“La chiave d’oro” di George MacDonald – Intervista a Gianmarco Parodi

di Maria Laura Piro


Il nome di George MacDonald probabilmente non dice nulla a molti appassionati italiani di letteratura fantastica, eppure questo scrittore scozzese non solo era molto amato da J. R. R. Tolkien e C. S. Lewis (il quale considerava MacDonald come suo maestro), ma aveva anche un legame speciale con il nostro bel Paese.

Nato in Scozia nel 1824 da una famiglia di contadini, MacDonald fu prolifico scrittore di fiabe e romanzi fantastici. Inizialmente si laureò e insegnò matematica, per poi studiare teologia e divenire pastore di culto cristiano scozzese. Visse per vent’anni in Italia e viaggiò molto nel corso della sua vita; ciò non gli impedì di formare una famiglia numerosa con l’amata moglie Louisa, insieme alla quale conobbe la dolorosa perdita di quattro dei loro figli.

Abbiamo deciso di conoscere meglio questo scrittore e la sua influenza su Tolkien, Lewis e gli altri Inklings approfittando della recente uscita in una nuova edizione de La chiave d’oro: questa fiaba è un vero e proprio classico della letteratura fantastica e narra il viaggio di due bambini, uno dei quali trova, là dove finisce l’arcobaleno, una chiave d’oro. Il curatore, Gianmarco Parodi, ha accettato di raccontarci qualcosa su MacDonald e su questa nuova pubblicazione.


Benvenuto Gianmarco e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande!
Molti anni fa, a J. R. R. Tolkien venne chiesto di scrivere la prefazione per una nuova edizione di The Golden Key di George MacDonald. Di recente tu hai fatto la stessa cosa, scrivendo la prefazione e curando la nuova edizione italiana de “La chiave d’oro”. Cosa ha significato per te  questo lavoro?

Gianmarco Parodi

Innanzitutto grazie a voi per l’occasione e buongiorno a tutti. Insomma, quando l’editore Freddy Colt de Lo Studiolo Edizioni di Sanremo mi ha convocato nel suo ufficio (una perla nascosta nella parte più alta della città vecchia) pensavo volesse parlarmi di cose relative al gruppo di poesia che seguo. Invece avrei scoperto da lì a poco il grande incarico che voleva affidarmi. Curare la riedizione di uno degli autori che mi ha suggestionato di più in prima gioventù? Andava davvero oltre le mie aspettative. Leggo Tolkien e MacDonald da quando sono ragazzino, molte loro immagini sono diventate parte integrante del mio immaginario sia di lettore che di scrittore. Dare modo ad uno di loro di tornare sotto gli occhi del pubblico, in questo tempo, per me è una grande responsabilità e una grande gioia. Spero di aver fatto un buon lavoro.

Oggi MacDonald è considerato un precursore del genere fantastico o addirittura del fantasy. La letteratura fantastica non è certo fra le più apprezzate da parte della critica odierna: spesso la fiaba viene confusa con la favola, e sotto la dicitura “fantasy” sono raccolte pubblicazioni molto diverse fra loro. Secondo te, che differenza c’è tra genere fantastico, fiaba e fantasy?

Ci sono molti dibattiti in merito alla distinzione e alla nomenclatura di genere. Non dimentichiamo però che c’è sempre molto realismo nel genere fantastico e c’è sempre del fantastico (per forza di cose) nel genere realistico. Anche se riportiamo un fatto vero la memoria apporrà, per forza di cose, stralci di fantasia. Se volessi osare: tutto è letteratura “fantastica”. E dico fantastica un po’ come la definiva Rodari, o come la definisce Ende, che non amava il nome fantasy ma sosteneva che era più appropriato chiamarlo genere fantastico. Fiaba, favola, fantasy, romanzo di formazione, memoir e anche i saggi sono letteratura, e la letteratura in ogni sua forma ha una sola missione a mio avviso: trasmettere qualcosa a livello emotivo. Può farlo bene o farlo male. Ma questo non è un limite del genere, piuttosto lo è del talento dell’autore, no?

Perché un ministro del culto cristiano scozzese scriveva fiabe e poesie? Era una necessità innata per MacDonald o qualcosa che egli maturò nel tempo?

Senza entrare in merito alla sua vita, che è stata, come saprete dalla biografia, costellata di lutti e molto funesta, credo che il credere nel mondo dell’oltre, la ricerca di un significato, il professare l’esistenza di un “aldilà”, siano tutte cose che c’entrano molto con lo scrivere tanto quanto con l’essere un pastore. Scrivere è credere, non fuggire. MacDonald credeva molto, questo anche Tolkien. E non scrivevano per evadere, ma per capire. Avere una fede presuppone anche questo, scoprire, accettare, farsi testimoni di cose che gli altri non vedono. MacDonald ha potenziato la sua fede, secondo me, attraverso lo scrivere. Così come la sua scrittura è stata nutrita molto dal suo credere. 

Lo scrittore protestante Oswald Chambers (1874-1917) affermò che «è un’indicazione evidente della tendenza e superficialità del pubblico di lettori moderni che i libri di George MacDonald siano stati così trascurati». Cosa c’è di speciale nelle fiabe di MacDonald e cosa hanno da dire a noi lettori odierni?

