“The War of the Rohirrim”: un anime per raccontare la Terra di Mezzo

La produzione del film

La cinematografia ispirata a Tolkien stava ormai ruotando negli ultimi anni attorno al grandissimo progetto della serie LOTR on Prime di Amazon. Il monopolio si è poi consolidato con l’acquisizione della Metro Goldwyn Meyer (ne abbiamo parlato qui), che detiene i diritti per la distribuzione de Lo Hobbit, ma ecco che è arrivato questo annuncio ad agitare le acque.

Si può anche riconoscere una possibile strategia mediatica, in questo annuncio così improvviso e soprattutto esaustivo, molto diverso dall’approccio di Amazon che da anni sta lasciando il pubblico all’oscuro di quale sarà la precisa ambientazione temporale del soggetto.

I diritti e tradizione cinematografica

Da sinistra a destra: Fran Walsh, Peter Jackson e Philippa Boyens.

Il materiale principale da cui si potrebbe trarre l’adattamento è quello che abbiamo riproposto nella pagina precedente. I testi tratti da Il Signore degli Anelli, Appendici incluse, possono essere adattati grazie ai diritti detenuti dalla Middle-earth Enterprises che già in passato furono dati in licenza alla New Line Cinema per le due trilogie di Peter Jackson. Per questo non dovrebbe essere coinvolta in nessun modo la Tolkien Estate.

Per quanto si cerchi di tracciare nuovi filoni, va detto che Peter Jackson continua ad essere insormontabile, e se questo vale per Amazon Studio che non ha potuto fare a meno di assumere John Howe come concept artist, a maggior ragione la New Line Cinema e la Warner Bros. hanno scelto Philippa Boyens, sceneggiatrice delle due trilogie di Jackson della Terra di Mezzo, come consulente del progetto.

Il genio giapponese al servizio di Tolkien

Una grande novità di questo adattamento è che esso rientrerà nella categoria degli anime, i film di animazione giapponesi. L’impresa è stata affidata a degli artisti veterani dell’animazione giapponese, che hanno lavorato a quei film che hanno fatto conoscere al mondo occidentale il cinema giapponese e che continuano ad affermarsi nel nuovo mercato video dove lo streaming imperversa.

Kenji Kamiyama

Il primo nome è quello di Kenji Kamiyama. Inizia la sua carriera come disegnatore di fondali, sia per quelli della alienante Neo Tokyo del film cult Akira, sia quelli più pittoreschi di Kiki, consegne a domicilio, opera del maestro Miyazaki. Ma il vero maestro di Kamiyama non è nè Ōtomo nè Miyazaki, bensì Mamoru Oshii, sviluppando per lui concept artistici, sceneggiature e ricoprendo il ruolo di direttore di sequenza. Il più celebre film di Oshii è senz’altro Ghost in the Shell del 1995, il film cyberpunk che incanterà i fratelli Wachowski e sarà la loro dichiarata fonte di ispirazione per Matrix. Il franchise di Ghost in the Shell, si sa, è molto articolato, e Kamiyama ha ricoperto il ruolo di regista per le due stagioni della serie Ghost in the Shell: Stand Alone Complex (2002-2005) e il film Ghost in the Shell: S.A.C. Solid State Society (2013).

Anche nel 2020 è stata rilasciata una serie dello stesso universo: Ghost in the Shell: SAC_2045, rilasciata nel 2020 e distribuita su Netflix. È qui che il nome di Kamiyama si lega a doppio filo con quella del già citato studio di animazione Sola Entertainment: è questo lo studio che ha dato vita a Ultraman (2019), all’ultima serie di Ghost in the Shell e per cui Kamiyama sta già lavorando a Blade Runner: Black Lotus che dovrebbe uscire quest’anno. Kamiyama è insomma un veterano del genere cyberpunk, è maturato all’ombra dei maestri dell’animazione convenzionale di Miyazaki e Ōtomo ma anche la sua esperienza con l’animazione digitale non è da meno.

