I Tolkien Society Awards 2020

Miglior Opera d’Arte

Anche quest’anno la categoria del ‘Best Artwork’ è stata quella in cui la scelta per la votazione era più ampia: quattro illustrazioni a fronte di tre candidati in tutte le altre categorie. Vediamole!

Great Gate at Minas Tirith di Jay Johnstone

Jay Johnstone è un artista tolkieniano facilmente riconoscibile per il suo stile: le sue opere usano le tecniche e lo stile dell’iconografia bizantina e dei manoscritti medievali. Il risultato è una straordinaria collezione di dipinti, manoscritti e sculture che potrebbero essere stati realizzati nei monasteri della Grecia nel Medioevo o nelle biblioteche di Minas Tirith. Per quanto da circa 30 anni Johnstone rappresenti soggetti di Tolkien, solo nel 2012 ha esposto la sua arte, e nel 2018 ha pubblicato un catalogo delle sue opere commentate da Thomas Honegger.

Jay Johnstone, Great Gate at Minas Tirith

L’opera di quest’anno fa parte di un trittico di rappresentazioni che hanno come soggetto Il Signore degli Anelli, simile ad un altro trittico che aveva realizzato ispirandosi però a Lo Hobbit. Le tecniche impiegate sono guazzo e foglia d’oro su pergamena. Lo stile è quello delle miniature che si distendevano sul fianco delle pagine dei manoscritti medievali, e Johnstone cerca sempre di sfruttare lo sviluppo verticale per includere in una sola opera diverse scene che avvengono in realtà in luoghi differenti, contemporaneamente o meno. Le diverse scene presentano comunque sempre un elemento che le unisce tutte: possono essere i diversi piani su cui si cui è costruito il palazzo di Thranduil o le caverne degli orchi delle Montagne Nebbiose che catturano Thorin e i suoi compagni, oppure il lungo e tortuoso corpo di Smaug o ancora l’alta torre di Orthanc. Nel nostro caso è la turrita città di Minas Tirith a suddividere lo spazio con i suoi livelli: si parte dai pinnacoli più alti, in mezzo ai quali vola minaccioso il Re Stregone di Angmar sulla sua bestia alata, fino all’estremo inferiore occupato dagli eserciti di Mordor. Racchiusa in questa tenaglia di creature maligne, troviamo la Città degli Uomini assediata, e anche i protagonisti del Bene si dispongono simmetricamente: nella Cittadella è ormai appiccata la pira su cui Denethor vuole ardere insieme al suo figlio morente Faramir, mentre ai piedi della città abbiamo Gandalf il Bianco che comanda le truppe, con al suo fianco Pipino che cerca disperatamente di dirgli quale pericolo corre Faramir.

Possiamo anche notare come lo spazio sia tripartito in livelli che si distinguono cromaticamente:

– il livello inferiore è quello dove imperversa la battaglia, e domina soprattutto il grigio scuro della prima cerchia di mura (un dettaglio che Peter Jackson non ha voluto mantenere nella trasposizione cinematografica)

– il livello centrale presenta solo comparse, cioè i soldati di Gondor che combattono dagli spalti e le torri. Qui il colore più visibile è il bianco della città-fortezza, ed è anche qui infatti che troviamo l’Albero Bianco di Gondor, sopra lo sperone di pietra bianca del monte Mindolluin, che come una chiglia di nave divide in due la città.

– il livello superiore infine presenta più colori, ma quello che risalta sopra il bianco e il blu del cielo è senz’altro l’oro dei tetti, realizzato con foglia d’oro. Anche il cielo è trapunto di stelle che a noi italiani ricordano la volta della Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto.

Tutto il riquadro è infine circondato da una decorazione fitomorfa dai colori autunnali. La composizione colpisce anche per la perizia considerando che l’opera è di dimensioni ristrette: 20 x 40 cm.

