Prospettive della Terra-di-mezzo adattata: la notizia non è la serie TV! E può cambiare tutto.

La notizia delle le trattative per una serie TV su Il Signore degli Anelli ha infiammato gli animi degli appassionati in tutto il mondo. Tuttavia queste indiscrezioni, se confermate, segnano una svolta ben più epocale nell’impatto del fenomeno culturale nato dall’opera di J.R.R. Tolkien sulla contemporaneità. 

In alto a sinistra il logo © Middle-earth Enterprises,
in alto a destra Christopher Tolkien dal documentario J.R.R.T. : a film portrait of J.R.R. Tolkien (1992),
in basso a sinistra Priscilla Tolkien © The Times 2013.
Il simbolo al centro è rielaborato dai loghi © Tolkien Estate e © Warner Bros. Ent., nessuna violazione intesa. La grafica è rappresentazione delle tesi di cui nell’articolo, non intende in nessun modo ledere l’immagine dei due soggetti distinti e verrà ritirata previa richiesta dei succitati. La riproduzione non concordata è severamente vietata.

  1. Un’ipotesi più consistente e quello che resta

Più o meno edotti della suddetta storia documentale, diversi stimati membri delle associazioni letterarie e culturali dedicate a J.R.R. Tolkien e alcuni dei giornalisti più informati sono propensi a ritenere che il polverone, nella parte che riguarda gli eredi di Tolkien almeno, sia frutto di un malinteso delle testate cinematografiche.

  1. È un malinteso di individuazione dei soggetti coinvolti. La Middle-earth Enterprises (precedentemente nota come Tolkien Enterprises) è stata confusa con la Tolkien Estate, sarebbe la prima in trattative.

È questa l’opinione tra i tanti, oltre che di Douglas Kane, di John D. Rateliff, altro studioso illustre di J.R.R. Tolkien e degli Inklings che tra i molti contributi ha curate le edizioni analitiche e commentate dei manoscritti di Lo Hobbit (cfr. The History of the Hobbit e Brief) e che coi manoscritti delle storie degli Hobbit ci lavora quotidianamente dove sono custoditi, alla Marquette University di Milwaukee (WI). Persona dunque con una certa padronanza delle questioni che riguardano la Tolkien Estate: in un’intervista alla rivista dello Smithsonian nei giorni successivi all’arrivo in sala del terzo capitolo di Lo Hobbit di Peter Jackson, Rateliff si era detto convinto che Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit sarebbero diventati una storia che l’industria cinematografica avrebbe riutilizzato ogni decennio con nuovi registi, nuovi cast e nuovi approcci creativi. Rateliff sembra non esserci andato lontano (l’altro intervistato, Michael Drout, altro autorevole studioso di Tolkien, immaginava in un futuro probabilmente meno prossimo una serie TV su Il Silmarillion) ed è piuttosto deciso nell’affermare la confusione delle testate sui due soggetti, l’Estate e la ME Ent. : nel suo blog si riferisce all’articolo dell’Hollywood Reporter come al migliore, in quanto riprende brevemente le battaglie giudiziarie tra l’Estate e la Warner.

L’articolo dell’HR in effetti non è solo uno di quelli a riportare una conferma indipendente delle indiscrezioni, ma è l’unico che non menziona l’Estate tra i soggetti che starebbero vendendo i diritti in esame. Una difformità rispetto ai colleghi di Variety e Deadline che è probabilmente dovuta al fatto che il giornale ha seguito la causa tra il Tolkien Trust e la coppia Warner-Zaentz dal momento iniziale della sua esplosione, quando l’Estate – quasi 5 anni fa esatti – le convocò a giudizio con un atto giudiziario presso la Corte Distrettuale della California. È stato l’HR a pubblicare per primo il fascicolo di 26 pagine che apriva la causa con la denuncia in accuse formali ed è sempre stato il titolo dell’HR a incentrare l’intera questione sulle slot machine licenziate da Warner e Zaentz per i casinò online. Da quel momento mediamente 2 volte ogni anno, la rivista ha pubblicato aggiornamenti sui maggiori sviluppi della causa. Per questo l’Hollywood Reporter è piuttosto sensibile ad incongruenze sugli effettivi detentori diritto.

