Il medievale nella Terra di Mezzo: le consuetudini anglosassoni degli Hobbit

di Thijs Porck


Come professore di anglosassone dell’Università di Oxford, J.R.R. Tolkien non poteva fare a meno di essere ispirato dalla lingua e dalla letteratura che studiava e insegnava. Di conseguenza, il suo mondo fantastico è intriso di materiale culturale dell’epoca medievale, in modo particolare di lingua e letteratura Old English. In questo post focalizzerò l’attenzione sugli hobbit e sui loro antecedenti dell’Alto Medioevo.

Di primo acchito può sembrare che non ci sia alcuna somiglianza tra i pacifici hobbit di Tolkien e i belligeranti anglosassoni del primo Medioevo che, durante questo periodo, conquistarono parti della Britannia; tuttavia, c’è più in questi hobbit di quanto noi non sappiamo…

Radici nell’Old English: Holbytlan, scir, þegn, miclan delfing…

«Non sono questi quei Mezzuomini, che alcuni chiamano Holbytlan?» chiede Théoden, quando per la prima volta posa lo sguardo su Merry e Pipino ai margini di Isengard. La parola usata da Théoden, holbytla “abitante dei buchi”, è l’etimo in Old English inventato da Tolkien per la parola Hobbit, e significa appunto “abitante/guardiano dei buchi”. Altri termini hobbitesi hanno radici che derivano in maniera ancora più chiara dall’Old English: la stessa Contea (NdT: “the Shire” in inglese) deriva dalla parola dell’Old English “scir”, “distretto”, così come il nome del suo principale amministratore, il “Thain”, dall’Old English “þegn” (NdT: /θejn/ ), “servitore”. La toponomastica hobbit deriva allo stesso modo dalla lingua degli anglosassoni: “Michel Delving”, (NdT: “Pietraforata” in italiano), è chiaramente l’Old English “miclan delfing”, “grande scavo”. Sembra che il vecchio Hobbitish altro non sia che Old English!

Cosa c’è in un nome? Hengist, Horsa, Marcho e Blanco…

Illustrazione pubblicata in Edward Parrot, Pageant of British History

La storia di come gli Hobbit arrivarono a insediarsi nella Contea, abbozzata nel prologo de La Compagnia dell’Anello, presenta un’acuta somiglianza con il mito della fondazione degli anglosassoni. Circa i primi hobbit della Contea, Tolkien riporta che «i fratelli Paloidi, Marcho e Blanco» attraversarono per primi il fiume Brandivino, con un grosso seguito di hobbit – l’anno della traversata sarebbe poi diventato il primo anno del Calendario della Contea. I nomi Marcho e Blanco significano entrambi “cavallo”, per cui ricordano i nomi dei due fratelli che avrebbero guidato le tribù germaniche in Britannia: Hengist e Horsa, che significano “stallone” e “cavallo”.

Di mathom e cucchiai d’argento

Anche l’affetto degli hobbit per i mathom (NdT: “chincaglierie”) li accosta agli anglosassoni:

«[era] detto Palazzo Mathom. Chiamavano infatti mathom tutto ciò che non sapevano come utilizzare ma che non desideravano eliminare. Le loro abitazioni erano generalmente piene di mathom, di cui la maggior parte era costituita dai regali che si scambiavano tra di loro.»

La Compagnia dell’Anello, Prologo

La parola “mathom” deriva dall’Old English “maðm”, “tesoro”. La parola appare anche in poemi quali Beowulf, dove descrive i regali conferiti dai re ai guerrieri:

Me þone wælræs     wine Scildunga
fættan golde     fela leanode,
manegum maðmum

[L’amico degli Scylding mi ha dato un sacco di oro e diversi tesori come ricompensa per la battaglia]

(Beowulf, ll. 2101-2103a)

Dal Beowulf apprendiamo che si possono annoverare tra i “mathom” spade e armature decorate e ingioiellate, come quelle che si possono trovare nel Sutton Hoo (NdT: sito di due cimiteri anglosassoni del VI e VII secolo), in mostra al British Museum qui. I “mathom” degli hobbit erano di ceppo simile: Palazzo Mathom di Pietraforata è pieno di armi usate in battaglie ormai dimenticate da lungo tempo come la Battaglia di Terreverdi, «durante la quale Brandobras Tuc mise in fuga gli Orchi che avevano invaso il paese». I regali di Bilbo al suo centoundicesimo compleanno potrebbero essere un tipo diverso di mathom, ma almeno uno di quelli può essere collegato ai tesori anglosassoni scoperti nel Sutton Hoo. Il regalo di Bilbo a Lobelia Sackville-Baggins, un paio di cucchiai d’argento, è rievocativo dei due cucchiai battesimali d’argento ritrovati nella tomba reale anglosassone:

