“Minas Tirith 24”: recensione

Sguardi sul dialogo tra Finrod e Andreth

La condizione umana nel Dialogo di Finrod e Andreth di Giorgia Pinelli

La raccolta si conclude con una sezione dedicata all’Athrabeth Finrod ah AndrethI, testo tolkieniano pubblicato nel X volume di The History of Middle-earth, Morgoth’s Ring, contraddistinto dai  numerosi livelli interpretativi: in questo dialogo socratico tra il sovrano elfico Finrod e l’umana Andreth, Tolkien affronta temi molto alti come l’amore, il destino e la morte.

Pinelli sceglie di focalizzarsi su come viene trattata la condizione umana con un’analisi davvero attenta. Di particolare interesse è il richiamo ad altri saggisti italiani che già hanno scritto di questo testo, soprattutto Pinelli discute l’interpretazione offerta da Franco Manni nella raccolta La falce spezzata. Morte e immortalità in J.R.R. Tolkien, di cui vengono confutati alcuni paragoni inappropriati tra i desideri del fëa e la distinzione tra i piaceri proposta da Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae.

Il saggio prosegue cogliendo nel testo di Tolkien un’interpretazione platonico-agostiniana del desiderio, un totale contrasto tra la visione gnostica del rapporto tra anima e corpo e quella dichiarata dai personaggi di Tolkien, e commentando la toccante riflessione di Tolkien sul legame paradossale tra amore e morte.

In definitiva, Pinelli propone un commento davvero illuminante e dall’argomentazione stringente, ma solo in virtù di una grande sensibilità, grazie alla quale può selezionare accuratamente i passi più emozionanti dell’Athrabeth senza però mutilarlo.

Il dibattito di Finrod e Andreth: Una sfida senza tempo di Paola Cartoceti

Il contributo di Paola Cartoceti, come fatto notare nella Prefazione della raccolta, si avvicina al saggio di Gianluca Comastri perché affronta il dibattito su Tolkien scaturito dalla nuova traduzione de Il Signore degli Anelli.

Con il suo intervento al Convegno di Trento, Ottavio Fatica ha di fatto proposto una lettura unilaterale in cui ha svalutato la creazione di linguaggi ed il ruolo della trascendenza e della provvidenza nel legendarium tolkieniano. Non è dato sapere con quanta consapevolezza Fatica abbia intrapreso questa riduzione materialistica: quando in coda all’intervento qualcuno chiese a Fatica se fosse al corrente dei concetti elfici di fëa (anima) e hröa (corpo), il traduttore rispose: «Mi boccino!».

Paola Cartoceti nelle ultime pagine della raccolta ci spiega perché in realtà quella domanda fosse del tutto legittima: fëa e hröa sono introdotti e discussi proprio nell’Athrabeth, il testo tolkieniano ideale per controbattere alle superficialità di Fatica, che trova il concetto di anima estraneo alla Terra di Mezzo e la provvidenza evocata da Gandalf un’esigenza narrativa.

Per questo, Paola ripropone integralmente il testo di una sua conferenza divulgativa del 2015 che consta di una efficace sinossi dell’Athrabeth.

Conclusa questa parte, Cartoceti cerca di rispondere ad un importante quesito: come mai Tolkien stesso, pur avendo valutato la possibilità di includere l’Athrabeth in un’appendice del Silmarillion, si trovava in difficoltà davanti a questa sua creazione, attanagliato dal timore di star rasentando un’inappropriata parodia della Genesi, dell’Incarnazione e dell’Apocalisse? Cartoceti articola la sua risposta corroborandola con i commenti di Christopher Tolkien e Verlyn Flieger.

Considerazioni finali

Spero che questa recensione, oltre ad aver invogliato alla lettura, possa essere utile a quel lettore che per qualsiasi ragione non volesse lanciarsi in una lettura da copertina a copertina della raccolta: ognuno potrà farsi un’idea dei singoli saggi e scegliere un ordine adatto a sé, ad esempio partendo dal contributo di Pennacchi se si sente il bisogno di rinfrescare la propria memoria per quanto riguarda il saggio Sulle fiabe, oppure concentrandosi su un tema in particolare come la fede di Tolkien nella sua vita e nelle sue opere, eccetera.

In ogni caso, alla fine della lettura di questa raccolta, si riconosce come sia stato rinnovato l’intento di rompere quello che Giuseppe Scattolini, nella Prefazione di  Barlumi di cose più alte, chiama il “monopolio cultural-traduttivo” che si ravvisa in Italia. Thorin, in punto di morte, riconosce a Bilbo «coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati», ed io mi sento di fare altrettanto per questa raccolta: in essa vi è il coraggio, necessario per scrivere quei saggi che si propongono come risposte ad altre pubblicazioni e strumenti per orientarsi tra i recenti sviluppi in campo tolkieniano, e vi è la saggezza della pura analisi critica capace di affrontare tanti argomenti, e con differenti metodi, seppur tutti riconducibili al Professor Tolkien.

Il nuovo numero di Minas Tirith è inoltre la prova che nonostante i Tolkieniani Italiani abbiano a disposizione canali social, web radio, podcast e siti web, essi non sono sufficienti per esaurire tutta la loro volontà di diffondere la cultura tolkieniana. Persino i seguaci più aggiornati ed attenti ai contenuti dei Tolkieniani Italiani troveranno novità in abbondanza con cui coltivare la propria passione.


SCHEDA LIBRO
Casa Editrice: L’Arco e la Corte;
Autore: AA.VV.
Uscita: 30 Novembre 2021;
Prezzo: € 20,00;
Formato: 15×21 cm;
Pagine: 316;
ISBN: 978-8831447171.

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