In memoria di Christopher Tolkien

Il valore dei lettori per Christopher

Tra il 2007 e il 2018 Christopher curò tre volumi, basati sul lavoro svolto nei libri precedenti, che consolidarono le versioni dei tre “Grandi Racconti” presenti nel Silmarillion: I figli di Húrin, Beren e Lúthien, e La caduta di Gondolin. Christopher riteneva che “c’era un buon motivo” per presentare queste opere come opere indipendenti (al di fuori del Silmarillion), “con un minimo di presenza editoriale, e soprattutto in una narrazione continua senza lacune o interruzioni, se ciò poteva essere fatto senza distorsioni o invenzioni”. Nelle sue prefazioni sia a Beren e Lúthien che a The Fall of Gondolin si scusava che la History of Middle-earth potesse essere difficile da seguire, anche se questa era la natura dell’opera, con i suoi testi spesso mutevoli e senza quella che Christopher chiamava coerenza narrativa.

In particolare I Figli di Hurin, a mio avviso, testimonia un grande affetto che Christopher aveva non solo nei confronti dell’opera paterna, affetto che aveva già dimostrato, ma anche nei confronti degli appassionati e dei lettori: I Figli di Hurin infatti costituisce una sorta di ritorno al Silmarillion, dal momento che è il risultato dell’intervento di Christopher nell’unire diversi episodi e versioni in un unico racconto molto coeso. E questo lo ha fatto, spiega nella Prefazione, proprio per quei lettori del Signore degli Anelli a cui era rimasta la curiosità di capire chi fosse Turin, che viene nominato nel capitolo “La tana di Shelob”. E come il Silmarillion, I Figli di Húrin è stato un bestseller, con più di mezzo milione di copie vendute in inglese e traduzioni pubblicate in venti lingue.

Come Christopher ha promosso gli studi Tolkieniani

Bisogna ricordare anche che l’operato di Christopher Tolkien non fu mai eccessivamente geloso nei confronti degli scritti del padre, ma accettò sempre di farsi aiutare o aiutò a sua volta gli altri studiosi.

Abbiamo già parlato del primo testo di Tolkien pubblicato postumo, la Nomenclatura: era stato lo studioso Lobdell a chiederne la pubblicazione, e Christopher se ne era subito occupato. Poi fu la volta di Humphrey Carpenter: Carpenter era allora un giovane che lavorava per la BBC Radio Oxford, che aveva prodotto una serie su Tolkien. Il ragazzo chiese alla famiglia Tolkien di produrre una biografia sul professore, e ne fu accontentato; fu selezionato lui stesso per il lavoro, pubblicato poi nel 1977, e che vide anche in questo caso l’attenta revisione di Christopher. In seguito ci fu la collaborazione con Guy Kay per Il Silmarillion, e poi ancora una collaborazione con Carpenter, con cui trascorse molte ore a lavorare su un’edizione di lettere selezionate di Tolkien, pubblicata nel 1981.

Il lavoro di Christopher non si limitò alla cura delle pubblicazioni di e su Tolkien, ma si estese anche ad altre attività. Registrò alcune parti de Il Silmarillion per la Caedmon Records di New York, pubblicate nel 1977 e nel 1978; nel 1980 fu consultato sulla pronuncia dei nomi per l’adattamento Sibley-Bakewell de Il Signore degli Anelli per la BBC; nel 1987 e nel 1992 intervenne a conferenze legate a Tolkien presso la Marquette University e il Keble College di Oxford. Sempre nel 1992, in occasione del centenario del padre, è apparso sul documentario della Landseer Films su Tolkien.

