Misericordia, Pietà e L’Anello

Testo: Olga Polomoshnova

Traduzione: Érie Neves

 

Tra i personaggi a cui è capitato di possedere il potere dell’Unico Anello di Sauron, Bilbo Baggins si distingue come uno dei più resistenti al potere corruttivo della terribile creazione dell’Oscuro Signore. Tra gli aspetti chiave della sua resistenza irremovibile ci sono il carattere, l’atteggiamento e il comportamento dello hobbit.
La scoperta dell’Unico Anello per parte di Bilbo sembra puramente accidentale, come potrebbe essere sembrato allo hobbit stesso. Il fatto che ci fossero altri poteri che lavoravano per far si che Bilbo trovassi l’anello è spiegato più tardi da Gandalf.
Dopo essere sfuggito ai Goblins ed essersi ritrovato nei bui e stretti tunnel sotto le Montagne Nebbiose, Bilbo mette una mano sull’Anello e senza rendersi conto di ciò che sta facendo, se lo mette in tasca. Successivamente Bilbo gioca a indovinello con Gollum e vince il gioco grazie a una bella dose di fortuna e un trucco, bisogna ammetterlo, provocato dalla malsana influenza dell’Anello. L’Unico Anello inizia a mostrarsi immediatamente, scrutando e forzando lo hobbit, più tardi, a mentire anche a Gandalf. Due cose succedono quando Bilbo fugge lasciando la creatura devastata per la perdita del suo prezioso.
Per prima cosa Bilbo scopre che l’Anello può renderlo invisibile; la seconda e più importante, pur essendo invisibile e disperato per la fugga, Bilbo non uccide Gollum che è seduto sulla sua strada per la libertà.
Doveva pugnalare quel pazzo, cavargli gli occhi, ucciderlo. Voleva ucciderlo. No, non era un combattimento leale. Egli era invisibile adesso. Gollum non aveva una spada. Gollum non aveva ancora realmente minacciato di ucciderlo, o cercato di farlo. Ed era infelice, solo e perduto. Un’improvvisa comprensione, una pietà mista a orrore, sgorgò nel cuore di Bilbo: rapida come un baleno gli si levò davanti la visione di infiniti, identici giorni, senza una luce o una speranza di miglioramento: pietra dura, pesce freddo, strisciare e sussurrare.

(Lo Hobbit, p.144/145)


La pietà di Bilbo per la povera creatura che si sente infelice dopo aver perso suo prezioso anello è il punto di partenza del suo possesso dell’Unico. Quella sensazione rese l’intero possesso dell’anello diverso di quello che avrebbe potuto essere se fosse stata iniziata diversamente. Nella sua conversazione con Frodo, Gandalf chiarisce esplicitamente che la pietà di Bilbo ha fatto una differenza enorme:
“Peccato? Ma fu la pietà a fermargli la mano. Pietà e Misericordia: egli non volle colpire senza necessità. E fu ben ricompensato di questo suo gesto, Frodo. Stai pur certo che se è stato grandemente risparmiato dal male, riuscendo infine a scappare e a trarsi in salvo, è proprio perché all’inizio del suo possesso dell’Anello vi era stato un atto di Pietà”.

(La Compagnia dell’Anello p.84)


