Oltre il Tolkien Archive: le prospettive dopo l’evento

 

A margine della sessione di studi tolkieniani svoltasi a Barletta e condotta da Catherine McIlwaine, Tolkien Archivist della Bodleian Library di Oxford, prendiamo le mosse da questa sin qui unica esperienza corale e mettiamo Giuseppe Scattolini, che ha partecipato all’evento, a tu per tu con la curiosità di Gianluca Comastri che ha iniziato chiedendogli com’è andata per poi spingersi molto oltre. Nelle parole di Oronzo Cilli, organizzatore del tutto, si è trattato di “Tre momenti intensi, durante i quali abbiamo discusso di Tolkien artista, filologo, autore, uomo, padre e accademico. Abbiamo imparato davvero tanto grazie all’immensa conoscenza di chi, ogni giorno, studia e conserva il grande archivio di Tolkien conservato a Oxford”. A lui lasciamo decidere quale sarà il modo e il momento di tirare le somme di quest’evento, noi in questa sede tentiamo di capire che cosa ha lasciato e che cosa si potrà costuire partendo da questa base.


Si è da poco concluso un evento che costituisce un importantissimo primo passo sul  territorio italiano: la visita di Catherine McIlwaine. Attorno ad essa si è costruita una due giorni di studi, confronti e presentazioni. Tu hai vissuto questo evento da dentro: lasciando alle fonti ufficiali il compito di raccontarcene i dettagli, a te chiedo cosa ti ha lasciato, come è stato vissuto dagli altri partecipanti e cosa hanno mostrato di aver tratto da questa ricca esperienza.

Per me personalmente i momenti più belli sono stati senza ombra di dubbio le chiacchierate con Catherine, in cui abbiamo parlato della religione, della storia italiana, del basilico (dal greco, “foglia di re”), di ciò che ha colpito di più lei a Barletta: le persone che andavano a Messa la mattina in cattedrale. Al che mi ha raccontato anche dell’esperienza simile ma diversa che fece negli Stati Uniti quando andò alla Marquette University per selezionare i manoscritti di Tolkien da esporre alla mostra Tolkien: Maker of Middle-earth dello scorso anno1 : tutti le chiedevano “che chiesa frequenti?” e lei poverina non sapeva che rispondere, in Inghilterra mi ha detto che nessuno ti farebbe mai una domanda del genere. Lei è una persona squisita, e non fatico a capire come mai la Tolkien Estate l’abbia scelta come Tolkien Archivist: infatti fu dopo la morte di Tolkien che la famiglia decise di donare alla Bodleian Library i manoscritti del Professore, e la figura della Tolkien Archivist sta lì apposta per garantirne la sicurezza e la consultabilità.

Un ponte che ci collega direttamente con l’archivista e con gli archivi della Bodleian ovviamente è un punto di arrivo per certi versi, ma un notevole punto di partenza per ulteriori iniziative, personali o collettive, che da lì possono prendere le mosse. A sensazione, quali prospettive possono aprirsi ora? Quali progetti dei Tolkieniani Italiani possono trarre impulso dalla due giorni di Barletta e schiudere tutte le loro potenzialità?

Senza ombra di dubbio aver avuto come ospite Catherine è un punto di arrivo: lei non è una relatrice o una studiosa di Tolkien, ma un’archivista. Di Tolkien conosce tutto, ma non solo il suo compito non è interpretarne i testi, piuttosto lo è il conservarli e il proteggerli, e soprattutto non è abituata se non a fare vita “di archivio” con ciò che ne comporta (tutto ciò per sua stessa ammissione). La mostra che ha curato l’ha molto esposta al pubblico, ma che sia venuta a Barletta è testimonianza della stima che lei nutre nella credibilità e nella serietà di studioso della persona di Oronzo Cilli, l’organizzatore, nonché di tutti noi. La sua visita però è stata giustamente anche un punto di partenza, come dicevi: non solo adesso le porte degli archivi di Tolkien sono aperte agli studiosi italiani che hanno partecipato al corso di Barletta, e agli studiosi italiani in generale sarà più facile accedervi, ma anche le iniziative collettive potranno trarre un grande giovamento. Significa che finalmente il mondo tolkieniano italiano si apre agli studi veri, accademici e universitari. Per questo ci siamo sentiti pronti, e come Cavalieri del Mark, di cui sono presidente, abbiamo proposto un convegno all’università di Macerata: i Tolkieniani Italiani, di cui facciamo parte, ci daranno una mano e co-organizzeranno con noi (dunque anche la co-organizzazione di STI vien da sé).