“Era un bravo scrittore di lettere come lo era stato suo padre, sempre erudito e intelligente, che preferiva la penna alla macchina da scrivere”

Non rivendicò il diritto esclusivo di curare le opere del padre. Sostenne e incoraggiò il lavoro di studiosi come Douglas A. Anderson, Verlyn Flieger, John D. Rateliff, Hammond & Scull e un gruppo di specialisti americani sulle lingue e sui sistemi di scrittura inventati da Tolkien. Era disposto a rispondere alle domande, se poteva, e a fornire copie di manoscritti originali rilevanti per un progetto. Se non era d’accordo su un punto, lo faceva con delicatezza, e faceva delle contro-argomentazioni, se erano ben fondate. Era un bravo scrittore di lettere come lo era stato suo padre, sempre erudito e intelligente, che preferiva la penna alla macchina da scrivere; la maggior parte di esse arrivava via fax, anche se la sua macchina era sempre in balia dei temporali.

Ricorda Ted Nasmith: «Ho avuto il piacere di lavorare [con Christopher, ndr] all’edizione illustrata del Silmarillion. Continuerò a ricordare con affetto il suo gentile ma chiaro orientamento sul soggetto delle opere d’arte, con molte fruttuose discussioni via fax sui temi e sulla loro interpretazione. Non era la procedura abituale in questi casi, dove il più delle volte l’editore funge da collegamento tra autore e illustratore, ma si è ritenuto che fosse l’opzione migliore per questo particolare scopo.»

Tutte le persone che hanno aiutato Christopher o hanno avuto a che fare con lui lo ricordano come molto disponibile, e l’ultima testimonianza che porto a questo proposito è quella della Marquette University: Tolkien aveva venduto molti suoi manoscritti nel 1957 a questa Università: voleva che fosse questo centro di cultura fondato dai Gesuiti a custodire i suoi scritti. Quando poi nel 1985 Christopher cominciò a lavorare ai volumi della History of middle-earth che trattano la composizione de Il Signore degli Anelli, Christopher e la Marquette entrarono in stretto contatto. Mentre un team guidato da Taum Santoski e John Rateliff fotocopiava gli appunti di Tolkien posseduti dalla Marquette University per spedirli a Christopher, questo mandava loro i nuovi appunti emersi da quei famosi 70 scatoloni. Christopher non ritenne mai questo scambio una sua donazione, ma molto umilmente la considerava un modo per portare a termine il contratto stipulato da suo padre.

Namárië

I tolkieniani devono a Christopher infinita gratitudine: grazie a lui, la Terra di Mezzo ha avuto a disposizione la vita di due autori. Christopher è il principale responsabile di un primato che ha Tolkien: egli infatti è probabilmente l’autore più documentato nella storia del mondo, e per questo nessun altro scrittore di lingua inglese del XX secolo ha ricevuto lo stesso trattamento scientifico e creativo, che si è reso possibile grazie a più di quarant’anni di meticoloso lavoro del figlio. Il lavoro squisitamente dettagliato di Christopher ha aperto strade di ricerca che altri autori possono solo sognare e l’integrità con cui Christopher ha scelto di lavorare sull’eredità del padre ne ha assicurato l’influenza duratura, e farà in modo che rimanga una fonte di ispirazione per milioni di persone, e che continui ad essere amato e apprezzato in tutto il mondo. È altamente improbabile che vedremo mai più un rapporto padre-figlio così meraviglioso in materia di arte.

A questo proposito, voglio concludere l’articolo con un aneddoto: quando Christopher andò in America al Mythcon dell’87, Santoski e Rateliff lo portarono a visitare il Wade Center presso il Wheaton College. Il centro ha una grande collezione di oggetti e scritti degli Inklings, e Christopher fu molto stupito nel vedere conservati con massima cura oggetti che per lui erano quotidiani, come il diario personale che Warren Lewis portava spesso agli incontri. Fu poi mostrata a Christopher una grande foto di Tolkien: con grande stupore, i presenti si accorsero che la cravatta indossata da Tolkien nella foto, altro non era che quella che portava al collo in quel momento Christopher. Solo un piccolo aneddoto, ma significativo di quella profonda unione tra Christopher e suo padre che abbiamo voluto ricostruire oggi.

(segue un’interessante Appendice a p. 4)

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