Come un fulmine a ciel sereno, o meglio un’Aquila nel mezzo della battaglia, HarperCollins annuncia la prima pubblicazione di J.R.R. Tolkien per il 2017. Il titolo porta il richiamo più dirompente tra le storie di Elfi e Uomini dei Tempi Remoti, Beren e LúthienSull’operazione letteraria ed editoriale che ricorda I Figli di Hùrin, di cui il nuovo libro commemora il decimo anniversario, ci sono però tantissimi interrogativi che sfidano gli studiosi ed esaltano gli appassionati. L’ultima fatica del figlio Christopher è già il titolo più atteso dell’anno prossimo.

Rielaborazione grafica di Tolkien Italia. Vietata la riproduzione non concordata.

Rielaborazione grafica di Tolkien Italia. Vietata la riproduzione non concordata.


Atteso eppure insperato, ci ha sorpresi nella mattina di mercoledì. Atteso da 10 anni e oramai insperato, l’annuncio di HarperCollins è arrivato senza preavviso, con un comunicato stampa che fino al pomeriggio inoltrato era disponibile per intero solo nelle cartelle di posta elettronica di media ed editori nazionali. Ma è di prima mattina che sono partite le diffusioni sui social-media. Un magnifica copertina con quel titolo che subito suscita la materia dei canti d’eroismo e d’amore, l’impossibile cerca e la liberazione dal giogo: è la gesta di Beren e Lúthien, il primo dei Grandi Racconti nel Silmarillion, la vicenda d’amore tra il mortale Beren e la principessa Elfica Lúthien, primizia del suo popolo immortale e della loro disperata missione per recuperare uno dei Grandi Gioielli dalla corona dell’Oscuro Nemico del Mondo. Il 4 maggio 2017 uscirà per il mercato librario inglese e americano in nuova edizione in oltre 300 pagine!

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Beren and Lúthien
J.R.R. Tolkien
edited by Christopher Tolkien
and illustrated by Alan Lee

  • Data di Pubblicazione: 04/05/2017
  • Pagine: 304

 

Il preambolo e le prime due ottave della Canzone di Aragorn a Colle Vento in lingua originale, la prima estensione della geste al grande pubblico.

Il preambolo e le prime due ottave della Canzone di Aragorn a Colle Vento in lingua originale, la prima estensione della geste al grande pubblico.

La storia della Storia

Una storia intravista fin dal 1954, anno in cui La Compagnia dell’Anello sbarcò nelle librerie inglesi con protagonisti affatto dissimili, più vicini apparentemente alle storie per l’infanzia che ai canti eroici (se a qualcuno in terra britannica fosse sfuggito il buon Bilbo qualche anno prima). Sotto sotto è ciò che pensano gli stessi piccoli Hobbit quando, nell’accampamento a Collevento, il Ramingo Grampasso canta di quei tempi così lontani in cui Beren e Lúthien ottenevano l’impossibile. Ancora non è chiaro quanto la Canzone di Aragorn riveli del suo destino nelle trame nella Storia dell’Anello. Ma al di sopra di tutto sarà proprio questa storia a incoraggiare Frodo e Sam sulle tremende scale di Cirith Ungol, quando poco prima di fronte a loro avevano sfilato le armate infernali della torre di Minas Morgul a distruggere la città un tempo sorella, l’ultimo baluardo contro Sauron ora sul ciglio di una guerra che potrebbe distruggerla. Sfiancati, i due Hobbit parlano, come ispirati, di tutte le grandi imprese di cui hanno udito compiute a dispetto delle sorti avverse, prima di avere un’intuizione decisiva sul proprio ruolo.

“Pensandoci bene, apparteniamo anche noi alla medesima storia, che continua attraverso i secoli! Non hanno dunque una fine i grandi racconti?”.
“No, non terminano mai i racconti”, disse Frodo. “Sono i personaggi che vengono e se ne vanno, quando è terminata la loro parte. La nostra finirà più tardi… o fra breve”.

