“The Rings of Power”: rivelato il titolo della serie Amazon

Il teaser e le lingue elfiche

di Gianluca Comastri


Al di là delle considerazioni che si possono fare su un’opera derivata, quale un adattamento cinematografico o televisivo dei libri di Tolkien, un aspetto senza dubbio positivo si verifica quando tale opera offre l’occasione di discutere di argomenti genuinamente tolkieniani. È il caso dell’utilizzo delle lingue elfiche, in particolare del Sindarin, in alcune parti dei filmati promozionali.

Quello che è emerso già dalle brevi sequenze diffuse di recente è la prova di un impiego mirato di frammenti di lingue della Terra di Mezzo nella caratterizzazione delle scene, già dall’inizio – e, come emergerà nel corso della disamina dei fotogrammi analizzati, con tanto di parole e frasi coniate e ricostruite per l’occasione, il che lascia presagire che anche nel cast di questa produzione siano al lavoro esperti di lingue della Terra di Mezzo per adattare nomi e dialoghi: naturalmente nulla è ancora noto sull’identità di tali esperti e del loro lavoro. Ma qualcosa è già trapelato.

Una leggenda in tutte le lingue

Il 19 gennaio l’account Twitter di The Lord of the Rings On Prime ha diffuso un breve filmato di 14 secondi nel quale, in sequenza, scorre il titolo della serie tradotto in varie lingue:

Il tweet ufficiale con il filmato che presenta tutte le traduzioni del titolo.

Come si può notare, a concludere la serie è un’iscrizione in tengwar, il celeberrimo sistema di scrittura che gli Elfi finirono per diffondere presso tutti i popoli della Terra di Mezzo. Tra le versioni tradotte poteva forse mancare la lingua elfica? Ovviamente no, se si dà per scontato che la serie verrà prodotta con la cura dei dettagli che ci si aspetta per ogni opera derivata dal legendarium di Tolkien. E così, la dicitura conclusiva si rivela essere effettivamente in lingua Sindarin, l’idioma elfico più in uso nel periodo in cui è ambientata la serie.

L’analisi del titolo rivela che non mancano elementi interessanti. L’iscrizione in tengwar è vergata nel cosiddetto modo del Beleriand, per intenderci la stessa convenzione in cui è inciso il cartiglio sulla porta di Durin (le tengwar sono un sistema fonetico, non alfabetico, nel quale a ciascun segno viene fatto corrispondere un suono che può essere diverso da lingua a lingua, siccome non tutte le lingue comprendono tutti i suoni).

La prima riga recita Hîr i chorvath; in basso, le due parole in corpo più grande sono Corvath bâl – l’accento circonflesso indica che le vocali sottostanti vanno pronunciate allungandole sensibilmente. L’analisi puntuale mostra che non sono certo parole scelte a caso.

  • Hîr significa proprio “signore, padrone”, come riportato in varie fonti tra cui i Racconti Incompiuti e un paio di volumi della History of Middle-earth.
  • I chorvath significa “gli anelli”: gli autori hanno scelto di formare il plurale a partire da una parola ricostruita, *corf, soluzione proposta nei primissimi anni 2000 da Ryszard Derdziński (vedere https://tolkniety.blogspot.com/2022/01/g-i-p-rings-of-power-tengwar-and.html) e quindi ripresa da Helge K. Fauskanger, che la inserì nel suo lessico Sindarin Parviphith Edhellen pubblicato sul sito tematico Ardalambion. *Corf è l’equivalente della voce Quenya corma, che significa “anello” con particolare riferimento al gioiello da mettere al dito: -ath è il suffisso Sindarin che forma i plurali collettivi, la cui annessione a *corf induce una modifica nella grafia della consonante finale a produrre *corvath (nell’Appendice E a Il Signore degli Anelli è riportato che la F a fine parola rappresenta il suono V: pertanto, nel composto che si viene a creare annettendo la desinenza, trascrivendo nell’alfabeto ordinario si sostituisce la consonante). Un’altra mutazione è innescata dall’articolo: in Sindarin l’articolo determinativo singolare è i e ha forma plurale in, ma vige una regola secondo la quale la consonante finale -n se precede un’altra parola ne causa la mutazione della consonante iniziale, così in corvath -> i chorvath, che viene quindi a significare “(tutti) gli anelli”. In Sindarin costruzioni di questo tipo hanno valenza genitiva, per cui anche se letteralmente la frase è “Signore gli Anelli” il senso è “Signore (de)gli Anelli”.
  • Bâl è una ricostruzione di un derivato dalla radice etimologica protoelfica √BAL, che origina varie parole connesse all’accezione di “potere, essere potente, avere potere”. Pertanto la seconda parte del titolo, corvath bâl, si traduce con “(tutti gli) Anelli (di) Potere”.

In realtà bâl si ricollega più al concetto di “potere” come attributo divino (dalla stessa radice deriva anche il quenya Vala, pl. Valar, per intenderci…), ma evidentemente l’accezione è ritenuta sufficientemente elastica per adattarsi anche a questa intitolazione. Insomma, pur con qualche licenza, la scelta di Prime è in qualche modo anche un riconoscimento agli studi ormai più che ventennali sui modi di ricostruire le lingue elfiche secondo le regole desunte dagli scritti di Tolkien.

