Presentazione del volume “Barlumi di cose più alte, più profonde o più oscure della sua superficie. L’opera di Tolkien dalla critica accademica al legendarium”

di Giuseppe Scattolini


Dopo tanti mesi di attesa è uscito il volume nato dal convegno di Macerata Barlumi di cose più alte, più profonde o più oscure della sua superficie. L’opera di Tolkien dalla critica accademica al legendarium, e ne porta il medesimo nome, giustamente, perché la maggior parte dei contributi ivi selezionati sono di quei relatori che presero parte al convegno più di un anno fa. Essendo io il curatore, e dato che sta circolando la notizia che questi siano gli atti del convegno, credo che una più dettagliata presentazione del volume sia d’obbligo.

Ci sono tantissime cose che vorrei riferire, raccontare, perché dietro questo volume la storia è molto lunga e travagliata, è la prima pubblicazione comunitaria dei Tolkieniani Italiani ed anche la mia prima curatela di una collettanea. Tutto, comunque, l’ho scritto nella Prefazione al libro, quindi rimando a quella. Qui ne spiegherò alcune parti più ampiamente perché, altrimenti, al posto di una Prefazione avrei scritto mezzo romanzo.Il grande obiettivo di questo volume è quello di inaugurare una serie di pubblicazioni comunitarie dei Tolkieniani Italiani, saggi, raccolte di saggi o traduzioni di saggi esteri, che siano in grado di rompere quello che nella Prefazione ho chiamato il “monopolio cultural-traduttivo” che si è instaurato in Italia negli ultimissimi tempi. La sua più palese espressione è stata nell’intervento di Ottavio Fatica in seno al convegno organizzato dai gestori di questo monopolio, l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, di qualche mese fa e che abbiamo ampiamente commentato su Radio La Voce di Arda (coloro che non avessero ascoltato la nostra disamina, la trovano qui). Riguardo questa nuova traduzione si è sempre detto che una traduzione è una traduzione, e non può avere una bandiera né un colore politico. Verissimo, ma chi la traduzione la fa ce l’ha eccome, e questo è emerso tantissimo nell’intervento di Fatica e nel susseguente articolo di Wu Ming 4 a suo sostegno.

La finalità di questa operazione della nuova traduzione de Il Signore degli Anelli, da sempre sbandierata, è quella di togliere Tolkien dalle mani dei fascisti, la cui identità è assolutamente ignota: non si sa chi siano questi fascisti che prima di Fatica tenevano saldamente in mano la traduzione di questo nostro libro. Ora tale finalità emerge prepotentemente tramite il ripensamento generale di Tolkien che Fatica e Wu Ming 4 stanno proponendo: un Tolkien che gioca con le lingue, specialmente le lingue elfiche, puro ‘divertissement’ accademico, totalmente sconnesso dalle opere, la cui intrinseca filosofia (cattolica) è in realtà un grande inganno dell’autore. In sostanza due delle colonne portanti del capolavoro tolkieniano, la linguisticità e la religiosità del testo, sono in realtà delle fantasie che i tolkieniani si sono inventati per osannare l’autore. E questo naturalmente è colpa della precedente traduttrice Vittoria Alliata di Villafranca e del “peluche” (dall’intervista di Fatica a Repubblica) che lei ci aveva regalato cinquanta anni fa.

Subito dopo, nella mia Prefazione, cerco di spiegare la genesi di questa raccolta di saggi, evidentemente in modo troppo poetico per essere chiaro e non equivocabile. Questa pubblicazione non rappresenta gli atti del convegno in questione, ma “nasce”, come ho scritto nella Prefazione, da esso. I contributi sono stati richiesti e consegnati solo molti mesi dopo e l’indice del volume non rispetta affatto il programma del convegno né gli interventi ivi tenutisi. Prima del convegno era solo stata promessa la pubblicazione degli atti, ma poi le circostanze, nel tempo, sono cambiate. A partire da tali circostanze sono state fatte delle scelte editoriali che hanno portato a privilegiare certi interventi piuttosto che altri e a chiedere anche a chi non poté intervenire al convegno stesso, ma al quale era stato invitato, di partecipare alla raccolta di saggi che dal convegno sarebbe nata. Unico che avrebbe dovuto partecipare al convegno, non poté, ma che poi ha inviato il suo saggio è Luca Manini. Anche la professoressa Raffi di Macerata ha avuto la stessa sorte: il suo intervento, tuttavia, lo recupereremo solo in una futura raccolta di saggi, in quanto per impegni accademici non ha potuto partecipare a questa miscellanea. Le scelte editoriali sono state fatte dagli organizzatori dello stesso convegno, me stesso e Ninni Dimichino, in veste di presidenti delle due associazioni organizzatrici, I Cavalieri del Mark e la Società Tolkieniana Italiana, divenuti poi io il curatore e lui l’editore del volume.

