In difesa di Vittoria Alliata di Villafranca

Professionalità

A spingerci a parlare di professionalità è Wu Ming 4. Come ho già ricordato prima, recensendo Tolkien e l’Italia di Oronzo Cilli scriveva, parlando della traduzione de Il Signore degli Anelli:

“Leggendo questa parte del libro si esce rafforzati nella convinzione di quanto ci sarebbe bisogno, dopo mezzo secolo, di riprendere in mano quella materia da capo, con ben altro approccio, altra professionalità e maggiore conoscenza del testo e della poetica tolkieniana.”

Questa frase è, come minimo, ingenerosa verso una persona come la principessa Alliata. Conoscerla un po’ meglio al di fuori dell’identità che le è stata appiccicata addosso di prima improvvisata traduttrice del Signore degli Anelli ci aiuterà tutti a capire perché.

Poster realizzato da Alessandra per l’evento “Sicilia Terra di Mezzo”

Nella sua vita, la principessa Alliata ha viaggiato molto. Dopo la sua traduzione de Il Signore degli Anelli, lei, da vera grande protagonista di una vita bella come una Fiaba, ha viaggiato, è stata amica ed ha conosciuto grandissime personalità (un piccolo sunto di questo si trova in un’intervista da lei rilasciata a Repubblica firmata da Antonio Gnoli il 14 maggio 2017), ma a un certo punto ha sentito la necessità di fare ritorno nella sua terra, la Sicilia, e di combattere per essa, dimostrando una capacità di amare rara. Presentando il libro autobiografico di suo padre9, Francesco Alliata, la principessa ci racconta dell’eredità che lei ha deciso di raccogliere da lui: anche questo ha del Fiabesco.
 Cito:

“Mi permetto di farle una domanda un po’ personale: naturalmente lascio a lei il rispondere o meno. Adesso, tutta questa eredità materiale e spirituale (perché lei è riuscita comunque anche a ricostituire una parte della proprietà che riguarda la Villa Valguarnera) che prospettiva le dà per il domani?… Perché c’è questa Sicilia che è così amata, ma che non ha ricambiato sempre il vostro amore…
V.A.:… Beh diciamo che, ovviamente, abbiamo condiviso con mio padre questi ultimi trent’anni di battaglie e sicuramente ho rinunciato alla mia vita, perché un giorno gli ho sentito dire: “Io non posso essere il becchino di questa terra e di questa famiglia”. E allora, io che avevo la mia vita, la mia professione, il mio mondo (io sono scrittrice, vivevo all’estero, insegnavo, scrivevo, viaggiavo, fotografavo), ho sentito l’esigenza, la necessità di fare anch’io la mia parte per un motivo fondamentale: non soltanto per salvare le proprietà di famiglia, che erano state punitivamente tolte a noi perché eravamo diversi, eravamo dei ghibellini, ma perché ho pensato che questa terra avesse bisogno di esempi positivi. Erano stati uccisi in quel momento dei magistrati, e in contemporanea con il loro massacro stava avvenendo il massacro di tutto l’ideale che loro portavano avanti e che anche un mondo antico, storico ed intellettuale aveva portato avanti (parliamo anche di Sciascia e di altri personaggi che sono man mano scomparsi): mi sono sentita sulle spalle tutta questa responsabilità di dare un esempio, anche se modesto; io non faccio politica, però tornando e abbandonando la mia vita, la mia tranquilla vita, la professione e tutto il resto, e mettendola al servizio di questa terra come aveva fatto mio padre, ho pensato di “pagare il conto”… Un conto che mi sembrava giusto pagare “da viva”, nel senso che io, che sono stata in giro per il mondo accolta dovunque a braccia aperte in quanto principessa siciliana – quindi sicuramente una persona perbene, una persona seria in quanto appartenente a una antica storia – a questa terra che mi aveva dato la possibilità di essere accolta altrove, di capire altri mondi, a questa Sicilia così cosmopolita, così… così “globale” in tempi non sospetti, già mille anni fa, ecco, a questa Sicilia bisognava, in qualche modo, restituire qualcosa, anche se ero convinta che i nostri sforzi, come quelli di mio padre, non sarebbero andati a buon fine. Devo dire che, tutto sommato, qualcosa sono riuscita a fare…!”

