“I Mondi di J. R. R. Tolkien”: commento

Luoghi di guerra

Dall’autore di Tolkien e la Grande Guerra non potevamo non aspettarci un capitolo dedicato ai luoghi della Prima Guerra Mondiale, evento che ha contribuito in maniera significativa alla nascita della Terra di Mezzo. In questo capitolo de I Mondi di J. R. R. Tolkien, Garth presenta paralleli davvero illuminanti, come quello a p. 168, nella scheda intitolata “Carri armati a Gondolin”.

Tolkien prestò servizio miliare nella battaglia della Somme, come ufficiale segnalatore nei Lancashire Fusiliers. Il primo giorno di scontri, il primo luglio 1916, fu un massacro tale da essere ricordato dagli storici come il giorno più sanguinoso dalla storia militare inglese. Ma la battaglia della Somme è ricordata anche come il primo scontro in cui vennero impiegati i carri armati, i britannici Mark I: agli occhi dei soldati in trincea, quei veicoli corazzati apparvero come veri e propri mostri di metallo. Sono convinto che questo episodio in particolare sia stato la scintilla dell’antimodernismo in Tolkien, della sua sfiducia nelle macchine, e questa mia ipotesi è stata corroborata anche da Garth, che già in Tolkien e la Grande Guerra aveva scritto: «Un diarista del tempo di guerra osservò con divertimento come i giornali paragonassero questi nuovi veicoli corazzati a “ittiosauri, jabberwock, mastodonti, leviatani, boojum, snark e altri mostri mitici e antidiluviani”. […] Il Times diffuse un rapporto tedesco sull’invenzione britannica: “Il mostro si approssimava lentamente, procedendo a fatica, muovendosi da una parte all’altra, dondolando e beccheggiando, ma si avvicinava. Niente riusciva a ostacolarlo, sembrava spinto da una forza soprannaturale. Nelle trincee qualcuno gridò: ‘Arriva il diavolo!’, e queste parole percorsero la linea del fronte come un fulmine. Lingue di fuoco sbucarono improvvisamente dalla lucente corazza del bruco di ferro […] le ondate di fanteria inglese sciamavano dietro al carro del demonio”. Lo stesso corrispondente del Times, Philip Gibbs, scrisse più tardi che l’avanzata dei carri armati sulla Somme era “come una fiaba di guerra di H.G. Wells”»1.

Tolkien si inserisce nel solco dei racconti leggendari e sovrannaturali sorti durante la Grande Guerra, come Gli Arcieri (The Bowmen, 1914) dello scrittore gallese Arthur Machen, ma ricordiamo come il suo processo creativo lavorasse per archetipi, non per allegorie. Tolkien, infatti, da «ragazzo con troppa immaginazione»2, rielaborò e reinterpretò la sua esperienza bellica in chiave mitica, tramutando la visione dei primi carri armati in tre varietà di «bestie simili a serpi e draghi di irresistibile possanza»3, forgiate da Melko grazie alla «sua gran copia di metalli e ai suoi poteri di fuoco»4 per mettere in atto l’assedio di Gondolin. D’altronde, Tolkien scrisse: «La Caduta di Gondolin (e la nascita di Eärendil) fu scritta in ospedale nel 1916 mentre ero in licenza per malattia dopo essere sopravvissuto alla battaglia della Somme»5.

«Quanto più questi mostri differiscono dai draghi della mitologia, tanto più assomigliano ai carri armati della Somme»6, scrive Garth. Sono creature che «superano il confine […] tra magia e tecnologia»7 per avvicinarsi maggiormente a macchine da guerra, come i britannici Mark I. In The Book of Lost Tales. Part II, secondo volume di The History of Middle-earth, il curatore Christopher Tolkien nota che «la lingua usata suggerisce che almeno alcuni dei “Mostri” fossero “congegni” inanimati, costruzione di fabbri nelle fucine di Angband»8.

Ecco la descrizione dei mostri da La Caduta di Gondolin, nella mia traduzione:

«Poi, un giorno, Melko adunò tutti i suoi fabbri e fattucchieri più destri, e di ferro e fiamma foggiarono uno stuolo di mostri come solo a quel tempo se ne erano visti, né più li si rivedrà sino alla Grande Fine. Erano alcuni tutti di un ferro sì destramente battuto che potevano scorrere come fiumi lenti di metallo o serpeggiare sopra e attorno a ogni ostacolo loro innanzi, e questi erano empiti nelle loro più recondite profondità degli Orchi più truci, armati di aste e scimitarre; ad altri di bronzo e rame furono dati cuori e spiriti di fuoco che divampa, ed essi, con il terrore del loro sbuffo, distruggevano o schiacciavano qualunque cosa sfuggisse all’ardore del loro respiro; altre ancora erano creature di pura fiamma che si torcevano come funi di fuso metallo, ed esse portavano alla rovina ogni edificio cui venissero accosto, e il ferro e la pietra si scioglievano al loro cammino e si liquefacevano, e su di loro montavano i Balrog a centinaia; e questi erano, tra tutti quei mostri che Melko concepì contro Gondolin, i più feroci»9.

Per chi è riuscito ad arrivare fino a qui, è giunto il tempo delle conclusioni. Leggere I Mondi di J. R. R. Tolkien è stato come mettersi in viaggio per comprendere meglio Tolkien, il suo universo mitologico, nonché tutte le ispirazioni visive e le esperienze di vita che hanno stimolato la creatività del Professore e lo hanno portato alla creazione di ciò che conosciamo come legendarium. Questo viaggio ha chiarito molte mie domande con sempre nuovi spunti, e mi ha ricordato una volta di più quanto grande sia l’opera tolkieniana e il suo creatore, o meglio, sub-creatore, come amava definirsi. E voi, siete pronti per partire?


Note

1 J. Garth, Tolkien e la Grande Guerra. La soglia della Terra di Mezzo, Marietti 1820, Genova 2007, pp. 292-293

2 J. R. R. Tolkien, H. Carpenter (a cura di), Lettere 1914/1973, cit., p. 86

3 J. R. R. Tolkien, C. Tolkien (ed.), The Book of Lost Tales. Part II, Ballantine Books, New York 1992, p. 171 (trad. mia)

4 Ibidem (trad. mia)

5 J. R. R. Tolkien, H. Carpenter (a cura di), Lettere 1914/1973, cit., p. 351

6 J. Garth, Tolkien e la Grande Guerra. La soglia della Terra di Mezzo, cit., p. 292

7 Ibidem

8 J. R. R. Tolkien, C. Tolkien (ed.), The Book of Lost Tales. Part II, cit., p. 214 (trad. mia)

9 Ivi, p. 171 (trad. mia)

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