Interview with Michael Ward on the film “The Most Reluctant Convert”

di Sebastiano Tassinari


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In un nostro precedente articolo abbiamo parlato di The Most Reluctant Convert, un lungometraggio biografico su Clive Staples Lewis che sarà rilasciato quest’anno, adattamento dell’omonimo monologo teatrale di Max McLean, con Norman Stone alla regia.

Il Dr. Michael Ward, noto studioso delle opere di Lewis, ha recitato nel film come comparsa e nel mese di aprile ha assistito a una première online del film riservata agli attori e la troupe. Abbiamo dunque pensato di intervistarlo per avere qualche anticipazione esclusiva su questo film molto promettente.


Planet Narnia, il libro di successo di Michael Ward, pubblicato dalla Oxford University Press.

Il suo nome è ben noto tra i fan degli Inklings grazie al suo studio Planet Narnia: The Seven Heavens in the Imagination of C.S. Lewis, che ha vinto il Mythopoeic Scholarship Award nel 2011. Vorrebbe presentarci questo studio e la sua tesi principale?

In Planet Narnia mostro come Lewis abbia creato ciascuna delle sette Cronache di Narnia in modo da incorporare ed esprimere le qualità di ciascuno dei sette pianeti del cosmo medievale, quei pianeti da cui abbiamo tratto i nomi dei giorni della settimana. (In inglese, come in italiano, i nomi dei giorni feriali derivano dalle parole Luna, Marte, Mercurio, Giove e Venere. Inoltre, in inglese, anche se non in italiano, i nomi dei giorni del fine settimana derivano dalle parole Saturno e Sole, che completano la lista). In quanto studioso del medioevo, Lewis conosceva in modo approfondito il modello cosmologico pre-copernicano e aveva descritto i sette pianeti come «i simboli spirituali dal valore permanente», che, secondo lui, erano «particolarmente ricchi di significato per la nostra generazione». Egli scrive espressamente di questi pianeti nella sua Trilogia cosmica, ma in Narnia li utilizza in modo implicito per creare in ciascuno dei libri della serie un’atmosfera e un tono pervasivi. «I cieli narrano la gloria di Dio», secondo il Salmo 19, che secondo Lewis era la poesia più importante del salterio. A Narnia, egli fa «narrare» ai cieli «la gloria di Dio» impiegando questi sette simboli spirituali arricchendo ogni storia di una planimetria immaginaria che governa l’arco della trama, tutti i dettagli descrittivi, e, cosa più importante, il mondo in cui è rappresentato lo stesso Aslan.

Il suo studio è l’oggetto di un documentario prodotto dalla BBC, The Narnia Code. L’aspetto interessante è che il regista del documentario è Norman Stone, regista del film Il più riluttante dei convertiti. Com’è stata l’esperienza di realizzare il documentario con Stone? È soddisfatto del modo in cui il regista ha portato il suo lavoro di ricerca sul grande schermo?

The Narnia Code è il risultato di un lavoro duro e molto intenso. I tempi per realizzarlo erano molto serrati in modo da rientrare nel budget previsto. Ma è stato anche molto divertente, sia perché Norman Stone è una persona molto gradevole sia perché è stato un grande privilegio il fatto che il mio lavoro di ricerca sia stato oggetto di un documentario. Quando lavoravo alla mia tesi di dottorato la mia unica preoccupazione era superare la discussione finale, e poi improvvisamente la mia tesi è stata pubblicata dalla Oxford University Press e ne è stato tratto un programma dal canale televisivo prestigioso della BBC! Ciò è andato ben oltre i miei sogni più ambiziosi da studente e realizzare The Narnia Code è stato quindi un bel colpo. La quantità di dettagli contenuti nella mia tesi che potevamo comunicare era relativamente piccola perché il target del documentario era l’audience popolare della televisione che conosce poco o nulla di Lewis o di Narnia, tanto meno di cosmologia medievale (!). Tuttavia, la tesi principale è stata veicolata e il programma ha raggiunto una buona audience ed è stata bene accolta dalla critica al punto da indurre la BBC a replicarlo poche settimane dopo sui propri canali digitali. Il programma ha anche favorito un grosso incremento di interesse nei confronti di Planet Narnia. Nella serata in cui il documentario è stato trasmesso in tv il mio libro ha scalato la classifica delle vendite sul sito inglese di Amazon raggiungendo il secondo posto tra tutti i libri! The Narnia Code è statopoipubblicato in versione DVD che contiene dei contenuti speciali con molti più dettagli rispetto alla versione trasmessa in televisione, per cui ne raccomando la visione a chiunque desideri saperne di più.

