I Tolkien Society Awards 2020

Miglior Libro

La categoria del Miglior Libro di quest’anno è stata davvero agguerrita: una raccolta di saggi conteneva tra i più importanti nomi della critica tolkieniana, mentre gli altri due libri avevano il merito di poter essere considerati l’apertura che molti attendevano di nuovi orizzonti di studio.

Something has gone crack, curato da Janet Brennan e Annika Rottinger

Il libro è una raccolta di 16 saggi, pubblicato dalla casa editrice Walking Tree Publishers come 41o volume della collana Cormarë. Tutti i saggi approfondiscono il tema di come la Prima Guerra Mondiale abbia influenzato la scrittura di Tolkien. Per questo non potevano mancare i nomi di Tom Shippey e John Garth, autore di Tolkien e la grande guerra. La soglia della Terra di Mezzo. La raccolta è divisa in 4 sezioni:

1) La condotta della guerra: Leggere la Grande Guerra nelle Guerre della Terra di Mezzo. Si approfondisce soprattutto quali strategie, tattiche ed altre caratteristiche della Grande Guerra siano riconoscibili nei conflitti della Terra di Mezzo. Un esempio può essere la ispirazione del paesaggio delle Paludi Morte dal campo di battaglia della Somme: vediamo che per questo paesaggio della Terra di Mezzo Tolkien ricorra a una sorta di anacronismo, ispirandosi allo scenario della guerra di trincea più che alle grandi battaglie medievali che troviamo altrove (assedio del Fosso di Helm e Battaglia dei campi del Pelennor).

2) Biografia: il Personale diventa Arte. In questa seconda sezione tre saggi spiegano come il vissuto personale di Tolkien della Grande Guerra abbia segnato il suo immaginario. Tra questi figura l’articolo di Flowers di cui abbiamo parlato nella pagina precedente, mentre John Rosegrant sottolinea efficacemente come Tolkien non sia solo stato affetto da disturbo da stress post-traumatico e febbre da trincea, ma come ne sia stato colpito più pesantemente rispetto alla media dei soldati con gli stessi sintomi: dopo il rientro in Gran Bretagna per essere ricoverato, Tolkien continuò ad avere ricadute continue per diciotto mesi, rispetto ai cinque o sei giorni che attraversavano altri malati. Proprio per questo Tolkien non tornò mai al fronte nonostante la guerra continuasse a imperversare

3) Radici dei Temi Principali del Legendarium nella Grande Guerra. I saggi di questa sezione si concentrano su quali ampi temi del legendarium possano essere delle proiezioni della Grande Guerra. Ad esempio John Garth esplora quanto i ritorni di Gandalf e Glorfindel dall’aldilà possano essere debitori nei confronti della leggenda degli Angeli di Mons, secondo cui la Grande Ritirata britannica del 1914 sarebbe stata coperta dall’intervento di presenze spettrali, incluse quelle di arcieri inglesi della Battaglia di Azincourt rimasti insepolti; Łukasz Neubauer cerca invece ne Il Signore degli Anelli le tensioni psicologiche che dovevano sopportare i soldati della trincea, o ancora Anna Smol cerca l’influenza della esperienza della Grande Guerra nel dramma di Tolkien Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm.

