Will Sherwood: In Tre si è in Compagnia

di Will Sherwood


L’avventura ha inizio! Frodo vende Casa Baggins a Lobelia Sackville-Baggins e inizia il suo viaggio attraverso la Contea verso Crifosso con Pipino e Sam. Christopher Tolkien ha notato che la stesura del capitolo è stata particolarmente complicata per Tolkien. La prima versione consiste di tre bozze e inizialmente era il secondo capitolo del libro (Una Storia Antica, il capitolo precursore di quello che diventerà L’Ombra del Passato, non era ancora stato scritto). Arrivati alla Fase Due, la nuova versione diventa «il documento più complicato mai trovato» (The Return of the Shadow, p. 273). Christopher sottolinea che la versione due ha visto una complessa matrice cronologica di sviluppo testuale:

  • Manoscritto della seconda versione: divisa in due varianti.
  • Dattiloscritto pesantemente corretto della prima versione: presente in due forme che sono identificate grazie all’uso di inchiostro rosso o blu, i cambiamenti più estesi sono stati aggiunti usando dei foglietti.
  • Nuovo manoscritto della seconda versione: presente in tre versioni. Nonostante fosse «molto grezzo, raggiunge in tutti i punti essenziali la forma finale nel La Compagnia dell’Anello pubblicato»(The Return of the Shadow, p. 274).

Fortunatamente, il lavoro di Christopher ha fatto sì che io possa riassumere qui il tutto e riflettere su alcuni cambiamenti che Tolkien ha apportato al testo.

1. Back in Black

Prima della fine della Fase Uno, il capitolo era chiamato In Tre si è in Compagnia e in Quattro di più. Christopher considera il suo significato «poco chiaro» e ipotizza che potesse essere legato all’arrivo a Buckland del gruppo, poiché Marmaduke Brandybuck (il predecessore di Merry) dice: «In tre si è in Compagnia e in quattro di più» in un capitolo successivo (The Return of the Shadow, p. 103). Potrebbe altrimenti essere collegato allo sviluppo del capitolo durante la Fase Uno. La prima versione consiste in tre bozze di apertura e le prime due non avevano un titolo. Nella prima bozza erano presenti quattro viaggiatori: Bingo, Frodo, Drogo e Odo. Dalla seconda bozza, il numero è stato ridotto a tre: Bingo, Frodo e Odo. Questo numero è stato tenuto anche nella terza bozza, intitolata In Tre si è in Compagnia e in Quattro di più.

Quindi cosa è successo perché fosse riportato “Quattro di più”? Beh, la seconda bozza introduce il Cavaliere Nero per la prima volta, e Humphrey Carpenter osserva che la sua comparsa era «non prevista» e «fu il primo di parecchi cambiamenti di rotta , che la storia avrebbe attraversato ance in seguito. Inconsciamente, e di solito senza premeditazione» (H. Carpenter, J.R.R. Tolkien: la Biografia, Lindau 2016, p. 282). Lo stesso Tolkien lo ha descritto come «una direzione inaspettata» nella sua lettera del 4 marzo 1938 indirizzata a Stanley Unwin (Tolkien, Lettere 1914/1973, Bompiani 2018, p. 57).

Quello che colpisce non è come l’idea sia sbocciata improvvisamente nella sua mente, bensì il modo in cui ha scartato quello che aveva scritto precedentemente.

Questa, in ogni caso, non è stata la prima volta in cui Tolkien abbia rifiutato qualcosa e improvvisamente trovato qualcosa che potesse far cambiare direzione alla storia. Le prime parole in assoluto della prima versione di Una festa a lungo attesa recitano:

«Quando N
Quando Bilbo…»

(The Return of the Shadow, p.12)

La ‘M’ non è neanche stata completata, in base a quanto afferma Christopher; e il testo non è depennato (The Return of the Shadow, p. 11). Tolkien ha automaticamente rifiutato di assecondare la direzione in cui i suoi pensieri stavano andando e, a quel punto, ha trovato il protagonista della sua storia: Bilbo.