In un presente consumistico e sempre meno mistico hanno da dirci proprio questo: che le cose non sono solo cose. Che ci sono altre cose, che si conoscono solo grazie ad una fede nelle cose. E che una volta varcata una soglia si diventa testimoni di questo. Di questi mondi, che poi sono specchi di ciò che siamo. Le fiabe di MacDonald hanno una superficie molto sottile, le si può prendere solo per semplici storie, ma chiunque lo legga e lo conosca un poco sa che non è così. I significati sembrano semplici eppure ognuno ne fa una sua esperienza. E questo il nostro vecchio buon autore lo sapeva, e lo sa, visto che arriva fino a noi, intatto.

Questa nuova edizione appartiene alla collana Il Circolo Inklings, anzi ne costituisce la seconda uscita. Che rapporto c’è fra MacDonald e gli Inklings?

MacDonald al tempo è stato un autore sicuramente conosciuto e stimato da tutti quei ragazzi. Come paternità ha influenzato soprattutto C.S. Lewis, mentre Tolkien in maniera minore seppur nelle loro letture collettive lo si cita. Lewis ne era un vero cultore e forse è quello che ne ha trasposto più l’eredità, soprattutto dell’ultimo MacDonald. Noi come casa editrice Lo Studiolo non pubblichiamo solo gli Inklings ma anche coloro che sono ruotati intorno alla figura degli Inklings e li hanno formati, i loro padri letterari soprattutto, sono i benvenuti.

Chi fu MacDonald per Tolkien e cosa possiamo trovare di MacDonald nelle opere del Professore?

Come dicevo prima non credo sia stato proprio il precursore diretto in linea genealogica di Tolkien, eppure fa parte delle letture giovanili del Professore, tanto che nelle sue opere vediamo una continuità con il “mondo sottile”. Al tempo (che bei tempi!) c’era una circolazione di idee a mio avviso molto più attiva e reattiva di oggi, anche se la velocità di diffusione e fruizione poteva essere minore. Le storie vulcanizzavano, venivano scritte in modo diverso da come si fa oggi. MacDonald, come Tolkien, è un autore continuo, quasi perenne, che continua a ispirare e lo farà ancora per molto tempo.

Nella prefazione che Tolkien scrisse per quest’opera affermò: «Qualcosa [de La chiave d’oro] almeno rimarrà nella vostra mente, come un’immagine bella o strana o allarmante e vi crescerà, e il suo significato, o uno dei suoi significati – il suo significato per voi – si dispiegherà, mentre anche voi crescerete». Qual è il significato di questa fiaba per te?

Che chiunque superi una soglia di conoscenza non può voltarsi indietro, la ricerca dell’origine dell’arcobaleno segnerà per sempre le menti di quei due bambini (noi tutti siamo quei bambini, ogni giorno) dopo essere entrati a conoscenza di cose ultraterrene non si può più tornare al terreno. Un po’ come Frodo, alla fine, che non tornerà più alla Contea. O per lo meno, per poco, giusto il tempo di… raccontare cosa ha visto e vissuto.

Qual è a tuo parere il capolavoro di MacDonald? E quale, fra le sue opere, quella che tu preferisci?

Ho letteralmente amato Lilith. Ha davvero segnato il mio immaginario in modo profondo. Ci sono libri che agiscono anche dopo molti anni che li si è letti e di questo a volte trovo tracce nel mio immaginario e nella mia produzione odierna. Sono molto grato a quel capolavoro.

Come mai in questa nuova edizione è stata mantenuta la traduzione di Giorgio Spina del ’78? È una traduzione ancora oggi valida?

Abbiamo sempre creduto Spina un ottimo traduttore e per noi questa è un’ottima traduzione. Lui è stato uno dei maggiori anglisti italiani e dunque non avremmo mai potuto sostituirci. Abbiamo anche tenuto i nomi dei protagonisti come lui stesso ha tradotto, c’è una ragione di coerenza, ma anche di magia.

Il nome di George MacDonald è poco conosciuto in Italia, eppure esiste un legame importante fra lo scrittore scozzese e il nostro Paese, che rende ancora più preziosa questa pubblicazione. Puoi raccontarcelo?

MacDonald ha passato gli ultimi giorni della sua vita in patria, ma poi ha voluto che le sue ceneri fossero traslate a Bordighera, provincia di Imperia, pochi chilometri da dove abito e dove ha la sede la nostra casa editrice. Qui aveva vissuto gli anni più belli della sua vita, aveva creato Casa Coraggio, primo polo culturale anglofono nella città delle palme quando il turismo invernale dall’estero stava intensificandosi. Bordighera era piena di artisti e letterati, una perla sul mare. Andate a vedere quanta gente importante del tempo aveva scelto questo luogo per farsi ispirare o per viverci. La sua semplice tomba, insieme alla moglie, è ancora nel piccolo cimitero dell’Arzilia. Ogni tanto lo passo a trovare…

Vuoi lasciare un saluto ai Tolkieniani Italiani?

Saluto tutte le persone di questo gruppo e spero di incontrarvi di persona una volta o l’altra, in questo mondo o in un altro.
Colgo l’occasione per dirvi che per la stessa collana stiamo lavorando alla prossima pubblicazione di un’altra fiaba di MacDonald: Il nettare magico, e sarà presto disponibile. Mentre per quanto mi riguarda… il mio prossimo romanzo Le tracce del fuoco uscirà in primavera con la casa editrice Piemme del gruppo Mondadori! A presto.


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SCHEDA LIBRO
Casa Editrice: Lo Studiolo;
Collana: Il Circolo Inklings;
Autore: George MacDonald;
Curatore: Gianmarco Parodi;
Traduzione: Giorgio Spina;
Postfazione: Alberto Nutricati;
Uscita: 21 Settembre 2021;
Prezzo: € 10,00;
Pagine: 88;
ISBN: 978-8885454545.

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