Necrologio per Italo Benati

di Giuseppe Scattolini


Cari fratelli e sorelle tolkieniani,

il giorno 7 giugno 2021 è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari e a tutta la comunità tolkieniana un grande uomo di nome Italo Benati.

Italo Benati

Nella nostra famiglia lo conoscevano tutti perché non mancava mai a un incontro in presenza, al costo di farsi centinaia di chilometri di strada per un’ora di relazione, ed era sempre presente alle puntate radiofoniche. Se tutti i tolkieniani fossero come lui, le sale sarebbero sempre piene ed il gaudio sarebbe pieno. È bello però ritrovarsi, anche solo virtualmente, per ricordare una persona che non c’è più, perché noi siamo davvero una famiglia.

Questa non è solo una parola, il mio non è solamente un discorso scritto. Non per chi vive davvero il mondo tolkieniano e lo frequenta dal vivo. Non per quelle persone che, come Italo, erano sempre lì ad ascoltare gli incontri, a fare domande, a fermarsi per fare due chiacchiere alla fine, a fare un brindisi conclusivo: facemmo così il 25 gennaio 2020 a Castelfidardo, l’ultima occasione in cui lo vidi prima del Covid. Fu lui stesso a portare un eccellente liquore al basilico fatto in casa.

Chi ha conosciuto Italo, sa cosa significano le mie parole: che i tolkieniani sono una famiglia. Chi questo non lo sa, dovrebbe impararlo. E lo faccia insieme a noi, perché tutti, tutti quanti dovremmo andare a scuola da questo grande maestro di virtù, di umiltà, di bontà, di passione e di amore.
Italo faceva parte della vecchia guardia dei tolkieniani, coloro che ricordano i primi tempi, prima dei film di Peter Jackson, quando ancora c’era Rusconi che pubblicava Tolkien e Il Signore degli Anelli veniva pubblicato con la traduzione di Alliata nella classica copertina gialla morbida con tanto di paesaggio bucolico sul fronte.

Io tante volte mi sono permesso di dire che in cinquanta anni di mondo tolkieniano italiano si sono fatti tanti errori. Tuttavia, dal passato ci è venuta anche tanta luce. E come sempre questa luce proviene dai luoghi più impensati, cioè dalle persone semplici. Queste leggevano Tolkien con innocenza, se ne innamoravano, intuivano immediatamente la verità del testo ed i temi e le proposte culturali e morali di cui si fa portatore, quali la misericordia, la speranza, la provvidenza, la libertà, e non potevano più farne a meno. Italo era una di queste persone: si era innamorato della luce e tramite il suo sorriso e la sua persona la custodiva e la donava agli altri. Non teneva mai niente per sé, ma sempre tutto dava, come quel liquore al basilico che ci offrì quella sera di gennaio.

Sì fratelli e sorelle, penso che dovremmo prendere tutti quanti Italo Benati come esempio perenne delle persone che dovremmo essere, perché Italo aveva capito qual è il dono che aveva ricevuto e che tutti riceviamo: amare con semplicità, essere una famiglia e tenere sempre presente che l’unico perché della nostra esistenza è quello di essere dei portatori di luce.

Sarà nella sua memoria che i Tolkieniani Italiani, e me in prima persona, proseguiranno il loro lavoro: da tre anni ormai abbiamo preso a cuore la casa dove abita la nostra famiglia tolkieniana. Stiamo pulendo, ristrutturando, costruendo nuove ali, accogliendo sempre più persone e propagando più che possiamo l’amore per Tolkien. Se qualcuno di coloro che fanno parte dei nostri gruppi, delle nostre pagine, che legge i nostri post o i nostri articoli o ascolta la webradio La Voce di Arda, ha mai visto entrare nella sua vita un po’ di luce, sappia che non era nostra: era quella stessa luce di cui Italo si era innamorato e che viene dai testi tolkieniani:

Lei parla di una «saggezza e una santità» nel Signore degli Anelli «che sono di per se stesse un potere». Mi ha profondamente commosso. Niente del genere mi era mai stato detto prima. Ma per uno strano caso, proprio mentre stavo iniziando a scrivere questa lettera, un uomo mi ha detto, un uomo che si definiva «un non credente, o nella migliore delle ipotesi uno i cui sentimenti religiosi albeggiavano in ritardo e vagamente»… «ma Le», mi ha detto, «ha creato un mondo che sembra pervaso da una fede che non proviene da alcuna fonte visibile, come se una luce splendesse ma senza che si veda la lampada». Io posso solo rispondere: «Della sua saggezza nessun uomo può essere giudice. Se la santità pervade il suo lavoro o lo illumina come una luce non viene da lui, ma attraverso di lui. E nessuno di voi due l’avrebbe intuita in questo modo a meno che non sia anche dentro di voi.

