Silenzio e ipocrisia attorno a “The Nature of Middle-earth”

Di Giuseppe Scattolini

Non c’è avventura che si viva in cui non ci si perda. Le avventure in cui non ci si perde non sono avventure, ma poco più di un giretto dietro casa. Nelle vere avventure ci si perde sempre. Anzi, aggiungerò che le si inizia perché si è persi a stare tra le mura di casa e a non prendere la via. Se ci pensiamo bene Bilbo Baggins era perso ben prima di partire con i nani, perché aveva perso sé stesso. Frodo avrebbe fatto volentieri a meno di trovarsi, perché trovarsi significava trovare il suo destino, che non era esattamente dei più felici. Eppure, come scrisse Tolkien, ci sono alcuni che debbono perdere quel che hanno affinché altri possano guadagnarlo. 

Vivere il mondo tolkieniano è un po’ come un’avventura. Ci si perde facilmente e può accadere di tutto: eventi gradevoli e sgradevoli, incontrare gruppi e persone che dicono la stessa cosa ma ne fanno di opposte, partecipare a convegni e leggere notizie venendo a sapere informazioni contraddittorie, talvolta fuorvianti. Ritrovare la via non è mai una cosa immediata, sapersi orientare è molto difficile e tenere fermo l’essenziale è possibile solo dopo un lungo esercizio di interpretazione della realtà. Ecco perché non è sconveniente, ogni tanto, fermarsi, trarre un profondo respiro, fare entrare aria nei polmoni e prendere in mano una cartina, guardandola attentamente. È quello che cercherò di fare in queste righe. 

Negli scorsi giorni sono uscite due notizie abbastanza sensazionali, che ne hanno oscurata una terza molto più importante. Queste novità davvero eclatanti riguardano la serie tv Amazon sulla Seconda Era e una nuova criptovaluta targata JRRT, pubblicizzata niente di meno che da Billy Boyd, attore interprete di Pipino nel film di Peter Jackson tratto da Il Signore degli Anelli di Tolkien. Ce lo vedo già Tolkien a scrivere una lettera a costoro dicendo “io non so nemmeno cosa sia una criptovaluta, e se lo sapessi non mi piacerebbe”. Il padre delle lingue elfiche e della Terra di Mezzo, ma non del genere fantasy per come poi si è sviluppato, non si occupava di finanza e non so quanto avrebbe gradito che il suo nome venisse così usato. Per quanto mi riguarda spero che gli avvocati della Tolkien Estate passino al vaglio tutta la questione per bene e senza cedere alle lusinghe di intascare qualche JRRT virtuale pur di chiudere qualche occhio. 

È una cosa questa che, in effetti, mi sto chiedendo per quanto riguarda la serie tv Amazon, per la quale non sento nessuna attesa ed anzi, nutro qualche bel timore. Mi sento di mettere in guardia gli amici tolkieniani entusiasti: dopo aver visto la prima immagine della serie mi è venuta una seria riflessione in merito all’uso della Computer Grafica, altrimenti detta CGI. Chiedo a tutti di drizzare bene le antenne e di usare un po’ di critico distacco nei confronti dei loro sentimenti e del loro entusiasmo, provocato da questa immagine di Amazon e dalla data di uscita (02/09/2022) che coincide con l’anniversario della morte del Professore. 

A suo tempo, anno 1978, il film di Ralph Bakshi utilizzò l’innovativa tecnologia del rotoscopio: non ebbe il successo sperato allora e ad oggi sembra a tutti un cartone animato mal fatto. Nel 1993 Steven Spielberg, attraverso il film Jurassic Park, fece capire a tutti che la tecnologia aveva fatto il salto qualitativo che avrebbe permesso di girare Il Signore degli Anelli. È una cosa che fece con grande successo Peter Jackson: utilizzò una tecnologia all’avanguardia, ma ben rodata, assieme a un’impresa costumista e di trucco, nonché riprese di paesaggi veramente azzeccati, che rese il tutto assolutamente realistico. Il film de Il Signore degli Anelli ebbe successo appunto perché, tra le altre cose, era azzeccata la grafica: il giusto mix di CGI, costumi, maschere, comparse, riprese dall’alto, innovazione e pratiche cinematograficamente consolidate. Un capolavoro che valse molti Oscar al regista e alla sua squadra. 

