Il femminile in Tolkien /4

Cura, vita e morte.

Lisa Coutras [in Tolkien’s Theology of Beauty] è attenta al fatto che i personaggi tolkieniani canalizzano le loro energie o verso la guerra o verso la cura. E generalmente divide tali aspetti tra gli uomini e gli elfi che si incaricano della guerra e le donne e le elfe che si dedicano alla cura. Entrambi vanno in cerca di protezione, che sia tramite la lotta, la difesa armata, o per mezzo di trattamenti medicinali.

Ancora una volta la questione non è statica e transita tra i generi e molte volte un personaggio assume le due forze. Aragorn è un esempio chiaro: è un girovago che non ha paura delle battaglie e dopo aver vinto la guerra le sue mani che curano provano a tutti che sono le mani di un Re.

Éowyn dal canto suo, matura come donna, abbandonando le armi e la fama della battaglia, divenendo una dama che porta la cura per chi porta l’inverno nel suo cuore. Quando l’ombra cupa la abbandona e lei si arrende all’incanto di Faramir, esclama:

«Questa è Minas Anor, la Torre del Sole», ella disse; «e, guarda! l’Ombra è scomparsa! Non sarò più una fanciulla d’arme, né rivaleggerò con i grandi Cavalieri, né amerò soltanto i canti che narrano di uccisioni. Sarò una guaritrice, e amerò tutto ciò che cresce e non è arido»

J.R.R. Tolkien, Il Ritorno del Re, Libro II, Capitolo V. Il Sovrintendente e il Re

Éowyn è ormai fecondata dall’amore di Faramir e desidera dare la vita, non più la morte. Ella ritrova in sé stessa il suo lato femminile, e ora le sue sembianze non sono più quelle della pallidezza di una mattinata fredda, ma si avvicina al fiorire di un campo primaverile.

Jenny Dolfen, Éowyn and Faramir

Rosie Cotton, la sposa di Samvise è il più grande esempio di fertilità femminile e simbolicamente, dimostra l’immenso amore che un matrimonio ha per i suoi frutti. Ebbe 13 figli con Sam e questo significa, specialmente per gli Hobbit, salute, felicità, prosperità e longevità.

Così come dà la vita, la donna è anche colei che accompagna nell’ora della morte, che sia simbolica o reale. In molte culture la morte è un sostantivo femminile, come accade nei paesi di lingua portoghese (ma anche italiana. N.d.T.). Come le prefiche che sono chiamate a piangere sopra il defunto, è una caratteristica peculiare delle donne il lamento e il pianto davanti a colui/colei che soffre. Non come mero sentimentalismo o disperazione ma come purificazione e consacrazione.

Così è la valië Nienna, la cui principale caratteristica è piangere davanti alle sofferenze e farla trascendere nel sacro, trasformando la tristezza in saggezza. Ella porta cura spirituale e mostra che la morte non è la fine. Con lo stesso carisma di Nienna, Lúthien piange davanti all’inesorabile Mandos, implorando una nuova vita per il suo amato Beren. Con il suo canto di lamento, lei riesce a riavere la vita del suo amato e il costo è la sua stessa morte, che ancora è comunque molto distante. Allo stesso modo della sua antenata, Arwen abdica la sua immortalità per il suo amato. Come elfa sarebbe potuta andare nelle Terre Immortali con i suoi parenti e non perdere mai la vita, quantomeno fino a che il mondo materiale fosse esistito. Ma per amore di Aragorn lei sceglie di essere mortale e avere il destino degli uomini, ma diversamente dal suo amato il suo passaggio per questo mondo è mostrato in forma amara. La figlia di Elrond dimostrerà il dolore della perdita e del sacrificio alla morte, mentre il re di Gondor mostrerà la sua gloria come figlio di Eru nel suo ultimo momento.

Ma nonostante tutto la scelta di Arwen non è del tutto tragica agli occhi tolkieniani, al contrario è tipica di una vera fiaba: bisogna passare per il dolore della perdita per ottenere un vero finale felice. Per Tolkien la morte è un lascito di Ilúvatar, come un regalo: gli uomini non saranno sempre legati a questo mondo e le loro anime guadagnano un valore spirituale.

Jian Guo, Lament of the Evening Star, particolare

Lúthien e Arwen configurano il paradosso di amore cristiano: per guadagnare la vita è necessario perderla (Matteo 16, 25). Le due si distaccheranno da una vita in un mondo fisico per guadagnarla in un mondo soprannaturale. Il questo modo la Stella del Vespro chiude il ciclo dell’era degli Elfi e avvia l’era degli Uomini. Lei come Lúthien simbolizza la capacità femminile di dare la vita per colui che ama, morendo poco alla volta per far si che nasca l’amore trascendente.


© 2020 by Cristina Casagrande. Tradotto con il permesso dell’autore. L’articolo originale in portoghese brasiliano si può trovare qui

Traduzione di Paolo Sonis

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