Tolkien e il Libro di Giona: la storia continua

Il complesso di Atlantide

Come detto prima, oltre alla direzione discendente Giona intraprende col suo viaggio anche la direzione verso occidente. Questa non è lessicalmente evidente, ma deriva da informazioni geografiche e culturali che hanno bisogno di essere esplicitate.

La città di Ninive si trova a est rispetto al luogo dove Giona è raggiunto dal messaggio di Dio, e Giona per sfuggire al compito assegnato fugge verso Tarsis. Tarsis è una città nominata più volte nella Bibbia, ed oltre all’incerta coincidenza storica e reale con una qualche città del Mediterrano, mantiene sempre due significati specifici: rappresenta l’estremo occidente ed è una città di enormi ricchezze, da cui arrivano metalli e altri tributi al re Salomone. Numerosi studiosi, tra cui il nostrano Santo Mazzarino nel 1947, identificano Tarsis come nome semitico per Tartesso. Tartesso infatti è la denominazione data dagli Orientali prima e poi dai Greci ai luoghi dell’estremo Occidente da cui provenivano i metalli e queste terre sarebbero quelle della Spagna. Difatti, anche tra le dodici fatiche di Eracle, una è quella di recarsi in estremo occidente, nelle terre di Tartesso per rubare il bestiame al sovrano, Gerione. Anche le ricerche archeologiche confermano l’esistenza di una florida civiltà basata sul commercio del bronzo nel II millennio, decaduta quando furono i Fenici nell’VIII secolo ottenere la egemonia sul Mediterrano Occidentale.

Oltre le Colonne di Eracle (lo Stretto di Gibilterra), si affacciava sull’Atlantico una civiltà ricca di metalli e dotata grande flotta mercantile: Tartesso.

Ed ecco che arriva il terzo tema del graphic novel, quello di Atlantide: c’è la possibilità che la città e la società di Atlantide descritte da Platone nel Timeo e nel Crizia, si riferiscano a Tartesso dell’Età del Ferro o a una cultura dell’Età del Bronzo nella stessa zona del sud-ovest della Spagna. È una ipotesi che si discute sin dagli anni ’20 del secolo scorso e su cui si continuano a fare ricerche tecnologiche che riscuotono anche un certo successo grazie alla mediatizzazione: è infatti del 2017 Atlantis Rising, il documentario del National Geographic con James Cameron alla regia. Il documentario documenta la ricerca e le spedizioni dell’archeologo Simcha Jacobovici in cui certe fonti iconografiche della perduta civiltà di Tarsesso mostrano legami con la religione ebraico (in particolare simbologie simili a quelle della Menorah), rendendo ancora più plausibile il legame storico tra civiltà semitiche e quella di Tartesso/Atlantide. Non sappiamo se Tolkien fosse a conoscenza di queste due ipotesi che porterebbero insieme a identificare la Tarsis biblica con Atlantide, ma è interessante come il team creativo del ‘graphic novel’ abbia in un certo senso amplificato delle suggestioni o dei collegamenti plausibili che avrebbero stuzzicato anche Tolkien, visto che Tolkien diceva di soffrire un «complesso di Atlantide», una «ossessione»:

Darrell Sweet, The Fall of Numenor

«Númenor è la mia personale variazione del mito e tradizione di Atlantide, e il suo adattamento nella mia mitologia complessiva. Di tutte le immagini mitiche o “archetipiche”, questa è la più profondamente radicata nella mia immaginazione»1