(J.R.R. Tolkien, lettera 328, traduzione de Grandis)

Questa era la luce di cui Italo si era innamorato. Che possa guidarci con gentilezza, lui verso la Casa del Padre, noi in questa vita:

Guidami Tu, Luce gentile,
attraverso il buio che mi circonda,
sii Tu a condurmi!
La notte è oscura e sono lontano da casa,
sii Tu a condurmi!
Sostieni i miei piedi vacillanti:
io non chiedo di vedere
ciò che mi attende all’orizzonte,
un passo solo mi sarà sufficiente.


Non mi sono mai sentito come mi sento ora,
né ho pregato che fossi Tu a condurmi.
Amavo scegliere e scrutare il mio cammino;
ma ora sii Tu a condurmi!
Amavo il giorno abbagliante, e malgrado la paura,
il mio cuore era schiavo dell’orgoglio;
non ricordare gli anni ormai passati.


Così a lungo la tua forza mi ha benedetto,
e certo mi condurrà ancora,
landa dopo landa, palude dopo palude,
oltre rupi e torrenti, finché la notte scemerà;
e con l’apparire del mattino
rivedrò il sorriso di quei volti angelici
che da tanto tempo amo
e per poco avevo perduto.

(J.H. Newman, Guidami luce gentile, traduzione da GliScritti.it)

Dopo le due citazioni di Tolkien e Newman, proseguo con una di Chesterton, per onorare appieno Italo, che amava tutti e tre questi grandi autori:

“La notte sarà tre volte più buia su di te e il cielo diventerà un manto d’acciaio. Sai provar gioia senza un motivo, dimmi, hai fede senza una speranza?”

Il commento di Annalisa Teggi a questa frase:


Parafrasando il discorso di Maria: se ciò che ti interessa sapere è “come andrà a finire questa faccenda?”, te lo dico: andrà peggio di quello che ti aspetti («il cielo si fa già più scuro, la notte sarà tre volte più buia su di te»). La Madonna non vuole essere confusa con una fattucchiera, non elargisce oroscopi e previsioni. Quello che Lei porta è più solido di un diamante. Perché la speranza non ha le sue radici sull’esito degli eventi futuri; sperare è qualcosa che mi deve fare stare in piedi nel qui e ora dell’incertezza, anche al cospetto della consapevolezza che domani sarà peggio.

(Frase di Chesterton e commento di Annalisa da Aleteia, consiglio vivamente di leggere l’articolo per intero, qui)

Non penso che come chiusura al nostro necrologio ed a commento di queste parole di Chesterton possa esserci di meglio di queste altre parole di Tolkien, un classico che personalmente leggo sempre in diretta radiofonica su La Voce di Arda e che contraddistingue le nostre trasmissioni:

“Ma non lasciamoci sopraffare dalla prova finale, noi che anticamente rinunciammo all’Ombra e all’Anello. In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione. Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova entro i confini del mondo, e al di là di essi vi è più dei ricordi. Addio!”

(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Appendice A)

Addio caro Italo, possa la luce di cui ti eri innamorato e che ti guidava guidare anche noi!

Son chiusi gli occhi e l’orizzonte è nero,
ma ancor m’aspetta un ben lungo sentiero.
Amici, addio! Odo ormai la chiamata.
La nave attende alla scura murata.
Bianca è la spuma, assai cupe le onde;
oltre il tramonto andrò, verso altre sponde.
Salata è la spuma, allegro il vento;
il grande Mare alzarsi ora sento.


Amici, addio! Le vele son protese,
d’est viene il vento e stridono le tese.
Davanti a me vedo un triste velo,
steso attraverso il largo e curvo cielo,
ma, pria che tutto già sia terminato,
terre oltre il Sole avrò certo avvistato;
isole ad ovest più dell’Occidente,
ove la notte è un sonno silente.


La Stella Solitaria or mi conduce,
ben oltre il faro e l’ultima sua luce.
Là troverò un porto riparato,
e il dolce approdo al bel Mare Stellato.
Nave, o mia nave! Vado all’Occidente,
alle montagne e alla terra ridente.
Terra di Mezzo addio, dico allora,
la Stella vedo già sopra la prora!

(L’Ultima Canzone di Bilbo di J.R.R. Tolkien, traduzione di Mirko Tavosanis)

(invito tutti alla lettura anche del necrologio della Società Chestertoniana Italiana, di cui Italo faceva parte)

One Reply to “Necrologio per Italo Benati”

  1. Grazie Giuseppe. Buon viaggio verso Ovest, Italo. Non ci siamo mai incontrati di persona, ma non dimenticherò mai i tuoi baffoni.

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