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La linguistica dei corpora applicata a Tolkien

Dirk Siepmann vanta 25 anni di esperienza nel campo degli studi di linguistica applicata e gli studi di traduzione, ha scritto dodici libri e di altri quattordici è co-autore o curatore.

I suoi studi su Tolkien si possono rintracciare nel 9o Convegno Internazionale di Linguistica dei Corpora, che si è tenuto nel luglio 2017 all’Università di Birmingham. Siepmann ha partecipato al Convegno con ben tre relazioni, ma quella di maggiore interesse per noi è ovviamente quella intitolata Tolkien as a stylist: a corpus-based investigation into The Lord of the Rings. Di questa relazione abbiamo l’abstract, ma Siepmann ha di nuovo esposto l’argomento in un video pubblicato la scorsa estate sul suo canale YouTube:

Consultando queste fonti diventa chiaro cosa intende la presentazione del libro quando spiega che Siepmann «analizza soprattutto il vocabolario e la sintassi di Tolkien»: il suo approccio tiene molto conto della linguistica dei corpora. La linguistica dei corpora in particolare si serve di strumenti di analisi quantitativa e statistica per esplorare le regolarità linguistiche che emergono da dei testi selezionati: il gruppo di testi analizzato prende appunto il nome di corpus ed è determinante la scelta dei criteri in base a cui si crea un corpus.

Siepmann soprattutto ha cercato di individuare delle parole chiave all’interno de Il Signore degli Anelli, parole caratterizzate da numerose occorrenze statisticamente sopra la norma rispetto a quelle di un corpus di riferimento. Il corpus di riferimento scelto da Siepmann è molto eterogeneo e formato da enciclopedie, archivi di giornali, verbali del Parlamento del Regno Unito…

Allo stesso procedimento di ricerca di parole chiave sono stati sottoposti due altri corpora:

  1. un corpus di narrativa inglese del XIX secolo, contenente ad esempio romanzi di Jane Austen, Thomas Hardy, Charlotte e Emily Brontë, George Eliot, Elizabeth Gaskell, George Meredith… per un totale di 30 milioni di parole,
  2. un corpus di narrativa del secondo dopoguerra di 160 milioni di parole, con opere di otto generi letterari (fantasy, fantascienza, giallo…)

Infine sono state confrontate le parole chiave de Il Signore degli Anelli e i due corpora di narrativa, e da questi dati Siepmann ha tratto interessanti conclusioni:

  • Il lessico che Il Signore degli Anelli ha in comune con il corpus del XIX secolo riguarda soprattutto le descrizioni del paesaggio, le indicazioni geografiche e il tema della lotta tra il bene e il male.
  • Tolkien segue invece la letteratura moderna soprattutto nell’uso dei verbi descrittivi ( che cioè contengono una caratteristica semantica aggiuntiva che assume la funzione di un avverbio di modo).
  • Ci sono inoltre molte parole chiave esclusive de Il Signore degli Anelli tratte dal lessico militare o che indicano l’ambiente naturale, artefatti e popoli, periodi di tempo, oltre a determinati avverbi.

Riassumendo, si può dire che, lungi dall’essere dilettantesca, la prosa di Tolkien impiega efficacemente diversi secoli di sviluppi linguistici, introducendo parole vecchie con nuovi usi e viceversa. In un senso molto meno ovvio che nel caso di James Joyce o Virginia Woolf, egli è un postmodernista linguistico.

Merita una menzione il fatto che nell’abstract qui riassunto Siepmann citi proprio anche il prof. Kullmann, in particolare il suo saggio sui modelli intertestuali, osservando che la sua analisi ne ha confermato delle tesi. È evidentemente un’ulteriore dimostrazione del fatto che i metodi di ricerca di Kullmann e Siepmann sono complementari e in dialogo, si illuminano a vicenda, e vedremo la loro collaborazione, già suggerita tra le righe nel 2017, suggellata da questo nuovo ed atteso libro frutto dei loro interessanti studi.

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