Fu proprio questo uno dei grandi motivi per cui la trilogia de Lo Hobbit fu un flop. CGI presente in modo massiccio, modalità di girare le scene che ha reso visibilissimi tutti gli errori grafici, lucentezza eccessiva dello schermo: la realisticità che aveva fatto la fortuna della trilogia precedente venne così ridotta ai minimi termini. Mentre con Il Signore degli Anelli la Terra di Mezzo la si poteva toccare, quasi entrarci, con Lo Hobbit siamo stati messi di fronte a un prodotto plastificato. Penso di poter dire, senza timore di smentita, che questa è storia, e non un’opinione. 

La domanda che mi è sorta spontanea è: quanta Computer Grafica ha utilizzato Amazon per la realizzazione di questa serie tv? Troppa? Poca? Lo vedremo. Ho visto qualche serie da loro realizzata e in generale hanno sempre fatto un lavoro molto realistico ed equilibrato, ma c’è una gran differenza tra il ricostruire, ad esempio, una Londra vittoriana fantasy dal mostrare il mondo immaginato da Tolkien, che non è un mondo fantasy anzitutto, ed in seconda battuta è estremamente ampio, complesso e variegato. Realizzare qualcosa di bellissimo, ma computerizzato, è veramente un attimo, soprattutto quando si ha a che fare con luoghi come quelli che dovranno essere mostrati, di cui esistono solamente scarne descrizioni, o sono talmente grandiose che qualsiasi rappresentazione sarebbe riduttiva, soprattutto se plastificata. 

Che Tolkien non sia un fantasy non smetterò mai di dirlo, per quanto a sostenere questa posizione siano davvero ma davvero in pochi. Il Professore non si è inventato un mondo dal niente, ma ha ripreso le leggende e saghe nordiche e medievali. Il modo in cui lo ha geograficamente costruito ricalca le esigenze letterarie e linguistiche che aveva e la sua immaginazione si è nutrita di un lavoro narrativo che era già stato fatto da molti altri prima di lui. Le novità che il Professore ha apportato rispetto al passato derivano da studi linguistici e filologici, non da scelte arbitrarie, per quanto ovviamente lo abbia guidato anche il suo gusto personale. Quanto è stato fatto dopo Tolkien è ispirato alla sua opera, ma non ne ricalca i metodi o la profondità. Di conseguenza, leggere Tolkien come se fosse un fantasy è solamente uno dei modi di leggere questo autore. 

Anche leggere Tolkien come se fosse uno scrittore di miti, di saghe eroiche od epica rispecchia modi diversi di approcciarsi ai suoi testi. Vorrei fosse ben chiaro: non è per sminuire il fantasy, che pur non amo, che sto scrivendo queste parole, ma per mettere in chiaro come quella “fantasy” sia una lettura di Tolkien tra le tante. In quanto legata al genere letterario d’evasione e divertimento nato dopo di lui e solamente su ispirazione alle sue opere, è questa una lettura a mio parere riduttiva e superficiale dell’autore, che non ne rispecchia, né ne rispetta, la profondità. Con questo ragionamento intendo invitare tutti gli amici lettori tolkieniani ad approfondire di più il nostro, cercando di spaziare il più possibile alla ricerca di metodi e piani di lettura alternativi, proprio al fine di comprendere sempre più l’opera del Professore. 

Da parte mia ritengo che Tolkien sia un grande letterato del secolo scorso, difficile da inquadrare perché ha scritto di tutto: narrativa di ogni genere, saggistica, lettere, racconti brevi, studi accademici… dire che appartiene a un genere letterario è riduttivo, come poco rispettoso è dire che il suo è un mondo immaginario e non reale: Tolkien credeva che il suo mondo fosse il mondo reale, il nostro, e che quanto scriveva appartenervi fosse vero, magia compresa: essa, da una parte, è “arte”, cioè la capacità sub-creativa che ciascuno esercita seconda la natura che gli è propria. Dall’altra è tecnocrazia, ovvero, assoggettamento della natura e dominio sulle creature. 

