Hobbit neri nella serie Amazon

di Sebastiano Tassinari


La scorsa settimana sono giunte due grandi notizie a proposito della serie LOTR on Prime:

  • domenica 3 ottobre due importanti canali di informazione a proposito della serie hanno affermato, in poche parole, che il personaggio di spalle nell’Immagine diffusa da Amazon lo scorso agosto sarebbe il principe noldorin Finrod, fratello di Galadriel. Qui il nostro approfondimento.
  • sabato 9 ottobre invece l’attore Lenny Henry ha raccontato in un’intervista in diretta su BBC Radio 4 la sua esperienza in Nuova Zelanda e il suo ruolo nella serie televisiva.

Riportiamo per esteso la nostra traduzione delle dichiarazioni di Sir Lenny Henry:

«Negli ultimi due anni ho lavorato a “Il Signore degli Anelli” ed è una cosa straordinaria, è la più grande serie televisiva che sia mai stata fatta, in termini di soldi e di numero di persone. Letteralmente, un centinaio di persone sul set che ti fissano e cercano di capire come sarai alto un metro e mezzo…

Sono un Pelopiede, perché J.R.R. Tolkien, che era anche lui di Birmingham… improvvisamente c’erano hobbit neri, io sono un hobbit nero, è geniale, e ciò che è notevole di questa serie di libri, è un prequel dell’epoca che abbiamo visto nei film, riguarda i primi giorni della Contea e l’ambiente di Tolkien, quindi siamo una popolazione indigena di Pelopiedi, siamo hobbit ma ci chiamiamo Pelopiedi, siamo multiculturali, siamo una tribù non una razza, quindi siamo neri, asiatici e marroni, anche di etnia Maori, al suo interno.

È una serie di avventure nuove di zecca che riguarda alcune delle origini di diversi personaggi e ci vorranno almeno dieci anni per raccontare la storia. Perché è basata sul “Silmarillion”, che era quasi come un foglio di istruzioni per ciò che accade in questo mondo nella Seconda e Terza Era. E gli sceneggiatori si divertono molto ad estrapolare il tutto, e sarà molto eccitante.

C’è una presenza femminile molto forte, ci saranno eroi femminili in questa evocazione della storia, saranno piccole persone come al solito.»

Basta ascoltare l’audio originale dell’intervista per capire che queste parole sono state dette improvvisando (vedi la menzione del Silmarillion abbinato alla Seconda e Terza Era ma non alla Prima che eppure è quella più raccontata nel libro e che giustifica il titolo). Ad ogni modo, vista la risonanza che hanno avuto queste parole, diventa necessaria una nota di commento e approfondimento.

A proposito di Pelopiedi

Nell’intervista, Sir Lenny Henry ha rivelato che il suo ruolo è quello di un hobbit appartenente ai Pelopiedi (Harfoot). La definizione degli Hobbit Pelopiedi viene data nel Prologo de Il Signore degli Anelli:

Before the crossing of the mountains the Hobbits had already become divided into three somewhat different breeds: Harfoots, Stoors, and Fallohides. The Harfoots were browner of skin, smaller, and shorter, and they were beardless and bootless; their hands and feet were neat and nimble; and they preferred highlands and hillsides.

The Stoors were broader, heavier in build; their feet and hands were larger; and they preferred flat lands and riversides. The Fallohides were fairer of skin and also of hair, and they were taller and slimmer than the others; they were lovers of trees and of woodlands.

The Harfoots had much to do with Dwarves in ancient times, and long lived in the foothills of the mountains. They moved westward early, and roamed over Eriador as far as Weathertop while the others were still in Wilderland. They were the most normal and representative variety of Hobbit, and far the most numerous. They were the most inclined to settle in one place, and longest preserved their ancestral habit of living in tunnels and holes.

Prima di valicare le montagne, gli Hobbit erano già divisi in tre razze: i Pelopiedi, gli Sturoi e i Paloidi. I Pelopiedi erano i più scuri, bassi e minuti; non portavano barba né scarpe; avevano mani e piedi piccoli e agili, e preferivano la montagna alla pianura.

Gli Sturoi, al contrario, erano tozzi e ben piantati; avevano mani e piedi più grandi e prediligevano la campagna e le rive dei fiumi. I Paloidi infine, chiari di pelle e di capelli, erano i più alti e magri; essi amavano i boschi e le foreste.

I Pelopiedi erano stati in passato, allorché vivevano ancora sulle falde dei monti, grandi amici dei Nani. Furono i primi a emigrare verso ovest, attraversando l’Eriador per giungere fino al Colle Vento, mentre gli altri erano rimasti nelle Terre Selvagge. Erano la razza più tipica e caratteristica, e di gran lunga la più numerosa. Inclinavano a stabilirsi definitivamente in un posto, e conservarono a lungo l’antico costume di vivere in caverne e gallerie sotterranee.

