Annunciato Supplemento di Tolkien Studies: La Cronologia de “Il Signore degli Anelli”

di Sebastiano Tassinari


La più grande notizia tolkieniana della settimana è stato un blogpost di David Bratman, redattore, insieme a Michael D.C. Drout e Verlyn Flieger, della prestigiosa rivista Tolkien Studies. È sul blog di Bratman che ogni primavera vengono annunciati i contenuti del prossimo numero della rivista, nessuno quindi si aspettava che in questo mese di novembre Bratman avrebbe scritto qualcosa di inerente a Tolkien Studies. Ed ecco che oltre ogni aspettativa è stata divulgata una grande novità: un’uscita supplementare!

Ecco la traduzione del blogpost:

A nome dei miei co-redattori, Michael D.C. Drout e Verlyn Flieger, e mio, desidero annunciare un numero speciale supplementare al vol. 19 della rivista Tolkien Studies. Il materiale per questo numero speciale è ora nelle mani del nostro editore, la West Virginia University Press, e la pubblicazione del volume è prevista in copertina flessibile e online su Project MUSE nella primavera del 2022.

Il contenuto di questo numero consiste in un documento/articolo, insolitamente grande sia per dimensioni che per importanza:

J.R.R. Tolkien, “The Chronology of The Lord of the Rings”, a cura di, con introduzione, note e commento, William Cloud Hicklin.

Insieme a questo articolo c’è una prefazione di William Fliss e un’introduzione speciale dei redattori.

William Fliss mentre maneggia con cura i manoscritti di Tolkien.

La Cronologia de Il Signore degli Anelli

La notizia diffusa da Bratman va necessariamente considerata una conferma piuttosto che qualcosa di del tutto inatteso, riguardo al contenuto della pubblicazione. Infatti già lo scorso giugno l’autore, William Cloud Hicklin, aveva rivelato di star lavorando a questo articolo:

Durante l’ultima parte della stesura de Il Signore degli Anelli, Tolkien si accorse che per mantenere sincronizzati tutti i movimenti dei suoi personaggi – sempre con scrupolosa attenzione alle distanze di viaggio – doveva elaborare uno schema temporale “sinottico” in più colonne, che giorno per giorno raccontava in breve ciò che ognuno stava facendo. In molti casi si tratta di informazioni che non sono mai state stampate, perché avveniva tutto fuori scena. Quella prima cronologia fu sostituita da una seconda man mano che la storia si sviluppava, e quella da una terza ancora, che fu fatta dopo che la storia era finita, probabilmente durante la prima fase del lavoro su quelle che divennero le Appendici. Questo è un documento affascinante, mai pubblicato prima; e anche se ho finito la mia redazione annotata eoni fa, sto ancora lottando con il commento che lo accompagna – per nulla aiutato dal Covid che ha portato alla chiusura gli archivi della Marquette.

Oltre a questa spiegazione, Hicklin ha riportato anche un’anteprima del testo:

[Tolkien] iniziò con schemi temporali lineari, cioè elencando tutti gli eventi di ogni giorno in un’unica sequenza. Man mano che la storia cresceva in complessità narrativa, però, questi si dimostrarono inadeguati e quindi, quando nell’ottobre 1944 iniziò quello che ora è il Libro V, le discrepanze cronologiche che si erano insinuate nel testo lo portarono a fare uno schema temporale a colonne parallele, che gli permetteva giorno per giorno di percorre parallelamente le azioni dei suoi vari gruppi di personaggi. Questa prima cronologia “sinottica”, che Christopher Tolkien designò S, si esaurì con lo sviluppo del Libro V nel corso del 1946 e fu sostituita da un’altra, che chiamerò S2. S2 rimase la cronologia di lavoro almeno fino all’aprile 1948 (c’è una nota datata) e quasi certamente fino al completamento della storia quell’estate, anche se lo stesso schema temporale si interrompe dopo la Battaglia del Pelennor. S2 servì poi come veicolo per la conversione da parte di Tolkien del calendario, che era stato il gregoriano per tutta la stesura del libro, al nuovo Calendario della Contea. La Cronologia finale, S3, fu il terzo e ultimo di questi schemi “sinottici”, scritto molto probabilmente verso la fine della prima fase del lavoro sulle Appendici nel 1949-50 circa, e sicuramente dopo che la prima stesura della narrazione era stata completata. Anche in questo periodo la cronologia non era stabilita, e Tolkien modificò le cose a suo piacimento sia nella creazione di S3 che nelle successive modifiche, che a loro volta portarono a revisioni nel testo.

Ognuno dei tre schemi temporali sinottici può essere associato a un grande sconvolgimento cronologico: S con gli aggiustamenti richiesti nell’ottobre 1944; S2 con l’aggiunta di un mese trascorso mentre la Compagnia era a Lórien; e S3 con il posponimento da parte di Tolkien della battaglia del Pelennor e la conseguente rielaborazione di tutte le numerose trame che convergono su Minas Tirith. Un ulteriore grande sconvolgimento, portato avanti con le correzioni a S2 e incorporato in S3, fu la conversione secondo il Calendario Contea. Il risultato finale fu il testo pubblicato de Il Signore degli Anelli e una cronologia coerente in tutti i punti, salvo qualche piccola svista, con l’Appendice B, “Il racconto degli anni”. S3 è il precursore della sezione molto compressa “I Grandi Anni” dell’Appendice B; le date e gli eventi sono (quasi) interamente in accordo con essa e infatti molte delle voci pubblicate si leggono come se fossero state abbreviate direttamente da quelle date qui. Anche se quasi certamente ci deve essere stato uno stadio intermedio, nessuna delle bozze sopravvissute de “Il racconto degli anni” ha una sezione paragonabile a “I grandi anni”, solo voci annalistiche per il 3018 e il 3019, e se tale stadio intermedio è esistito è ora perduto.