I progetti culturali (e non solo: basti ricordare la lotta alla mafia e al clan Provenzano nel periodo in cui le chiesero di tradurre la History of Middle-earth) da lei portati avanti hanno avuto a che fare anche con Tolkien. In collaborazione con l’associazione culturale “Alessandro Tasca Filangeri di Cutò”, nel maggio 2010 ha realizzato “Sicilia Terra di Mezzo – Risveglio del pensiero mediterraneo10: la direzione, l’impronta generale, è quella di dare una scossa alla sua amatissima terra, piena di cultura e di bellezza ma altrettanto trascurata ed invasa dalla mafia. In un articolo inedito, per il cui invio a me personalmente la ringrazio, la principessa scrive:

“Finora in Italia le categorie di destra e sinistra hanno neutralizzato gli inquieti, polarizzando i grandi problemi degli ultimi quarant’anni. Agli insoddisfatti del nostro tempo, a coloro che insistevano per capire, o per rivedere i valori in base ai quali organizziamo la nostra vita, si è risposto “per blocchi”, come se la salvaguardia del pianeta, la qualità della vita (e quindi la munnezza ma anche la legalità) dovessero essere esclusiva degli uni e non degli altri. Ma il mondo non è “altrove”: è in ognuno di noi. E ognuno di noi è lo specchio del mondo, delle sue meraviglie e delle sue atrocità. Non possiamo più demandare agli “altri” la realizzazione di un mondo meno spietato.” Il desiderio di Vittoria Alliata di Villafranca, in sostanza, è legato e spiegato dal Signore degli Anelli
stesso:

“Per due giorni si è discusso fino a notte, filosofi, scrittori, giuristi, poeti, psichiatri, giornalisti, accademici, musicisti e pensatori erranti, convinti che fra il credersi dèi e l’essere irredimibilmente luciferini, i siciliani possano ritrovare l’antico equilibrio, deliberatamente scardinato dagli interessi strategici di quelle potenze rivali e lontane che hanno trasformato il Mare Nostrum in trincea e il nostro popolo in mafia e antimafia; che l’armonia meridiana fra mito e mistificazione, siesta e stasi, compassione e connivenza, non solo non sia irrimediabilmente perduta, ma possa essere il cuore pulsante di un Mediterraneo ritrovato, la soluzione creativa indispensabile alla salvezza dell’Occidente dal fondamentalismo del profitto, della produzione e del consumo; convinti che sia giunto il tempo che quel variegato sodalizio auspicato da Tolkien, quella “Compagnia” di naufraghi condannati dalla logica dominante a scomparire, proclami la decolonizzazione dell’immaginario in nome di un mondo rinnovato, dove la diversità non sia sinonimo di conflitto ma di dialogo, dove l’economia sia scambio ed equità, dove la terra torni ad essere una pluralità di luoghi da interpretare e da contemplare.”

Non ci si può che chiedere a questo punto come un’associazione che porta gli Studi Tolkieniani nel proprio nome possa pubblicare e sostenere materiale diffamatorio come quello di Fatica, che si vanta di aver proposto alla Bompiani, e delle recensioni come quelle del proprio socio fondatore Wu Ming 4, le quali, come lui stesso scrive nella recensione a Tolkien l’esperantista, lavoro di ricerca sempre di Oronzo Cilli, nascono “all’ombra di un pregiudizio culturale.” E non si capisce bene quale “ben altro approccio, altra professionalità e maggiore conoscenza del testo e della poetica tolkieniana” Wu Ming 4 auspichi. L’approccio della principessa Alliata fu all’insegna del rispetto, la professionalità della sua persona è accertata dai fatti, la sua conoscenza del testo e della poetica tolkieniana non solo dimostrata a posteriori ma dalla stessa approvazione di Tolkien del suo lavoro di traduzione.

9 Intervista rilasciata e pubblicata sul blog di Giancarla Paladini dal titolo ‘“Il Mediterraneo era il mio regno”: chiacchierata con la Principessa Vittoria Alliata’, 30 luglio 2015.

10 Si trova tutto sul sito ufficiale dell’associazione suddetta.

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