(traduzione di Vittoria Alliata)

Questo testo non lascia intendere che i Pelopiedi  fossero di carnagione particolarmente scura, paragonabile a quella delle etnie sub sahariane, come vorrebbe Lenny Henry quando parla di «black hobbits». In questo passo infatti si dice che i Pelopiedi sono «browner of skin», allo stesso modo in cui si dice che i Paloidi sono «fairer of skin». In entrambi i casi viene dunque usato un aggettivo comparativo: letteralmente «più scuri di pelle» e «più chiari di pelle».

Per verificare che la connotazione dei Pelopiedi come «più bruni» non equivale a dire che essi fossero semplicemente scuri, si possono inoltre considerare le scelte lessicali di Tolkien per quei popoli che sono esplicitamente scuri. Infatti, per descrivere gli Esterling e gli Haradrim, Tolkien usa l’aggettivo «swarthy» in più occorrenze. Ecco alcuni esempi:

It is told that at this time the Swarthy Men came first into Beleriand. […] These Men were short and broad, long and strong in the arm; their skins were swart or sallow, and their hair was dark as were their eyes.

Si dice che proprio in quel torno di tempo gli Uomini Scuri misero piede per la prima volta nel Beleriand. […] Erano, gli Uomini Scuri, bassi e tarchiati, di braccia lunghe e forti; la loro pelle era bruna od olivastra, i loro capelli neri al pari dei loro occhi.

(traduzione di Francesco Saba Sardi)

Il Silmarillion, Capitolo XVIII. Della Rovina del Beleriand e della Morte di Fingolfin.

For a moment he [Sam] caught a glimpse of swarthy men in red running down the slope.

Per un attimo [Sam] intravide degli uomini di carnagione scura vestiti di rosso scendere di corsa il pendio.

(traduzione di Vittoria Alliata)

Le Due Torri, Libro IV, Capitolo IV. Erbe aromatiche e Stufato di coniglio.

Dunland and Dunlending are the names that the Rohirrim gave to them, because they were swarthy and dark-haired.

Dunland e Dunlandiani erano i nomi dati loro dai Rohirrim, perché erano scuri di pelle e di capelli.

(traduzione di Vittoria Alliata)

Il Ritorno del Re, Appendice F, I. Popoli e lingue della Terza Era.

Vi sono anche gli Uomini dell’Estremo Harad, per i quali Tolkien utilizza l’aggettivo «black»:

Gothmog the lieutenant of Morgul had flung them into the fray; Easterlings with axes, and Variags of Khand, Southrons in scarlet, and out of Far Harad black men like half-trolls with white eyes and red tongues.

Gothmog, il luogotenente di Morgul, li aveva tuttavia mandati a combattere; Esterling muniti di asce, Variag del Khand, Sudroni vestiti di rosso, e uomini neri simili a Troll, dagli occhi bianchi e la lingua rossa, giunti dal Lontano Harad.

(traduzione di Vittoria Alliata)

Il Ritorno del Re, Libro V, Capitolo VI, La battaglia dei campi del Pelennor.

Se quindi Tolkien avesse voluto descrivere i Pelopiedi come scuri o neri, avrebbe probabilmente fatto ricorso a «swarthy» o «black», oppure un loro sinonimo sempre in forma non comparativa.


Oltre che nel testo finale dei romanzi di Tolkien, anche nelle fonti di Tolkien non si trovano particolari connessioni tra hobbit e popoli non caucasici. Gli Hobbit e la Contea hanno molti elementi in comune con il popolo, la terra e la cultura inglese, e per questo motivo l’arrivo delle tre razze degli Hobbit nell’Eriador «senza dubbio richiama deliberatamente l’arrivo in Britannia durante l’antichità dei tre “invasori” germanici descritti da Beda il Venerabile, gli Angli, i Sassoni, e gli Juti».1

Vale poi la pena ricordare la lettera 25 dell’epistolario di Tolkien a cura di Humphrey Carpenter e Christopher Tolkien. Il 16 gennaio 1938 il giornale Observer pubblicò una lettera che chiedeva se gli Hobbit potessero essere stati suggeriti a Tolkien dal resoconto di Julian Huxley su «i ‘piccoli uomini pelosi’ avvistati in Africa dai nativi e […] da almeno uno scienziato».

Tolkien rispose:

Non ho ricordi consapevoli di pigmei pelosi (nei libri o al chiaro di luna) […]. Inoltre ribadisco che il mio hobbit non viveva in Africa e non era peloso, tranne sui piedi.

Insomma, Tolkien non ha mai descritto gli Hobbit con caratteristiche esotiche per un inglese della prima metà del secolo scorso.

(segue a p. 2)


Note:

1 Hammond & Scull, The Lord of the Rings: A Reader’s Companion, p. 14

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