La Pietà e la Misericordia sono tra i concetti più fondamentali che si possono trovare nell’opera di Tolkien. L’uso delle maiuscole P e M per Pietà e Misericordia sottolinea ancora di più il punto di vista del mago, dimostrando che queste due nozioni sono vitali nella vita di un individuo: sono virtuose e possono iniziare buone increspature, la catena di altri eventi virtuosi, i cui inizi
potrebbero non dimostrarsi ovvi a un primo sguardo, ma dimostrarsi fatale a lungo termine. Nelle sue lettere Tolkien affermava chiaramente che prima la pietà di Bilbo e poi quella di Frodo per Gollum che aiutò a determinare la fine dell’Unico Anello, che sembra molto improbabile senza il grande aiuto di quella piccola creatura.
Mentre la Pietà è cruciale quando Bilbo entra in possesso dell’Anello, anche altri aspetti sono altrettanto importanti nella sua capacità di resistere alla corruzione dell’Unico. Prima di tutto, quando è nella Contea, lo Hobbit non usa molto spesso l’Anello. Quando lo indossa per diventare invisibile, di solito è solo per banali ragioni pratiche, come per nascondersi da visitatori spiacevoli e ficcanasi. Bilbo non ha la minima idea di quanto sia cattivo l’anello che ha. Per lui è solo un gettone magico che può renderlo invisibile. Inoltre, Bilbo non usa mai l’anello per scopi cattivi, per guadagnare potere o per dominare gli altri. Anche questi aspetti sono importanti nel suo possesso dell’Unico. Ma nonostante la pietà, la misericordia e un utilizzo per il bene, la corruzione dell’Anello comincia a prendere piede sul robusto Hobbit.
La vita di Bilbo è lunga, ma la corruzione pesa sul suo viso. Non sembra più avere la sua età, ma si sente molto più vecchio di quanto sembra e quanto probabilmente non lo sia. La malvagia influenza dell’Anello è all’opera. Non garantisce una vita più lunga ma una semplice continuazione dell’esistenza in uno stato di stanchezza perenne e crescente. La metafora di Bilbo che si paragona col sentirsi “tutto magro”, un po’ allungato… come del burro spalmato su di una fetta di pane troppo grande, mostra quanto l’Anello stia iniziando a superare le resistenze dello Hobbit. Se non avesse abbandonato l’Unico Anello prima di aver lasciato la Contea, Bilbo sarebbe scomparso del mondo. La naturale robustezza dello Hobbit e l’utilizzo innocuo dell’Anello potrebbero semplicemente rimandare il tragico risultato, ma mai evitarlo.
“Mi dispiace, disse, ma mi sentivo cosi strano. Eppure in un certo senso sarebbe un sollievo non aver più questo assillo. È diventato un peso per me, negli ultimi anni. A volte mi sembra come un occhio che mi guarda fisso, e a ogni momento sono tentato di metterlo al dito e di sparire, sai? Oppure mi domando se è al sicuro e lo tolgo dalla tasca per accertarmene. Ho cercato di chiuderlo sotto chiave, ma ho scoperto che non avevo pace sentendolo lontano da me”.

(La Compgnia dell’Anello p.57/58)


Una volta separato dell’anello a lungo in suo possesso, Bilbo si sente molto sollevato. L’intera situazione lo spaventa molto. Con l’Anello lasciato sul caminetto, un’enorme fardello cadde dalle sue spalle quando vediamo un lampo di rabbia trasformarsi in uno sguardo di sollievo. Anche se con l’aiuto di Gandalf, Bilbo ha rinunciato all’Anello di sua propria volontà. Anche questo è importante per la sua vita futura e la completa libertà contro i legami dell’unico Anello.
Tuttavia, gli effetti di possedere l’Unico Anello per questo lungo periodo non sono cosi facilmente cancellabili. Sui due incontri tra Bilbo e Frodo a Gran Burrone (prima e dopo la distruzione dell’Unico), Bilbo indaga sull’Anello. Prima che l’avventura iniziasse Bilbo chiede di vedere l’Anello. Frodo obbedisce ma nota un’orribile cambiamento nello zio, che, con l’apparizione dell’Anello, divenne una spaventosa creatura. Con l’Anello distrutto invece, Bilbo molto vecchio, se ne ricorda ancora, ma prende la notizia con molta calma e ragionevolezza. È solo il ricordo che persiste: il legame con il terrificante oggetto si è spezzato.
Testo originale in inglese:
https://middleearthreflections.com/2019/09/10/mercy-pity-and-the-ring/?fbclid=IwAR1uaOqTHpKEo4MZ5eInGcIM8C6Y5sF5gLY70wrxaUgZY0vTOipfJnVlI8

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