Tolkien Studies XVIII: annunciato l’indice dei contenuti

di Sebastiano Tassinari


È stato dato il consueto annuncio dell’indice del prossimo numero di Tolkien Studies, la rivista accademica annuale edita dalla West Virginia University interamente dedicata agli studi sull’opera di J.R.R. Tolkien. Giunta al suo XIII numero, Tolkien Studies: An Annual Scholarly Review è la pubblicazione più attesa dall’ambiente della ricerca sul professore di Oxford, sia per gli standard elevati cui vengono sottoposti gli articoli presentati al comitato editoriale, sia per l’accurato corpo recensorio. L’annuncio è stato dato, come gli altri anni, dallo studioso David Bratman sul suo blog Kalimac’s Corner. Bratman infatti cura la rivista insieme a Michael D.C. Drout e Verlyn Flieger.

Senza ulteriori premesse, riportiamo per esteso il blogpost di Bratman con l’indice, che potrebbe subire alcune variazioni come è successo l’anno scorso.


A nome mio e dei miei co-redattori, Michael D.C. Drout e Verlyn Flieger, ecco i contenuti previsti del volume 18 della rivista Tolkien Studies: An Annual Scholarly Review. Tutti i lavori sono ora nelle mani del nostro editore, la West Virginia University Press, e la pubblicazione del volume in copertina morbida e su Project MUSE è prevista prossimamente in quest’anno. – David Bratman, co-redattore

Tolkien Studies 18 (2021)

  • John D. Rateliff, “Richard C. West, 1944-2020”
  • Douglas A. Anderson, “Richard C. West: A Checklist”

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  • Yvette Kisor, ” ‘The Lay of Aotrou and Itroun’: Sexuality, Imagery, and Desire in Tolkien’s Works”
  • Curtis A. Weyant, ” ‘A translator is not free’: J.R.R. Tolkien’s Rules for Translation and Their Application in Sir Orfeo
  • Josh B. Long, “Faery, Faith, and Self-Portrayal: An Allegorical Interpretation of Smith of Wootton Major
  • Magne Bergland, ” ‘This gift of freedom’: The Gift of Ilúvatar, from Mythological Solution to Theological Problem”
  • Douglas C. Kane, “Túrin the Hapless: Tolkien and the Sanctification of Suffering”
  • Joshua T. Parks, “Speculative Mythology: Tolkien’s Adaptation of Winter and the Devil in Old English Poetry”
  • Stentor Danielson, “‘To trees all Men are Orcs’: The Environmental Ethic of J.R.R. Tolkien’s ‘The New Shadow'”
  • Michael A. Moir, Jr., ” ‘What a lot of things you do use Good morning for!’: Gandalf the Wandering Deconstructionist in The Hobbit
  • Dennis Wilson Wise, “Depth, Globalization, and the Domestic Hero: The Postmodern Transformation of Tolkien’s Bard in Peter Jackson’s Hobbit Films”

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Note e Documenti

  • Amber Dunai, “Wið or mid? A Glimpse into Treebeard’s Diachronic Perspective”

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Recensioni di Libri

  • The Worlds of J.R.R. Tolkien: The Places That Inspired Middle-earth, di John Garth, recensito da Matthew A. Fisher
  • Tolkien’s Modern Reading: Middle-earth Beyond the Middle Ages, di Holly Ordway, recensito da Zachary D. Schmoll
  • Utopian and Dystopian Themes in Tolkien’s Legendarium, di Mark Doyle, recensito da Jay Rimmer
  • Tolkien’s Cosmology: Divine Beings and Middle-earth, di Sam McBride, recensito da Alyssa House-Thomas
  • Music in Tolkien’s Work and Beyond, a cura di Julian Eilmann and Friedhelm Schneidewind, recensito da David Bratman
  • J.R.R. Tolkien: A Guide for the Perplexed, di Toby Widdicombe, recensito da David Bratman

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  • David Bratman, Kate Neville, Jennifer Rogers, Robin Anne Reid, Jason Fisher, John Wm. Houghton, e John Magoun, “The Year’s Work in Tolkien Studies 2018”
  • David Bratman, “Bibliography (in English) for 2019”