Isle of Peace / Mandos / Isle of the Dead di Stefan Bleyl

Stefan Bleyl, Isle of Peace / Mandos / Isle of the Dead

Stefan Bleyl è un artista tedesco, ama definirsi «moderno eppure tradizionale», una espressione sintetica per descrivere il fatto che egli rappresenti soggetti visivamente moderni per innescare quello che in realtà è una attività ancestrale dell’uomo: «rendere tangibile la sua visione del mondo attraverso l’arte» e rendere comprensibile «ciò che non siamo in grado di esprimere». Nella homepage del suo sito Bleyl spiega: «Il mio approccio come artista risiede in una registrazione mentale ed emotiva delle impressioni mondane e spirituali». Insomma, Bleyl non è uno dei tanti illustratori strettamente tolkieniani o fantasy le cui immagini popolano i libri di Tolkien, le riviste o i siti dedicati, ma sembrerebbe aver trovato in Tolkien una ulteriore fonte di suggestioni, e lo dimostra anche il fatto che nei suo portfolio non troviamo nessun ritratto di un personaggio della Terra di Mezzo e nemmeno nessuna scena dei romanzi di Tolkien.

Arnold Böcklin, Die Toteninsel, terza versione

Capiamo meglio questo artista anche contemplando il dipinto con cui ha partecipato ai Tolkien Society Awards, contraddistinta da un triplo titolo: Bleyl non si è curato di essere purista come altri illustratori tolkieniani, ma dichiara esplicitamente che l’ispirazione di questa sua opera è triplice. Bleyl ha voluto contemporaneamente omaggiare Arnold Böcklin e una sua serie di cinque dipinti intitolata Die Toteninsel, “L’isola dei morti”, l’isola Skye che aveva visitato l’anno scorso e il Professor Tolkien. Vediamo dunque mescolarsi le «impressioni mondane», date dal viaggio di Bleyl in Scozia, con le «impressioni spirituali», soprattutto la riflessione escatologica, sperimentate grazie a Böcklin e Tolkien.

Taniquetil di Ted Nasmith

Ted Nasmith, Taniquetil

Ted Nasmith è sicuramente uno dei più acclamati illustratori di Tolkien, come testimonia anche questa sua terza candidatura di seguito ai Tolkien Society Awards, con tanto di vittoria l’anno scorso. Abbiamo pensato di chiedere a Nasmith stesso di parlarci della sua opera rispondendo ad alcune nostre domande. Ecco quindi una breve intervista che ci ha concesso.

Guardando il tuo dipinto, penso che sia facile riconoscere che quest’opera è molto simile all’omonimo acquerello di Tolkien. Qual è il tuo rapporto generale con il Tolkien illustratore? E qual è stato nello specifico il rapporto tra il Taniquetil di Tolkien e il tuo?

Sì, è un omaggio alla meravigliosa illustrazione di Tolkien. Rispetto molto questa opera di Tolkien, soprattutto come fonte di ispirazione e guida per come vedeva i suoi regni, oltre che semplicemente per il suo fascino come opera d’arte.

Per molto tempo ho avuto l’intenzione di vedere cosa potevo fare con il Taniquetil di Tolkien, e l’anno scorso, durante una pausa, ho visto la mia opportunità. Mi ha incuriosito il modo in cui ha incluso sia il sole che la luna in un’unica immagine, oltre a chiedermi cosa avrei potuto fare con la cittadella in cima alla montagna.

Opere come Taniquetil o la Corona di Durin comportano per me un compito di piegare il realismo tradizionale e il dettaglio di alto livello quanto basta per servire la fantasia di Tolkien. Esso dovrebbe ampliare la visione dell’autore e non competere con essa, anche se questo è l’usuale caso in cui la traduzione per il supporto visivo richiede un attento rimescolamento, a volte, degli aspetti salienti del passaggio che si sta illustrando. Ovvero, l’artista non può sempre e semplicemente ritrarre ciò che Tolkien descrive senza correre il rischio di creare una brutta rappresentazione, così l’interpretazione avviene in un modo che esprima la sostanza della scena descritta, e confida nel mio talento creativo, ma dà adito a modi di pittura che seguano i propri criteri e che aggiungano un “sottotitolo”. Non è diverso dall’approccio di un regista, per esempio.