Il giovane sottotenente rimpatriato John Ronald Reuel Tolkien nel maggio 1917 non poteva immaginare che la storia, inizialmente concepita durante la sua convalescenza dal fronte occidentale, sarebbe stata raccontata per la prima volta 37 anni dopo alle orecchie e per bocca di Mezzuomini irriconoscibili nei tratti delle fate vittoriane, all’epoca ancora parte del suo mito nascente. Nel mezzo di continui ed estenuanti trasferimenti nello Yorkshire, tra un ospedale e l’altro le cui cure dovevano prepararlo e gli esami (precisi a cadere il 1° del mese) abilitarlo al ritorno prima alle esercitazioni e poi al fronte, l’unico conforto era la compagnia della giovane sposa Edith, che dopo aver preso commiato da lui un anno prima (a pochi mesi dalle nozze) per non sapere se l’avrebbe più rivisto, ora lo seguiva inderogabilmente tappa dopo tappa, affittando appartamenti per brevi periodi. Con l’ombra della Grande Guerra ancora vivissima nel ricordo degli amici caduti e nel terrore di dover ritornare al massacro che proseguiva insaziabile oltremanica, ogni momento ricavato nella vita coniugale diventava una consolazione impagabile. Già da qualche tempo Ronald riversava i suoi affanni e affidava le sue invenzioni linguistiche e mitologiche in carteggi di matita e penna che proprio Edith spesso rifaceva in bella copia. Presto Edith sarebbe entrata di diritto e al centro dell’invenzione letteraria del marito: fu verso la fine di quel maggio che accompagnò Ronald tra i boschi di cicute di Roos e lì, in un attimo di riposo e grazia, ella danzò per lui in una radura. Lo racconterà con raro e comprensibile trasporto nel 1972 in una lettera al figlio Christopher (apparentemente per la prima volta) ad un anno dalla dipartita di lei per scegliere l’incisione sulla loro lapide1.

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L’ammissione che Edith fosse la sua Lúthien non poteva essere una grossa sorpresa per il figlio, abituato ad ascoltare e leggere quella storia da sempre. Quel momento s’impresse a vivo fuoco nella memoria dei due sposi e nella mente di Tolkien germogliò svelta in The Tale of Tinúviel prima della fine dell’estate, terza delle vicende a comporre The Book of Lost Tales. Tutt’altra è la forma in cui la storia di Beren comparirà postuma nel 1977, 60 anni dopo, quale capitolo de Il Silmarillion con titolo Beren e Lúthien. In quattro decenni il racconto è stato ripreso e sviluppato in molteplici varianti di forme e intrecci, occupando progressivamente sempre più il cuore delle storie degli Elfi: a seconda di come si contano stesure e versioni le varianti sono almeno 102 fino ad una 15ina, in un numero di pagine che oscillano da poemi di quasi 200 a canzoni di 2. Su tutti spicca il Lay of Leithian, un poema in ottonari accoppiati secondo l’uso della romance medievale più arcaica così come naturalmente dei lai; cominciato nel 1925 per una composizione durata 6 anni e tipicamente incompiuto (rivisto 20 anni dopo e nuovamente incompiuto), fu oggetto di una viva discussione tra lui e l’amico C.S. Lewis. Tolkien tentò poi di presentarlo al suo editore come argomento per pubblicare il Silmarillion all’indomani di Lo Hobbit. Le ultime riscritture documentate si datano ai primi anni ’50, successive a Il Signore degli Anelli per composizione.

