“Foglia di Niggle”: intervista esclusiva al traduttore Massimo Bocchiola

di Paola Cartoceti, Marta Tamborini e Sebastiano Tassinari


Torniamo a parlare di una delle prossime uscite di Bompiani, la nuova traduzione del racconto Foglia di Niggle, ormai a portata di mano dal momento che arriverà nelle librerie il prossimo 5 gennaio.

Avevamo dato la notizia e l’avevamo commentata in questo articolo, che offriva anche un profilo biografico del professor Massimo Bocchiola, il traduttore scelto da Bompiani per questa novità di catalogo. Oggi quel profilo biografico viene completato da una intervista esclusiva con il professor Bocchiola, che si è gentilmente reso disponibile per rispondere ad alcune nostre domande. Buona lettura!


Benvenuto su Tolkien Italia, Professor Bocchiola. Ci parli del suo legame con Tolkien prima che la Bompiani affidasse a lei il lavoro di traduzione di Foglia di Niggle.

Premetto che non sono un esperto di Tolkien, ma un traduttore interessato alla sua prosa. Guardai le videocassette dei film di Peter Jackson con i miei figli quando erano bambini (adesso hanno 26 e 23 anni) e, devo dire, mi piacquero molto, forse soprattutto attraverso il loro filtro, perchè leggendo Tolkien si capisce che questi film non hanno la stessa complessità, sono più dei grandi spettacoli cinematografici, benissimo realizzati. A me sono proprio piaciuti: forse il calore della partecipazione dei miei figli aveva scaldato anche me. Mi ricordo che andai a vedere Il Ritorno del Re con il più grande dei miei figli, che allora aveva otto anni, e lui era talmente emozionato che ogni tanto mi saltava in braccio, e mi emozionai anche io: quasi mi commossi vedendo la partecipazione di questo bambino! Con l’altro bambino guardavamo le videocassette ed io dovevo tagliare tutti i pezzi in cui compariva Gollum perché era terrorizzato. È una storia molto da papà, poi mi sono incuriosito di questo autore e studioso di grande spessore, per cui poi ho letto Il Signore degli Anelli in inglese.

Ci sono aspetti interessanti su come è iniziata la sua collaborazione con Bompiani? Su come è stato scelto?

Recentemente in IULM abbiamo fatto una tavola rotonda di traduttori sulle ritraduzioni di Orwell ed abbiamo osservato che la scelta di un traduttore per opere importanti, come quelle di Tolkien può avere due ragioni: la ragione filologica e quella autoriale. Il traduttore ideale sarebbe un esperto di Tolkien, che ha coltivato una propria relazione di studio con Tolkien, ed un bravo o addirittura grande traduttore. Questo è quello che ciascuno di noi spera di fare quando gli viene affidato un nuovo autore, facendo i propri approfondimenti. Nel caso di Bompiani penso che la scelta sia caduta su di me perchè da alcuni anni traduco per loro romanzi classici, passando per numerosi autori: tre anni fa ho tradotto Walden di Thoreau, l’anno scorso i racconti di Edgar Allan Poe e l’anno prossimo Jack London. In sostanza ritengo di avere una penna abbastanza duttile e una certa esperienza per tradurre diversi autori, quindi non mi sono tirato indietro.    

Riguardo il suo lavoro di traduzione di Foglia di Niggle, cosa rappresenta questa esperienza all’interno della sua carriera?

Come per altri autori di cui mi occupo, ho trovato interessante tradurre Tolkien, soprattutto perché il racconto di Niggle è bellissimo! Potrei, con una metafora da film western, dire ho aggiunto un altro scalpo, perchè è bellissimo avere a che fare con questi autori che ho già incontrato nella mia vita: Jack London quando ero bambino, Thoreau durante la mia gioventù, e Tolkien da papà.

Quali spunti di interesse ha trovato nel testo?

Quello che più mi affascina quando traduco un autore di questo livello è la ritmica interna, le parole che si fanno eco, le costruzioni sintattiche, elementi che ritrovo particolarmente nella poesia di cui mi interesso molto e che indegnamente ho praticato. Essendo Foglia di Niggle un racconto breve, esso è caratterizzato da una grande concentrazione, anche dal punto di vista stilistico e formale. Sul tempo lungo anche Dostoevskij perdeva il filo, questo invece è un testo molto denso e compatto, una fiaba per adulti scritta in maniera rigorosa.