Lei aveva già fatto un’esperienza come comparsa ne Il mondo non basta, un film della serie di James Bond, ma lo scorso settembre è stato coinvolto nelle riprese del film di Lewis. Ci parli del suo ruolo e della sua esperienza sul set.

Sì, ho fatto alcune esperienze come comparsa in vari film e spettacoli televisivi e l’esperienza più divertente è stata quella del film di James Bond da lei menzionata, in cui dovevo consegnare all’agente 007 un paio di occhiali a raggi x. Non sono un attore professionista, ma ho preso parte a tante recitazioni teatrali amatoriali quando ero studente e Norman Stone ha evidentemente pensato che, essendo stato in passato un pastore anglicano, potevo essere adatto a recitare il ruolo del vicario della parrocchia di Lewis, quella della Santissima Trinità a Headington Quarry. Era una piccola parte, con poche battute, che riteneva sarei stato in grado di interpretare. Un contributo particolare che ho apportato al ruolo è stata la tonaca originale. Ora sono un sacerdote cattolico (oltre che uno studioso) e quindi ho utilizzato in queste scene alcune delle mie tonache.

Michael Ward che interpreta la parte del parroco di C.S. Lewis in The Most Reluctant Convert.

Siamo riusciti a realizzare alcune riprese nella chiesa della Santissima Trinità (nel cui cimitero è sepolto il corpo di Lewis), che ha reso il film particolarmente speciale. Due scene sono state girate lì. La prima quando Lewis è diventato un credente, anche se non ancora cristiano, e ha iniziato a frequentare la chiesa, e recito il ruolo archetipico del clericale inetto e snob che non dà un’immagine positiva della religione. La seconda scena è alla fine del film quando, nel giorno di Natale, Lewis divenuto ormai cristiano riceve la sua Prima Comunione da credente adulto. In quella scena recito in maniera più sobria e sincera per riflettere il suo mutato punto di vista sulla fede.

La storia è raccontata principalmente attraverso dei flash-back. Vediamo Lewis anziano (interpretato da Max McLean) che parla rivolto alla telecamera spiegando il suo percorso spirituale, e da un’altra parte dell’inquadratura lo vediamo in età più giovane (interpretato da Nicholas Ralph) impegnato a fare ciò che si vede nel film. Ho vissuto quindi l’esperienza leggermente sinistra (in senso positivo!) di guardare dallo stallo del vicario in chiesa e vedere nella congregazione due C.S. Lewis, uno più anziano e uno più giovane, entrambi molto simili all’uomo reale! (La scelta di entrambi gli attori è stata a mio avviso eccellente). Ed è il giorno di Natale e la congregazione sta cantando uno dei canti natalizi più belli (In the Bleak Midwinter), pieno di amore e di nostalgia, e gli effetti di luce sono straordinari, e la chiesa è piena di fumo (creato dalla macchina per il ghiaccio secco che rende l’atmosfera densa e materica), e la storia si avvicina alla climax eucaristica e, confesso, mi ha fatto accaponare la pelle.

Passiamo ora a Tolkien. Cosa ne pensa del biopic dedicato allo scrittore? Secondo lei, il tema della fede dell’autore è stato rappresentato in modo adeguato nel film?

Il biopic su Tolkien mi ha deluso, devo dire. La fede dell’autore è stata quasi del tutto ignorata e ritengo sia stata una grave omissione. Ma a parte questo, il film non mi è sembrato autentico. L’attore nei panni del Tolkien adulto mi è sembrato poco credibile e ha recitato azioni futili come essere coinvolto in una scazzottata su un autobus e urlare ubriaco a mezzanotte nel cortile del college. Non era per niente credibile come storia su Tolkien e, inoltre, era poco coinvolgente anche se si provava a dimenticare che il film era su Tolkien e lo si vedeva semplicemente come pura fiction. È naturale che in un film di questo genere ci si prenda delle libertà sui fatti biografici, ma ci si aspetta che il film per lo meno renda l’essenza di quanto racconta e che funzioni da un punto di vista cinematografico. Ritengo invece che il biopic su Tolkien abbia fallito da tutti i punti di vista. A mio avviso Shadowlands (il film su Lewis con Anthony Hopkins come protagonista) si è preso molte libertà, ma il film rimane comunque coinvolgente e commovente.

Nel film The Most Reluctant Convert la fede di Lewis e quella di Tolkien emergeranno in modo più esplicito e significativo per lo sviluppo della trama?