Questo che ho appena detto è molto importante perché l’impiego che verrà fatto della CGI nella serie TV dà da pensare su quale sarà l’ottica di lettura di Tolkien che verrà proposta. Anche questo è stato uno dei grandi motivi del successo della prima trilogia di Jackson: l’equilibrio con cui è stata realizzata, tra fantasy, epica, mitologia, avventura, horror e romance, nonché anche altro che appassionati e studiosi potranno trovarvi. Tale equilibrio deriva anche dalla resa grafica, e nel film de Lo Hobbit, infatti, si è perso. Nella serie TV che Tolkien verrà proposto? Quello per cui, storpiando una citazione di Mary Poppins, “con un poco di magia la pillola va giù” come in tanti fantasy? Oppure sarà un Tolkien “più realistico” con tradimenti, uccisioni, lotte per il potere e sesso fini a sé stessi come in altri fantasy ancora? Rischiamo di perdere le definizioni tolkieniane di magia, di arte, di realtà e di verità se ci affidiamo troppo a questa ottica di lettura dei testi del Professore, quella appunto del “fantasy” così come è inteso oggi. 

Nei miei precedenti articoli ho molto parlato della situazione tolkieniana nazionale e internazionale e dopo aver visto che il nuovo libro di J.R.R. Tolkien curato da Carl. F. Hostetter ha un capitolo dal titolo “Gender and Sex” (“Gender e sessualità”) sarà interessante vedere che posizione prenderà la Tolkien Society inglese, che vanta, nel senso che di ciò si sono vantanti e si vantano, lo stesso J.R.R.T. come suo socio e presidente in perpetuo. È questa, infatti, la terza grande notizia che le precedenti due, quella sulla serie TV Amazon e della criptovaluta, hanno del tutto oscurato: l’uscita il prossimo 2 settembre 2021 dell’ultimo libro di Tolkien relativo alla Terra di Mezzo, The Nature of Middle-earth, a cura dello studioso di lingue elfiche C.F. Hostetter. Un’anteprima abbastanza corposa è uscita su google books, invito tutti a farsi un giro: https://books.google.fr/books?id=MDQKEAAAQBAJ&printsec=frontcover&hl=fr&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

L’indice dei contenuti è ben nutrito, il volume è molto corposo al pari degli altri della History of Middle-earth e, come per questi ultimi, la casa editrice italiana Bompiani, proprietà di Giunti, non sembra avere interesse nel tentare di pubblicarli. Se non la sua traduzione, la visione di Tolkien che ha il nuovo traduttore de Il Signore degli Anelli Ottavio Fatica è già vecchia: era superata prima di questa uscita, ma ora viene alla luce come il prescelto dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (AIST) e Wu Ming 4 sia forse un grande traduttore per altri autori, ma come, quanto a conoscenze tolkieniane, sia un flop oltremodo grave. Sarà forse anche tale flop che trattiene Bompiani dal tentare di pubblicare un nuovo libro di Tolkien. Per ora, infatti, si sta limitando solamente a ripubblicare libri che aveva già tradotto, ma che erano fuori catalogo, sostituendo alla vecchia la nuova nomenclatura opera del nuovo traduttore. Fatica, infatti, nonostante quanto poco sia stato apprezzato, ormai va sponsorizzato per come è. 

Queste lingue elfiche che secondo Fatica sono un modo di Tolkien di rigirare la frittata come vuole e prendere in giro il lettore, in questa nuova uscita si mostrano al grande pubblico come ciò che sono realmente: l’ossatura della Terra di Mezzo. Tolkien ce lo aveva detto nelle Lettere, nella Prefazione alla Seconda edizione de Il Signore degli Anelli ed attraverso i saggi, ma nessuno ci aveva creduto, se non gli addetti ai lavori (come il nostro Gianluca Comastri) e pochi altri che si erano informati a dovere, nei limiti delle loro capacità ed entro le loro competenze tecniche. Oggi, più nessuno può sfuggire a questo fatto, e chi lo nega o è in malafede o si nasconde dietro una copertura dello spessore di uno stuzzicadenti. In questo senso è assordante, assordantissimo, il silenzio dei vari gruppi tolkieniani in Italia in merito all’uscita di The Nature of Middle-earth, non a caso secondo me: ora più che mai è Tolkien stesso che con la sua voce smentisce Ottavio Fatica e la nuova linea culturale anti lingue inventate che AIST ha sposato in ossequio al traduttore e a Wu Ming 4. 