Nelle Appendici a Il Ritorno del Re Tolkien aveva affermato che le storie dei Tempi Remoti (e in particolare quella di Beren e Lúthien) erano/sarebbero state narrate nel Silmarillion, nota che suonò quasi come una promessa alle migliaia e migliaia di lettori che macinavano nuove stampe del libro. Nondimeno Il Silmarillion che vide la stampa dopo la sua morte non contiene che una di quelle 10 versioni, così come per molti altri dei capitoli dell’opera ultimata da Christopher Tolkien (con l’aiuto dell’allora giovane autore Guy Gavriel Kay). Una versione della storia che andò ad aggiungersi al novero di quelle già esistenti senza lasciarne trasparire la varietà e perciò la dimensione autentica della mitologia di Tolkien, in divenire, particolarmente lampante in materie che subirono numerose riscritture come (oltre alla succitata) quella dei Figli di Húrin. Che Il Silmarillion fissasse la mitologia ben oltre gli effettivi “punti di non ritorno” di ciascun racconto, non di rado tralasciando indebitamente diverse stesure, se ne rese conto lo stesso Christopher3, il quale a partire dal 1980 scelse di presentare le varie versioni dei racconti in un contesto analitico di commentari e rilevazioni sulla datazione dei manoscritti del padre. Le collezioni dei testi furono inaugurate con I Racconti Incompiuti di Númenor e della Terra-di-Mezzo e proseguirono poi in una sistematica suddivisione cronologica e a tratti tematica con la serie in 12 volumi The History of Middle-Earth fino al 1996. Quest’imponente opera compilatoria di curatela editoriale postuma è tutt’oggi insuperata. È grazie all’insieme dei testi dei Racconti Incompiuti e di HME che storie come la tragedia dei Figli di Húrin e la geste di Beren e Lúthien sono diventate accessibili nella loro varietà e hanno così mostrato tutta l’importanza rivestita nell’evoluzione dell’intera mitologia fino a ridefinirla più volte, come siano arrivate ad essere centrali e quali forme letterarie l’autore abbia sperimentato.

HME-Mifflin

I 12 volumi di The History of Middle-Earth dall’editore americano Houghton Mifflin.

GLOSSARIO: su suggerimento involontario dello stesso Tolkien, la critica denomina legendarium il complesso dei suoi cicli originali epico-mitologici considerati nella loro evoluzione nel tempo e indica in particolare le storie dei Tempi Remoti – ovvero quelle anteriori all’epoca narrata in Lo HobbitIl Signore degli Anelli – come il Silmarillion (non in corsivo o privato delle “”) per distinguerlo dall’opera omonima pubblicata nel 1977. Allo stesso modo qui si usa il corsivo per Beren e Lúthien e I Figli di Húrin per riferirsi all’opera pubblicata/in pubblicazione o a capitoli così titolati (specificato), altrimenti s’intende la materia letteraria nel complesso dei manoscritti.


 

Il precedente e il libro in uscita, Grandi Racconti dei Tempi Remoti

«Sembra indubbio, dalle stesse parole di mio padre, che se avesse potuto completare la narrazione nel modo desiderato, la sua idea era che i tre “Grandi Racconti” della Prima Era (Beren e Lúthien, I Figli di Húrin e la Caduta di Gondolin) fossero lavori sufficientemente complessi in se stessi che non richiedessero la conoscenza del grande corpus di leggende conosciuto con il titolo del Silmarillion

20161020_164118Così Christopher Tolkien concludeva nella PrefazioneI Figli di Húrin, presentando il suo ritorno da curatore alla Terra-di-Mezzo. Per chi seppe leggere tra le righe non ci furono dubbi che Christopher condividesse l’aspirazione del padre e, senza dirlo troppo ad alta voce, nutrimmo la speranza che l’aspirazione si concretizzasse in nuovi tentativi di «una narrazione compiuta; esente da interruzioni e lacune, purché ciò fosse possibile senza alterazioni del percorso narrativo e senza invenzioni arbitrarie, e malgrado lo stato d’incompiutezza in cui [Tolkien] lasciò alcune parti». Una narrazione che fosse selezione e sintesi consistente ed insieme un’estensione da tutte le versioni, la migliore possibile. A giudizio di chi scrive un obiettivo ampiamente raggiunto con I Figli di Húrin un testo di gran lunga più riconducibile alla mano e all’idea di Tolkien, manoscritti alla mano invenzioni del figlio comprese, di Il Silmarillion. Oggi, dopo 10 anni, quella speranza decennale trova corrispondenza in un altro dei Grandi Racconti, preparato sì in una forma separata, ma all’apparenza sensibilmente diverso dall’illustre precedente.