Commento dell’indice

Purtroppo anche quest’anno Tolkien Studies si apre con una nota di cordoglio: se l’anno scorso era stato pubblicato un esteso necrologio scritto in memoria di Christopher Tolkien, quest’anno è la volta dello studioso e bibliografo Richard C. West, scomparso il 29 novembre scorso. La vita di West sarà ripercorsa da John D. Rateliff che infatti era stato tra i primi a dare la triste notizia sul suo blog con questo post:

Domenica, Novembre 29, 2020
Richard West, R. I. P.

Uno dei miei più vecchi e cari amici è morto oggi a causa del covid.

Un uomo modesto e gentile, non credo che Richard si sia mai reso conto di essere uno dei migliori dei migliori studiosi di Tolkien.

Mi mancherà terribilmente.

Riposa in pace.

Un ulteriore ricordo di West sarà la lista di scritti di West compilata da Douglas A. Anderson. Quest’ultimo, aveva già pubblicato una tale lista nel secondo numero di Tolkien Studies del 2005. Ora che West non c’è più, la lista pubblicata sarà aggiornata con le pubblicazioni dei seguenti 15 anni e definitiva.

Gli articoli

L’indice degli articoli è molto vario: aprono la raccolta tre approfondimenti su opere di Tolkien non appartenenti al legendarium: Il Lai di Atrou e Itroun, Sir Orfeo e Il Fabbro di Wootton Major. L’ultimo dei tre è il tema dell’articolo di Josh B. Long, articolo che doveva essere pubblicato nel numero dell’anno scorso ma era stato ritirato a causa di ritardi nelle autorizzazioni di copyright: forse che contenga materiale inedito del Professor Tolkien?

Seguono alcuni articoli sul legendarium di Tolkien, alcuni su risvolti teologici dell’opera di Tolkien, un altro su come lo scrittore tratta la fonte di ispirazione della poesia Old English, uno sull’etica ambientale e uno sul linguaggio di Gandalf. Non manca un articolo dedicato all’adattamento cinematografico di Peter Jackson, che analizzerà la trasformazione che ha subito il personaggio di Bard nella trasposizione su schermo.

Le recensioni

Particolarmente interessante sarà anche la sezione di recensioni, dove sono attesi al varco due recenti libri che hanno ricevuto molte attenzioni: The Worlds of J.R.R. Tolkien: The Places That Inspired Middle-earth, di John Garth, libro di cui abbiamo ampiamente trattato sul nostro sito (intervista a John Garth, recensione e commento) e Tolkien’s Modern Reading: Middle-earth Beyond the Middle Ages, di Holly Ordway.

Per quanto riguarda il libro di Garth, promosso con numerose interviste su tanti canali, l’entusiasmo sarebbe stato già smorzato dalla recensione di Shaun Gunner, presidente della Tolkien Society, sul numero dell’inverno 2020 della rivista della Society, Mallorn, in cui si sottolineava che in più passaggi Garth si sarebbe lasciato andare a speculazioni azzardate. Vedremo se il recensore Fisher sarà d’accordo o meno con questa osservazione.

Invece a proposito del libro di Holly Ordway, già molte delle firme di Tolkien Studies lo hanno commentato o recensito: Bratman e Rateliff, che hanno commentato il libro sobriamente, e Hammond e Scull, che invece lo hanno recensito più estesamente. L’opinione condivisa e fondata da questi studiosi è che al di là dei proclami e della pubblicità della casa editrice il libro non sarebbe particolarmente rivoluzionario: esso si presenta come un’autorevole e inedita smentita delle affermazioni contenute nella Biografia di Carpenter sul poco piacere che Tolkien traeva dalla lettura di libri del periodo moderno (con cui Ordway si riferisce agli anni post-1850).

