“Passaggio nella Terra di Mezzo”: report

di Manuel Pezzali


Si è chiuso, alcuni giorni fa, il ciclo d’incontri “Passaggio nella Terra di Mezzo”, una parentesi culturale che ha occupato tre settimane d’Avvento, durante le quali il pubblico, sempre ben presente e propositivo, ha potuto partecipare a una serie d’interventi dedicati all’opera, alla vita e al pensiero di J.R.R. Tolkien, in relazione al tema dell’attesa e del passaggio.

Gli incontri, organizzati dalla Parrocchia di San Rocco Confessore, con l’impegno in prima persona del parroco e docente universitario – nonché appassionato lettore di Tolkien – don James Organisti, si sono tenuti in un’ambientazione assai suggestiva, il Santuario della Madonna della Castagna, nella frazione bergamasca di Fontana, al crocevia tra i comuni di Paladina, Valbrembo e Bergamo.

L’iniziativa è stata condotta e promossa in sinergia con la comunità dei Tolkieniani Italiani e ha ricevuto supporto sia dalla redazione di Tolkien Italia che dell’emittente Radio “La Voce di Arda” per quanto riguarda la diretta streaming degli interventi – ora disponibili integralmente in questa playlist sul canale YouTube di Tolkien Italia e sulla pagina Spreaker della Radio (secondo e terzo intervento).

Giovedì 2 dicembre, a partire dalle ore 20.30, è andato in scena il primo incontro che ha visto come relatore Mauro Toninelli, docente di religione e giornalista, con alle spalle una lunga esperienza nel campo degli studi tolkieniani; basti pensare alla sua partecipazione senza soluzione di continuità a conferenze e seminari – tra cui il più recente “Tree of Tales” del Meeting di Rimini -, ma soprattutto a pubblicazioni come il volume Colui che raccontò la Grazia (Cittadella, 2019).

Ed è stato proprio a partire dal titolo della sua opera che Toninelli ha colto l’occasione per proporre il suo intervento, incentrato sui risvolti religiosi della poetica tolkieniana (con particolare riferimento a Il Signore degli Anelli), su quegli elementi che, seppur non esplicitamente dichiarati dall’autore, sono «assorbiti» nel simbolismo dell’opera.

Toninelli ha descritto con precisione tre aspetti ripresi direttamente dal titolo del volume e dell’intervento: la vita di Tolkien e la sua fede (Colui), le caratteristiche e la specificità del mezzo espressivo usato per descrivere il suo universo sub-creativo (che raccontò), l’oggetto, sottinteso ma evidente, del suo racconto (la Grazia). Una Grazia che – ricorda Toninelli citando le Lettere di Tolkien – è la cifra del successo morale di Frodo, a fronte del suo fallimento effettivo nell’intreccio narrativo. L’Anello viene distrutto per una Grazia concessa a Frodo, ma quest’ultimo, specifica Toninelli, la Grazia se l’è meritata in precedenza, avendo avuto rispetto e avendo risparmiato la vita di Gollum quando avrebbe potuto ucciderlo.

L’elemento cristiano non è sfacciatamente espresso sotto forma di allegoria, ma si rivela e si svela come un sostrato simbolico teso a riempire di significato etico e spirituale le azioni dei personaggi. Nella conclusione eucatastrofica dell’intreccio risuona, infatti, tutta la formazione cattolica del professor Tolkien, il quale, del resto – come ben ravvisato da Toninelli – afferma che l’eucatastrofe della storia dell’Uomo – il rivolgimento positivo che risolleva le sorti della condizione umana – si sia avuto proprio grazie a un evento dal significato storico-religioso fondamentale, ossia la nascita di Gesù Cristo.

Il secondo intervento, tenutosi nella serata di giovedì 9 dicembre, ha avuto, invece, come relatrice Marta Tamborini. Coordinatrice dei Tolkieniani Italiani, Tamborini ha una formazione giuridica e traduttologica e, oltre a essere una lettrice di Tolkien fin dalla più tenera età, insegna presso il laboratorio di Traduzione e Interpretariato dell’Università IULM di Milano.