La famiglia conta: l’importanza delle genealogie


Un’altra caratteristica condivisa sia dagli anglosassoni che dagli Hobbit è l’interesse nel riempire i libri di informazioni genealogiche. Nel suo prologo a La Compagnia dell’Anello, Tolkien spiega che gli Hobbit avevano la tendenza a disegnare lunghi ed elaborati alberi genealogici, e amavano illustrare i suddetti alberi e stilare liste nei libri. Gli anglosassoni non erano molto diversi da questo punto di vista: la famosa Cronaca Anglosassone contiene fino a diciotto genealogie di diverse case reali, sparse in tutta la sua narrazione annalistica. Queste geneaologie reali sono apparse anche in altre collezioni senza alcun testo intermedio. Un esempio emblematico è la cosiddetta Anglian Collection, una raccolta che include liste dei regni e delle geneaologie degli anglosassoni (questa pagina di Wikipedia è altamente informativa):

The Anglian Collection © The British Library, Cotton Tiberius B. v., fol. 22r

Questa infinita lista di nomi non è certo una lettura entusiasmante. Tolkien sottolinea lo stesso pensiero sulle informazioni genealogiche contenute alla fine del Libro Rosso dei Confini Occidentali: «estremamente noioso per chiunque, eccetto che per gli Hobbit»; Hobbit…e Anglosassoni, a quanto pare!



© 2020 by Thijs Porck. Tradotto con il permesso dell’autore. L’articolo originale in inglese si può trovare qui

Traduzione di Alessandra Cois


Perché Hobbit e Rohirrim si capivano?

di Gianluca Comastri

Illustrazione di John Howe

In più episodi de Il Signore degli Anelli, messer Meriadoc Brandibuck, Mezzuomo di indubbie virtù tra le quali peraltro non si annoverano di certo conoscenze da fine linguista, mostra di comprendere correntemente varie parole della favella dei Rohirrim. Alla luce dell’articolo precedente, il motivo è facilmente comprensibile: Tolkien rese il Rohirrico con l’Antico Inglese e, come dimostrato, varie parole del dialetto della Contea sono per l’appunto riferibili all’Anglosassone. Poteva una circostanza del genere essere frutto del “caso”, o della carenza di dialetti diversi con tutti i requisiti per entrare nelle narrazioni tolkieniane con il ruolo di lingue correnti della Terra di Mezzo?

Naturalmente, la risposta è no.

Vi è una precisa ragione “filologica” per la quale il dialetto Hobbit e il Rohirrico si somigliano: nel periodo che precede il viaggio di Marcho e Blanco, gli Hobbit che quel viaggio intrapresero avevano vissuto nell’alta valle dell’Anduin, territorio nel quale si trovavano anche gli Éothéod: questi erano la stirpe di Uomini del Nord da cui poi ebbe origine il popolo Rohirrim. Gli Éothéod traevano origine da quegli Edain che non avevano mai traversato gli Ered Luin nella Prima Era: ciò rende giustizia del fatto che la loro lingua fosse un antico dialetto Edain settentrionale, originato dallo stesso ceppo che poi portò all’Ovestron presso i discendenti di Númenor e che, più tardi, rimase come lingua dei Dúnedain per poi affermarsi come lingua franca in tutta la Terra di Mezzo. Ecco perché, in sostanza, Ovestron e Rohirrico hanno tra loro una relazione simile a quella che sussiste tra l’Anglosassone e l’inglese moderno (per quanto in Terra di Mezzo l’Ovestron non discenda dal Rohirrico), come a dire che l’uno è una versione arcaica dell’altro ma sostanzialmente consentono a due rispettivi madrelingua, con qualche piccolo sforzo, di capirsi.

Dunque, il retaggio di parole simili che sopravvivono nel dialetto Ovestron parlato nella Contea della Terza Era e alla corte dei re di Rohan si deve alla frequentazione che gli antenati di quei popoli tennero nei secoli precedenti.

Come nota finale, non posso non notare che Thijs Porck non menziona uno dei prestiti dall’Antico Inglese più suggestivi di tutto il dialetto Hobbit: smial, evidentemente derivato dall’anglosassone smygel che significa appunto “tana, cunicolo”. Vi ricorda qualcuno?

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