Questo è l’indice degli interventi:

  • Un capolavoro rifiuta una lettura unilaterale di Maurizio Migliori;
  • Le compagnie cinematografiche degli Anelli di Anton Giulio Mancino;
  • Contro l’arbitrarietà: un’idea di glottopoiesi in “A secret vice di Tolkien” di Francesca Chiusaroli;
  • La subcreazione linguistica di Tolkien, tra filologia, invenzione e ricostruzione di Gianluca Comastri;
  • «À propos di ciuffolotti»: leggende medievali e legendarium nell’epistolario di J. R. R. Tolkien di Andrea Ghidoni;
  • L’invenzione linguistica in Tolkien di Diego Poli;
  • Realtà è Fiaba. L’uomo come sub-creatore di Davide Gorga;
  • Tom Bombadil e il suo linguaggio di Luisa Paglieri;
  • Memoria passata e memoria attualizzata nelle opere di J.R.R. Tolkien di Martina de Nicola;
  • Morris, Tolkien e la parola come argine al caos di Luca Manini;
  • “Behold your Music” di Chiara Bertoglio;
  • Tra Autore e Lettore: Breve viaggio nel magico mondo della traduzione di Costanza Bonelli;
  • Simbolo e allegoria in Tolkien: Una possibile chiave interpretativa di Chiara Nejrotti;
  • La Battaglia del campo orientale di J.R.R. Tolkien;
  • La Battaglia del campo orientale: commistioni di elementi classici e cattolici nel giovane Tolkien di Greta Bertani.

Tale indice, stilato da me, non segue nessun ordine particolare, se non il primo e l’ultimo saggio, che ho messo come apertura e chiusura del volume perché aprissero e chiudessero il senso del volume stesso, o quel senso che io, da curatore, volevo proporre al lettore. Infatti, il saggio di apertura del professor Migliori propone una lettura di Tolkien assolutamente aperta e multilaterale, o meglio, multifocale. Il “multifocal approach è il cavallo di battaglia del professor Migliori e confrontato con Tolkien mostra proprio come questo nostro autore rifiuti di essere letto da una sola prospettiva. D’altro canto, non potevo che chiudere tolkienianamente il volume con una traduzione inedita di una sua poesia giovanile, La Battaglia del Campo Orientale, tradotta da Greta Bertani e Chiara Alberghini, e il saggio in merito, proprio di Greta, che mostra come Tolkien fin da ragazzo ragionasse come dimostra di fare in Sulle Fiabe: secondo Tolkien, tutte le infinite prospettive che noi possiamo avere sulla verità si riassumono nella più grande Verità, che Cristo è stato Crocifisso ed è morto e Risorto. Questa è l’eucatastrofe della storia dell’umanità, secondo Tolkien, e non potevo che chiudere il volume allo stesso modo in cui Tolkien chiude il suo saggio Sulle Fiabe.

In chiusura, è necessaria una nota sulla comunitarietà di questa pubblicazione. Essa rappresenta, per prima, la più grande comunità tolkieniana d’Italia, quella dei Tolkieniani Italiani, nata da pochi anni ma già estremamente attiva sui social, con diversi siti web, una web radio nota in tutto il territorio nazionale e anche all’estero e con una nascente rete di case editrici volte a portare avanti il nostro progetto di studio, custodia e diffusione dell’opera di Tolkien. Tutti e tre questi elementi sono per noi fondamentali: studio, perché la ricerca in settori innovativi è fondamentale per capire il nostro autore sempre meglio; custodia, dal momento che su Tolkien circolano delle autentiche ‘fake news’, provenienti in primis (sic!) da chi cura le nuove edizioni e traduzioni dei suoi testi, e ci sembra di conseguenza doveroso informare le persone ed essere la voce di Tolkien nel nostro paese, dove non nacque progetto culturale senza secondi fini ideologici o politici (in questo senso chiamare la nostra Radio “La Voce di Arda” è una felicissima scelta di Simone Claudiani); diffusione, perché noi crediamo tanto nel fatto che tutti debbano poter essere messi nella condizione di capire e approfondire Tolkien laddove e nella misura in cui preferiscono, condividendo non solo la passione e il divertimento, ma anche la conoscenza di questo nostro autore.