Il tema dell’attesa e del valore dell’attesa nelle relazioni – in particolare nelle relazioni amorose – è stato il cuore dell’intervento di Tamborini, la quale ha intravisto in esso un importante filo conduttore che lega la biografia e la bibliografia tolkieniane, se è vero che molto della vita del Professore è stato infuso simbolicamente nelle vicende del suo universo di fantasia. A partire dalla complessa e tormentata – soprattutto al suo nascere – storia d’amore con Edith Bratt, destinata poi a diventare la signora Tolkien, Tamborini ha analizzato alcuni episodi e le relazioni di alcuni personaggi cruciali all’interno del legendarium tolkieniano. Prendendo in esame storie come quelle di Aragorn e Arwen o, ancora, analizzando una delle grandi storie della Prima Era, la vicenda di Beren e Lúthien – così intimamente legata alla vita dei coniugi Tolkien – Tamborini ha riflettuto soprattutto sulle scelte linguistiche e sul modo in cui Tolkien ha espresso, con curata raffinatezza stilistica, l’idea dell’attesa e l’espressione del sentimento. L’intervento, impreziosito da numerosi riferimenti ai testi e da un costante parallelo con la vita di Tolkien, ha incluso anche un altro tipo di linguaggio legato all’amore, quello paterno e famigliare che il Professore riversava sui propri figli, e che è stato espresso in maniera originale, vivida e fanciullesca nelle sue Lettere da Babbo Natale.

A conclusione del ciclo di incontri, giovedì 23 dicembre, l’intervento di Manuel Pezzali, scrittore e docente di italiano e inglese. Coordinatore dei Tolkieniani Italiani e redattore del sito di Tolkien Italia, Pezzali ha una formazione filosofico-letteraria e, nel corso degli anni, ha approfondito lo studio delle opere di autori quali Marcel Proust, Joseph Conrad, Cesare Pavese, Jorge Luis Borges, Franz Kafka, Fëdor Dostoevskij e, per l’appunto, J.R.R. Tolkien.

Il punto di partenza dell’analisi di Pezzali è stata l’annosa questione della “natura” del Male, che trova sì in Tolkien una sua formulazione precisa e ben riconoscibile, ma che comunque rivela un debito nei confronti di una certa tradizione di pensiero. Riflettendo in prima battuta sulle caratteristiche della cosmogonia tolkieniana e sull’importanza della musica nell’Ainulindalë – messa in relazione con quel topos filosofico-astronomico che è la “Musica delle Sfere” – Pezzali ha preso in considerazione il modo in cui Tolkien descrive i suoi antagonisti: personaggi malvagi non per natura, ma per deformazione, corruzione, deviazione rispetto a un originario progetto di Bene. In questo, Tolkien opera sulla scorta di pensatori come Agostino e Tommaso, i quali ritenevano che il Male non potesse essere inteso come “sostanza”, ma solo come privazione e degradazione di Bene. Le figure di Melkor/Morgoth e di Sauron vengono appunto prese in esame come testimonianze di questo processo di decadimento, come exempla di una “Caduta” fatale, una caduta molto simile a quella che si ritrova nella vicenda biblica di Lucifero, ripresa poi in maniera poeticamente eccelsa da John Milton nel Paradiso Perduto.

«Sono stati tre incontri decisamente positivi e stimolanti » commenta don James Organisti «per la varietà e la ricchezza dei temi trattati, soprattutto se penso che sono tutti relatori giovani e che portano avanti questo loro interesse con grande passione. L’intervento di Toninelli ha messo in evidenza un elemento che mi ha colpito molto: il fatto che, nell’opera di Tolkien, da un atto di pietà – quello compiuto da Frodo nei confronti della creatura Gollum – sia possibile ritrovare la presenza di Dio nella Storia. Perché, dopotutto, la storia della Terra di Mezzo non è altro che la nostra Storia. Le parole di Marta Tamborini ci hanno fatto riflettere su un linguaggio dell’Attesa inteso non tanto in senso teologico, quanto come linguaggio rivolto all’amore e all’esplicitarsi dell’amore. Una chiave di lettura particolarmente calzante per il periodo appena trascorso, poiché il tempo dell’Avvento è il tempo degli amanti. Con Pezzali, infine, abbiamo visto che, in Tolkien, il Male non puoi coincidere con l’Assoluto, il quale è da intendersi come un “compimento” della vita dell’uomo, non una “distruzione”. Come emerge dalle figure negative della mitologia tolkieniana, il Male non può avere una sua sostanza, perché è solo una imitazione malriuscita dell’Assoluto».

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