La conferma arriva da Amazon, dopo i movimenti notati nei giorni scorsi s’aggiorna con un’inconfondibile descrizione. In attesa degli annunci ufficiali, La Caduta di Gondolin è atteso per agosto 2018. AGGIORNAMENTO: L’annuncio ufficiale è arrivato!

Preview the Fall of Gondolin
Grafica di Tolkien Italia

Ne avevamo dato trepidanti l’indiscrezione il domenica scorsa su Facebook, dopo che da qualche giorno si susseguivano mormorii e considerazioni. In molti nel mondo degli appassionati erano titubanti quanto noi, qualcuno in Italia tra chi lesse la nostra pubblicazione credette trattarsi di un tradizionale scherzo del 1° aprile. Oggi però gli stores sono stati aggiornati con una descrizione e il titolo di quel prodotto librario dapprima Untitled. I giochi sembrano fatti, mentre aspettiamo che da HarperCollins venga annunciato il grande evento: The Fall of GondolinLa Caduta di Gondolin di J.R.R. Tolkien sarà pubblicato con la curatela di Christopher e illustrato da Alan Lee.

AGGIORNAMENTO del 10/04, ore 7.15: diffuso l’annuncio ufficiale!

The Fall of Gondolin
J.R.R. Tolkien, edited by Christhoper Tolkien,
illustrated by Alan Lee

Copertina rigida: 304 pagine
Editore: HarperCollins
ISBN-10: 0008302758
ISBN-13: 978-0008302757
Peso di spedizione: 272 g

La descrizione e la copertina ufficiali:

Nel Racconto di La Caduta di Gondolin si narra delle due massime potenze del mondo. Dalla parte del supremo male Morgoth, invisibile in questa storia ma al comando di un’immensa forza militare dalla sua fortezza di Angband. Radicalmente contrapposto a Morgoth è Ulmo, secondo in possanza solo a Manwë, signore dei Valar.

Centrale in quest’ostilità tra gli dei è la città di Gondolin, bellissima e inaccessibile. Costruita ed abitata dagli Elfi Noldorin i quali, quando risiedevano in Valinor, la terra degli dei, si ribellarono contro il loro decreto ed esularono nella Terra-di-mezzo. Turgon Re di Gondolin da Morgoth è odiato e temuto al di sopra tutti i nemici, invano si adopera alla ricerca della splendida città nascosta, mentre gli dei in Valinor in un infiammato dibattito per la gran parte rifiutano di intervenire in favore dei desideri e dei piani di Ulmo.

In questo mondo fa il suo ingresso Tuor, cugino di Túrin, strumento dei piani di Ulmo. Da lui guidato, non visto s’allontana dalla sua terra natia in un pericoloso viaggio verso Gondolin; ed in uno dei momenti decisivi della storia della Terra-di-mezzo il dio del mare stesso compare dinanzi a lui, emergendo dall’oceano in tempesta. In Gondolin diventa grande; viene sposato a Idril, la figlia di Turgon, e loro figlio è Eärendel, la cui nascita e la sua profonda importanza per i giorni a venire da Ulmo è presagita.

Infine giunge la terribile conclusione. Morgoth apprende grazie ad un atto di alto tradimento tutto quanto abbisogna per preparare una devastante offensiva sulla città, con Balrog, draghi e innumerevoli Orchi. Il racconto, dopo aver offerto un resoconto dispiegato minuziosamente della caduta di Gondolin, termina con la fuga di Tuor e Idril, con il bimbo Eärendel, che si volta dal crinale delle montagne sulla strada a sud della fuga, a guardare la città in ardenti macerie. Si dirigevano verso una nuova storia, il Racconto di Eärendel, che Tolkien non hai mai scritto, ma che viene abbozzato in questo libro da altre fonti.

Nel solco della presentazione di Beren e Lúthien Christopher Tolkien, ha usato lo stesso approccio della “storia in sequenza” nel preparare quest’edizione di La Caduta di Gondolin. Con le parole di J.R.R. Tolkien, essa era “la prima vera storia del mio mondo immaginario” e, insieme con Beren e Lúthien e I Figli di Húrin, lo considerava uno dei tre “Grandi Racconti” dei Giorni Antichi.

Flight of the Doomed, di Ted Nasmith, da Il Silmarillion illustrato.

