La caduta di Númenor Parte 4: I Dúnedain sbarcano nella Terra di Mezzo

di Giuseppe Sommaiuolo


La gloriosa storia di Númenor ha ricoperto un arco temporale molto largo, durante il quale ha avuto modo di intrecciarsi più volte con quella della Terra di Mezzo, influenzandola profondamente.

Siamo troppo abituati a pensare a Númenor come un’entità a sè, un luogo sacro fuori dal mondo, quasi una leggenda. Vuoi per le circostanze della sua nascita, vuoi per l’idea che ci siamo fatti guardando Gli Anelli del Potere, ci immaginiamo i Dúnedain lì, nelle loro bellissime città a recitare versi di antiche poesie elfiche abbigliati con tuniche adornate d’argento. Tuttavia, la civiltà dell’Ovesturia viene ricordata anche per altro. 

Non ci volle molto, infatti, affinché gli uomini dell’Ovesturia incominciassero a sentire il richiamo del mare. Nonostante il divieto di navigare ad Ovest, c’era pur sempre l’Oriente. Il desiderio di esplorare le coste della Terra di Mezzo, il luogo da cui erano venuti, era divenuto troppo forte. Essi erano attirati dalle storie dei loro padri, che raccontavano di una una terra aldilà del mare, antichissima e sofferente, la loro antica dimora: il sangue degli Edain scorreva ancora nelle loro vene.

Intorno all’anno 600 (S.E.), sotto il regno di Tar-Elendil (590-740)1, il capitano Vëantur salpò verso est a bordo della Entulessë2, la prima nave in assoluto ad aver mai lasciato l’isola. Per la prima volta dopo molti secoli, i Dúnedain facevano ritorno nella Terra di Mezzo, accolti a braccia aperte da Gil-galad, re del Lindon, ansioso di rinnovare l’amicizia che legava le due razze. La voce dell’arrivo della Entulessë viaggiò con grande celerità, e anche gli uomini dell’Eriador furono incuriositi dalla notizia. Inviarono delle missive al re elfico, mostrandosi desiderosi di vedere con i propri occhi coloro che erano ritornati dalla morte nelle profondità del Mare. In merito al loro primo incontro Tolkien scriveva:

Dunque ci fu un incontro sui Colli Torrioni; ma vi parteciparono solo dodici uomini dell’Eriador, tutti di grande coraggio e fermezza, perché gran parte della loro gente temeva che i nuovi venuti fossero pericolosi spiriti dei Morti. Ma, quando ebbero di fronte i marinai, la paura li abbandonò, e per qualche istante rimasero in silenzio, in reverente rispetto; poiché, per quanto essi stessi fossero considerati possenti tra i loro simili, i marinai ricordavano più dei Signori elfici che uomini mortali, per aspetto e portamento. […]Dopo un iniziale attimo di silenzio, sia i Númenóreani che gli uomini dell’Eriador si scambiarono saluti e parole di benvenuto nelle loro rispettive lingue, parlando come ci si rivolgerebbe a degli amici e dei parenti dopo una lunga separazione. All’inizio rimasero delusi, poiché non riuscivano a capirsi gli uni con gli altri; ma dopo aver fatto amicizia si resero conto di avere in comune molte parole ancora chiaramente riconoscibili, e altre che potevano essere comprese se si prestava un po’ d’attenzione, e furono così in grado di conversare, seppure a tratti, di cose semplici..3

Durante il suo soggiorno nel Lindon Vëantur ebbe modo di rendersi conto che quella bellezza tanto celebrata nelle storie dei suoi antenati era ormai svanita, e ne fu molto addolorato. L’ospitalità di Gil-galad era degna del suo nome e il Lindon un luogo meraviglioso, ma aldilà degli Ered Luin la Terra di Mezzo era abbandonata all’oscurità, e i fasti della Prima Era vivevano solo nei ricordi dei pochi fortunati Eldar che ancora non l’avevano abbandonata.

Nei secoli successivi furono organizzate molte altre spedizioni, e prima che l’ombra cadesse su Númenor, gli uomini dell’ovest furono considerati dei benefattori dagli indigeni, ormai da secoli ridottisi a vivere barbaramente. I Dúnedain portavano loro doni, e insegnavano loro antiche arti andate perdute, migliorando le loro vite, dando loro speranza. La cortina nera lasciata da Morgoth dopo la sua disfatta andava via via dissipandosi: i Signori dell’Ovesturia erano visti e amati come divinità.