Sì, la fede di Lewis è il tema centrale del film e non è stato per niente messo in secondo piano. La maggior parte della sceneggiatura deriva direttamente dalla sua autobiografia, Sorpreso dalla Gioia. È un piacere vedere trattato in un film un tema espressamente teologico in modo così serio. Anche le difficoltà della fede e dei suoi dubbi giovanili sono trattati seriamente per cui si percepisce una progressione sincera, un vero viaggio spirituale. Sono rimasto davvero colpito. A Tolkien è assegnato un piccolo ruolo di supporto ed emerge la figura di un premuroso uomo di fede che spiega a Lewis il rapporto tra Cristianità e mitologia, le rispettive differenze ed analogie. Vediamo i due uomini conversare mentre passeggiano per l’Addison’s Walk del Magdalene College, come facevano realmente, anche se Hugo Dyson, il terzo uomo che partecipava a queste storiche conversazioni non è presente, per concentrarsi meglio su questo tema centrale del film. La scena del film in cui soffia un po’ di vento che accarezza le foglie e si vede Lewis capire improvvisamente che la Cristianità è il «vero mito» è molto potente, resa in maniera brillante da Nicholas Ralph. Questa è probabilmente la mia scena preferita del film, girata ad aprile. L’interpretazione di Ralph è brillante, in quanto recita in silenzio, mentre le parole sono dette dal suo sé più anziano. Ma è riuscito ad essere molto espressivo con lo sguardo e il linguaggio del corpo: intepretazione magistrale, direi. Tra l’altro, Nicholas Ralph è stato acclamato di recente per Creature grandi e piccole, il nuovo adattamento televisivo dei romanzi di James Herriot incentrati su un veterinario che vive nella campagna inglese degli anni ‘30. Il ruolo del veterinario è interpretato da Samuel West, che ha interpretato il ruolo del Principe Caspian nella versione delle Cronache di Narnia prodotta dalla BBC negli anni ‘80. E per una coincidenza ancora più strana, quando la BBC ha realizzato una versione di Creature grandi e piccole negli anni ‘70, quello stesso ruolo di veterinario è stato interpretato da Robert Hardy che era stato uno studente di Lewis (e di Tolkien) ad Oxford!

La lapide del centenario, Addison’s Walk, Magdalen College, Oxford.

Tra l’altro, Nicholas Ralph è stato acclamato di recente per Creature grandi e piccole, il nuovo adattamento televisivo dei romanzi di James Herriot incentrati su un veterinario che vive nella campagna inglese degli anni ‘30. Il ruolo del veterinario è interpretato da Samuel West, che ha interpretato il ruolo del Principe Caspian nella versione delle Cronache di Narnia prodotta dalla BBC negli anni ‘80. E per una coincidenza ancora più strana, quando la BBC ha realizzato una versione di Creature grandi e piccole negli anni ‘70, quello stesso ruolo di veterinario è stato interpretato da Robert Hardy che era stato uno studente di Lewis (e di Tolkien) ad Oxford!

Se mi consente una piccola digressione autobiografica: nel 1998, anno in cui ricorreva il centenario della nascita di Lewis, tenni un discorso ad Addison’s Walk alla inaugurazione di una stele in pietra su cui era stata incisa What the Bird Said Early in the Year, la sua poesia incentrata sull’Addison’s Walk. Era stata una mia idea erigere quella stele per celebrare il centenario. Il Magdalene College e la Lewis Estate la autorizzarono e l’Oxford Lewis Society accolse l’idea del progetto. Raccogliemmo circa 5000 sterline per coprire i costi e ricevemmo, tra gli altri, finanziamenti non solo da Anthony Hopkins, ma anche da Joss Ackland, che aveva recitato nel ruolo di Lewis nella versione originale di Shadowlands, cioè quella televisiva realizzata dalla BBC e diretta ovviamente da Norman Stone! L’Addison’s Walk ha quindi sempre occupato un posto importante nel mio cuore ed è stato molto emozionante vedere quel luogo come ambientazione, resa in modo autentico, accurato e artistico, per questo momento cruciale del pellegrinaggio personale di Lewis.

Come si inserisce The Most Reluctant Convert all’interno della serie dei film su Lewis o di quelli basati sulle sue opere? Questa produzione affascinerà i fan di Shadowlands? Ci sono dei riferimenti a Le Cronache di Narnia per soddisfare il grande pubblico degli adattamenti realizzati dalla Disney?