Del libro le cui date pre-inserite oscillano nel mese di agosto (CONFERMATO il 30 per il Regno Unito), una descrizione corposa che per quattro paragrafi su cinque risulta essere la sinossi dell’inconfondibile e sfuggente racconto della Città dai Sette Nomi. Non c’è possibilità di sbagliare, si tratta del libro dedicato a Tuor e la Caduta di Gondolin che da tempo era nell’aspirazione degli appassionati, ricevuta dallo stesso J.R.R. Tolkien – come mostrano diverse lettere – e rinfocolata da l figlio Christopher con I Figli di Húrin nel 2007 di avere le tre Grandi Storie al cuore del Silmarillion in altrettanti libri dedicati. Speranza poi ricaduta nella rassegnazione per il molto tempo passato senza vedere nessun titolo relativo alla Terra-di-mezzo, fino all’annuncio di Beren e Lúthien nell’autunno 2016. Il secondo elemento del trittico era pronto per essere inserito, eppure alla sua uscita a giugno 2017 in molti interpretarono malamente quanto scriveva Christopher Tolkien nella Prefazione: 

Ora che ho novantatré anni questa è (presumibilmente) la mia ultima curatela nella lunga serie degli scritti di mio padre, molti dei quali mai pubblicati prima, e ha una natura in qualche modo curiosa. Questo racconto è stato scelto in memoriam, in quanto presenza radicata nella sua vita.

Parole che proprio noi avevamo diffuso in anteprima qualche giorno prima dell’uscita mettendo nel nostro ringraziamento commosso in evidenza la congiunzione ipotetica:

Se questo è davvero l’ultimo, grazie, dal più profondo del nostro cuore, per tutto, per ognuno dei più di quarant’anni spesi nel condividere tuo padre con noi.

Non c’era nulla nelle parole di Christopher che facesse anche solo ipotizzare che avesse «posato la penna» come qualcuno ha imprudentemente presunto. Se pure era interpretabile come un testamento della propria opera di curatore, non era certo un testamento motivato dall’intenzione di un ritiro, bensì dal riconoscimento di un limite, quello dell’età, che con realismo anticipava a tutti i lettori. Un limite da sempre sottaciuto delicatamente nell’ambiente degli affezionati, sia perché nessuno voleva anche solo paventarne l’estrema conseguenza, sia perché non c’è mai stata necessità di farlo diventare argomento di pubblico dibattito. Chiunque abbia una sincera e profonda, educata affezione all’opera tolkieniana, rivolge la stessa gratitudine al padre di quella che rivolge al figlio: proprio per questo quelle parole, violazione del pudore collettivo, ebbero un effetto tanto più commovente. Ma l’avverbio «(presumibilmente)» non lasciava dubbi sul fatto che non ci potesse essere nessun ritiro finché persistevano le forze sufficienti a condurre il proprio lavoro. Quando abbiamo dato notizia delle sue dimissioni dal board dell’Estate lo scorso autunno abbiamo anche colto l’occasione per smentire categoricamente ogni altra interpretazione.

Purtroppo, come mostrano i messaggi di diversi nostri lettori in questi giorni, il messaggio non è stato recepito. Ma avevamo messo in chiaro la cosa anche commentando in diretta dagli amici di Radio Brea. Ancora più espliciti e coinvolti siamo stati a conclusione del nostro articolo di tributo sulla vita di Christopher Tolkien.

Oggi, superati i 93 anni di età, non possiamo dire quanto “fra breve” Christopher Tolkien dovrà lasciare la storia, non sappiamo se Beren e Lúthien sarà davvero l’ultimo libro di curatela dell’opera paterna. Ma capiamo che liberato ormai di tutte le incombenze che lo sottraevano dal dipinto cominciato dal padre, potrà dedicare tutto il tempo che gli resta a dare altre, le ultime, pennellate. Chissà che il nostro sguardo sul dipinto non acquisti una nuova bellezza.

Ci rimane dunque da correggere il riferimento con cui avevamo cominciato, tornando al Frodo letterario, guardando a Christopher e alla sua famiglia:

Non vi era Hobbit in tutta la Contea che fosse curato con maggior premura. Quando tutte le riparazioni furono progettate e avviate, egli si organizzò una vita tranquilla, scrivendo molto e rivedendo tutti i suoi appunti.”

Che questa vita, finalmente tranquilla, continui ad essere la benedizione e il dono che è stata finora, fino a quando sarà riconsegnata nell’ultimo viaggio e, secondo le speranze dell’amato padre potrà ritrovarsi, vivo e unito, con lui.