4) Alterità: Razza, Classe, Genere e Sessualità in Guerra. L’ultima sezione è dedicata alle possibili influenze sull’opera di Tolkien dei vari tipi di relazione sociale con l’alterità che si potevano verificare in guerra: Lynn Schlesinger si è focalizzata sul ruolo delle donne in guerra soprattutto in qualità di infermiere che avevano cura dei ricoverati, riconoscendo in questa forma di impegno volontario anche un germe di lotta per i diritti, o comunque una contingenza che ha accelerato i mutamenti della posizione sociale delle donne; mentre Alicia Fox-Lenz con il suo saggio mette in luce come il rapporto tra Frodo e Samwise possa essere un’eco di quello che intercorreva tra gli ufficiali e i loro attendenti, parallelismo che abbiamo potuto cogliere anche nel biopic Tolkien, dove l’attendente del sottotenente Tolkien portava proprio il nome Sam. Spicca in questa sezione anche un nome italiano, quello di Giovanni Carmine Costabile, autore di Oltre le mura del mondo. Immanenza e trascendenza nell’opera di J.R.R. Tolkien. Per simpatia dovuta alla connazionalità e con l’autorizzazione dell’autore, ci permettiamo di riassumere più esaustivamente il suo contributo. Il saggio con cui ha partecipato alla raccolta è su Éowyn, e spiega come nel suo personaggio si trovino non solo rivendicazioni legate al sesso femminile, ma anche alle differenze sociali ed etniche. Infatti la prospettiva di Tolkien non era la nostra di oggi abituata alle problematiche della “uguaglianza di genere”: Éowyn chiede ad Aragorn di poterlo seguire in battaglia non per dimostrare il suo valore femminile, ma perché è una scudiera di Rohan, un membro della casa di Eorl, facendo leva sul suo lignaggio.

«In altre parole, qui [Éowyn] non rivendica che la femminilità sia adatta (o meno) alla guerra e al combattimento, ma sostiene la separazione dell’intera sfera della nobiltà e della guerra dalle questioni di genere. Lei trasforma il pregiudizio di genere in un pregiudizio di classe […] affermando che la positività della nobiltà dei Rohirrim è indiscutibilmente maggiore della presunta negatività della femminilità, rendendola così idonea alla guerra».

Anche nel dialogo con il Re Stregone di Angmar, Éowyn basa il suo coraggio sulla lealtà tribale verso il capo-famiglia: nella difesa della casata devono impegnarsi anche le donne e i bambini (o gli hobbit, come Merry) se necessario. Nella guerra infatti si accentuano le differenze tra le parti sociali, ma è anche il momento più propizio per dimostrare il valore personale e spazzare via i pregiudizi: così Éowyn e Merry rientrano tra i valorosi di Rohan ed elevando a sua volta il popolo di Rohan, inferiore per stirpe e cultura a quello di Gondor, tra i salvatori di Minas Tirith. Oltre a questo, Costabile avanza due ipotesi sulle fonti di ispirazione del personaggio di Éowyn. Oltre alla popolare teoria per cui la scudiera di Rohan potrebbe rappresentare la volontà di Edith Bratt di non perdere il suo giovane marito in guerra, non bisogna dimenticare, sottolinea l’autore, che anche lo stesso Tolkien nei primi anni non poté raggiungere i suoi coetanei e amici in prima linea, e si generò in lui forse lo stesso sentimento di Éowyn che era tenuta a rimanere a Meduseld. Infine Costabile porta numerose e interessanti prove sul fatto che la celebre frase di Éowyn «Ma io non sono un uomo vivente! Stai guardando una donna» potrebbe essere nata da un aneddoto di guerra: una volta col favore del buio un ufficiale tedesco si arrampicò sul filo spinato, puntò il suo revolver in una trincea britannica e gridò: «Arrenditi inglese!» Un sottufficiale di stanza nella trincea lanciò una bomba a mano non innescata contro il tedesco, gridando: «Non sono un inglese, sono uno scozzese!» La forza del colpo uccise il tedesco.

Tolkien’s Lost Chaucer di John M. Bowers

John M. Bowers, professore di inglese all’Università del Nevada, è uno studioso di fama internazionale della letteratura inglese medievale. Ha pubblicato libri su Chaucer, Langland, e il Poeta del Gawain.

Quando si seppe che la Oxford University Press avrebbe pubblicato un libro dal titolo Tolkien’s Lost Chaucer, il mondo accademico pensò che si sarebbe trattato di una edizione di un’opera incompiuta di Tolkien come le molte che sono state pubblicate negli anni, soprattutto quelle del Tolkien filologo, come Beowulf: a translation and commentary a cura di Christopher Tolkien o The Story of Kullervo a cura di Verlyn Flieger, alternando trascrizioni integrali e commentari e note. Invece basta guardare l’indice generale per capire che la linea editoriale del libro è stata leggermente diversa: certo non mancano ampie trascrizioni, selezionate, ma buona parte del libro è piuttosto una monografia accademica su Tolkien e Chaucer.