L’amministratore delegato della Sola Entertainment è nientemeno che Joseph Chou, produttore di questo adattamento su Helm Mandimartello annunciato. La Sola è famosa per titoli che hanno riscosso un grande successo per esempio ha contribuito a Capitan Harlock del 2013 (altra co-produzione Warner Bros.) e il recente remake in computer grafica Saint Seiya – I Cavalieri dello zodiaco. I nomi del settore si intrecciano: molti film della Sola hanno come regista Shinji Aramaki che è co-regista di tutti i film e le serie di Kamiyama per la Sola.

Vi proponiamo le parole di Joseph Chou per comprendere quali prospettive ha il suo studio di animazione

Joseph Chou

Il nome “SOLA” viene dal latino. L’abbiamo scelto perché il nostro obiettivo è produrre film che siano “unici”.

Pensiamo anche a cosa significa “lavorare”. In inglese si riferisce in realtà all'”atto di guadagnare” ma anche all’idea di “vocazione”. In origine, la parola latina “vocare”, da cui deriva “vocazione”, significa “chiamare”.

C’è l’idea che Dio, che dà i talenti agli uomini, li chiama ad usare le loro capacità per gli individui, le famiglie, i paesi e il mondo. In altre parole, questa è la loro missione.

Se guardiamo alle aziende, esiste una differenza simile tra le parole giapponesi “Shõbai” (business) e “Jigyõ” (impresa).
Un business, “Shõbai”, vende articoli o servizi e guadagna denaro attraverso queste transazioni. D’altra parte, un’impresa, “Jigyõ”, cerca valori al di là del denaro, valori che possono beneficiare il mondo degli affari e la società, e che aumentano la felicità dei dipendenti.
Come azienda, l’obiettivo della SOLA DIGITAL ARTS è quello di essere un'”impresa”, un “Jigyõ”, e quindi di farsi affidare una “missione”.

Voglio che SOLA DIGITAL ARTS sia un luogo dove le persone possano portare avanti questa missione di produrre film eccezionali, scatenando e trasmettendo emozioni, felicità ed eccitazione al nostro pubblico. Desidero davvero che SOLA DIGITAL ARTS diventi l’azienda che ha dimostrato al mondo quanto possa essere potente l’animazione giapponese.

Si tratterebbe del primo incontro tra Tolkien e l’animazione giapponese, quella in cui tanti hanno sperato a lungo vista la passione di Miyazaki per il romanzo di Tolkien?

In realtà, va ricordato che il primo adattamento per lo schermo de Lo Hobbit (1977) fu quello di Jules Bass e Arthur Rankin Jr., che da registi si affidarono allo studio giapponese di animazione Topcraft. Fu un prodotto d’avanguardia per allora, una delle prime animazioni giapponesi a diventare familiare agli spettatori del mondo anglofono. La collaborazione andò avanti con Il Ritorno del Re (1980), saltando La Compagnia dell’Anello e Le Due Torri che erano stati adattati da Bakshi nel ’78.

Inoltre, alla dichiarata passione di Miyazaki per Tolkien si unisce il suo disprezzo per il film di Peter Jackson, che secondo il maestro giapponese avrebbero banalizzato il dramma bellico dell’epica tolkieniana trasformandolo in una propaganda degna dell’imperialismo statunitense.

Sebbene ci sia qualche radice di Kamiyama, di Chou e della Sola Entertainment che affonda nella produzione di Miyazaki (e quale studio di animazione giapponese non potrebbe?), il tenore che si prospetta è distante da quello dei delicati tratti dello Studio Ghibli e i suoi fondali dipinti: potremmo aspettarci un’animazione tridimensionale come quelle più recenti a cui hanno lavorato questi nomi, e atmosfere cupe, ma si spera meno cervellotiche, degne della carriera cyberpunk di Kamiyama ma che sembrano potersi adattare al buio Lungo Inverno della Terza Era e alle scene di battaglia che Peter Jackson ha realizzato.