Il silenzio di tutti, non solo di AIST, su questa nuova uscita è dovuto al fatto che non c’è gruppo o associazione o singolo studioso che non faccia parte dei Tolkieniani Italiani che non si sia appiattita sulla posizione assunta da Fatica e Wu Ming 4. Nel mondo associazionistico tolkieniano le uniche voci critiche rimangono i Cavalieri del Mark e la Società Tolkieniana Italiana, mentre quanto ai gruppi abbiamo Tolkien Italia, Tolkieniana Net, Eldalië (che fino a qualche anno fa sarebbe stata compresa a buon diritto anche nell’elenco precedente delle associazioni) e Radio La Voce di Arda, tutti nodi della rete dei Tolkieniani Italiani assieme a pochi altri, come “Pedo Mellon a Minno” di Giovanni Lamonaca. 

In Italia il panorama si sta differenziando, dal momento che molti dei gruppi che stanno nascendo hanno membri che fanno parte di più realtà. Mi permetto di salutare con un augurio questa ventata “ecumenica” che sta attraversando il nostro paese, dopo le chiusure delle scorse stagioni, sperando che assieme agli spini fioriscano anche le rose. Tuttavia, sono per natura molto scettico e vedendo come la situazione si sta sviluppano non vedo sbocchi, non solo per una serpeggiante ipocrisia, ma soprattutto perché l’interpretazione dominante di Tolkien al momento, tanto nel nostro paese che all’estero, non credo che sia la più aderente, sia a Tolkien stesso che al metodo che ho in mente io su come questo autore possa essere studiato. Lo dimostra proprio il silenzio in merito a The Nature of Middle-earth

Penso che sia un fatto scandaloso che le associazioni e i gruppi tolkieniani si concentrino esclusivamente sulla serie tv Amazon senza dare un minimo di spazio a questa nuova uscita tolkieniana, che oltre che essere un libro di Tolkien precede di ben un anno la serie tv e tra meno di due settimane sarà disponibile all’acquisto in tutto il mondo: è segno chiarissimo ed inequivocabile del totale disinteresse che le associazioni e i gruppi tolkieniani hanno per il nostro autore. Questo vale ovviamente anche per la casa editrice Bompiani. Fuori dei Tolkieniani Italiani, Tolkien è solamente un mezzo per raggiungere un fine: la fama e il successo individuali. Invito tutti gli amici tolkieniani a un sano discernimento, che si fa tentando di rileggere le opere tolkieniane con occhi nuovi e confrontandosi con amici fidati la cui opinione si stima e che si sa soprattutto che non ci daranno ragione solo perché ci vogliono bene. Anzi, mi si permetta di annotare che un amico che ti vuole davvero bene è quello che non ti dà affatto sempre ragione.

J.R.R. Tolkien The Nature of Middle-earth a cura di C.F. Hostetter

Vorrei una volta di più ribadire la natura dei Tolkieniani Italiani, che ovviamente parleranno approfonditamente del nuovo volume di Tolkien The Nature of Middle-earth a cura di C.F. Hostetter, al fine di dare la scala e i punti cardinali utili a leggere questo breve e rapido schizzo di cartina del mondo tolkieniano contemporaneo. Questo nostro gruppo dei Tolkieniani Italiani è una vastissima rete di collaborazioni web-social-radio e associazioni territoriali, di cui potete leggere qui in forma completa natura, metodi e finalità (https://tolkienitalia.net/?page_id=4347). Vorrei ora, tuttavia, presentarvi il gruppo tramite un esempio. Un’amica della radio, organizzatrice e conduttrice delle puntate che per convincere a far parte della nostra comunità ci ho messo due anni, ha scritto recentemente in un post su Facebook: 

“20 anni fa.

Gli otto anni erano vicini, ma non troppo: novembre sembra lontanissimo per una bimba di 7 anni.

