In arrivo “Foglia di Niggle” per Bompiani

Massimo Bocchiola, Traduttore di Tolkien

di Paola Cartoceti


Mariano Massimo Bocchiola è nato a Pavia nel 1957. Si è diplomato al Liceo Classico Ugo Foscolo di Pavia ed è quasi un mio collega, essendosi laureato in Filologia Romanza; però con il grande filologo e critico Cesare Segre. Ha insegnato Lettere, poi si è dedicato alla traduzione dall’inglese: circa un’ottantina di opere di narrativa, saggistica e poesia. Nel 2000 ha ricevuto il Premio Nazionale per la Traduzione del Ministero per i Beni Culturali. Al momento insegna fra altri il Corso di Laurea Magistrale in Traduzione specialistica e interpretariato di conferenza allo IULM.

È autore di tre libri di poesia: Al ballo della clinica, Le radici nell’aria e Mortalissima parte. Un articolo su La Provincia Pavese lo descrive con affetto sia come poeta, sia come pavese terragno che insieme alla famiglia vive a fondo la sua città.

Ha pubblicato anche il poema in prosa Il treno dell’assedio e il romanzo-antologia Gli ultimi giorni di agosto, oltre al saggio Mai più come ti ho visto – Gli occhi del traduttore e il tempo. Appassionato di storia come me, ha pubblicato con Marco Sartori vari saggi, fra cui Teutoburgo. La selva che inghiottì le legioni di Augusto, che ho letto con passione: un’interessantissima panoramica sulla battaglia che bloccò i Romani sul Reno e sulle sue conseguenze per l’equilibrio mondiale, ricca di fonti primarie.

Bocchiola traduttore

Massimo Bocchiola è emerso per la traduzione di Leaf by Niggle per Bompiani. Pur trattandosi di un testo ben diverso da Il Signore degli Anelli, viene spontaneo paragonare Bocchiola a Ottavio Fatica. I due traduttori hanno in comune anche la traduzione di Kim di Rudyard Kipling (rispettivamente Einaudi 2007 e Adelphi 2014).

La traduzione di Bocchiola mi appare superiore a quella di Fatica. Il testo è più scorrevole: si vedano anche solo le prime due pagine. He was burned black as any native. Bocchiola: “Pur essendo egli nero come un tizzo, non meno degli indigeni”. Fatica: “essendo un tizzo nero almeno quanto un indigeno”. Inoltre Bocchiola traduce correttamente leather come “cuoio”, mentre per Fatica diventa “avorio”, un portadocumenti alquanto scomodo da indossare appeso al collo.

Parlando di libri più recenti, Bocchiola ha anche tradotto un romanzo che anni fa ho avuto il piacere di leggere in inglese: Molto forte incredibilmente vicino (Extremely Loud Incredibly Close) di Jonathan Safran Foer, che affronta in modo fiabesco ma dolorosissimo la tragedia dell’11 Settembre (Guanda 2005). Leggendo l’italiano mi sono bloccata alla seconda pagina su «E poi: tante volte succede che uno ha bisogno di scappare via subito, ma gli uomini non hanno le ali, o comunque non ancora. Quindi: inventare una camicia di becchime?» Quella “camicia di becchime” mi aveva fatto pensare all’incongrua “cotica” (turf) della traduzione fatichiana de Il Signore degli Anelli. Invece l’originale è proprio a birdseed shirt; come se un umano che cade da un grattacielo potesse essere salvato dagli uccelli che lo beccano e lo sostengono in aria. Quindi Bocchiola non ha esagerato. D’altra parte il romanzo è esso stesso uno stream of consciousness, quindi si confà come vedremo allo stile che il traduttore usa in Mai più come ti ho visto.

Bocchiola è molto presente sul web con interviste sulle sue traduzioni di Paul Auster, dove affronta in modo entusiastico le “trappole” dell’originale, e di Irvine Welsh (autore di Trainspotting), dove discute del livello linguistico necessario a tradurre i neologismi, regionalismi e termini gergali dello scrittore, e del difficile rapporto con il lettore di destinazione. Sempre con estrema pacatezza.