Prima di approfondire il tema del convegno aprirei una parentesi su un argomento che rischia di scatenare un uragano di pensieri e parole: intendo il complicato rapporto tra Tolkien e l’ambiente culturale per eccellenza, rappresentato dal mondo accademico e dalle università. Di recente siamo riusciti a coinvolgere il prof. Migliori, che ha concesso un’intervista torrenziale proprio su questo argomento. Tolkien in Italia resta noto prevalentemente in quanto autore de “Il Signore degli Anelli” e la sua pur ragguardevole attività come studioso di antichi testi germanici passa praticamente inosservata. Riusciremo prima o poi a vederlo in qualità di oggetto di studio?

Sono certo che ce la faremo se portiamo avanti un progetto culturale credibile. Non è un caso se, senza fare i salti mortali, più di dieci professori di Macerata abbiano deciso di appoggiarci non solo per il patrocinio, ma anche per consentire l’accreditamento degli studenti. È ancora prematuro dare maggiori dettagli al riguardo del convegno (che si terrà a partire dal pomeriggio del 4 dicembre alla mattina del 6), ma molto probabilmente ci saranno dei CFU per gli studenti di pressappoco l’intero dipartimento di Studi Umanistici, e (ritengo per la prima volta) degli studenti italiani si laureeranno con dei crediti “tolkieniani”. Appunto dicevo che la chiave è la credibilità: se il convegno sarà di alto livello, non vedo perché i professori che ci appoggiano e che parteciperanno in prima persona non dovranno poi continuare ad aiutarci a portare Tolkien nelle altre università italiane, per mettere in reale dialogo il mondo accademico italiano con gli studi tolkieniani. Dipende appunto dalla credibilità che si è in grado di spendere e dal tempo e dalla decisione che si ripone nei progetti.

In base al tuo percorso di studi, ma allargando la panoramica ad altre carriere di diverso indirizzo, quali aspetti della produzione tolkieniana preferiresti studiare o veder inseriti in altri piani di studio?

Io ho avuto il privilegio di aver avuto un professore di filosofia teoretica come Roberto Mancini, che ha creduto in me e nelle mie potenzialità e solo in base alla fiducia in me riposta ha accettato da me una tesi di laurea magistrale in scienze filosofiche proprio su Tolkien, nonostante il fatto che lui conoscesse poco il Professore e che Tolkien stesso non fosse un filosofo. Una tesi insomma assolutamente atipica che è stata accettata perché negli anni mi sono reso, appunto, credibile, come persona, come studioso e come filosofo. Non so in quali e in quanti piani di studio Tolkien potrebbe essere inserito: magari tutti? Non lo dico solo col sorriso sulle labbra, ma perché sono convinto che, seppure l’ambito in cui gli studi tolkieniani dovrebbero essere privilegiati sono la filologia e la linguistica, nessun corso di studi umanistici può dire di non avere a che fare con Tolkien, la filosofia in primis. Poi cosa concretamente si dovrebbe studiare nei vari corsi starà ai professori del futuro (prossimo) stabilirlo, ma le possibilità sono davvero illimitate.

Per chiudere l’argomento, che dire delle scuole medie e superiori? Pensi ci possano essere concrete possibilità anche lì perché il Professore entri con una certa stabilità nei programmi dei docenti?

Lì purtroppo fa già parte dei programmi scolastici, ma è peggio che se non ci fosse. Il povero Tolkien quando c’è sta nella sezione dedicata ai fantasy come Harry Potter, e con tutto il rispetto per i potteriani e la signora Rowling dobbiamo convenire che paragonare la bellezza e gli spunti presenti nella serie del maghetto di Hogwarts rispetto a Tolkien è come confrontare la bellezza di un planetoide rispetto alle meraviglie che può dischiudere una galassia. Perché è davvero così: la complessità di Tolkien, del suo lavoro, dei suoi scritti, è come studiare una galassia, un apparato immenso e ricchissimo di sistemi a sé stanti ma anche in relazione tra loro. È veramente affascinante e stimolante, e fa tristezza a chi è consapevole di ciò vedere il Professore, che è una galassia, messo sullo stesso livello di pianeti che, per quanto belli e variegati, rimangono pur sempre dei pianeti e nulla più. Penso che un giovamento lo otterremo solo tramite gli studi universitari, che sono un po’ la chiave di tutto: i testi scolastici vengono scritti da studiosi e letterati, ed i professori delle scuole hanno prima frequentato le università. Con un progetto credibile (ripetendo questo concetto spero che passi) e con lo sguardo a lungo termine, non vedo grosse difficoltà nel raggiungere anche questo obiettivo. Peccato che finora nessuno si sia mai curato di fare progetti del genere: tutti stanno sempre a pensare al ritorno (ed a che tipo di ritorno?) che si avrà nel giro di pochi giorni, e non di qualche decennio.

 

1 Una delle cose che abbiamo imparato a Barletta è stato proprio che alla Marquette si trovano i manoscritti di Tolkien relativi a Lo Hobbit e a Il Signore degli Anelli e che fu Tolkien in persona a venderli all’un’università statunitense, per una cifra equivalente a un anno del suo stipendio da professore oxoniense.

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