Non la chiamo “divulgazione” perché per divulgare deve esserci una ‘èlite’ di sapienti che spiega la verità al popolo, il “volgo” (da cui il termine “divulgare”). La nostra è una comunità dove non funziona così: tutti sono sullo stesso piano, tutti contano allo stesso modo, tutti condividono quello che hanno, che sia una semplicissima passione o una passione arricchita da erudizione. Questo perché, scrivo concludendo la mia Prefazione, «i libri, infatti, non debbono essere aridi come deserti, e la ricerca filologica, teologica, filosofica, linguistica o di qualunque altro tipo non deve essere mai astratta, distaccata e lontana dalla vita, ma sempre coinvolta nel bene e nel bello per non distaccarsi mai dal vero». Nostra convinzione è che sia facile distaccarsi dal vero se non si è amorosamente coinvolti nel bello e nel vero, cioè se non ci si mette in gioco nell’agone, nelle piazze. Cito nuovamente le mie parole scritte come messaggio di fine anno 2020:

Come si può constatare, la nostra posizione è sempre in divenire, si costruisce collegialmente e, pur sviluppandosi, cerca di non snaturarsi rimanendo ancorata ai princìpi di sempre. Cerchiamo di fare questo instaurando e rimanendo fedeli a una tradizione interpretativa di certi problemi e di metodologie con cui risolverli. Rimanere coerenti non è mai semplice, ma la forza della coerenza non sta nella sterile ripetizione di una posizione assunta, piuttosto nell’inserimento di essa in un circolo ermeneutico che la arricchisce innalzandola: le idee sono tali solo se sanno compiere un viaggio di andata e ritorno, come Bilbo. Se non fanno così, se le idee decidessero di rimanere ferme sulle proprie comode poltrone, diverrebbero ideologie. Un’idea che smette di crescere diventa ideologia. Ecco perché faremo sempre crescere le nostre idee in quelle che vengono male etichettate come polemiche, che per noi sono amabili discussioni sul Professore finalizzate anzitutto al divertimento, e poi alla diffusione della conoscenza: questa etichetta della polemica viene loro affibbiata da chi trova molto più comoda la poltrona dell’ideologia all’agone del libero pensiero, che si è forgiato nelle agorà, nelle piazze delle pòleis, le Città Stato della Grecia classica, culle della nostra civiltà nonché dei diritti civili, della democrazia, della giurisprudenza, della filosofia e di tutto il pensiero occidentale.Questo è il motivo per cui se ci cercherete, ci troverete sempre là: nelle piazze. Mai rinchiusi dentro le università o nei festival fantasy o nei Comics: per noi non esiste una dimensione di Tolkien, ma molte, e tutte intercomunicanti. Soprattutto intercomunicanti. Organizzare convegni con gli accademici e le università sono obiettivi importanti come i festival tolkieniani e le manifestazioni ludiche, perché è solo dimostrando di saper mantenere la barra a dritta solcando molti mari che si può dimostrare di essere dei grandi navigatori. Per noi non ci saranno mai “gli studi” da una parte e “la divulgazione” dall’altra. Noi parleremo sempre di “diffusione”, perché Tolkien va diffuso, tra gli studiosi quanto tra i semplici lettori, con gli stessi metodi e lo stesso livello di approfondimento. Al banchetto della conoscenza, ne siamo convinti, debbono poter partecipare tutti allo stesso modo e seguendo gli stessi valori: non possono esserci due vie diverse, perché la verità è una, e non permetteremo mai a nessuno di accontentarsi degli scarti dei banchetti altrui, offrendo sempre un posto al nostro tavolo.

(qui l’articolo completo)

Questo volume, il convegno da cui è nato e le scelte editoriali che ne stanno alla base, rappresentano appieno tutto ciò, che è il significato carnale di comunità.


SCHEDA LIBRO
Casa Editrice: L’Arco e la Corte
Collana: Le Vie dell’Anello;
Autore: AA.VV.
Uscita: 15 Aprile 2021;
Prezzo: € 20,00;
Formato: 15×21;
Pagine: 340;
ISBN: 978-88-31447-12-6.

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