Tuttavia, la ricerca biografica su Tolkien non si è certo fermata al libro di Carpenter, e, spiega Rateliff, sin dal 1981 (probabilmente, deduco, perchè è l’anno di pubblicazione delle Lettere ) c’è stato un riconoscimento generale che Tolkien è stato influenzato non solo dalla letteratura medievale che conosceva e amava così bene, ma anche da autori che ha trovato congeniali dal periodo osservato da Ordway. L’enfasi che Ordway dà poi a specifiche informazioni sarebbe poi difforme rispetto a quello che i recensori avrebbero ritenuto: a volte esagerata, a volte troppo poca. Ad ogni modo, il libro è considerato una buona e a lungo attesa sintesi delle informazioni raccolte negli anni, anche perchè gli studi su Tolkien vanno sempre aggiornati secondo gli inediti pubblicati. Ordway riesce nell’intento, ed anche Hammond e Scull, dopo numerosi rilievi, concludono con parole benevole:

Se Tolkien’s Modern Reading offre così tanti punti discutibili, è solo perché contiene così tante cose degne di nota nel suo lungo testo. Il libro di Holly Ordway merita un posto su qualsiasi scaffale di studi tolkieniani, e noi ne faremo un uso grato per migliorare il nostro Tolkien Companion and Guide.

Ora, cosa dobbiamo aspettarci dalla recensione che apparirà su Tolkien Studies? Forse si può fare qualche previsione dal curriculum dell’autore, Zachary D. Schmoll. Sembra che molti nei confronti di Ordway siano prevenuti, soprattutto a causa della casa editrice, che è la Word on Fire fondata dal vescovo Robert Barron, e magari anche per il sostegno informale che Ordway ha dato al Project Northmoor, guardato con diffidenza da un ente così affermato come la Tolkien Society, perchè il sistema di donazione si appoggiava a organizzazioni benefiche esplicitamente cristiane.

A fronte di questo, si era diffuso un prudente timore per una lettura eccessivamente confessionale di Tolkien che Ordway avrebbe potuto promuovere, ma a parte qualche invadente newsletter del vescovo se si ordina il libro sul sito ufficiale, la studiosa ha dimostrato una soddisfacente onestà intellettuale. Possiamo dire che questa atmosfera tesa che abbiamo appena descritto non dovrebbe aver toccato Schmoll: egli può essere considerato un collega di Holly Ordway, soprattutto perchè entrambi contribuiscono alla rivista An Unexpected Journal, che così si presenta:

An Unexpected Journal cerca di dimostrare la verità del cristianesimo attraverso sia la ragione che l’immaginazione per occuparsi della cultura a partire da una visione cristiana del mondo.

Precisamente, Schmoll è il Managing Editor della rivista, mentre Ordway ha pubblicato su di essa due articoli. Per questo possiamo aspettarci che la recensione su Tolkien Studies non sarà particolarmente fredda, anche se sicuramente non potrà ignorare le osservazioni mosse dagli studiosi citati prima, anche perchè uno di loro è il curatore della raccolta che ha approvato la recensione.

L’Italia in questo numero di Tolkien Studies

Concludiamo questo commento dell’indice rispondendo ad una domanda: c’è un po’ di Italia in questo numero di Tolkien Studies? Ebbene sì: tra i libri recensiti figura la raccolta di saggi Music in Tolkien’s Work and Beyond, a cura di Julian Eilmann e Friedhelm Schneidewind e trentanovesima pubblicazione della collana Cormarë della Walking Tree Publishers. Il primo saggio di questo libro è proprio “Polyphony, Collective Improvisation, and the Gift of Creation” di Chiara Bertoglio, concertista di pianoforte, musicologa, teologa e scrittrice, nonchè affermata studiosa di Tolkien. Bertoglio è infatti ben nota alla redazione dei Tolkien Studies per il suo articolo “Dissonant Harmonies: Tolkien’s Musical Theodicy” pubblicato sul numero XV del 2018, dunque possiamo immaginare che il suo nuovo saggio verrà debitamente citato nella recensione di Bratman.

In attesa di ciò, speriamo di ascoltare presto le illuminanti parole di Chiara Bertoglio sulle frequenze di Radio la Voce di Arda dove viene spesso ospitata.

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