In difesa di Vittoria Alliata di Villafranca

“Non si sta parlando di voi”

Grazie a Oronzo Cilli, che ha le tre diverse edizioni de Il Signore degli Anelli (Astrolabio, Rusconi e Bompiani 2003), è stato possibile per Vittoria Alliata fare il confronto della sua traduzione con le curatele di Principe (si suppone che il dattiloscritto originale dell’Alliata lo abbia ancora lui). Risulta che: i refusi di Astrolabio sono rimasti fino all’ultima edizione Bompiani; sono stati riportati in inglese alcuni dei nomi propri, che Alliata aveva tradotto su indicazione di Tolkien (Frodo Sacconi è tornato Frodo Baggins); infine nel 2003 si è arrivati, per dirne una, a cambiare “Orchetti” con “Orchi” in omaggio alla resa cinematografica.

Tutte modifiche, quelle di Principe, operate contro la volontà di Tolkien. Per questo, secondo Vittoria Alliata di Villafranca, è proprio Principe il responsabile maggiore della divisione presente nel mondo tolkieniano, perché fu lui a rendere il testo distante e meno comprensibile ai lettori tramite le sue modifiche e l’incomprensibile divieto dell’inserimento delle note del traduttore e della revisione filologica richiesti dalla Alliata al rinnovo del contratto. Lei stessa si spinge ancora oltre, dicendo che tutti questi cambiamenti e intromissioni Principe li fece per dare una svolta in senso pagano al testo: lui stesso ha dichiarato di essere interessato a Tolkien per questo motivo, perché sarebbe secondo lui un autore pagano. La distanza dalla direzione che Rusconi fece prendere al testo di Tolkien verso la destra e il misticismo esoterico e neopagano degli anni ’70 del secolo scorso dalla posizione della principessa Alliata si può misurare anche da una sua dichiarazione in un’intervista del 2002 per Adragna5:

“Invece il taglio dell’introduzione di Elemire Zolla dava tutt’altri strumenti di interpretazione del testo, scoraggiando proprio i lettori che lo avrebbero apprezzato di più. Tolkien non ha alcuna “parentela esoterica” con altri grandi autori pubblicati dalla Rusconi come Coomaraswami, Burckhardt e Guenon, per il semplice fatto che mentre questi trattano dichiaratamente di metafisica, proponendo un ritorno alla tradizione sapienziale, Tolkien racconta con una certa nostalgia e forse parecchio pessimismo storie di un passato mitico che con la tradizione celtica iperborea hanno in comune solo le rune.”

Ad oggi, quel che si teme di fronte alla volontà di “aggiornare”, “modernizzare”, Il Signore degli Anelli, è che si perda una delle principali dimensioni dell’opera, e cioè la critica della modernità (oltre alla profondità stilistica di cui abbiamo già parlato nella discussione precedente del termine tushery). Ma che cosa significa “modernizzare” per Tolkien? Sostanzialmente due cose secondo l’Alliata.
La prima riguarda gli incroci tra Orchetti e Umani di Saruman: essi sono premonizione dell’uomo nuovo, del sincretismo universale, della cancellazione delle radici profonde dei popoli, che non gelano mai. La prospettiva è quella del globalismo in cui tutte le culture sono appiattite una sull’altra. La modernità è dunque anzitutto distruzione della diversità: è la ricostruzione della Torre di Babele6 che invece, secondo Tolkien, è un lieto evento che sia caduta (vedere in merito il saggio di Tolkien English and Welsh).
Il secondo significato di “modernizzare, modernità” ce lo dà invece l’Occhio di Sauron visibile solo ai Nâzgul, la cui forza è legata all’Anello che “rende invisibile chi lo indossa immergendolo nel mondo dell’Ombra cieca”: “il Grande Fratello di Tolkien è dunque causa e conseguenza della cecità delle creature, della loro perdita di autentica visione”: più ci leghiamo alle immagini “più perdiamo la visione interiore, quella che indica la Via, la retta Via”.

The Traitor Lords by MorkarDFC https://www.deviantart.com/morkardfc

Questo è il percorso della modernità: la perdita del proprio sé interiore, essendo sempre e costantemente alla scoperta, sotto un occhio invisibile che tutti ci controlla e tutti ci ghermisce per incatenarci nell’Ombra cieca.
Ma qual è la sostanza di tutto? Qual è il senso degli interventi di Quirino Principe e della ritraduzione e modernizzazione di Fatica? Il senso, ci dice Vittoria Alliata di Villafranca solo alla fine del suo ultimo intervento in Senato, è che si vuole far capire che in questa opera di Tolkien “non si sta parlando di voi”.
La principessa Alliata, dunque, conclude come inizia: parlando dei valori del testo tolkieniano. Il vero tentativo che si sta portando avanti da sempre, “da sempre”, questo è il punto, è quello di una riduzione della portata universale del Signore degli Anelli, di un progressivo sminuirsi del suo messaggio e del pubblico cui è rivolto, che non è composto da soli studiosi né da semplici appassionati di fantasy, ma da chi è alla ricerca di un’epopea, di un’avventura vera, più vera della realtà di tutti i giorni e che quella realtà potesse spingere a cambiarla in meglio. Lo hanno chiamato fantasy questo romanzo “per essere sicuri che lo relegassero in un angolo”. Il messaggio che doveva passare, e che alla fine è in parte passato, è questo: “badate che non si sta parlando di voi […], non si sta parlando del vostro mondo”.

Invece è proprio così: si sta parlando di noi e del nostro mondo. Ecco perché, nonostante tutto, Il Signore degli Anelli da sempre appassiona e sempre appassionerà tutti: le persone senza un pregiudizio ideologico da affermare7 vedranno sempre in questo testo un testo valorialmente e non ideologicamente impegnato8.

4 L’intervista di Fatica è del 29 aprile 2018, mentre la recensione di Wu Ming 4 è del 30 dicembre 2016, tutto sul sito Aist.

5 Si può leggere l’intervista su middangeard.org, apparsa su “Stilos”, inserto del quotidiano La Sicilia, anno IV n.2 giovedì 24 gennaio 2002, con il titolo “Alliata: traduzione gradita al professore” a firma di Nicola Adragna.

6 Uso un parallelo biblico che Tolkien avrebbe apprezzato.

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