Tolkien: tra mitologia e musica

di Ludovica Fortunato


Da secoli la mitologia, le storie e le leggende sono una fonte inesauribile di idee per artisti, scrittori, musicisti e disegnatori.

Questa tradizione si è sviluppata a seguito della caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.), quando andarono perdute tutte le tradizioni spettacolari e musicali che si erano formate in precedenza[1]. Alcune di queste sono riuscite a sopravvivere, grazie alla tradizione orale tramandata da determinate figure spettacolari, come giullari e trovatori.

I trovatori, figura che scrive canzoni a tema amoroso o cavalleresco, rappresentano un elemento fondamentale della cultura letteraria romanza, in particolare della Provenza, e le poesie non erano pensate per essere lette, ma per essere ascoltate con la musica. La poesia dei trovatori è la più antica tradizione poetica in volgare dalla fine del XI secolo fino agli inizi degli anni Trecento. Dei circa 2600 testi poetici che ci sono pervenuti, soltanto 282 sono accompagnati da melodie, le quali erano composte da due frasi musicali, di cui la prima è ripetuta[2].

Dalla tradizione orale si comincerà a passare a quella scritta, grazie al contributo dei monaci dell’epoca che praticavano l’arte della trascrizione non solo di testi poetici, opere teatrali, saggi architettonici, ma anche di spartiti musicali.

Con il passare degli anni le storie e le leggende vennero messe da parte, fino all’avvento del Romanticismo, movimento storico-culturale che si affermò all’inizio in campo letterario e artistico e poi in quello musicale durante un lasso di tempo che va dalla seconda metà del Settecento a quasi tutto l’Ottocento.

Con il fenomeno dello Sturm un Drang, sviluppatosi in Germania intorno al 1770, si comincerà a manifestare un’acuta insofferenza per le regole e per i limiti imposti dalla società, esaltando l’eroe che sfida le forze superiori e il “genio” che non conosce i limiti alla sua sconfinata libertà[3].

Già da questo primo accenno possiamo evidenziare le tematiche predominanti di questo nuovo movimento culturale: l’esaltazione della fantasia e dell’istinto, in contrapposizione dell’intellettualismo, ma anche il sentimento religioso, il culto del popolo e della tradizione, la rivalutazione del passato, in particolare del Medioevo, l’interesse per i caratteri nazionali dei popoli, l’amore per la natura e l’interesse per la storia, per i miti e le leggende del proprio paese.

Uno degli autori musicali più importanti di questo periodo fu Richard Wagner (1813-1883). Già dai suoi primi lavori, Der Fliegende Holländer (1843), Tannhäuser (1845) e Lohengrin (1848), vediamo emergere il tema dell’amore, che redime ogni male, e quello della maledizione. Per Wagner i soggetti mitologici erano gli unici a essere capaci di esprimere il “puramente umano”, infatti il musicista sosteneva che il mito ha il privilegio di cogliere solo ciò che è puramente umano e di rappresentare questo contenuto in una forma ad esso solo pertinente, pregnante al massimo, e perciò subito comprensibile. Questo pensiero lo ravvisiamo nel Der Ring des Nibelungen dove Wagner fa riferimento, in misura parziale, ai documenti letterari provenienti dall’area tedesca, che rielabora direttamente con il materiale mitologico tramandato dalle fonti scandinave, islandesi e norvegesi[4].

In una lettera indirizzata a Franz Muller, datata 1856, Wagner elenca le fonti che aveva utilizzato nella redazione del testo del Ring da cui si evince consistente la presenza di opere della tradizione letteraria nordica antica: Edda, Volsunga saga, Wilkina und Niflungasaga e Heimskringla. Ma le fonti principali usate furono proprio il Nibelungenlied, un poema epico risalente al XII secolo, che narra le vicende di Siegfried e l’Edda[5].

Le stesse fonti vennero usate da J. R. R. Tolkien per la stesura del romanzo The Lord of the Rings, anche se Tolkien, come sappiamo, guardò anche ad altre opere, come Pearl and Sir Orfeo e Beowulf.

Entrambi gli autori sono considerati come creatori di miti: Tolkien voleva risvegliare le antiche tradizioni attraverso un canale differente, coinvolgendo i miti ed affrontando le critiche per essere andato contro le comuni leggi non scritte della scrittura. Infatti, «Tolkien non era partito per scrivere “letteratura”, […] ma poteva, con crescente certezza, esser partito per scrivere mitologia»[6]. Questo includeva anche il fatto di spostare l’attenzione lontano dai personaggi, poiché nei miti cosmici gli stessi uomini devono stare un passo indietro, lasciando la scena agli stessi aspetti universali.