Per approcciare la traduzione, ha ripreso in mano opere di Tolkien a questa legata? Il saggio Sulle fiabe, le Lettere od un’altra opera biografica su Tolkien?

Sì, ho letto il saggio Sulle fiabe. Sulla vita di Tolkien invece, lo confesso, ho letto soprattutto articoli online, non opere accademiche.

Si è fatto un’idea sulla traduzione precedente o non l’ha ancora letta per evitare “contaminazioni”?

Generalmente io leggo le traduzioni precedenti. Certo, se capita di tradurre i racconti di Edgar Allan Poe, non si possono leggere tutte le traduzioni precedenti perché, a parte il fatto che molte sono brutte, alcune sono belle ed altre bellissime, si passerebbe una vita a leggere prima di tradurre. Di solito do un’occhiata ad una o due traduzioni che siano interessanti e belle, solo quando ho finito di tradurre per non essere influenzato, ovviamente. Ai miei studenti dico che, se non siamo degli scopiazzatori e dei plagiari, il nostro primo dovere sia produrre una traduzione che renda giustizia al testo originale. E quindi se qui e là un collega ha trovato una traduzione molto migliore della mia, mi assumo la responsabilità etica di mutuarla. Naturalmente se questo si ripete dieci o venti volte comincio a pensare di non aver fatto bene il mio lavoro o di non essere entrato in sintonia con l’autore. E allora per evitare questo, dico la verità, dopo aver fatto un paio di traduzioni, accantono l’altra traduzione, non la guardo più, perché sarebbe una sovrapposizione disonesta. Nel caso di Foglia di Niggle non ho avvertito questa esigenza perché mi è sembrato, forse presuntuosamente, che la sintonia fosse scattata. Inoltre il testo ha una resa semantica che non presenta difficoltà particolari, ed ho avuto modo di leggere e rileggere, anche perchè una virtù di Bompiani è di dare sempre il tempo giusto al traduttore. Ho avuto a disposizione mesi per un valore che in altre occasioni, per motivi editoriali, avrei dovuto realizzare in una settimana.

Ha incontrato delle particolarità difficoltà nella traduzione? Ha potuto contare sulla consulenza di alcuni studiosi?

Solo consulenza interna a Bompiani, soprattutto indicazioni riguardo ai riferimenti interni all’opera di Tolkien. Non ho sentito l’esigenza di consulenze esterne di colleghi, amici o conoscenti.

Ri-tradurre Tolkien è stato un vero e proprio casus belli negli ultimi anni… è saltato all’occhio degli appassionati italiani che lei ha lavorato insieme ad Ottavio Fatica alla traduzione delle Poesie Scelte di Auden, per cui ha ottenuto una menzione speciale al Premio Benno Geiger nel 2017. Ci può dire qualcosa sulla vostra collaborazione?

Ottavio ed io dal punto di vista del carattere siamo uno il contrario dell’altro: se uno ci conosce si vede in quali poesie prevale la sua penna ed in quali la mia. È stato comunque un lavoro interessante.

È al corrente della disputa su vecchia e nuova traduzione de Il Signore degli Anelli? Si vuole sbilanciare con una riflessione in merito?

Ho seguito un po’ di dibattito, chiamiamolo così anche se si sono scambiate non solo delle piattonate, ma dei veri colpi di taglio e di punta, anche un po’ imbarazzanti in certi momenti.

Al di là del giudizio di valore sulle due traduzioni, che non mi sento di esprimere sinceramente, a me sembra che la volontà di fondo di allargare il pubblico potenziale di un autore così importante come Tolkien sia positiva. Come per molti appassionati di Tolkien, anche io stesso appartengo ad un ghetto di appassionati di lirica della prima metà dell’800, e Pavarotti riuscì a far uscire la musica lirica da quei confini in cui si trovava.

Poi Ottavio, lo sappiamo, è fortemente idiosincratico, lo si ama o lo si odia.

Ci sono altre opere di Tolkien che le piacerebbe tradurre? O magari qualcosa degli Inklings?

Per i motivi affettivi che ho detto prima certamente Il Ritorno del Re, anche se non credo che ci sia questo spazio né che lo farò mai, è la mia risposta immediata. Leggendolo in inglese non mi è sembrato un impegno da poco.

Professor Bocchiola, la ringraziamo molto per la sua disponibilità!

Grazie a voi! Non mi nego a queste occasioni in cui si può creare una rapporto per conversare e parlare anche a distanza! Auguri di buone feste!

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