Segnalo anche L’arte del tradurre – «Cerco di essere il più ligio possibile alle forme sintattiche originali. Il lessico e gli idiomatismi vanno trattati comunque con elasticità» – e Sulla facoltà di tradurre e interpretare in cui commenta il suo Mai più come ti ho visto. Una sua intervista è disponibile per l’acquisto su Quaderni Borromaici. Ha partecipato a un breve podcast per Radio Capital in cui si ascolta la sua viva voce, cortese e paziente di fronte alla fretta delle intervistatrici. Lo si può ascoltare e vedere in una puntata di Parole Spalancate in cui parla del suo libro scritto durante la pandemia L’età d’oro del melodramma, ispirato ai quattro grandi compositori italiani della prima metà dell’800, Rossini, Donizetti, Bellini e Verdi; legge una sua poesia in cui la Desdemona di Rossini viene paragonata a Ofelia. Ne emerge il ritratto di un vero “uomo del Rinascimento”.

Ancora su Bocchiola e Fatica

Come abbiamo visto sono entrambi traduttori, poeti, insegnanti di traduzione. Una differenza evidente è che non sappiamo nulla del curriculum di studi di Fatica. Bocchiola invece conserva un ricordo talmente affettuoso della sua carriera giovanile da partecipare alle feste del suo liceo. Naturalmente non è il caso di trarne una teoria di complotto; da quello che si sa di lui, Fatica è per natura molto schivo e privato. È evidente che abbiamo a che fare con personaggi del tutto diversi. Ma anche l’approccio agli autori è agli antipodi; in nessuna dichiarazione di Bocchiola ho trovato disprezzo verso scrittori o traduttori, mentre Fatica definisce Il Grande Gatsby un “fotoromanzo” e ritiene “non bella” la traduzione di Pavese di Moby Dick, sbagliandosi anche sulle date. La sua opinione sulla traduzione Alliata e su Tolkien stesso è nota.

Bocchiola ha anche partecipato insieme a Fatica al premio letterario Benno Geiger per la traduzione poetica – la cui prima edizione fu vinta dal “nostro” Luca Manini (La Caduta di Gondolin e Beren e Lúthien) per la traduzione di Amoretti di Edmund Spenser. Nella quarta edizione del 2017 Fatica e Bocchiola hanno ottenuto una menzione speciale per la traduzione congiunta di Poesie scelte di W.H. Auden (Adelphi, 2016), che sarebbe interessantissimo esaminare. Per coincidenza, Auden fu fra i primi a recensire con favore Il Signore degli Anelli.

Mai più come ti ho visto

Mai più come ti ho visto – Gli occhi del traduttore e il tempo (Einaudi 2015) non è un manuale per traduttori: è un diario sulle sue esperienze ed esperimenti di traduzione, anche privati, non necessariamente destinati alla pubblicazione. Il suo approccio è una specie di stream of consciousness, un’applicazione delle associazioni libere, passando attraverso il dialetto pavese di sua madre. Ancora una volta trovo un punto di contatto con la mia esperienza, quando studiando tedesco devo passare attraverso l’inglese; Bocchiola fornisce numerosi esempi di una simile situazione letteraria o traduttiva, in cui si usa una “lingua tramite” prima di arrivare alla lingua di destinazione.

Nella mia ignoranza ho riconosciuto poche delle sue infinite citazioni, da Sherlock Holmes a Verdi, Saba e ovviamente Dante, perfino il Duca di Wellington e il film Momenti di Gloria. L’impressione è di uno che ne sa tante, ma che non lo fa pesare, poiché spiega quasi tutti i suoi riferimenti – a differenza di Fatica. Per quanto arduo da leggere, il libro è impossibile da deporre. Il flusso di coscienza affascina e trasporta.

Se ne ricava l’impressione di un autore dagli interessi eclettici, grazie anche all’influenza del nonno “ragazzo del ’99” (come il mio) e del padre, studioso e partigiano. Bocchiola è appassionato di rugby e di calcio, orgogliosamente juventino. Forse l’unico dubbio che rimane su di lui come traduttore di Tolkien, è una possibile mancanza di conoscenza dell’esperienza giovanile del Prof nel rugby, e della sua poesia La Battaglia del Campo Orientale (pubblicata in Italia in “Barlumi di cose più alte”). L’avrebbe citata se ne fosse stato a conoscenza? Bisognerebbe chiederlo a lui, un progetto che può rivelarsi molto interessante.

Conclusioni

Mi sembra azzardato assumere a priori che Bocchiola possa essere un buon traduttore di Tolkien. Va detto anche che si è dedicato a un’opera breve di Tolkien, quale è Leaf by Niggle. Ma a mio parere si è già dimostrato migliore di Fatica. Lo attendo al varco, con fiducia.

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