“Lo spirito romantico nelle opere di J.R.R. Tolkien”

J.R.R. Tolkien, Romanticist and Poet”

Parallelamente alle numerose pubblicazioni con la Deutsche Tolkien Gesellschaftsu Hither Shore,Julian Eilmann ha collaborato molto con la Walking Tree Publishers, a partire dal volume 20 della serie Cormarë, intitolato Music in Middle-earth (2010) che ospitò il suo articolo Sleeps a Song in Things Abounding: J.R.R. Tolkien and the German Romantic Tradition. In seguito Eilmann curò due altri volumi della serie: Tolkien’s Poetry (2013) e il recente Music in Tolkien’s Work and Beyond (2019). Ciò per cui Eilmann più si è distinto con la Walking Tree Publishers resta però il suo esteso studio J.R.R. Tolkien, Romanticist and Poet (2016), 36a pubblicazione della serie Cormarë . Il libro fu pubblicato per la prima volta lo stesso anno in tedesco con il titolo J.R.R. Tolkien: Romantiker und Lyriker e risale alla tesi di dottorato di Julian Eilmann, presentata sempre nel 2016 alla Friedrich-Schiller-University di Jena.

Le tesi principali del saggio che offrono un ottimo e nuovo contributo agli studi tolkieniani sono in particolare tre:

1) Quando Tolkien attribuisce all’immaginazione la funzione di «recovery» («ristoro» nella traduzione italiana di Albero e Foglia), sarebbe in totale armonia con il Romanticismo. In particolare questa funzione sarebbe presente anche nei romantici, la cui letteratura incoraggia i lettori e permette loro di guardare l’ambiente quotidiano da una differente prospettiva attraverso cui «le esperienze conosciute e quotidiane recuperano la dignità dell’ignoto e vengono così spiritualmente valorizzate». L’immaginazione e la letteratura fantastica svolgono una missione, una funzione come quella di ristoro; spiega Eilmann: «In questo modo la fantasia è in grado di scoprire la meraviglia nel quotidiano. In questo contesto, non è cruciale per quello che stiamo guardando, ma per come stiamo impegnando una visione romantica per farlo»

2) Tolkien e il Romanticismo condividono una mentalità rivolta verso l’alto, strettamente legata all’idea di immaginazione. Eilmann chiama questo sguardo «l’anelito all’infinito come derivato dal cristianesimo». Il Movimento Romantico si sviluppò infatti grazie ad un allontanamento da influenze greco-romane, «[manchevoli] di un collegamento con l’infinito» per avvicinarsi alla trascendenza attraverso il cristianesimo e le influenze orientali. In sostanza, i romantici (tedeschi e inglesi) e gli autori di fantasy moderno sonoaccomunati tutti da «l’inclinazione del Romanticismo verso il meraviglioso, infinito e trascendente come caratteristiche essenziali del romantico»; Eilmann la definisce «la caratteristica identitaria fondamentale dal Romanticismo a Tolkien e del fantasy moderno». Collegando il Romanticismo alla fede, la discussione di Eilmann su questo punto è convincente, in quanto si allinea bene alla precedente critica tolkieniana che ha dimostrato l’importanza della fede personale di Tolkien per avvicinarsi alle sue opere e ci sembra legittimare la interpretizione che abbiamo offerto nella pagina precedente.

3) Se le due tesi precedenti confrontano direttamente Tolkien con il Romanticismo, definendo quali caratteristiche specifiche del Movimento Romantico si trovano in maniera coerente nella produzione tolkieniana, l’ultimo passo di Eilmann è mostrare come Tolkien sia entrato in contatto con il Romanticismo. È infatti problematico per la tesi del saggio il fatto che non abbiamo nessuna conferma, ed anzi è poco probabile, del fatto che Tolkien abbia letto e studiato approfonditamente i principali autori romantici, che sono notoriamente tedeschi.

Foto autografata di George MacDonald (1824-1905), romanziere scozzese di genere fantastico. Noto specialmente per le sue favole e novelle fantastiche, MacDonald ha ispirato molti scrittori, tra cui Tolkien e il suo amico C. S. Lewis)

Il tramite tra il Romanticismo tedesco e Tolkien va individuato in Dunsany e soprattutto George MacDonald, di cui Tolkien fu ammiratore e appassionato lettore pur distaccandosene in seguito: ci sono alcune inconfondibili somiglianze tra Tolkien e Dunsany in termini di trama e temi, ma MacDonald è stato influenzato più direttamente dai tedeschi. Secondo Eilmann, MacDonald era un vero «esperto di Novalis», avendostudiato e tradotto le opere di Novalis in inglese, il che costituisce la prova più ovvia dell’influenza. Questo ultimo punto permetti di collegare più saldamente Tolkien ai romantici tedeschi: senza l’anello di congiunzione di MacDonald, la discussione di Eilmann sarebbe un po’ teorica, poiché non ci sono altre prove che Tolkien leggesse o sapesse molto dei Romantici tedeschi.

Oltre alle tre tesi principali del libro, va ricordato anche che il saggio tratta in diverse parti le poesie de Il Signore degli Anelli che Eilmann ha studiato per anni, spesso trascurate dai lettori che le credono una rottura del ritmo narrativo, soprattutto se estese. Vedendo l’importanza che Tolkien attribuisce alla poesia, sia nella sua vita e carriera, sia all’interno delle sue opere, si torna a riconoscere in modo vivido uno spirito romantico, che incoraggia il lettore a vedere le tracce dell’infinito nel mondo intorno noi, e allo stesso modo Eilmann ci invita a concentrarci su aspetti del legendarium che non tutti avevamo considerato.

(segue a p. 4)

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