Tenendo conto di questa difformità, il nostro pezzo è risultato del tutto differente da tutti gli altri. A qualcuno non è sfuggito che non ci siamo limitati a riportare un’indiscrezione, ma l’abbiamo proprio rielaborata. Sarà parso disonesto a chi si occupa di giornalismo cinetelevisivo veder trasformato il report di Andreeva su Deadline o l’esclusiva di Variety che testualmente asserivano «la Warner Bros. e l’Estate di J.R.R. Tolkien stanno mettendo sul mercato un’eventuale serie basata sui romanzi[!] di Il Signore degli Anelli… che Amazon, Netflix e la HBO sono stati contattati per il progetto». Nella nostra rassegna invece abbiamo riportato che l’iniziativa sarebbe dei distributori, rovesciando così la voce circa il ruolo dell’Estate da attivo a passivo. Non c’era e non c’è nessuna fonte che conferma la nostra scelta, ma di fronte all’incertezza di quelle ore ci era sembrata l’unica mediazione credibile incrociando le fonti sulle indiscrezioni dei primi due e la maggior cautela di HR che diceva «le conversazioni [preliminari] si concentrano sulle problematiche dei diritti della Tolkien Estate». Se fosse stata l’Estate a farsi avanti per prima (insieme a Warner), di certo l’avrebbe fatto a problematiche risolte, quali che fossero. La nostra conclusione era che, ammesso e non concesso che una trattativa riguardasse effettivamente l’Estate, questa non poteva averne un ruolo attivo.

Dall’altra parte, nota insieme a noi David Bratman della Mythopoeic Society (altro studioso di Tolkien, critico musicale, curatore della prestigiosa rivista Tolkien Studies e bibliografo eccezionale), il pezzo dell’HR non sfugge alle contraddizioni. Se l’HR fosse stato certo, vista la propria competenza maturata sul campo, che i loro colleghi hanno confuso uno dei soggetti coinvolti e disponendo di una fonte indipendente, perché non menzionare direttamente la Middle-earth Enterprises, quantomeno quale ipotesi? Invece, l’HR conferma che la questione fondamentale sono i diritti dell’Estate o che l’Estate può vantare. Questo punto è confermato con tale enfasi e in modo così trasversale che ipotizzare che tutte le testate (compreso l’HR) si siano sbagliate è inverosimile, specialmente a 7 anni dal cambio di nome della Middle-earth Enterprises, oggi (dopo la causa) molto più nota della sua antesignana. Nemmeno questa obiezione è abbastanza forte da risolvere le contraddizioni, ne richiede anzi altre.

Parafrasando: tolto l’inverosimile, ciò che rimane, per quanto improbabile

Ipotizziamo dunque che i report dalla Pacific Coast per quanto approssimativi e frammentari ci dicano una realtà. Ma ancora prima, cerchiamo di capire cos’altro un’analisi comparativa delle fonti ci può dire. Per quanto visto possiamo dire, riassumendo:

  1. È molto probabile che una trattativa preliminare (con offerte presentate e in esame) ci sia, che coinvolga Warner Bros. Entertainment e, attraverso (!) di essa, la Middle-earth Enterprises della cui licenza Warner oggi beneficia. Dallo scenario emerge che le distribuzioni interessate sono Amazon e NETFLIX, con la prima in vantaggio.
  2. Se una trattativa è sul tavolo e le indiscrezioni sono almeno in una certa misura fondate, questa trattativa riguarda l’adattamento di Il Signore degli Anelli.
  3. Tra i diritti di adattamento di licenziante e licenziatario c’è la distribuzione televisiva, non esiste dunque motivo per dubitare che l’oggetto della trattativa sia una serie TV. La divisione della Warner interessata è dunque la Warner Bros. Television.
  4. Per quanto il coinvolgimento della Tolkien Estate sembri un elemento discutibile in forza della storia giudiziaria dei soggetti succitati, l’esame comparato delle fonti disponibili non permette di escluderlo a priori. Più credibile, se ammesso, un ruolo che non vede il soggetto tenere l’iniziativa.

È sul punto (D) che ci apprestiamo a discutere, stavolta cercando un’ipotesi in positivo. Abbiamo visto infatti cosa ci comunicano gli elementi ricorrenti e alcuni di quelli difformi, ma anche il contesto è latore di informazioni preziose.

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MedTolkien

Responsabile di Tolkien Italia dalla sua fondazione, Gabriele "MedTolkien" Marconi non intende in alcun modo vantare titoli (che non possiede) per accreditarsi agli occhi dei lettori. Questi saranno sempre costretti a giudicare in prima persona e senza sconti quanto scrive. Reticente a pubblicare studi critici, si batte per la divulgazione di J.R.R. Tolkien e perché ogni appassionato italiano possa viverne l'intima compagnia dalle opere alla vita di tutti i giorni.

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