La sola magia che conoscevo era quella della fatina dei denti… Mettiamoci pure Babbo Natale… Decisamente. Era da idolatrare quello strano signore, che mai si faceva vedere, ma prontamente si mangiava tutti i biscotti che gli lasciavo e si tracannava la grappa lasciando intatto il bicchierone di latte (“Il latte con i biscotti fa venire sonnolenza mentre la grappa scalda il pancino” così me la rifilavano. Ancora non mi quadra questa faccenda ) per il fatto che riuscisse a fare tutte le consegne in programma, con tutti gli shottini di alcol che si faceva (Quell’anno tuttavia fece cilecca perché, invece della Playstation 1 – madò quanto sono decrepita -, mi portò una sorellina. Che sia stata la famosa sonnolenza da latte? Altra faccenda con dei lati ancora oscuri )

27 anni.

Ora conosco una magia del tutto diversa.

Questa magia è fatta di emozioni, di sentimenti, di viaggi attraverso le pagine che, in realtà, ti fanno scoprire un po’ di più di te stesso, di avventure che ti fanno sentire piccolo piccolo per quanto sono straordinarie ma, allo stesso tempo, anche grande, forte, invincibile. È fatta di giornate storte raddrizzate dal solo scorgere quel nome sulle copertine, un meme scorrendo i social. Ma anche di persone, di belle persone (che se non si sta attenti, finiscono per diventare fratelli e sorelle nell’animo) che, come me, hanno intrapreso questi viaggi. È una magia ben diversa, sicuramente.

Porta doni?

Ancora più belli di quelli che potrebbe portare Babbo Natale. 

Ti fa magicamente trovare soldi sotto al cuscino?

Magari. Te ne fa spendere (e tanti anche!) ma ne vale decisamente la pena. 

Perciò, ci rivediamo a 47 anni (o a 57 a seconda di quanto presto avranno bisogno di pecunia ).” 

Lei è Elena Bares, è una semplice appassionata di Tolkien, non è una studiosa e nella vita di tutti i giorni lavora come geometra. Ma ha Tolkien nel cuore. Non indossa i vestiti del film (cosa che, pur espressione della passione tolkieniana, non ne costituisce il cuore), non sta costruendo la Contea, non sta avviando un parco a tema, non sta girando una serie tv né acquisterà la criptovaluta JRRT. Sta, invece, contribuendo ad edificare una comunità fraterna dove il bene il bello vincano sul male e sul grigiore della vita che nella quotidianità ti abbatte. Elena ora sta disegnando un nuovo progetto con strumenti nuovi: il programma che usa per fare i disegni si chiama “amore”, lo strumento “carità”, la scuola cui appartiene è quella del “dono”. 

Elena ha capito che quando trovi un tesoro nel campo, pur di guadagnarlo vendi tutto e acquisti quel campo: senza mettersi in gioco in prima persona e senza essere disposti a cedere tutto di sé abbracciando quella che il poverello di Assisi chiamava “Madonna Povertà”, non si può guadagnare quel vero tesoro che la vita desidera regalarci e che sta al cuore della vita stessa. La magia che ha scoperto è la magia del servizio nei confronti di fratelli e sorelle che non conosce se non via internet e cui è legata tramite un autore. Un autore per cui vale la pena spendersi perché lui per primo si è speso per noi, suoi lettori. 

Quanto ha scritto Elena è la scala e la bussola della cartina che consente ai Tolkieniani Italiani di orientarsi e di ritrovare la via anche nel mezzo di selve oscure e caotiche: queste sue parole ci ricordano chi siamo, da dove veniamo, dove vogliamo arrivare e qual è la strada che abbiamo scelto di percorrere. Così do anche il mio benvenuto a tutti i nuovi arrivati, tanto nei circoli di coloro che custodiscono la nostra comunità curandone la rete che nel nostro gruppo pubblico di facebook, che ha ormai raggiunto di 20 mila membri. 

Spero che questa “cartina” del mondo tolkieniano che vi metto a disposizione possa essere utile per orientarvi nel vostro sentiero. Benvenuti a tutti e buon cammino! 

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