Christopher Tolkien, credit to: Bob Cohn

Altro che pensionamento! Proprio le dimissioni dal consiglio d’amministrazione della Tolkien Estate ci autorizzavano a sperare in più tempo e di maggior tranquillità da dedicare al lavoro di studio e preparazione dei manoscritti. Un elemento di supporto a questa lettura è arrivata con un messaggio dell’8 febbraio di Carl Hostetter, tra i massimi studiosi della linguistica tolkieniana e persona nelle confidenze di Christopher:

Ho ricevuto una lettera da Christopher Tolkien oggi e sono lieto di riportare che, per quanto lo permetta la sua età, Christopher è generalmente in buona salute e non ha perso neanche in minima parte il suo acume e il suo spirito! Fortunatamente l’aver lasciato il consiglio dell’Estate è dovuto non alla sua salute, bensì principalmente al trasferimento delle rivendicazioni dell’Estate da questioni letterarie (la sua prima preoccupazione) a quelle riguardanti soprattutto il multimediale; e ringrazia tutti per quanto siano stati generosi ad esprimergli gratitudine e i migliori auguri nel momento in cui la notizia delle sue dimissioni è stata diffusa (messaggi di cui gli ho inviato una selezione).

Nessun ritiro, nessuna emarginazione, bensì maggiori e migliori possibilità per dedicarsi interamente alla propria vocazione (adulta) di esecutore letterario degli scritti paterni finché il tempo e le forze lo consentiranno. Possibilità che Christopher (sorprendendoci per la sollecitudine) ha subito coltivato e fatto fiorire nell’ultima fatica, La Caduta di Gondolin.

Come vedete, qualcuno sul Pesce d’Aprile ha giocato ben più di noi. Lo splendido fotomontaggio di © MyTolkienBooks.com con copertina proprio di Alan Lee!

Come sarà composto il prossimo libro?

La descrizione oggi trapelata dice molto sulla forma e lascia intuire i contenuti che vi potranno confluire. Innanzitutto, si tratta di un testo costruito con il metodo di già collaudato per Beren e Lúthien e perciò non, come alcuni auspicavano, una vicenda narrata con unità di stile e continuità di contenuti come realizzato per I Figli di Húrin. Proprio a fronte di quanto affermato e dato alla stampa in Beren e Lúthien dal curatore, era prevedibile che un libro su Tuor e la Caduta di Gondolin sarebbe risultato in una collezione di diverse versioni della vicenda introdotti e corredati da un commentario che inquadra i singoli testi nello sviluppo della storia attraverso le fasi compositive della mitologia dell’autore. Senonché gli scritti di Tolkien su Tuor e la Caduta di Gondolin sono molto più frammentari di quelli sulla gesta di Beren e Lúthien, per cui Christopher Tolkien si è potuto anche permettere il “lusso” di una notevole selezione nel libro dedicato.

Due sole sono le versioni pubblicate che raccontano estensivamente di come Tuor giunse all’ultima roccaforte dei Noldor nella tempo in cui si avvicinava la sua caduta; e quasi 35 anni separano le loro stesure.

  1. La prima costituisce nientemeno – come recita la descrizione, citando la lettera ad Auden del giugno 1955 – che la prima opera di prosa della mitologia originale di Tolkien, titolata Tuor e gli Esuli di Gondolin, ma soprattutto nota come La Caduta di Gondolin. Il racconto è pubblicato in The Book of Lost Tales – part 2 (secondo volume di The History of Middle-earth, cfr. Racconti Perduti) e risale ai primi mesi della convalescenza di Tolkien di ritorno dal fronte occidentale nell’inverno del 1916-1917 (o comunque non prima di novembre), echeggiando il dramma da lui sperimentato nella Grande Guerra.
  2. La seconda dal titolo editoriale Tuor e il suo arrivo a Gondolin (1951-1952), incompleta, è pubblicata in Racconti Incompiuti di Númenor e della Terra-di-mezzo e si interrompe proprio con l’arrivo di Tuor nella capitale di Turgon. È una delle massime espressioni letterarie del Tolkien come autore maturo, capace di coniugare sequenze di grande impatto immaginifico e profondissime riflessioni filosofiche in un’unità epica già forte dell’esperienza autoriale di Il Signore degli Anelli da poco pressoché ultimato.

