Percorrendo la Trilogia: le Iscrizioni con Daniel Reeve

di Francesca Marini e Sebastiano Tassinari


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In occasione dei vent’anni dall’uscita de Il Signore degli Anelli al cinema, proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta della trilogia di Peter Jackson. Stavolta abbiamo come intervistato un ospite eccezionale: non un solo un esperto sul tema come nei casi precedenti, ma proprio una persona che ha lavorato nella produzione dei film. Siamo lieti di potervi offrire un’intervista a Daniel Reeve, il calligrafo che ha realizzato la maggior parte delle iscrizioni che si trovano nei film: libri, mappe, cartelli, incisioni…


Grazie per averci concesso questa intervista Daniel! Partendo dalla nostra domanda di rito: come e quando hai conosciuto Tolkien?

Quando avevo circa tredici anni, mio fratello maggiore lesse Lo Hobbit, e mi disse che era bello, e che avrei dovuto leggerlo – così ovviamente lo feci. Poi passò a Il Signore degli Anelli e disse che dovevo leggere anche quello. Naturalmente lo lessi, e mi appassionai, e lessi anche tutte le Appendici, così come Il Silmarillion e altre opere di Tolkien, e cominciai a scrivere con le rune e in tengwar.

Ho anche tagliato in tre parti il volume unico in brossura di mio fratello de Il Signore degli Anelli, e ne ho fatto delle nuove copertine. (vedi foto) Quindi, come potete vedere, il mio amore per la calligrafia e l’arte è iniziato molto tempo fa.

Gli antenati del lato paterno di Tolkien erano maestri incisori, ed anche il nonno John Suffield per mostrare la sua abilità scriveva tutto il Padre Nostro in un cerchio grande quanto una moneta da sei pence. Tolkien secondo te ha ereditato questo talento? Così come cercava l’eufonia per le lingue elfiche, i suoi alfabeti si prestano bene agli esercizi calligrafici?

Tolkien ha realizzato delle ottime opere d’arte e di calligrafia. Aveva un buon occhio per definire un aspetto armonioso nei pezzi che scriveva, nei suoi vari alfabeti, così come nei suoi disegni e motivi ornamentali. Penso che i suoi alfabeti funzionino bene come esercizi calligrafici e come buoni modelli didattici per inventare sistemi di scrittura.

Prima di lavorare ai film di Peter Jackson, come hai coltivato la tua passione? Quali alfabeti e testi ti divertivi a riprodurre?

Mi piaceva esercitarmi con la scrittura onciale (grazie alla mappa della Terra di Mezzo sul muro della mia camera da letto – quella disegnata da Pauline Baynes), e quella gotica. Ho imparato molto dal libro Speedball Textbook. E da quei primi giorni, ho coltivato l’amore per il corsivo, per la manipolazione della penna, per le maiuscole romane con pennello, per la calligrafia orientale; così come ho rivisitato le scritture unciale e gotica.

Infine, in Nuova Zelanda, dove tu vivi, è nata un’intera industria cinematografica con un solo scopo: girare Il Signore degli Anelli. Come sei entrato a far parte del progetto?

Ho scritto una lettera alla compagnia cinematografica, suggerendo che avrei potuto fare qualche lavoro di calligrafia per loro, e ho allegato un esempio di alcune scritte elfiche (vedi foto). Il telefono squillò immediatamente, e mi chiesero di andare a parlare con loro negli studi cinematografici. Sono venuto via da quel colloquio con il compito di fare le calligrafie per Il Signore degli Anelli. Più tardi, questo si è allargato fino ad includere la realizzazione di tutte le mappe. Dopo le riprese, sono stato coinvolto con la New Line Cinema, creando il lettering per il loro merchandising e dare la linea guida alla pubblicità, così come la famosa mappa della Terra di Mezzo.

Hai realizzato davvero tanti manoscritti per la trilogia. Avevi delle scadenze molto serrate? Hai lavorato agli oggetti di scena in un ordine simile a quelli con cui essi appaiono nei film?

I film sono spesso girati in ordine sparso. Per esempio, se si costruisce il set di Casa Baggins, si gira tutto quello che succede lì, non importa quando quelle scene appaiono nella trilogia. Le scadenze sono quasi sempre strette; realizzavo tutti gli oggetti di scena e poi quanti più pezzi di scenografia possibile, nel tempo disponibile prima che si girasse su un determinato set.

Come sono state girate le scene in cui qualcuno scrive secondo le grafie da te ideate? Ian Holm ed Elijah Wood aggiungevano solo le ultime lettere a pagine già preparate da te?