Altre iscrizioni con motivi elfici

Occhi più attenti hanno notato che, in realtà, di iscrizioni elfiche sono disseminati letteralmente tutti gli elementi del titolo, la cui forgiatura è descritta a pag. 2 e di cui si trova documentazione a pag. 3. Quando finalmente qualcuno con vista sufficientemente acuta (e in possesso di filmati del teaser in risoluzione sufficientemente alta…) ha potuto decifrare il frammento che poi si è rivelato essere Mîn ani Dúhaur. A tutta prima, tale formulazione fa un po’ storcere il naso: se ani è un elemento facilmente identificabile, essendo una preposizione articolata formata da an “per” e dall’articolo i, dunque a significare “per il”, per le altre parole il discorso si complica: mîn infatti, in una fonte piuttosto recente (Vinyar Tengwar n. 47), è detto significare “barriera o spazio tra due cose”; quanto a Dúhaur, pare sia un composto di “buio, oscuro” e di saur, che ove annesso a un’altra parola vede la sua consonante iniziale mutare divenendo haur, ma il cui significato è “cattivo riferito a cibo andato a male”, quindi “putrido”! Dunque tale rigo vorrebbe tradurre “Uno per l’Oscuro Sire”, ma ci sono due obiezioni: in Sindarin “uno” è min, con la vocale breve (mentre l’iscrizione mostra inequivocabilmente il segno della vocale lunga sulla ‘i’): inoltre, se è vero che Sauron era detto l’Aborrito, definirlo “Oscuro Putridume” non sembra certo in linea con l’epica della saga degli Anelli di Potere…

In realtà Derdziński, nell’articolo linkato sopra, ha rintracciato l’origine di tale dicitura: si tratta di una antica versione Sindarin dei Versi dell’Unico, risalente al 1977 e pubblicata in Vinyar Tengwar 13! Il testo di quella traduzione è:

Nel cherin di menel nin Erain Edhellath
Os ben rynd sernin Nogothrim ni thûr
Gwent an in Edain, ion amarth na guruth
Min an i Dúhaur, na borod din dûr 
Be-mBar Mordor, ias caedar Duath.
Min gor i-phain arad, min gor tu wad hain
Min gor i-phain teithad a remmad hain ben Fuin
Be-mBar Mordor, ias caedar Duath!

Ove, a dire il vero, Min compare con la vocale correttamente breve. Ricostruire gli elementi tradotti a distanza di tanti anni è problematico, poiché sebbene compaiano voci piuttosto riconoscibili come menel “firmamento”, Erain “re” (pl.), Edhellath come plurale collettivo di Edhel “Elfo” (il pl. ordinario sarebbe Edhil), Nogothrim “Popolo dei Nani”, amarth “fato”, guruth “morte” ecc., altre voci come cherin (presumibilmente per “anelli”) non hanno corrispondenti nel lessico elfico noto a oggi.

Sorvolando momentaneamente sul fatto che Derdziński afferma di essere stato rassicurato che il Poema che si vedrà nella serie non sarà lo stesso della versione del 1977, il che implica che abbia informazioni di prima mano delle quali verrebbe da chiedersi in che modo possa averle reperite (ma non è questo il contesto in cui tale indagine possa prender corpo), dall’immagine riepilogativa dei frammenti di pag. 3 emergerebbero i versi seguenti:

Cyr neledh di menel nin Edhil Erain
Odog vi gondgaith an Nogothrim thûr
[Neder an] … fîr Edain
Mîn an i Dúhaur [vi] archadh dîn dûr
vi gardh Mordor ias caedar úgelain

Di cui si può dire quanto segue:

  • cyr – pl. di cor “anello”, forma Sindarin attestata (cfr. Cormallen) e diversa dunque da *corf
  • neledh – “tre”
  • di – “sotto”
  • odog – “sette”
  • gondgaith – composto da gond “pietra” e dal pl. di gath “caverna”
  • thûr – apparentemente un pl. di tûr “signore”, ma sarebbe un pl. irregolare in quanto il pl. ordinario dovrebbe essere *tuir
  • fîr – “mortali”
  • archadh – variante di arahadhw “trono”
  • dîn – “silenzioso”
  • dûr – “oscuro”
  • vi – “in”
  • gardh – “regione”
  • úgelain – “tenebre”, composto dal prefisso privativo ú- e dal pl. di calan “luce del giorno”

Se taluni elementi sembrano complessi da interpretare, probabilmente in quanto ricostruzioni, la gran maggioranza denota comunque un ottimo lavoro di consultazione e reperimento delle fonti linguistiche. Questo corrobora l’ipotesi di partenza: pur non avendo ancora elementi per valutare la sceneggiatura e quindi la reale aderenza all’ambientazione così come nota dai libri, taluni dettagli sono curati con competenza e professionalità. Vedremo più avanti se lo stesso potrà affermarsi anche per quanto attiene le storie, i luoghi e i personaggi.

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