La prima incarnazione del Cavaliere Nero è stata in realtà la figura di Gandalf su un cavallo bianco. Tuttavia, dopo il suo arrivo e qualche riga di dialogo, la bozza si interrompe. Christopher ritiene che questo sia avvenuto perché il padre «ha abbandonato l’idea che il cavaliere fosse Gandalf non appena lo aveva scritto» (The Return of the Shadow, p. 48). Era inoltre la prima volta in cui Tolkien effettuava modifiche a penna sulla bozza; aveva depennato una manciata di parole e improvvisamente Gandalf veniva trasformato nel personaggio embrionale che sarebbe diventato l’angosciante Spettro dell’Anello. Nelle parentesi quadro sono incluse le modifiche fatte a penna:

«Allo svoltare della strada, apparve un cavallo bianco [>nero], e su di esso sedeva un fagotto di vestiti – o almeno, era quello che sembrava: un uomo piccolo [>basso] interamente avvolto in un grande [aggiunto>nero] mantello e cappuccio, in maniera tale che solo i suoi occhi sbucavano fuori [>in maniera tale che la sua faccia era avvolta nell’oscurità]…»

(The Return of the Shadow, p. 48)

Quindi il “Quattro di più” del nuovo titolo del capitolo poteva benissimo riferirsi a Gandalf/il Cavaliere Nero. Credo che questo sia più verosimile, dato che il capitolo è stato reso noto nella Seconda e Terza Fase come I Ritardi sono Pericolosi, lasciando presagire la presenza del Cavaliere Nero e la storia nascente legata lui. Nella Seconda Fase, questo capitolo è stato spostato: da secondo capitolo è diventato il terzo, dato che Una Storia Antica era stato inserito come secondo capitolo. Con Una Storia Antica sono giunti anche i viaggi di Gandalf e le sue raccomandazioni a Bingo, con le quali allo Hobbit veniva caldamente consigliato di non lasciare la Contea fino al ritorno dello stregone. Anche questo punto spinge al cambiamento da In Tre si è in Compagnia e in Quattro di più a I Ritardi sono Pericolosi, dato che la prolungata assenza di Gandalf (che si spinge fino al giungere dell’autunno) fa sì che Bingo non potesse lasciare la Contea, ritardando il viaggio della Compagnia permettendo ai Cavalieri Neri di raggiungere la Contea.

Nessuno dei titoli è rimasto immutato. Nella Quarta Fase, Tolkien ha ridotto il titolo a In Tre si è in Compagnia (The Treason of Isengard, p. 29). Questa soluzione è abbastanza efficace, dal momento che elimina qualsiasi prefigurazione o aspettativa ansiosa del lettore circa la “quarta” figura o il “pericolo” causato dal ritardo. Ci vengono semplicemente presentati i tre hobbit: Frodo, Sam e Pipino, i quali iniziano il loro viaggio verso Crifosso.

2. Il galateo degli Spettri dell’Anello

Gli Spettri dell’Anello di Tolkien non sono altro che mere ombre dei re che furono. Non sono più quelli che erano, e Tolkien lo riflette perfettamente nel modo in cui sono presentati. Nella citazione sopra, presa dalla prima bozza della prima versione, la descrizione del Cavaliere Oscuro cambia, definendolo prima “piccolo” e poi “basso”, a indicare la degenerazione fisica a cui è soggetto.

Tuttavia, rendendolo basso, Tolkien stava equiparando il Cavaliere Nero alla statura degli hobbit, e dato che nel sud della Contea c’erano già stati dissapori con la gente alta, rendere lo Spettro dell’Anello basso non avrebbe potuto incutere tanto timore quanto invece provoca nella versione pubblicata. Forse a causa di questo, il Cavaliere Nero è diventato un «grosso uomo che sembrava accovacciato sulla sella» nella versione pubblicata. La terza bozza sembra dirigersi verso questa descrizione, dato che questa viene sostituita con un «uomo grosso e tozzo» (Return, p. 54). 