No, non ci sono riferimenti a Narnia perché è incentrato sulla conversione di Lewis e le Cronache sono arrivate ovviamente molto più tardi. Parlando per me, tutto quello che posso dire è che il film mi ha affascinato molto e penso di avere dei gusti molto difficili quando si trattano questi temi. Il film è nello stesso spirito della serie della BBC Shadowland diretta da Norman Stone, e infatti non a caso il regista è lo stesso in entrambi! Come il lavoro precedente, The Most Reluctant Convert si attiene strettamente ai fatti storici, non teme di trattare in maniera intelligente e critica la fede cristiana ed è molto più affine ad un film televisivo che ad un film di genere. Ciò che intendo dire è che non ha un impatto visivo su larga scala o una grande colonna sonora orchestrale o delle sottotrame significative e anche la durata è relativamente breve (dura meno di 90 minuti). Ma i valori della produzione sono alti, la recitazione è eccellente e la trama ben centrata e potente. È il genere di film che vorrò vedere tante volte (e non solo perché vi ho preso parte!).

Michael Ward insieme Walter Hooper a The Trout Inn, vicino a Oxford, uno dei locali preferiti degli Inklings.

Il 7 dicembre ci ha lasciato Walter Hooper, che ha dedicato la sua vita a Lewis e alla diffusione dei suoi scritti sia editi che inediti. Lo abbiamo ricordato in uno dei nostri articoli e lei ha fatto lo stesso, recitando una omelia alla messa in suffragio di Hooper e pubblicando un necrologio nel Journal of Inklings Studies. Immagino che lo conoscesse bene: Hooper ha apprezzato Shadowlands e sapeva che il regista era Stone? Cosa pensava degli adattamenti delle Cronache di Narnia realizzati dalla Disney?

Sì, conoscevo Walter da oltre 30 anni e sono orgoglioso di poterlo definire un mio amico oltre che un collega nell’ambito degli studi su Lewis. Ricordo che ad Oxford stavo andando, in compagnia sua e di altre persone, dalla sede della Lewis Society alla prima della versione di Shadowlands con Anthony Hopkins e che fu così da gentile da presentarmi il regista Richard Attenborough. (Walter era sempre desideroso di presentare nuove persone per evitare di creare quello che Lewis definiva «la cerchia ristretta»). Penso che si fosse accorto che il film si era preso troppe libertà rispetto ai fatti storici e che la verità sul rapporto tra Lewis e Joy Gresham fosse in realtà più interessante, drammatica e commovente della versione resa sugli schermi. Non gli ho mai chiesto un parere sulla versione di Shadowlands che fu realizzata dalla BBC pochi anni prima di conoscerlo, ma sono sicuro che quella versione gli sarebbe piaciuta molto di più perché era molto più vicina ai fatti storici e molto più diretta e schietta riguardo alla fede di Lewis.

Walter mi ha gentilmente invitato ad accompagnarlo alla prima de Il leone, la strega e l’armadio al Royal Albert Hall di Londra. È riuscito addirittura a farmi intrufolare nella festa successiva alla prima dove ci hanno servito camerieri vestiti da fauni che ci offrivano lokum. Alla festa mi sono lanciato in una valutazione lunga e ponderata di tutti i pro e i contro del film che avevamo appena visto. Quando finii ricordo la sua reazione. Fece un gran sorriso, guardò il soffitto, aprì le mani in un gesto espansivo ed esclamò: «Sono solo un bambino: l’ho adorato!» Ma cosa pensava del film Il Principe Caspian molto meno riuscito e del film disastroso Il viaggio del veliero, questo non lo so!

La ringazio molto per la sua disponibilità. Desidera lasciare un ultimo messaggio ai fan italiani di Tolkien e di Lewis?

Further up and further in! [Letteralmente: «Sempre in avanti e in su!», è una citazione delle parole dell’unicorno Diamante nell’ultimo romanzo de Le Cronache di Narnia, L’ultima battaglia, N.d.R.]


Il prossimo libro di Michael Ward, After Humanity, sarà pubblicato il 23 giugno dalla casa editrice Word On Fire Academic.

After Humanity è una guida a una delle opere più ammirate ma meno accessibili di C.S. Lewis, The Abolition of Man, nata come una serie di conferenze sull’etica che egli tenne durante la seconda guerra mondiale.

Lewis ha definito The Abolition of Man come “quasi il mio preferito tra i miei libri”, e il suo biografo Walter Hooper l’ha definito “un’introduzione quasi indispensabile all’intero corpus Lewisi”. In After Humanity, Michael Ward getta una luce indispensabile su quest’opera importante ma difficile, spiegando sia il suo contesto accademico generale che le particolari circostanze della vita di Lewis che hanno contribuito a darle origine, compreso il suo servizio in prima linea nelle trincee della prima guerra mondiale”.

Pre-ordina oggi il saggio e ricevi in più una copia gratuita di The Abolition of Man di C.S. Lewis!

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