Will Sherwood: Una Festa a Lungo Attesa

di Will Sherwood


Prima di cominciare con il capitolo in sé, ho bisogno di fare un appunto sulla mia metodologia. Quando preparo un post, leggo il capitolo nella sua forma finale prima di tornare indietro alle varie versioni che Christopher Tolkien organizzò metodicamente nella History of Middle-earth in quelle che lui chiama Le Quattro Fasi della composizione. Ogni Fase è identificata da un rimando all’inizio del libro (Una Festa a Lungo Attesa), e io farò riferimento ad ogni Fase quando necessario.

Inoltre, Christopher sottolineò che c’è così tanto materiale dentro Una Festa a Lungo Attesa che «una presentazione completa di tutti i contenuti per questo singolo capitolo costituirebbe quasi un libro in sé» (Return of the Shadow, p. 4). Lo stesso può essere detto per altri capitoli, e tenendo questo a mente, non andrò assolutamente a condividere qualsiasi cosa incontrerò durante questo viaggio. Ciò che intendo identificare è qualche cambiamento o qualche idea che desidero approfondire particolarmente. Per ogni altra cosa, c’è la sezione commenti qui sotto dove potrete farmi altre domande!

Le prime tre Fasi formano The Return of the Shadow, e la Fase Quattro è presentata in The Treason of Isengard, The War of the Rings e Sauron Defeated. La Fase Uno includeva la prima stesura della trama da Hobbiton a Gran Burrone; Fase Due: un ritorno all’inizio che si estendeva solo fino a Sinuosalice; Fase Tre: un altro ritorno agli inizi, che raggiungeva Gran Burrone e si sviluppava fino a Moria; Fase Quattro: un ritorno conclusivo al principio che fu «Grandemente ristrutturato in certi passaggi, portando la storia alla sua forma finale in virtualmente tutti i suoi punti», e continuò attraverso gli altri libri (Treason, p. 19). Ciò non si riferisce alle pause temporali che Tolkien si prese negli anni ’40, ma piuttosto alle fasi iniziali di “arresto e inizio” nella narrativa, che si succedettero negli anni ’30 e agli inizi dei primi anni ’40. Essi sono interposti con Interrogazioni e Alterazioni e Nuove Incertezze e Nuove Proiezioni, che dettero spazio a Tolkien per buttare giù varie idee.

Ciò che mi è piaciuto de Interrogazioni e Alterazioni è stato l’uso delle domande da parte di Tolkien per stimolare la propria creatività: «Chi è Trotter (nome iniziale per Strider, Grampasso, n.d.t.)? Doveva aver avuto incontri spiacevoli con gli Spettri dell’Anello… Gli Elfi dovrebbero possedere anelli del Negromante?» (Return, pp. 223-225). Si può vedere come egli cercasse di “trovare” le risposte a questi quesiti.

1. Un cambiamento o due e i particolari

Capitolo 1: Una Festa a Lungo Attesa iniziò la sua esistenza come un manoscritto di cinque pagine che Tolkien scrisse tra il 16 e il 19 Dicembre 1937. A quel punto non era altro che un semplice sequel de Lo Hobbit, e nell’arco di tre giorni l’idea iniziale di basare questo sequel su Tom Bombadil (Le Avventure di Tom Bombadil fu pubblicato per l’Oxford Magazine nel 1934) si eclissò. Di questo testo esistono sette versioni, che vanno dalla Fase Uno alla Fase Quattro, e così le etichetterò.

Inevitabilmente, molto del capitolo si trasformò e cambiò seguendo la visione di Tolkien a proposito del romanzo, che passò dall’atmosfera fiabesca de Lo Hobbit all’estetica mitologico-arcaica de Il Signore degli Anelli. Un dettaglio che fece fatica a rimanere uguale nelle versioni fu l’età di Bilbo alla sua festa di compleanno. Nella prima versione, Bilbo compie settanta anni. Nella seconda ne compì settantuno, e successivamente settantadue nella terza; nella quarta versione, sparì prima del compimento dei suoi centoundici anni.

I cambiamenti d’età di Bilbo sono in parte dovuti all’introduzione del personaggio di Bingo (il precursore di Frodo), che, a seconda della versione che si sta consultando, ricopre la posizione di figlio di Bilbo (versione 2.5 e 3) o nipote dello stesso (dalla versione 4 in poi). Il personaggio comincia a prendere forma alla fine della seconda versione:

«Secondariamente, per celebrare i NOSTRI compleanni: il mio e quello del mio illustrissimo e nobile padre… Io ho 72 anni, egli 144. I vostri numeri sono scelti per onorare ciascuno dei suoi onorevoli anni.»