Ho fatto delle sessioni sia con Elijah Wood che con Ian Holm, per insegnare loro come scrivere con la penna d’oca e come scrivere nello stile adatto al loro personaggio. Entrambi sono stati studenti eccellenti. Ho pre-scritto numerose copie delle pagine su cui avrebbero scritto. Ed ero sul set mentre scrivevano davanti alla telecamera, per offrire qualsiasi consiglio e supporto dell’ultimo minuto. Ricordo che Elijah scrisse le ultime parole della frase: «Fu la cosa più coraggiosa che avesse mai fatto» alla fine del Libro Rosso, e poi aggiunse: «by Frodo Baggins”» per completare il frontespizio. Ian Holm ha scritto: «Concerning Hobbits» all’inizio del libro. Per la trilogia de Lo Hobbit ho fatto tutta la scrittura da solo.

Tra gli oggetti che hai dovuto realizzare ci sono molte mappe: la Terra di Mezzo, le Terre Selvagge ed Erebor, la Contea… È stato emozionante dare concretezza geografica al mondo di Tolkien come fece suo figlio Christopher?

Assolutamente – questa è stata una gioia assoluta per me! Le mappe che appaiono in libri come Il Signore degli Anelli aggiungono sempre molto all’esperienza della lettura del testo. Sono molto felice che le mie mappe si siano aggiunte alla struttura che rende la Terra di Mezzo un luogo reale nell’immaginazione di chi legge i libri e guarda i film.

Nel film, gli Hobbit e gli Uomini scrivono con caratteri latini, ma poi hai dovuto realizzare iscrizioni in tengwar e cirth. Hai seguito pedissequamente le informazioni date da Tolkien o ti sei trovato a dover apportare integrazioni o modifiche per traslitterare la lingua inglese?

Ho usato ciò che avevo raccolto dai testi di Tolkien, traslitterando secondo i suoi esempi come meglio potevo, con alcune invenzioni per facilitare la scrittura in inglese. Alcuni pezzi chiave sono stati scritti nella loro lingua appropriata, come l’iscrizione sulla tomba di Gilraen in elfico. Da allora ho imparato più cose sull’argomento di quanto sapessi allora, quindi realizzereo alcune cose in modo diverso se dovessi farlo oggi.

Il Libro di Mazarbul presenta l’aspetto consunto con cui Tolkien stesso avrebbe voluto inserirlo nel romanzo. Come veniva simulato l’invecchiamento degli oggetti di scena? Tu stesso contribuivi al processo?

Naturalmente! Per lo più uso l’acquerello, in diversi passaggi, per ottenere effetti di invecchiamento, oltre a varie pieghe, sgualciture, abrasioni e altre tecniche di “distressing”. A volte uso gli acrilici, se il pezzo lo richiede.

Altre iscrizioni presenti nel film, ma non su “pergamena”, sono state realizzate da David Salo. La vostra collaborazione è stata molto stretta? Ti sei dovuto confrontare con altre persone dello staff, ad esempio i concept artist John Howe ed Alan Lee?

Non ho mai incontrato David Salo, anche se credo che ci siamo scambiati un paio di e-mail. È un po’ sorprendente che le nostre strade non si siano incrociate di più. Ho lavorato con Alan Lee diverse volte su Il Signore degli Anelli, e sia con lui che con John Howe su Lo Hobbit, e con John su diversi altri progetti da allora.

C’è un qualche pezzo che hai realizzato di cui vai particolarmente fiero, con una storia unica alle spalle? Magari qualcosa che non è stato inquadrato nemmeno nella versione estesa dei film?

Il Libro Rosso è stato speciale per me, per diverse ragioni: il tempo trascorso a ideare gli stili di scrittura per Bilbo e Frodo, a tagliare le penne e a perfezionare il loro uso, e la libertà che mi è stata data di scrivere il libro con le mie parole, come Bilbo e come Frodo, e di aggiungere illustrazioni e mappe e abbellimenti come ho ritenuto opportuno (vedi foto). Incontrare e addestrare Elijah Wood e Ian Holm, come parte della sua realizzazione. E avere il tempo sufficiente per realizzarlo correttamente, invece di avere fretta. In realtà avevo scritto le prime sei pagine o giù di lì prima di rendermi conto che stavo scrivendo sul retro del libro – non l’avevo mai girato e visto il disegno della copertina! Per fortuna il responsabile degli oggetti di scena ha fatto rimuovere la copertina, l’ha girata e ha rilegato il blocco di pagine al suo interno, e ho continuato come se non fosse successo nulla.

Stai lavorando ad altre produzioni cinematografiche che verranno rilasciate in futuro?

Ahh, questa è una domanda a cui non posso rispondere. Lascio a voi l’interpretazione di questa ‘non risposta’… 😉

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