Tolkien’s Lost Chaucer vuole rivelare la storia del Clarendon Chaucer, una raccolta di poesie e brani di prosa a cura di George S. Gordon e Tolkien, che vi lavorò tra il 1922 e il 1928. Le 160 pagine archiviate di commento di Tolkien furono riportate all’attenzione degli studiosi nel 2006 con The J.R.R. Tolkien Companion and Guide di Hammond & Scull. Nello studio di Bowers, su sette capitoli principali solo due contengono strettamente i testi di Tolkien, anche se a conti fatti occupano un terzo del libro circa. Questi sono preceduti da tre capitoli che raccontano la storia del Claredon Chaucer e degli studiosi di Chaucer vicini a Tolkien, per rendere uno spaccato delle collaborazioni di cui Tolkien si avvalse nel suo lavoro.

Negli ultimi due capitoli infine Bowers si sforza per mostrare come il materiale trovato riveli molto del pensiero, del linguaggio e della narrazione di Tolkien, quando questi era ancora alle soglie della sua carriera di scrittore e lo fa collegandosi ad altri testi per cui Tolkien lavorò sui testi di Chaucer: la sua edizione drammatica del Racconto del fattore per un festival teatrale di Oxford nel 1939 e le sue lezioni di Oxford sul Racconto dell’indulgenziere. Sarebbe in questi due testi che, secondo Bowers, emergerebbero in maniera più evidente le influenze di Chaucer sulla narrativa della Terra di Mezzo, anche se Bowers si è limitato a Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli senza approfondire troppo il resto del legendarium.

Il libro di Bowers, sembra essere l’inizio di un campo di ricerca, e ne è consapevole egli stesso che ha dichiarato di star lavorando «al volume successivo, Tolkien on Chaucer. 1913-1959, che coprirà tutto, dai primi saggi per studenti ai commenti di Tolkien su Chaucer nella sua conferenza di pensionamento».

VINCITORE: Tolkien’s Library di Oronzo Cilli

La notizia principale dell’edizione di quest’anno per gli appassionati italiani di Tolkien è un altro premio nel medagliere italiano dei Tolkien Society Awards: dopo la vittoria di Fabio Leone nel 2015 con l’illustrazione Ulmo appears before Tuor, lo studioso e collezionista di Tolkien Oronzo Cilli si è aggiudicato il premio della categoria Miglior Libro con uno studio frutto di cinque anni di lavoro, libro che tutte le recensioni definiscono una sorta di pietra miliare, a partire dalla Prefazione al libro di Tom Shippey. Ci piace introdurre questo volume con l’attenzione mediatica che ha meritato e ricevuto in patria, cioè con l’intervista di Adriano Monti Buzzetti a Cilli, mandata in onda il 25 aprile dal Tg2 nella sua rubrica Tg2 Weekend:

Il modo migliore per dare un’idea del libro, pensiamo che sia uno sguardo alla struttura dell’opera. Essa è divisa in sette sezioni così definite:

[A] Tolkien’s Library
Con 2599 voci, è la sezione più corposa e importante dello studio. Essa «include la lista dei libri di cui sappiamo con assoluta certezza che Tolkien lesse, consultò, comprò o prese in prestito». Ogni voce contiene poi i riferimenti delle fonti, distinte in tre categorie:

  • Fonti Primarie, cioè i libri che Tolkien aveva nella sua biblioteca personale, o che è noto possedesse o avesse preso in prestito dalle biblioteche, o ancora tutte le opere che ha citato egli stesso nei suoi scritti, accademici e non. Buona parte di queste fonti primarie sono anche volumi conservati negli archivi e nelle collezioni private.
  • Fonti Secondarie, «legate al contributo di molti studiosi che hanno notevolmente migliorato la nostra conoscenza di Tolkien e le cui opere rappresentano delle vere pietre di paragone negli studi di Tolkien». Per fare un esempio, se gli studiosi Hammond & Scull nel loro volume The J.R.R. Tolkien Companion & Guide hanno accertato che Tolkien lesse il De Consolatione Philosophiae di Boezio nella traduzione in Old English, Cilli cita Hammond & Scull come fonte secondaria.
  • New English Dictionary. Tra il 1919 e il 1920, Tolkien lavorò alla redazione del New English Dictionary, occupandosi di circa 60 voci, per scrivere le quali dovette consultare opere letterarie che contenevano quelle specifiche parole.