Come nei lavori di Wagner, anche nell’universo tolkieniano ravvisiamo una grande musicalità, infatti Tolkien fu il primo a riconoscere l’importanza fondamentale della musica nelle sue opere.

“Ho poche nozioni di musica. Anche se vengo da una famiglia musicale, a causa di carenza nell’educazione e nelle opportunità dovute al mio essere orfano, quel poco di musica che era in me è rimasto sommerso (finché ho sposato una musicista), o si è trasformato in termini linguistici. La musica mi dà grande piacere e a volte ispirazione, ma rimango nella posizione rovesciata di uno che ami leggere o sentire recitare la poesia, ma sappia poco della sua tecnica o traduzione, o della struttura linguistica”[7].

Nonostante questo, l’universo tolkieniano è ricco di suoni e di musica, anzi, il tutto nasce da essa.

Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato. Ed egli parlò loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto […] E accadde che Ilúvatar convocò tutti gli Ainur ed espose loro un possente tema, svelando cose più grandi e più magnifiche di quante ne avesse fino a quel momento rivelate[8].

Già nelle parole del Silmarillion possiamo trovare una grande musicalità, come anche nei canti e nelle poesie, presenti in gran numero nel romanzo The Lord Of The Rings. L’inizio della narrazione ci riconduce a The Hobbit e vi si contraddistingue (utilizzando termini musicali) un “crescendo” che parte dalla festa di compleanno di Bilbo, fino all’inizio del viaggio di Frodo con l’incontro con i Cavalieri Neri.

Questa musicalità verbale è stata una grande fonte d’ispirazione per il compositore canadese Howard Shore, autore della colonna sonora della trilogia cinematografica. Ogni luogo della Terra di Mezzo ha un suo carattere e stile musicale: i luoghi elfici, come Gran Burrone e Lothlórien, sono essi stessi impregnati di musica, caratterizzata da armonie pure e grandi melodie.

La fonte d’ispirazione della partitura musicale scritta da Howard Shore è stato proprio il romanzo di Tolkien, ma anche la Tetralogia di Wagner, della quale ravvisiamo la ripresa della tecnica compositiva del leitmotiv[9].


[1] S. SINISSI e I. INNAMORATI, Storia del teatro. Lo spazio scenico dai greci alle avanguardie, Milano, Bruno Mondatori Editori, 2003, p. 28.

[2] E. SURIAN, Manuale di Storia della Musica, Volume 01. Dalle origini alla musica vocale del Cinquecento, Milano, Rugginenti Editore, 1991, p. 88.

[3] Per un maggior approfondimento sul Romanticismo in musica si invita a consultare il seguente testo: E. SURIAN, Manuale di Storia della Musica, Volume 3. L’Ottocento: La musica strumentale e il teatro d’opera, Milano, Rugginenti Editore, 1993. Capitolo, Il periodo romantico: la musica strumentale, il Lied, il nazionalismo in musica.

[4] F. Sangriso, Le fonti nordiche del Ring: La mitologia di Wagner, Viterbo, Vocifuoriscena, 2018, p. 13.

[5] Ivi. p. 14.

[6] J. R. R. Tolkien: “Il Signore degli Anelli – Mitologia, Filosofia, Allegoria” Saggio di Manuel Steiner, scritto nel  ́00 p.r.i http://accademia.tolkieniana.net/articoli/eldalie/sdamfa.html#Anchor-37516 (Ultimo accesso luglio 2022).

[7] J.R.R Tolkien Lettere 1914/1973, Milano, Bompiani, 2001, p. 555.

[8] J.R.R. Tolkien, Il Simarillion, Bompiani, Milano, 2013/2015, Traduzione riveduta e aggiornata in collaborazione con la Società Tolkieniana Italiana, p. 47.

[9] l leitmotiv (leitmotive al plurale) è un termine coniato da H.P. von Wolzogen, critico e direttore del Wagner Verein di Bayreuth e fondatore del periodico “Bayreuth Blatter”, (Wagner usava il termine Grundthema, cioè idea di base) e rappresenta una linea melodica ricorrente associata ad un personaggio, un sentimento, un luogo, un’idea, un oggetto e questa tecnica compositiva venne molto sviluppata da Richard Wagner. I nomi ai vari motivi furono dati non da Wagner stesso, ma dai commentatori delle sue opere, da Wolzogen in poi. W. APEL, Harvard Dictionary of Music, Boston the Unitated States of America, Veritas, 1950, p. 396.


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