(Return, p.27)

Ci sono tre osservazioni da fare in merito a questa citazione. Primo, l’età di Bilbo cambia ancora; Secondo, Tolkien ha un modo incredibile di «utilizzare un manoscritto come matrice della versione successiva, ma senza correggerlo in modo coerente durante il processo»; e Terzo, Bilbo si sposa (un pensiero strano per chiunque abbia familiarità con la versione di Bilbo come uno scapolo incallito) (Return, p.27).

Il matrimonio di Bilbo fu concepito nella prima versione, dove egli annuncia agli ospiti della sua festa di compleanno che se ne andrà e che si sposerà (Return, p.14). Anche se era un’idea piuttosto ambigua (questa era infatti un'”esplorazione” di Tolkien dei possibili scenari), nella stessa versione Bilbo riflette che l’idea «gli venne in mente all’improvviso» e disse che sarebbe potuto succedere in futuro, se egli avesse trovato «una razza di Hobbit più rara e più bella da qualche parte» durante i suoi viaggi (Return, p.16).
C’è un collegamento tra questo post e il mio post precedente (Will Sherwood: il Prologo de “Il Signore degli Anelli”). In quello, menzionai l’interesse di Tolkien verso le differenze razziali tra le tre diverse specie di Hobbit.
Nel 1937, Tolkien aveva inizialmente immaginato una razza di Hobbit più esotica che Bilbo avrebbe potuto visitare. L’idea comunque non sopravvisse, poiché nella terza versione Bilbo si unì ad «una sposa proveniente dall’altro lato della Contea» (Return, p.29).

Nemmeno l’idea che Bilbo potesse sposarsi sopravvisse (come ben sappiamo). Bingo cambiò dall’essere figlio ad essere nipote nella quarta versione, che ci presentò il Bilbo scapolo che tutti conosciamo. Bingo continuò con i suoi cambiamenti. La sua età cambiò in diversi punti, ma il suo nome rimase lo stesso fino alla Fase Tre, quando finalmente cambiò. Tolkien decise per Frodo nelle Interrogazioni e Alterazioni che furono scritte tra la fine della Fase Uno e l’inizio della Fase Due. Egli annotò:

«Dunque Frodo (=Bingo) è il cugino di secondo grado di Bilbo dalle parti Tuc e Baggins della famiglia. Inoltre, il suo cognome proprio è Baggins. [Frodo cancellato] No – Sono ormai troppo affezionato a Bingo.»

(Return, p. 221)

Una differenza chiave tra le versioni iniziali e quelle pubblicate è l’importanza e il significato delle età di Bilbo e Frodo. Bilbo raggiunge i centoundici anni e si ritira a tutti gli effetti dalla sua vita nella Contea, sentendosi «come del burro spalmato su di una fetta di pane troppo grande». Fa i bagagli e lascia tutta la sua vita dietro di sé. Frodo, invece, raggiunge un numero importante: «la data della maggiore età»in Una Festa a Lungo Attesa.

Perché la narrazione funzionasse, Bilbo doveva far spazio a Frodo affinché raggiungesse l’età adulta e ricevesse la sua eredità – compreso l’Unico Anello. Questo è importante, perché molto, molto più tardi, in Il Fabbro di Wootton Major, al personaggio che dà nome al titolo sarà concesso di passare nel Faërie proprio perché ha con sé la stella. Allo stesso modo, Frodo si apre al mondo più vasto della Terra di Mezzo, che è «pericoloso» e «brulicante di insidie per gli incauti, e di prigioni per gli impudenti», proprio perché eredita l’Unico Anello da Bilbo (Fairy-Stories, p.27). È a causa dell’Anello che egli deve lasciare (per parafrasare William Blake) “l’innocenza” della Contea (la sua infanzia) ed esplorare il vasto mondo dell'”esperienza” (la Terra di Mezzo).

Tolkien, inoltre, incorpora la transizione del protagonista da Bilbo a Frodo nella struttura del capitolo, poiché non incontriamo Frodo né alcun dialogo da parte sua finché Bilbo non lascia Casa Baggins dopo la festa. Anche le sue prime parole racchiudono il significato del cambiamento che si sta verificando tra i due: «Se n’è andato?». Con questo momento, la narrazione passa da Bilbo, che si ritira, a Frodo, che è appena divenuto uomo. A questo punto vorrei che la mia copia di Maps of Meaning: The Architecture of Belief di Jordan Peterson fosse arrivata, perché ci sarebbe ancora molto da dire a questo proposito (in generale, non solo su Bilbo e Frodo), anche rifacendosi al lavoro di Carl Jung.

(segue a p. 2)

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