Uno dei personaggi più influenti sotto questo punto di vista fu Aldarion, nipote del capitano Vëantur, dal quale ereditò l’amore per il mare, figlio di Tar-Meneldur e futuro erede al trono.

Aldarion fu uno dei personaggi della Seconda Era sul quale abbiamo più informazioni in assoluto, poiché molte sono le pagine scritte da Tolkien che narrano delle sue avventure e della sua tormentata storia d’amore con Erendis. Insofferente alla terraferma fin da giovanissimo, trascorse gran parte della sua vita viaggiando per mare, venendo ricordato dalla storia come un grande amico degli elfi e degli uomini che abitavano le Grandi Terre. A quel tempo, infatti, la presenza dei Dúnedain nella Terra di Mezzo era divenuta una costante. Il principe figlio degli alberi4 dedicò tutta la sua vita all’esplorazione, sempre impegnato in qualche spedizione, tralasciando le sue responsabilità di marito e padre, cosa che probabilmente influì sulla storia di Númenor più di quanto non crediamo.

Nell’anno 858 sposò Erendis, con la quale aveva già intrecciato una relazione amorosa da diversi anni. Aldarion non aveva ancora intenzione di prendere moglie, nonostante amasse moltissimo Erendis, ma dopo anni di pressioni da parte di suo padre, il quale desiderava garantire la continuazione della dinastia, dovette cedere e accontentarlo5. Tuttavia, egli non rinunciò alla sua passione per i viaggi, nemmeno dopo che nell’873 nacque la sua primogenita Ancalimë, trattenendosi a Númenor sempre per previ periodi, e sempre con grande impazienza. Anche quando era a terra, infatti, dedicava tutte le sue attenzioni alla Gilda degli Avventurieri, da lui fondata nel 750, la cui sede era il vascello Eämbar, letteralmente “casa sul mare” in lingua Quenya. Questo portò ad una graduale separazione con Erendis, la quale suo malgrado dovette venire a patti con il fatto di essere seconda nel cuore di Aldarion. 

Nell’883 eredita lo scettro da suo padre, Tar-Meneldur, che abdica in suo favore. Come re viene ricordato per i suoi innumerevoli viaggi nella Terra di Mezzo, ma soprattutto per aver modificato le leggi di successione che impedivano ad un erede di sesso femminile di ricevere il titolo di monarca. Tar-Aldarion, infatti, non generò altri eredi dopo Ancalimë, la quale ascese al trono nell’anno 1075. Per gli anni successivi, il re amico degli alberi si dedicò a disegnare mappe nautiche, trascorrendo la maggior parte del suo tempo sulla Eämbar. Alla sua morte, avvenuta nell’anno 1098, fu compianto da molti, tranne che dalla figlia, con la quale non era riuscito a costruire un legame per via delle sue prolungate assenze da casa.


  1.  La data si riferisce agli anni in cui Tar-Elendil ricoprì la carica di monarca. Egli nacque nel 350 e morì nel 751, all’età di 401 anni.
  2.  “Ritorno” in lingua Quenya. 
  3.  Ho tradotto il testo originale tratto da The Downfall of Númenor, pp. 55-56.
  4.  Il significato di Aldarion in lingua Quenya.
  5.  Raramente a Númenor gli uomini si sposavano prima di aver raggiunto i 45 anni. Molto spesso capitava che persone di alto rango o con particolare estro prendessero moglie in età più avanzata, tra i 95 e i 120 anni, per dedicarsi allo studio e alla formazione. Il caso di Aldarion resta tuttavia un’eccezione, poiché nell’anno delle sue nozze aveva già 158 anni, dunque ben oltre i 120 della media, anche considerando l’estesissimo arco vitale della razza Dúnedain. Alla luce di questi dati risulta comprensibile la ragione per cui Tar-Meneldur avesse incominciato a fargli pressione affinché si unisse con Erendis.
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Giuseppe Sommaiuolo. Nato e cresciuto a Napoli, tra partite di calcetto nel rione e notti brave in sala giochi, manifesta ben presto un senso di insofferenza che riesce ad appagare solo mediante lo studio della letteratura. Si avvicina alle opere di Tolkien grazie alla trilogia cinematografica di Peter Jackson, trascorrendo così gli anni delle scuole superiori e dell'università ad approfondire le opere principali del beneamato professore. Grandissimo appassionato di musica rock ed heavy metal, nonché di quasi ogni forma d'arte esistente, risiede attualmente in Spagna, determinato a trovare il suo posto nel mondo a suon di tapas.