[B] The published writings of J.R.R. Tolkien 1910-1972
Contiene 108 voci che fromano l’interezza delle pubblicazioni accademiche e letterarie di Tolkien pubblicate durante la sua vita.

[C] Interviews & Reviews
Una lista di cinquanta interviste a Tolkien e recensioni dei suoi scritti. Le recensioni sono solo quelle che Tolkien stesso lesse, come si evince dal suo epistolario o altrove.

[D] J.R.R. Tolkien supervisor and examiner 1929-1960
Questa sezione riunisce tutte «le tesi degli studenti di cui Tolkien era un supervisore ed esaminatore».

[E] Tolkien and Early English Text Society 1938-1972
Per trentaquattro anni, Tolkien fece parte di questa società che aveva come scopo di pubblicare opere medievali inglesi inedite. Diventò membro del Consiglio nel ’49 e si impegnò a partecipare agli incontri finché fu nelle sue possibilità, nel maggio 1973. Questa sezione contiene dunque tutte le pubblicazioni della Early English Text Society in quegli anni.

[F] Tolkien’s Lectures 1920-1959
L’ultima sezione contiene tutte le lezioni di Tolkien presso le università di Leed e di Oxford durante gli anni di professione.

Tutta questa mole di informazioni è completata da una bibliografia e nove indici. Difficilmente troviamo così numerosi indici in un libro, ma questi sono tutti determinanti nel libro di Cilli, perché permettono di facilitare la ricerca incrociando i dati. Qual è infatti l’obiettivo che ha sempre avuto in mente Cilli e quale è la portata di quest’opera che a meritato il Tolkien Society Award? Lo spiega l’autore stesso in un suo comunicato in cui ha riportato il suo scambio di e-mail con Hammond & Scull a proposito del suo libro. In una delle risposte Cilli scrive:

«Sono sicuro che ora è chiaro che Tolkien’s Library non è un’opera finita e che avrà aggiornamenti, miglioramenti e correzioni (anche per quanto riguarda alcuni errori di battitura). Come è chiaro che l’obiettivo è sempre stato, come lo è anche ora, quello di soddisfare la curiosità e l’amore per Tolkien offrendo ad altri studiosi e appassionati una base operativa su cui fondare le loro ricerche. Un punto di partenza che può essere utile a tutti e che può crescere e migliorare con il contributo e i suggerimenti di molti altri. Un file che deve rimanere aperto, su cui caricare nuove informazioni, aggiornamenti e correzioni. Un’opera, ripeto, che non è finita quando è stata pubblicata, ma che andrà sempre avanti nella sua strada attraverso una continua ricerca, ancor più quando si esprimono opinioni, si sollevano dubbi e critiche, o si formulano preziosi suggerimenti, soprattutto da parte di studiosi autorevoli che sono sempre stati un riferimento per un autore.»

(O. Cilli, “The leaves were long, the cover was green”. A reply to Christina Scull and Wayne G. Hammond, p. 24)

E si può dire senza ombra di dubbio che Cilli sia di parola in questo, dal momento che il sito del libro contiene già una sezione di ‘Addenda’ e ‘Corrigenda’, e sarebbe già prevista una seconda edizione. Un libro che finirà sugli scaffali di tutti gli studiosi di Tolkien, e non certo per prendere polvere ma per essere un manuale, un fedele compagno di ricerca. Dunque congratulazioni vivissime a Oronzo Cilli per il premio, che è pur sempre solo un riconoscimento dato a un lavoro che si difende da solo.

(segue a p. 5)

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