Nella forma data alla stampa nei rispettivi volumi, questi due testi occupano rispettivamente circa 60 e una 40ina di pagine. Di contro, il capitolo Tuor e la Caduta di Gondolin presente in Il Silmarillion pubblicato ne riempe appena 7, di cui solo le prime 2 (nemmeno per intero) ricevono una sintesi del Tuor tardo, mentre praticamente nullo è l’apporto del racconto più vecchio. Il capitolo è invece un minimo adattamento dalle cronache dei primi anni ’30 (cfr. The Shaping of Middle-earth, HME IV), quando il Silmarillion assumeva una delle sue prime forme, con il risultato che nel compendio pubblicato nel 1977 Tuor e la Caduta di Gondolin non ha nemmeno un terzo delle pagine di quello per Beren e Lúthien e addirittura un quarto di quello per Túrin Túrambar. Tale era la difficoltà e la frammentazione narrativa e temporale, giudicata insuperabile, da indurre Christopher a non tentare nemmeno di uniformare i capitoli di Il Silmarillion dei Tre Grandi Racconti. Ricostruire oggi una narrazione continua e completa nella forma di un romanzo sarebbe stato impossibile se a non al costo di una grande mole d’invenzione personale, operazione che Christopher Tolkien non desidera o non si sente autorizzato a compiere. Date queste premesse, la descrizione, dilungandosi molto sulla narrazione del Tuor tardo e prima ancora sul contesto cosmico in cui si colloca il declino e la caduta di Gondolin, lascia intendere che i testi inclusi non possono che essere i due succitati (anziché che il testo sia incentrato eminentemente sul racconto più vecchio, come il titolo del libro preso da solo potrebbe lasciar immaginare), insieme ad altri brani introduttivi e di raccordo dalle varie stesure del Silmarillion, ad esempio sulla fondazione e gli eventi fondamentali che coinvolgono la città prima dell’ingresso di Tuor. Probabile inoltre che anche la storia di Maeglin, figlio dell’Elfo Scuro Eöl e di Aredhel sorella del Re, cagione della rovina, vi troverà un discreto spazio.

Proprio per questo motivo, considerando questi brani nella loro interezza e per il loro ruolo, colpisce che l’edizione conti addirittura 300 pagine. Se non è possibile trasporre con sicurezza i formati delle edizioni considerate finora con quello in arrivo, in ogni caso siamo di fronte a spazi che un commentario sobrio come quello di Beren e Lúthien (da qualcuno valutato insufficiente, sicuramente meno impegnativo di quelli in The History of Middle-earth) difficilmente potrebbe colmare. Ecco dunque che la descrizione ci fornisce un elemento di notevole rilievo, ovvero che il libro conterrà anche il Racconto di Eärendil (curiosamente nella descrizione riportato con la sua dizione più antica “Eärendel”), ovvero il quarto dei Grandi Racconti, quello mai scritto in una forma soddisfacente, o anche solo comprensivo di una parte significativa della vicenda, in nessun momento della vita dell’autore. Poco più che accennato in brevi resoconti cronachistici, appunti sparsi e nelle numerose riscritture delle poesie a lui dedicati, la sua assenza è la più importante lacuna della mitologia tolkieniana. Dalla descrizione non si capisce se Christopher abbia voluto raccogliere tutti i frammenti sul Navigatore e presentarli in una trattazione inedita, o se abbia tentato di stendere una (comunque molto) breve versione della sua storia diversa da quella presente in Il Silmarillion, che sia compatibile con la mitologia in una fase della sua evoluzione in cui essa ha raggiunto una certa completezza. Sarà sicuramente uno degli elementi più attesi della prossima edizione.

Non è perciò detto che non sarà presente del materiale del tutto inedito, al contrario del suo predecessore, anche se al momento sbilanciarsi è impossibile. Ci sono però alcuni dettagli che in queste righe permettono alcune speculazioni, come il “dibattito” in Valinor richiesto da Ulmo, di cui in Il Silmarillion (e da quanto ricordiamo anche nelle cronache dei vari Quenta) si parla solo dopo la caduta, mentre qui è annunciato come prodromo al racconto. Esiste almeno un incompiuto molto breve sulla Caduta di Gondolin di cui finora sono stati pubblicati solo minuti stralci, che potrebbe arricchire l’edizione in un senso più vicino ancora a quanto fatto per Beren e Lúthien. Ma di questo potremo semmai parlarvi più avanti. Per ora è importante rilevare che questo libro servirà sicuramente ad avvicinare molti lettori di Tolkien ad una delle storie più importanti dell’autore – testi sconosciuti anche ai molti lettori di Il Silmarillion che non hanno affrontato le edizioni critiche dei manoscritti in UT BoLT, testi tra i più significativi della sua opera – e che Christopher Tolkien compie così una delle speranze più sentite del padre autore, quella di onorare le Grandi Storie al cuore della sua mitologia offrendole a tutti coloro che si erano innamorati prima di Lo Hobbit e poi di Il Signore degli Anelli, le stesse Grandi Storie a cui Frodo e Sam scoprirono di appartenere.


In attesa dell’annuncio ufficiale, gli stores online anticipano che Il libro sarà pubblicato da HarperCollins in 3 diversi formati cartacei oltre al digitale, paperback (copertina flessibile), hardback (copertina rigida con sovraccoperta) e la deluxe splicase edition. Ancora nessuna notizia sull’edizione italiana.

PREORDINA La Caduta di Gondolin!

Paperback

Hardback

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