“Lo spirito romantico nelle opere di J.R.R. Tolkien”

Keats e Tolkien

La monografia di Eilmann J.R.R. Tolkien: Romanticist and Poet è stato uno sviluppo monumentale nel legare Tolkien al Movimento Romantico dell’inizio dell’Ottocento secolo, perchè egli è stato il primo a scrivere un studio così dettagliato e approfondito sull’argomento. Essendo comunque anche il lavoro di Eilmann una tesi per il dottorato di ricerca, esso non si sofferma su una più precisa influenza su Tolkien del Romanticismo, cioè la sua conoscenza del Movimento Romantico Britannico, ma si concentra solo sulla tradizione romantica tedesca. La conseguenza è stata anche la focalizzazione principale su certi temi del Romanticismo, in particolare i temi poetici che Romantici tedeschi misero al centro del loro movimento, senza investigare a sufficienza altri temi che hanno avuto più sviluppo nella nazione di Tolkien, con cui dunque lui doveva essere ancora più a stretto contatto, aggiungendo a MacDonald e Dunsany altri autori inglesi.

Storicamente, la contrapposizione tra natura e società che i Romantici percepivano maturò il gusto per il primitivo, nelle due accezioni di primitivo storico e primitivo mitico. Il primitivo può essere identificato con il popolo e con le origini della nazionalità e portare a un atteggiamento di ricerca storica volto a privilegiare soprattutto il Medioevo (primitivo storico). Questo atteggiamento è esemplificato in Inghilterra da sir Walter Scott e in Italia da Manzoni nel periodo in cui compose Il Conte di Carmagnola e Adelchi, le sue due tragedie di argomento medievale. Il gusto per il primitivo mitico invece induce a inventare un Medioevo astorico, fatto di leggende e miti fantastici. È in questa delle due correnti romantiche che potremmo inserire più facilmente Tolkien, non solo riconoscendo che il legendarium è un corpus di leggende e miti fantastici, ma incontrando in esso anche la traccia di una volontà di esaltazione della propria nazione, la stessa volontà che portò per esempio i fratelli Grimm a raccogliere le fiabe del folklore tedesco e che spinse Elias Lönnrot a radunare i canti degli scaldi della Finlandia per comporre il poema nazionale finnico del Kalevala, che tanto affascinò Tolkien. Anche l’intento di Tolkien andava in questa direzione ed ebbe modo di scriverlo in una lettera:

«fin dalla più tenera età sono stato addolorato per la povertà del mio amato paese, che non aveva storie proprie (legate alla sua lingua e alla sua terra), non della qualità che cercavo, e trovavo (come ingrediente) nelle leggende di altre terre, Ce n’erano greche, celtiche, romanze, germaniche, scandinave e finlandesi (che hanno avuto molto effetto su di me); ma nulla di inglese, tranne materiale impoverito per libretti popolari.
[…]
Avevo in mente di creare un corpo di leggende più o meno connesse, che spaziasse dal livello grandioso e cosmogonico, fino a quello della fiaba romantica: quelle grandiose basate sulle minori che sono in contatto con la terra, mentre le minori avrebbero tratto splendore dal grandioso fondale; che io potessi dedicare semplicemente all’Inghilterra, al mio paese.»1

Will Sherwood

È a questi aspetti che si rivolge soprattutto la ricerca del secondo curatore del prossimo volume della Walking Tree Publishers: Will Sherwood.
Will Sherwood è un giovane studioso specializzato anch’egli in Romanticismo e Tolkien. Il suo interesse per Tolkien è iniziato all’età di cinque anni ed egli ha fuso entrambi gli argomenti nella sua tesi di laurea specialistica The ‘Romantic Faëry’: Keats, Tolkien, and the Perilous Realm che ha rafforzato il legame tra Tolkien e la tradizione romantica britannica attraverso tra autori romantici: Keats, Macpherson e Chatterton. Fu nel 2015 che Sherwood con un post sul gruppo Facebook della Tolkien Society chiese se qualcuno conosceva delle fonti su Tolkien e il Romanticismo, in particolare su Keats, e oggi abbiamo il privilegio di poter leggere online i frutti di quella ricerca. La tesi è suddivisa in due capitoli principali.

Il primo capitolo è il frutto della minuziosa ricerca di tutti i possibili collegamenti biografici tra Tolkien e Keats, attraverso soprattutto l’elenco dei prestiti bibliotecari di Tolkien e le sue bozze di alcune conferenze inedite degli anni Trenta. Sherwood ha ricostruito una rigorosa cronologia di quando e come Tolkien incontrò Keats, costruendo un quadro di riferimento che ci permette di capire come il poeta romantico influenzò soprattutto la stesura de Il Libro dei Racconti Perduti e Il Signore degli Anelli. In particolare è il Lai di Leithian di Tolkien che Sherwood dimostra essere in molti passi una espansione o una revisione di specifiche opere di Keats quali La Vigilia di Sant’Agnese, La Belle Dame sans Merci e Iperione.