L’arrivo dei Cavalieri Neri è un caposaldo dell’adattamento de Il Signore degli Anelli di Ralph Bakshi e Peter Jackson. I loro Spettri dell’Anello riflettono fedelmente le descrizioni di Tolkien (pur aggiungendo qualcosa all’azione):

(Ralph Bakshi, 1978)

(Peter Jackson, 2001)

La versione di Bakshi si rifà alla prima bozza, dove «solo i suoi occhi sbucavano fuori», ma entrambi sono rappresentati come alti e accovacciati (The Return of the Shadow, p. 48). Inoltre, entrambi incorporano anche l’annusare caratteristico. Tuttavia, entrambe le versioni adattano il testo di Tolkien in maniera tale da risparmiare tempo narrativo e aumentare la tensione. La seconda apparizione del Cavaliere Nero viene sì tenuta da Jackson, ma cambiata e resa più drammatica.

Nella terza bozza della prima versione, il Cavaliere Nero riappare un attimo prima Gildor Inglorion e inizia a «strisciare» verso Bingo (The Return of the Shadow, p. 58). Né Bakshi né Jackson mostrano in alcun momento lo Spettro dell’Anello strisciare nel loro adattamento, e questo forse dipende dal fatto che l’azione viene associata a Sméagol e Gollum. L’esposizione all’Anello di quest’ultimo sembra riportarlo a uno stile di vita primitivo e sembra che regredisca e rifiuti la cultura hobbit e le norme della società. I vestiti non sono più necessari, mangia carne cruda e non riesce a mandare giù il cibo che Frodo e Sam consumano. In più, quasi non cammina in posizione eretta. Per i registi, legare i Cavalieri Neri e Gollum tramite l’atto del gattonare avrebbe ridotto la minaccia che costituiscono.

Così facendo, però, ignorano l’intenzione di Tolkien di mostrare che la corruzione degli Anelli del Potere spinge i loro portatori a regredire. Bilbo si sentiva «teso» («stretched») dall’Anello; non invecchiava come avrebbe dovuto, bensì occupava uno spazio ambiguo tra la vita e la morte, dove avrebbe finito con il corrompersi lentamente.

478 anni con l’Anello avevano spinto Sméagol a diventare un selvaggio strisciante, quindi non è una sorpresa che il Cavaliere Nero, nella prima bozza e nella versione pubblicata, strisciasse verso Frodo.

3. La Metafinzione di Tolkien

Giusto un piccolo appunto per concludere questo post. Nella Seconda Fase, Tolkien dà a Bingo una battuta specifica:

«Questo sarà senza dubbio l’opposto dell’avventura di Bilbo: in partenza verso nessuna meta precisa, e per disfarsi di un tesoro, non per trovarne uno».

(The Return of the Shadow, p. 274)

Ho trovato che questo fosse particolarmente indicativo, dato che Tolkien, a questo punto, brancolava ancora nel buio rispetto a come sarebbe continuata la sua storia. Come riportato all’inizio del post, ci sono stati molti momenti che non erano stati premeditati e Tolkien stava «scoprendo» la storia, non «creandola». Non aveva la minima idea di come si sarebbe sviluppata, sapeva solo che si sarebbe costruita attorno alla distruzione dell’Anello. Perfino la più ampia mitologia di Tolkien non aveva una «destinazione conosciuta» fin dall’inizio, bensì gli ci sono voluti anni per decifrare quello che stava succedendo.


Bibliografia

Carpenter, H. (2002). J. R. R. Tolkien: A Biography. London: HarperCollins.

Tolkien, J. R. R. (1988). The History of Middle-earth: The Return of the Shadow. [Ed. Tolkien, C.]. London: HarperCollins.

Tolkien, J. R. R. (1989). The History of Middle-earth: The Treason of Isengard. [Ed. Tolkien, C.]. London: HarperCollins.

Tolkien, J. R. R. (2006). The Letters of J. R. R. Tolkien. [Ed. Carpenter, H.]. London: HarperCollins.

Tolkien. J. R. R. (2007). The Lord of the Rings. London: HarperCollins.


© 2020 by Will Sherwood. Translated with the permission of the author. Will’s original post in English can be found here: https://www.will-sherwood.com

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