dipendenza. L’anima continua ad esistere, anzi, una volta libera dal peso dell’imperfetta percezione di un corpo materiale, può finalmente dedicarsi alla ricerca della conoscenza senza alcun vincolo. Essa, ritornerà prima o poi a ricongiungersi con un altro corpo, riscoprendo il mondo attraverso un processo di reminiscenza.

Fu dunque questo il destino del potente Sauron una volta privato della sua forma materiale per mano di Isildur?

È innegabile che i concetti di fëa (spirito) e hröa (il luogo all’interno del quale dimora il fëa durante la vita di un individuo) si rifacciano in una certa misura all’idea platonica di “persistenza dell’anima”, e che il suddetto dualismo venga applicato alla quasi totalità delle creature senzienti del mondo tolkieniano. Chiaramente, la natura di Sauron ci porta a dover applicare tale concetto con le differenze del caso.

Figura oscura e imponente fatta di fumo e ombra, dagli occhi ardenti color fuoco. Il corpo vorticoso sembra dissolversi nell’aria, con artigli neri protesi in avanti. Alla base, lingue di lava e scintille incandescenti illuminano debolmente la scena, creando un’atmosfera apocalittica e minacciosa in stile dark fantasy.

Successivamente alla loro morte, ad esempio, i primogeniti[1] sono destinati a trascorrere del tempo nelle Aule di Mandos, all’interno delle quali le anime di coloro che sono stati separati dal proprio corpo restano in attesa di poter un giorno ritornare in Arda in forma fisica. Per quanto riguarda Sauron, tuttavia, la situazione è totalmente diversa. Lo spirito di un’entità superiore non segue il canonico iter a cui sono destinati uomini ed elfi. Lo spirito di un Maia continua ad esistere anche senza il suo corpo, conservando volontà e personalità: questa è la differenza con l’idea platonica di anima. È così che anche dopo essere stato sconfitto, l’Aborrito ha continuato a regnare su Mordor e a tramare contro tutti i popoli liberi durante tutta la Terza Era, fino al momento in cui l’Unico Anello è stato distrutto. Dovrà dunque la Terra di Mezzo temere un’ulteriore ascesa del Signore Oscuro nelle successive ere?

I Valar e i Maiar sono entità sovrannaturali, divine, figli diretti di Eru Ilúvatar, e proprio come lui non possono cessare di esistere[2]. Il loro ruolo di custodi dell’ordine in Eä li innalza al di sopra delle regole convenzionali, e le eccezioni che ne derivano continueranno negli anni a venire ad essere oggetto di interesse da parte degli appassionati e spunto d’ispirazione per studi futuri. Ciò che avrebbe potuto essere del Maia rinnegato, ahimè non ci è dato saperlo, poiché ormai il libro rosso dei Confini Occidentali ha esaurito le pagine.


[1]In realtà anche le anime degli uomini soggiornerebbero nelle Aule di Mandos per un dato periodo, pur non condividendo il destino degli elfi per quanto riguarda la rinascita.

[2]Si pensi al destino di Morgoth.

Giuseppe Sommaiuolo
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Giuseppe Sommaiuolo. Nato e cresciuto a Napoli, tra partite di calcetto nel rione e notti brave in sala giochi, manifesta ben presto un senso di insofferenza che riesce ad appagare solo mediante lo studio della letteratura. Si avvicina alle opere di Tolkien grazie alla trilogia cinematografica di Peter Jackson, trascorrendo così gli anni delle scuole superiori e dell'università ad approfondire le opere principali del beneamato professore. Grandissimo appassionato di musica rock ed heavy metal, nonché di quasi ogni forma d'arte esistente, risiede attualmente in Spagna, determinato a trovare il suo posto nel mondo a suon di tapas.