Joseph Severn, Keats Listening to a Nightingale on Hampstead Heath

Sul piano dell’immaginario, tra i numerosi romantici inglesi che hanno raccontato del mondo fatato, Keats è stato l’unico romantico che ha condiviso una concezione di Faërie come “pericolosa”, come Tolkien, delegittimando le innocue fate dei poeti elisabettiani (Spenser e Shakespeare) che le resero delle innocue creaturine da adoperare come allegorie. Keats e Tolkien sono insomma accomunati dalla fedeltà alle antiche tradizioni inglesi di Faërie a differenza della maggioranza degli autori della letteratura inglese moderna la cui alba è stato proprio il poema La regina delle fate di Spenser.
Una parte del primo capitolo investiga anche sulla ricezione della figura estetica e giovanile di Keats nella società inglese, che lo portò ad essere una ispirazione per la Confraternita dei Preraffaelliti. Anche questa connessione è ricca di conseguenze: della Confraternita dei Preraffaeliti faceva parte William Morris, altro autore e artista molto apprezzato da Tolkien (trovate qualche accenno in questo nostro post). Inoltre era a sua volta ispirata alla Confraternita dei Preraffaeliti la T.C.B.S., Tea Club, Barrovian Society che aveva come membri Tolkien e i suoi amici della King Edward’s School di Birmingham. Durante gli incontri i membri discutevano volentieri di arti visive, letteratura, poesia e musica, di cui i soci erano appassionati e si cimentavano portando i loro elaborati.

Antica edizione di The Poems of Ossian di MacPherson. Come si legge, Macpherson affermava di aver tradotto degli antichi canti scozzesi che aveva trovato, che in realtà erano il prodotto della sua creatività.

Il secondo capitolo esamina invece i metodi con cui Tolkien e Keats si sono impegnati a trasmettere il passato attraverso stratagemmi orali e scritti. In particolare Keats e Tolkien condividono due illustri antenati inglesi in questo: James Macpherson e Thomas Chatterton, i protagonisti della cosiddetta “Età della falsificazione”. Macpherson e Chatterton sono catalogati come autori pre-romantici, in quanto tra il 1760 e il 1770 generarono il fenomeno della finzione storica a scopo di lucro nazionale: Macpherson falsificò e unì numerosi frammenti di vecchie poesie e storie per attribuirle al leggendario bardo scozzese del III secolo, Ossian, mentre Chatterton concepì lo pseudonimo Thomas Rowley, immaginario monaco del XV secolo, per i suoi scritti poetici e storici in cui imitava la lingua medievale.
L'”Omero scozzese” Macpherson e il “meraviglioso ragazzo” Chatterton hanno costituito la base di importanti studi sulla falsificazione letteraria e sulla presentazione della storia in ambito letterario. Sherwood dimostra nella tesi che Keats conosceva entrambi questi scrittori e che Tolkien li studiò durante i suoi anni di laurea a Oxford, come attestano altri suoi appunti universitari che Sherwood ha consultato presso la Bodleian Library. Questa familiarità di Tolkien con l’Età della falsificazione fu poi approfondita grazie al rapporto con l’amico C.S. Lewis, che era studioso di Chatterton, possedeva una edizione in due volumi delle sue opere e molto probabilmente tenne delle lezioni universitarie su di lui.
Nuovamente come nel primo capitolo, Sherwood si adopera poi in uno studio comparativo degli echi di Macpherson e Chatterton in Iperione di Keats, La Vigilia di San Marco, La vigilia di Sant’Agnese, La Belle e ne Il Libro dei Racconti Perduti e Il Signore degli Anelli di Tolkien.

Come dimostrano gli studi di Eilmann e Sherwood, cercare ispirazioni di Tolkien nel Romanticismo aiuta a comprendere la Terra di Mezzo altrettanto quanto lo studio delle opere medievali, scoprendo che la sensibilità, la poesia e la mitopoiesi tolkieniane devono qualcosa di fondamentale a questa corrente artistico-letteraria europea. Speriamo che al call for papers rispondano numerosi studiosi in grado di dare apporti molto originali e perché no? anche qualche promettente studioso italiano.

Segnaliamo per i nostri lettori che Will Sherwood ha creato da pochi giorni un suo blog su cui pubblicherà le sue riflessioni su Tolkien e il Romanticismo, e ha cominciato a pubblicare una serie di post in cui ripercorre Il Signore degli Anelli e parallelamente i relativi capitoli della History of Middle-Earth in cui Christopher Tolkien ha riportato appunti e prime stesure del romanzo. Questa serie di post permette di cominciare ad avvicinarsi all’opera in dodici volumi in maniera più estemporanea, e di certo va anche incontro a quegli appassionati italiani che sarebbero in difficoltà nell’affrontare una grande mole di notizie di notizie come quelle della History in lingua inglese.


Note:

1 J.R.R. Tolkien, Lettere 1914/1973, a cura di H. Carpenter e C. Tolkien, Bompiani, Milano 2018, lettera 131 del 1951 a Milton Waldman, p. 229-230

L’opera in copertina è Romance (1922), di Maxfield Parrish

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