«Un altro ingrediente, che non ho ancora menzionato, è entrato in gioco a causa della necessità di dare un ruolo importante a Grampasso-Aragorn: quella che chiamo la mia ossessione per Atlantide. Questa leggenda o mito o vaga memoria di qualche antica storia mi ha sempre tormentato. Dormendo facevo il terribile sogno dell’Onda ineluttabile che arriva dal mare calmo o che giunge torreggiante su una campagna verde. Occasionalmente ancora mi capita, anche se ora l’ho esorcizzato scrivendone. Finisce sempre con una resa, e mi sveglio boccheggiando fuori da acque profonde. Lo disegnavo, o ne scrivevo in brutte poesie. Quando C.S. Lewis e io abbiamo tirato a sorte, e lui avrebbe dovuto scrivere sul viaggio nello spazio e io sul viaggio nel tempo, cominciai un libro abortito di viaggi nel tempo che doveva finire con la presenza del mio eroe all’inabissamento di Atlantide. Si sarebbe dovuta chiamare Númenor, la Terra dell’Ovest.
[…]
Nel mio racconto saremmo alla fine arrivati ad Amandil ed Elendil, capi del partito dei fedeli a Númenor quando questa cadde sotto il dominio di Sauron. Elendil “amico degli Elfi” fu il fondatore dei regni in esilio di Arnor e Gondor. Tuttavia il mio vero interesse era solo per la prima parte, l’Akallabêth o Atalantie* (“Caduta” in númenoreano e in quenya), quindi ho messo tutto il materiale che avevo scritto sulle leggende di Númenor, inizialmente indipendenti, in relazione con la mitologia principale.

*È una curiosa coincidenza che la radice √talat usata in q[uenya] per “scivolare, slittare, cadere”, di cui atalantie è una normale (in q) forma nominale, sia tanto simile ad Atlantide.»2

Il romanzo incompiuto che Tolkien nomina è noto come The Notion Club Papers, di cui Christopher ha pubblicato numerosi passi in Sauron Defeated, nel IX volume della History of Middle-Earth. La storia in sé comporta i verbali delle riunioni di un club di discussione artistica a Oxford, una versione fittizia del Club di Tolkien, The Inklings.

Illustrazione di James A. Owen raffigurante gli Inklings. L’illustrazione è stata realizzata per il libro Bandersnatch, di Diana Glyer

Questo lavoro esplora l’idea di memoria latente. Memoria, cioè infusa nell’antico linguaggio, nei sogni e persino in oggetti. Infatti durante questi incontri, si distinguono in particolare due membri principali del club: Alwin Arundel Lowdham e Michael George Ramer. Lowdham in particolare vive dei sogni lucidi sulla caduta di Atlantide; attraverso questi sogni, scopre molto sulla storia di Númenor e sulle lingue di quei giorni (che non sono altro che il Quenya, il Sindarin e l’Adûnaic). Ramer invece ha la capacità latente di «ispezionare e diventare consapevole della memoria o della registrazione in altre cose».

Ecco spiegato in che modo anche Tolkien collegava il mito di Atlantide del nostro mondo alla città di Númenor. E un analogo tipo di collegamento accadrà nel ‘graphic novel’. Ispirandosi al versetto di Giona 2,7 tradotto da Tolkien («I went down into the countries underneath the earth, to the peoples of the past»), anche il protagonista del fumetto della Voyage Comics and Publishing anziché essere rigettato dall’enorme pesce sulla terra ferma, viene condotto a esplorare un mondo non accessibile: giungerà proprio nella città di Atlantide. Il viaggio di Giona è in più versioni un viaggio nel tempo come quelli dei membri del Notion Club. Visitare lo Sheol, l’oltretomba, significa vedere persone e popoli del passato, che non sono più, e anche la scoperta di Atlantide di Giona nel fumetto sarà l’entrare in contatto con, di fatto, un popolo del passato, visto che per gli abitanti del mondo emerso è ormai solo un ricordo.

(segue)


1 J.R.R. Tolkien, Lettere 1914/1973, (a cura di Humphrey Carpenter e Christopher Tolkien), Bompiani, Milano, 2018, p. 573, lettera 276 del 12 settembre 1965 a Dick Plotz

2 J.R.R. Tolkien, Lettere 1914/1973, op. cit., pp. 550-551, lettera 257 del 16 luglio 1964 a Christopher Bretherton

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