La facile reperibilità dell’Appendice B non rende questa Cronologia una semplice bozza o una curiosità! Si può dire che la S3 rappresenti, nonostante il suo stile laconico, il resoconto più completo di Tolkien degli avvenimenti del grande racconto, non solo quelli narrati, ma anche quelli che si svolgono fuori scena. Era intesa come una versione definitiva: “canonica”, per chi ama questo termine. Contiene una grande quantità di informazioni che non si trovano nelle appendici e che sono di notevole interesse, soprattutto per quanto riguarda le azioni e le motivazioni che si verificano per la maggior parte sullo sfondo durante Il Signore degli Anelli. Solo qui, per esempio, apprendiamo che…

Come nel Libro di Mazarbul, Hicklin ha voluto lasciarci col fiato sospeso, pur tuttavia possiamo dedurre che il testo farà riferimento agli esempi più noti di informazioni che Tolkien inserì nella Cronologia ma non nella narrazione. Ne ha enumerate alcune William Fliss, che scriverà la prefazione di questo numero di Tolkien Studies, nel suo intervento al Mythcon 48, il raduno della Mythopoeic Society del 2017. In quell’occasione, Fliss, archivista della collezione tolkieniana della Marquette University, ha raccontato alcuni dei pezzi più importanti della collezione nella sua relazione “Things That Were, and Things That Are, and Things That Yet May Be”: The J.R.R. Tolkien Manuscript Collection at Marquette. Vi proponiamo l’interessante estratto integrale dedicato alla Chronology (la parte sottolineata è quella dedicata alle informazioni contenute solo in questo manoscritto di Tolkien):

Un valore significativo è presente nei materiali accessori prodotti a sostegno del racconto. Mentre scriveva Il Signore degli Anelli, Tolkien si preoccupava del tempo e della distanza, dando vita ad alcune gemme d’archivio. Tra i manoscritti ci sono schemi temporali sinottici in cui Tolkien tracciava i movimenti dei diversi personaggi della storia. Simili a un foglio di calcolo in un’epoca precedente a Microsoft Excel, questi schemi contengono colonne che rappresentano personaggi o gruppi di personaggi e righe che rappresentano giorni. Tolkien ha cercato di sincronizzare i movimenti dei personaggi in ogni giorno per gran parte della storia. Sembra che Tolkien abbia creato la versione finale dello schema temporale alla fine degli anni ’40, mentre completava il manoscritto. Questo schema temporale è lungo quindici pagine, ma solo nove di esse hanno il formato del foglio di calcolo. Le prime due pagine comprendono un unico elenco di date importanti, dalla festa di compleanno a Casa Baggins il 22 settembre fino al 15 gennaio. Prima di vedere questo schema temporale non avevo mai apprezzato appieno l’importanza del 15 gennaio per il corso degli eventi. Quel giorno Gandalf il Grigio combatté il Balrog sul Ponte di Khazad-dȗm e cadde nell’ombra di Moria. Fu anche il giorno in cui, per usare un anacronismo, l’orologio cominciò a ticchettare sulla Compagnia. Apprendiamo dallo schema temporale che quando la notte cadde il 15 gennaio furono inviati messaggi da Moria a Isengard e a Mordor, mettendo in moto le forze del male. Improvvisamente Tolkien si trovò di fronte a domande come: quanto tempo avrebbe impiegato il messaggio per raggiungere Barad-dȗr? Come ci sarebbe arrivato esattamente? Quando sarebbero stati inviati Grishnákh e compagnia da Mordor? Quanto velocemente avrebbero viaggiato? La necessità di un tale calcolo giorno per giorno si intensificò il 26 febbraio con la rottura della Compagnia. Improvvisamente questo gruppo di personaggi che si era mosso insieme attraverso il Libro II si divide in diverse direzioni, e Tolkien deve seguire ogni loro movimento. Lo schema temporale è una chicca perché include informazioni che non appaiono da nessuna parte nella storia pubblicata. Per coloro che si chiedono quale sia il destino di Shagrat, capitano degli orchi della Torre di Cirith Ungol, lo schema afferma che sabato 17 marzo “Shagrat porta il mantello di mithril e altre spoglie a Barad-dȗr; ma viene ucciso da Sauron” (Tolkien MS. Mss-4/2/18). Un altro fatto nascosto appare prima in questo schema temporale. Mentre la Compagnia si riposa a Lothlórien martedì 24 gennaio, Gollum si apposta ai confini di quel territorio; e lì viene catturato da Uglúk e dalle truppe di Isengard. La cella dello schema temporale recita alla voce Gollum: “Gollum catturato da Uglúk, ma fugge dopo aver rivelato che gli Hobbit della Contea erano con Gandalf, e dice abbastanza per rendere Uglúk certo che l’Anello era con la Compagnia. Sotto il titolo di “Nemici” si legge: “Le truppe di Isengard catturano Gollum e lo tormentano per avere notizie. Uglúk manda notizie a Isengard degli Hobbit; ma non dell’Anello” (Tolkien MS. Mss-4/2/18). Che io sappia, questa cattura di Gollum non è menzionata da nessuna parte nel testo pubblicato.

Fliss, William M. (2017) “Things That Were, and Things That Are, and Things That Yet May Be”: The J.R.R. Tolkien Manuscript Collection at Marquette University,” Mythlore: Vol. 36 : No. 1 , Article 3.

Ora che abbiamo chiaro di cosa tratterà questa pubblicazione di Tolkien Studies, vale la pena chiedersi quanto del suo contenuto sarà inedito.

(segue a p. 2)

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