“The Nature of Middle-earth”: recensione

di Eduardo Boheme


L’ultimo libro della History of Middle-earth e il primo dell’era post-Christopher

Gli argentini a volte dicono del loro più grande cantante di tango, Carlos Gardel, che non solo non è morto, ma che canta sempre meglio. Questo mi ricorda sempre Tolkien, che fortunatamente è ancora molto prolifico! Il 2 settembre, abbiamo celebrato il suo 48° anniversario della morte onorandolo nel miglior modo possibile: con un nuovo libro che arriva sugli scaffali, questa volta curato da Carl F. Hostetter, The Nature of Middle-earth.

The Nature of Middle-earth è il primo libro di Tolkien a venire alla luce dopo la scomparsa di Christopher Tolkien, ma non è completamente fuori dalla sua egida: è dedicato al figlio di Tolkien e infatti è il risultato della corrispondenza tra lui e Hostetter, che ha ricevuto da Christopher materiali per la sua valutazione e ha approvato il progetto preliminare.

Inoltre, il nuovo libro dialoga costantemente con il monumento di Christopher, The History of Middle-earth, facendo uso di estratti, in particolare dagli ultimi volumi della serie, e adottando pratiche editoriali simili: i testi di The Nature of Middle-earth sono introdotti da una discussione della fonte – breve e accessibile al lettore profano – e integrati da note. A causa di questa somiglianza, il nuovo libro funziona come una sorta di coda al legendarium, dal momento che, come ha detto Hostetter nell’intervista pubblicata su questo sito, è rimasto poco della materia della Terra di Mezzo da pubblicare. Hostetter, tuttavia, tende ad essere più conciso di Christopher nel suo apparato critico, facendo sì che questo libro sia più veloce da leggere. Questo può essere utile al lettore per familiarizzare con la History of Middle-earth. A proposito, aver letto la HoMe non è vitale per capire NoMe: se avete letto Il Signore degli Anelli e Il Silmarillion, siete a posto. Se avete letto anche i Racconti Incompiuti, tanto meglio!

The Nature of Middle-earth è diviso in tre parti: Time and Ageing (“Tempo e invecchiamento”), di 23 capitoli); Body, Mind and Spirit (“Corpo, mente e spirito”), di 17 capitoli; e The World, its Lands, and its Inhabitants (“Il Mondo, le sue Terre e i suoi Abitanti”) di 22 capitoli, oltre a due appendici, una delle quali tratta questioni teologiche e metafisiche e l’altra elenca le parole Quenya. La varietà di argomenti trattati in tutti questi capitoli è vasta, e c’è qualche sovrapposizione a volte. Pertanto, ciò che segue non è che un brevissimo resoconto di ciò che si può trovare nel libro.

Nella prima parte, tra le tante tavole, vediamo il Tolkien a cui siamo abituati, alle prese con il tentativo di dare una “intima consistenza” al proprio mondo, calcolando il numero di Elfi, i periodi di gestazione e i tassi di invecchiamento, rendendo credibile la marcia dalla Terra di Mezzo a Valinor, e concedendo – da buon filologo – il tempo necessario perché le lingue divergano. Ma non tutto riguarda la matematica! In questa parte, il lettore trova dettagli sul Risveglio degli Elfi a Cuiviénen, la percezione elfica del tempo e molti degli eventi che ebbero luogo durante la Grande Marcia.

La seconda parte, forse più appetibile, tratta temi che saranno di estremo interesse per gli amanti degli Elfi e dei Valar, come la questione dei capelli, la trasmissione del pensiero, la morte, la reincarnazione e lo spirito, per non parlare di un capitolo molto interessante su come Tolkien ha previsto l’aspetto fisico di personaggi come Gandalf, Legolas e Shelob.

[Breve digressione: questa parte include un testo intitolato Notes on Órë, una parola tradotta nell’Appendice E de Il Signore degli Anelli come “cuore (mente interiore)”. Nell’articolo Elvish as She Is Spoke, scritto da Hostetter stesso, egli richiama l’attenzione sugli appassionati di Neo-Elfico che erroneamente attribuiscono alla parola quenya órë i significati inglesi della parola “cuore” (l’organo fisico, la sede delle emozioni, dei sentimenti, ecc.): un avvertimento per tutti coloro che impiegano parole elfiche e pensano di usare l’Elfico autentico].

La terza parte, la più varia di tutte e molto legata ai Racconti Incompiuti, porta temi come la fabbricazione del lembas, la luce e le tenebre, alcuni aspetti dell’economia elfica, i poteri dei Valar, e due saggi più lunghi dedicati a Númenor (la sua terra e la sua fauna) e a Gondor (i suoi fiumi e i suoi fuochi di segnalazione).

Le appendici scritte da Hostetter, a loro volta, aiutano a spiegare questioni filosofiche e teologiche (ad esempio: le Ere del Mondo, la Caduta degli Uomini, il Matrimonio, l’Incorruttibilità dei Santi, ecc.), usando estratti del libro come spunti per la discussione. Questo è particolarmente gradito alle persone che sono ignoranti in tali questioni, me compreso. Il glossario dei termini in Quenya è utile per fornire un facile riferimento e traduzione alle parole frequenti ed essenziali usate in tutto il libro.

Molti di questi testi sono già stati pubblicati altrove, ma la difficoltà di procurarseli (perché sono vecchi, oppure rari o costosi) giustifica il fatto di includerli nuovamente in questo volume, e l’editore riesce a disporre i testi in modo che ciò che potrebbe essere visto come una mera “disparità” diventa una gradita “varietà”, in particolare nella terza parte. Tale varietà è vantaggiosa perché soddisfa i diversi gusti dei diversi lettori, e tutti vi troveranno qualcosa di piacevole, sia che gli piaccia la matematica, la filologia, la geografia, la zoologia, la botanica, la tanatologia, la storia, la filosofia, la teologia, l’anatomia, la telepatia… e così via. Non si può creare un universo come quello di Tolkien senza creare tutto ciò che un universo fa o può contenere.

The Nature of Middle-earth, come altri libri postumi, ha anche molto da dire sulla natura della composizione stessa di Tolkien: uno scrittore incostante e procrastinatore, forse, ma proprio perché (a parte una vita accademica movimentata) aggiustava sempre le cose qua e là, riscriveva, annotava, cercava quasi ossessivamente la coerenza e – tipicamente da pignolo come Niggle e un filologo quale era – partiva da una sola radice linguistica per rivelare la cultura elfica.

Per il lettore, l’“ultimo libro” della History of Middle-earth è grande di per sé, e anche un preludio a qualcosa di grandioso. Lungi dal porre fine a qualcosa, The Nature of Middle-earth è un nuovo ramo di un albero che non ha mai smesso di crescere.


© 2021 by Cristina Casagrande. Tradotto con il permesso dell’autore. L’articolo originale in portoghese brasiliano e inglese si può trovare qui.

Traduzione di Sebastiano Tassinari


Anche il nostro fondatore Gianluca Comastri, esperto delle Lingue di Arda, ha presentato i contenuti di The Nature of Middle-earth in questo episodio del podcast Cronache dalla Terra di Mezzo.

Ascolta “In memoria di J.R.R. Tolkien: analizziamo il nuovo libro “The Nature of Middle-earth” con GIANLUCA COMASTRI” su Spreaker.

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