Avevi mai seguito un’illustrazione di Tolkien in modo così pedissequo? Se sì, in quali occasioni?

Sì, la versione di Rivendell che ho dipinto negli anni Ottanta è stata direttamente ispirata alla versione di Tolkien ne Lo Hobbit. Ho anche raffigurato con cura Casa Baggins per abbinarla ai suoi disegni, e un dipinto di Bilbo a Casa Baggins è un altro omaggio al disegno di Tolkien ne Lo Hobbit.

Per caso studi la disposizione delle stelle nelle tue opere? Tolkien sembrerebbe averne inserite nelle sue opere. Hai notato la stessa cosa mentre realizzavi Taniquetil?

In quel regno, no, non mi sono preoccupato delle stelle o delle costellazioni di Tolkien. In un caso, Durin’s Crown and the Mirrormere, il tema era la costellazione della corona del titolo, ma l’ho ideata io stesso.

VINCITORE: The Professor di Jenny Dolfen

Jenny Dolfen, The Professor

Anche quello di Jenny Dolfen è senz’altro un nome familiare tra quelli degli illustratori tolkieniani ed è facile incontrare i suoi delicati ma precisi acquerelli sul web. Con quest’anno, Jenny Dolfen raggiunge la invidiabile quota di tre vittorie ai Tolkien Society Awards: nel 2014 con Eärendil the Mariner, nel 2018 con The Hunt e quest’anno.

L’illustrazione di quest’anno presenta due particolarità. La prima è che è stata commissionata dalla Tolkien Society stessa per il suo merchandise. Infatti questa illustrazione era la stampa presente sulle magliette ufficiali del Tolkien2019 che si è tenuto a Birmingham, dove le opere di Dolfen erano presenti nella esposizione artistica insieme a quelle di altri rinomati illustratori. (Se volete saperne di più sul Tolkien2019, ne abbiamo sinteticamente parlato nella prima pagina di questo articolo). La seconda particolarità è il soggetto della rappresentazione: dentro la sagome del busto del Professor Tolkien, con tanto di caratteristica pipa, sono rappresentati alcuni tra i più significativi personaggi e paesaggi della fantasia di Tolkien. Questo soggetto deve essere piaciuto alla Dolfen, tanto che ha pensato di replicarlo una seconda volta per l’acquerello subito successivo, Aredhel the White, e ha commentato così: «Un’altra Silhou…rillion! Ho intenzione di farne ancora un po’ di questo tipo».

L’illustrazione della Dolfen è capace di condensare, nella scelte iconologiche, le tematiche principali della narrativa – e della vita – di Tolkien. Partendo dal basso ammiriamo il verde paesaggio collinare della Contea, che esemplifica l’amore per la natura e la campagna inglese il cui ricordo non abbandonò mai Tolkien. Sopra il panorama hobbit si addensano però le nubi della guerra e del Male reificate da un esercito di Orchi e da temibili draghi, ma contro di loro si leva però il provvidenziale, anzi, eucatastrofico, popolo delle Aquile. Sopra questo terribile conflitto vediamo stagliarsi Beren e Lúthien, i protagonisti in cui Tolkien trasfigurò il suo matrimonio con Edith Bratt, dunque l’amore capace di affrontare ogni pericolo. I loro volti sono illuminati dalla luce del silmaril, che dona speranza agli Elfi e agli Uomini a cui i due protagonisti appartengono.

Non vediamo dunque l’ora di poter vedere Dolfen cimentarsi nuovamente con altre silhou…rillion.

(segue a p. 3)

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