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Tolkien traduttore: indagini di traduttologia tolkieniana

A cura di Giuseppe Scattolini ed Enrico Spadaro


John Ronald Reuel Tolkien fu prima di tutto un grande filologo: le parole e le lingue erano il suo pane quotidiano. Lingue che si evolvevano lungo la loro storia, lingue vicine e lingue lontane, lingue che dovevano essere tradotte. Perché Tolkien fu anche un grande traduttore: occupandosi d’antico e medio inglese, era per lui necessario tradurre in inglese moderno, rendere secondo la lingua contemporanea quei testi antichi che tanto lo avrebbero ispirato come futuro autore e creatore di mondi e linguaggi. È forse dalla traduzione in inglese moderno del poema Beowulf che sembra avere inizio la grande produzione letteraria tolkieniana; e a questa sua prima impresa, il professore di Oxford dedicò pure uno studio, Tradurre Beowulf, in cui spiegava ed argomentava le proprie scelte e rifletteva sulle difficoltà della traduzione.

Diviene pertanto utile dedicare una raccolta di saggi al Tolkien traduttore: al suo modo di tradurre, ai criteri che adoperava, alle scelte che ne contraddistinguevano lo stile e che inevitabilmente avrebbero influenzato la sub-creazione. L’interesse di Tolkien verso la traduzione era molteplice e peculiare; inoltre, la rapida diffusione in tutto il mondo de Il Signore degli Anelli lo spinse presto a stilare delle indicazioni riguardanti la nomenclatura della stessa opera per chi si sarebbe cimentato nel rendere nella propria lingua il romanzo. Diversi Paesi possono vantarsi oggi di possedere più di una traduzione delle avventure di Frodo e dell’Anello, fornendo così nuovi elementi di riflessione alla traduttologia tolkieniana. La presente miscellanea si propone pertanto d’indagare in maniera incrociata e da un punto di vista comparatistico la pratica traduttiva dell’opera di Tolkien alla luce del pensiero dell’autore in materia di traduzione stessa.

Sono particolarmente richiesti contributi che indaghino:

  1. Le metodologie traduttive di cui Tolkien fece uso nelle sue traduzioni e che egli stesso stabilisce nella saggistica, con particolare attenzione al saggio Tradurre Beowulf;
  2. I criteri traduttivi che Tolkien diede ai traduttori delle sue opere, in special modo nella nomenclatura e nelle Appendici de Il Signore degli Anelli;
  3. L’utilizzo di tali metodologie e criteri nelle traduzioni delle opere di Tolkien nella lingua del proprio paese;
  4. La possibilità di applicare tali metodologie e criteri nelle future traduzioni delle opere di Tolkien nella lingua del proprio paese.

Il Call for Papers è internazionale e aperto ai Tolkieniani di tutto il mondo: è richiesta e auspicata la partecipazione di linguisti e traduttori da ogni parte del globo. I saggi verranno pubblicati in due lingue, inglese e italiano, da case editrici accuratamente scelte. Coloro i quali avessero bisogno d’assistenza in merito alla traduzione del proprio saggio dall’italiano all’inglese e viceversa possono contattare i curatori. Chiunque desideri pubblicare il presente volume nella propria lingua, è incoraggiato a farlo scrivendo ai curatori e prendendo accordi con essi a tal fine.

La lunghezza massima dei contributi è di circa 6500 parole o 40 mila caratteri, note, bibliografia e spazi non inclusi nel computo. Si richiede l’invio degli abstract di massimo 300 parole o 2000 caratteri entro e non oltre dicembre 2021; la consegna dei saggi è prevista per maggio 2022. I saggi andranno scritti secondo i criteri editoriali che verranno indicati ai partecipanti via e-mail. Le citazioni non devono superare il 15% del conteggio di parole/caratteri totali dell’articolo. Il materiale coperto da copyright va evitato a meno di avere il permesso di pubblicazione.


Di seguito gli indirizzi email cui inviare le proposte dei contributi:

Enrico Spadaro: henryspad7@icloud.com
Giuseppe Scattolini: giuseppescattolini@gmail.com


Tolkien as a translator: investigations on Tolkien translation studies

Edited by Giuseppe Scattolini and Enrico Spadaro


John Ronald Reuel Tolkien was first and foremost a great philologist: words and languages were his bread and butter. Languages that evolved throughout their history, languages near and far, languages that had to be translated. Because Tolkien was also a great translator: dealing with Old and Middle English, it was necessary for him to translate into modern English, according to contemporary language, those ancient texts that would inspire him so much as a future author and creator of worlds and languages. It is perhaps from the translation into modern English of the poem Beowulf that Tolkien’s great literary production started; and to this first translation work, the Professor also dedicated a study, Translating Beowulf, in which he explained and argued his choices and reflected on the difficulties of translation.

Therefore, it turns to be useful to devote a collection of essays to Tolkien as a translator: to his way of translating, to the criteria he used, to the choices that distinguished his style and that inevitably influenced his sub-creation(s). Tolkien’s interest in translation was manifold and peculiar; moreover, the quick success of The Lord of the Rings around the world soon prompted him to draw up guidelines on the nomenclature of the work itself for those who would attempt to render the novel in their own languages. Several countries may now boast of having more than one translation of the adventures of Frodo and the Ring, thus providing new elements for reflection in Tolkien translation studies. This miscellany therefore aims to cross-examine, from a comparative point of view, the translation practice of Tolkien’s work in the light of the author’s thoughts on translation itself.

Contributions are particularly requested that investigate:

  1. The translation methodologies that Tolkien used in his translations and that he establishes in his non-fiction works, with particular attention to the essay Translating Beowulf;
  2. The translation criteria Tolkien gave to the translators of his works, especially in the “Nomenclature” and “Appendices” of The Lord of the Rings;
  3. The use of such methodologies and criteria in translating Tolkien’s works into the language of one’s own country;
  4. The possibility of applying these methodologies and criteria in future translations of Tolkien’s works into the language of one’s own country.

This Call for Papers is international and open to Tolkienian scholars and fans from all over the world: the participation of linguists and translators from is requested and welcomed. Essays will be published in two languages, English and Italian, by carefully selected publishers. For those who need assistance in translating their essays from Italian into English and vice versa, please contact the editors. Anyone wishing to publish this volume in their own language is encouraged to do so by writing to the editors and making arrangements with them for this purpose.

The maximum length of contributions is about 6500 words, notes, bibliography and spaces not included in the calculation. Abstracts of no more than 300 words are requested before December 2021; essays are due in May 2022. Essays should be written according to the editorial criteria that will be indicated to the participants via e-mail. Citations should not exceed 15% of the total word/character count of the article. Copyrighted material should be avoided unless you have permission to publish.


Email addresses to which proposals should be sent:

Enrico Spadaro: henryspad7@icloud.com
Giuseppe Scattolini: giuseppescattolini@gmail.com