Per questo The War of the Rohirrim si rivela un progetto al passo coi tempi in cui l’animazione giapponese è del tutto sdoganata presso il giovane pubblico occidentale, probabilmente è anche un tentativo di ampliare il pubblico: vengono in mente le numerose serie di animazione di Star Wars che dal 2003 ad oggi espandono l’universo concepito da George Lucas. La Sola Entertainment non poteva chiedere altro che questo; affidare a loro un film sulla Terra di Mezzo rientra esattamente nei loro obiettivi dichiarati nel motto dell’impresa: «Collegare il meglio dell’Oriente e dell’Occidente».

Gli sceneggiatori

Mentre la regia e lo studio di animazione sembrerebbero avere più familiarità con la fantascienza che con il fantasy, ecco che per quanto riguarda la sceneggiatura abbiamo dei nomi che si sono distinti in questo campo.

Da sinistra a destra, Will Matthews e Jeffrey Addiss

Parliamo di Jeffrey Addiss e Will Matthews, sviluppatori e sceneggiatori di Dark Crystal – La Resistenza. La serie, rilasciata nel 2019 su Netflix, è stata un prequel di successo del famoso film Dark Crystal, film del 1982 co-diretto da Frank Oz e Jim Henson. Il film a suo tempo fu accolto in modo molto vario e non mancò chi lo volle stroncare definendolo un «Tolkien annacquato», ma col tempo il film si è affermato soprattutto grazie al pubblico affezionato, motivo per cui la Jim Henson Production a lungo pensò a come sviluppare un sequel, finchè si decise di fare una serie che fungesse da prequel per parlare di una civiltà di cui si scoprivano dei resti nel film.

Durante un’intervista, Linda Henson, spiegò che la produzione si stava ispirando a tante altre serie ambientate in mondi fantastici come Il Trono di Spade e L’ultimo dominatore dell’aria: «Programmi che hanno un sacco di profondità e dettagli costruiti nella costruzione del mondo». Addiss e Matthews sono riusciti a condensare molte delle qualità di queste produzioni restituendo al pubblico una serie che ha raccolto un grande successo, suggellato dal premio Emmy 2020 per la categoria miglior serie per bambini. Nonostante questo, Netflix ha poi deciso di cancellare la seconda stagione, probabilmente per motivi di budget. La coppia Addiss e Matthews otterrà la sua rivincita grazie a The War of the Rohirrim?

Il produttore

E chi fungerà da mediatore all’interno di questo team creativo che unisce Giappone e Stati Uniti? La risposta è Jason DeMarco, che sarà il produttore del film.

DeMarco è infatti un veterano nel mondo dell’animazione americana e uno dei personaggi più importanti quando si parla di importazione dell’animazione giapponese negli Stati Uniti. Dopo essere stato assunto dalla Cartoon Network, si è ritagliato un ruolo di spicco come co-creatore di Toonami, un programma contenitore che ha portato al successo in America serie giapponesi come nientemeno che Dragon Ball e Sailor Moon, finalmente trasmesse senza tagli.

La sua carriera l’ha portato ad essere direttore creativo di Toonami e di Adult Swim, dimostrando di avere un ruolo chiave nella distribuzione delle serie animate.

Il 10 giugno, lo stesso DeMarco ha dato notizia su Twitter di The War of the Rohirrim e del suo coinvolgimento con grande entusiasmo.

da questi tweets arriva un’importante conferma: che sarà un anime di animazione 2D, e non 3D come potevano lasciare intuire tutti gli ultimi anime di Kenji Kamiyama!

Insomma, si può dire che il progetto sia in buone mani da un punto di vista tecnico, per il film si è formato un vero e proprio dream team per questo genere di prodotto. Il problema, come per la tanto attesa serie Amazon, risiede nel grado di fedeltà che verrà adottato dalla produzione. Intanto non ci resta che aspettare un futuro trailer per vedere quale sarà il nuovo aspetto della Terra di Mezzo!

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