Will Sherwood: Una Festa a Lungo Attesa

2. Stilistica (Allitterazione)

Tolkien è ben noto per la sua fascinazione per i suoni delle parole. A Secret Vice spiega bene i suoi pensieri non solo a proposito dell’invenzione di nuovi linguaggi, ma anche dei loro suoni. Andrew Higgings e Dimitra Fimi riassumono che «l’uso dell’estetica del suono da parte di Tolkien per suggerire la natura delle creature e delle cose diverrà una caratteristica che accompagnerà l’invenzione dei nomi per la sua mitologia della Terra di Mezzo» (Vice, p.23). Io espanderei questa nozione ancora di più dicendo che diverrà anche una caratteristica del suo stile di scrittura. Possiamo vedere l’estetica dei suoi suoni nelle sue poesie giovanili e nella poetica de Lo Hobbit, e ci sono esempi anche ne Il Signore degli Anelli.

Una deliziosa sezione della seconda versione de Una Festa a Lungo Attesa è a proposito di Gandalf ne Il Signore degli Anelli e nella Contea:

«The art of Gandalf naturally got the older the better. There were rockets like a light of scintillating birdssinging with sweet voices; there were green trees with trunks of twisted smoke» (Return, p.21)

La presenza dell’allitterazione non è semplicemente Tolkien che gioca con i suoni, ma rappresenta l’arrivo del Faërie e l’esperienza che Gandalf porta con sé. L’allitterazione ne Lo Hobbit appare nelle canzoni cantate dagli stranieri nella Contea. I Nani le portano con loro, e quando Bilbo arriva a Bosco Atro, anche lui ha già cominciato ad includerle nei propri versi.

La prosa ne Il Signore degli Anelli prende peso e forma mano a mano che gli Hobbit si allontanano dalla quotidianità e dalla comodità della Contea. È chiaro già dai cambiamenti tra la prima e la seconda versione che Tolkien stava cominciando a pensare più in grande e più profondamente alla sua storia. Il suo uso dei «suoni è acutamente reattivo ai sensi» e «dipinge immagini del suo contenuto … nell’estensione della sua allitterazione» (Prose, pp.131-132). La sillabazione densamente fitta e le “T” fanno luccicare di attività il testo e i movimenti che catturano le aspettative degli Hobbit e del lettore.

3. Nomi, Collegamenti e Idee che non furono mai sfruttate

Per concludere questo post, vorrei sottolineare una selezione di idee che Tolkien non inserì mai nel prodotto finale.

In queste pagine (Return, pp. 40-44) c’è un vero e proprio forziere di idee preziose:

i) Il nome di Frodo appare, ma è uno dei compagni di viaggio di Bilbo;
ii) Il ritorno dell’Anello diventa importante per la storia;
iii) C’è qualche esitazione a proposito di un drago che arriverebbe ad Hobbiton (fantastico!), ma alla fine Tolkien decise per i fuochi artificiali dragoneschi, che apparvero nella seconda versione;
iv) Bilbo chiede qualcosa che possa farlo guarire dal suo «Desiderio di denaro» (era già stato tutto speso, nelle prime versioni). Elrond «Gli parla di un’isola [la Britannia?] nel lontano Ovest, dove ancora gli Elfi regnano. Viaggio verso un’isola pericolosa» (Return, p.41).

L’ultimo punto è quello più notevole, perché suggerisce due cose:

1) Nel 1937, Tolkien concepì il legendarium come una mitologia per la sua propria mitica terra. Il cambiamento da Inghilterra a Britannia, però, forse indica che stava già realizzando che c’era qualcosa di futile nel creare una mitologia per la sua terra che prendesse spunto dal folklore irlandese e gallese.
2) Tolkien aveva intenzione di fondere la propria mitologia del mondo de Lo Hobbit con quella del suo seguito (come si evince dalle lettere scritte in quel periodo). Ci sono anche echi del libro The Book of Lost Tales, poiché Bilbo è visto come una figura simile ad Eriol o Ælfwine.

4. Per concludere

Le varie versioni del capitolo d’apertura contengono una pletora di approfondimenti affascinanti che suggeriscono cosa avrebbe potuto essere la storia. La mente di Tolkien cominciò a passare dal fiabesco all’epico piuttosto rapidamente, e contemporaneamente, anche il suo stile cominciò ad adattarsi. Mentre ci muoviamo in avanti, e fuori dalla Contea, sarà interessante vedere quali altri cambiamenti Tolkien applicò mentre si muoveva dall'”innocenza” all'”esperienza”.


Bibliografia

Fimi, D. & Higgins, A. (2016). “Introduction“. In Dimitra Fimi and Andrew Higgins (Ed.), A Secret Vice: Tolkien on Invented Languages. (pp. 11 – 95). London: HarperCollins.

Tolkien, J. R. R. (1988). The History of Middle-Earth: The Return of the Shadow. [Ed. Tolkien, C.]. London: HarperCollins.

Tolkien, J. R. R. (1989). The History of Middle-Earth: The Treason of Isengard. [Ed. Tolkien, C.]. London: HarperCollins.

Tolkien, J. R. R. (2006). The Letters of J. R. R. Tolkien. [Ed. Carpenter, H.]. London: HarperCollins.

Tolkien. J. R. R. (2007). Il Signore degli Anelli. Giunti Editore 2018.

Tolkien, J. R. R. (2014). Tolkien On Fairy-Stories. [Ed. Flieger, V. & Anderson, D. A.]. London: HarperCollins.

Walker, S. (2009). The Power of Tolkien’s Prose: Middle-Earth’s Magical Style. New York: Palgrave Macmillan.


© 2020 by Will Sherwood. Translated with the permission of the author. Will’s original post in English can be found here: https://www.will-sherwood.com

Traduzione di Serena Mazzoni

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