DESCRIZIONE UFFICIALE
Meticolosamente restaurato dai manoscritti di Tolkien e presentato per la prima volta come una storia a sé stante senza interruzioni, il racconto epico di Beren and Lúthien ricongiungerà fans di Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli insieme ad Elfi ed Uomini, Nani e Orchi, a creature uniche e al ricco sfondo, alla Terra-di-Mezzo di Tolkien.

Il racconto di Beren and Lúthien era, o divenne, un elemento essenziale nell’evoluzione di Il Silmarillion, i miti e le leggende della Prima Era del Mondo ideato da J.R.R. Tolkien. Di ritorno dalla Francia e dalla Battaglia della Somme alla fine del 1916, scrisse il racconto nell’anno seguente.

Essenziale per la storia e mai alterato è il fato che getta la sua ombra sull’amore di Beren e Lúthien, poiché Beren era un uomo mortale, mentre Lúthien un’Elfa immortale. Suo padre, un grande signore Elfico, in radicale opposizione a Beren, pose come condizione una missione impossibile che doveva conseguire prima di poter sposare Lúthien. È questo il nucleo della leggenda; e porta Beren e Lúthien insieme alla più eroica delle prove, di sottrarre al maggiore degli esseri maligni, Melkor, chiamato Morgoth, l’Oscuro Nemico, un Silmaril.

In questo libro Christopher Tolkien ha tentato di ricavare la storia di Beren e Lúthien dall’opera onnicomprensiva nella quale era incorporata; ma questo stesso racconto stava cambiando con lo sviluppo di nuove connessioni al più ampio contesto storico. Al fine di mostrare parte del processo da cui questa leggenda della Terra-di-Mezzo si è sviluppata attraverso gli anni, egli ha narrato la storia con le vere e proprie parole del padre, mostrando dapprima la sua forma originale e in secondo luoghi brani di prosa e poesia da versioni più tarde che illustrano i cambiamenti nella narrazione. Presentati insieme per la prima volta, essi rivelano aspetti della storia, tanto nella successione degli eventi quanto nell’efficacia narrativa, che sono poi stati persi.

Pubblicato in occasione del 10imo anniversario di I Figli di Hùrin, allo stesso modo questo volume contiene disegni e tavole a colori di Alan Lee, già illustratore ufficiale di Lo Hobbit Il Signore degli Anelli e vincitore di un Academy Award per il suo lavoro nella triologia cinematografica di Il Signore degli Anelli.

Notato qualcosa di strano? Tra la descrizione a comunicato stampa (qui sopra incolonnata) e il primo paragrafo pare esserci una netta incongruenza sul contenuto del testo, o perlomeno un’ambiguità. Gli interrogativi in effetti sembrano moltiplicarsi ad ogni lettura:

1. La parte narrativa sarà il prodotto di un intervento di curatela e riscrittura di Christopher per come per I Figli di Hùrin o sarà un in testo con buona approssimazione interamente scritto e formato da Tolkien senior?

2. Cosa s’intende per “forma originale“, stanti tutte le versioni esistenti? È una forma inedita, oppure ricade tra quelle già note?

3. Non si tratterà dunque della “migliore versione possibile”?

4. La parte analitica è una sintesi comparativa dei vari commentari di The History of Middle-Earth o è lecito aspettarsi se non brani nuovi, quantomeno una riconsiderazione complessiva di tale sviluppo anche alla luce di nuove evidenze?

Queste ed altre sono le domande che stanno infiammando nelle ultime ore la comunità degli studiosi di Tolkien e gli appassionati dal palato fino. Qualcuno, non proprio con cognizione di causa, vorrebbe aggiungere una domanda ulteriore, che assomiglia più ad un’insinuazione e che non passa mai di moda.

  • Christopher Tolkien non potrebbe smetterla di riciclare ogni scritto del padre che trova in ben più varianti editoriali di quelle manoscritte esistenti? Come può essere così attaccato al profitto?

Se le prime 4 e affini appartengono al legittimo dibattito che la naturale curiosità per questo annuncio ha provocato, l’ultima (per quanto faccia tendenza) è frutto di un pregiudizio che ignora sia la realtà testuale della produzione letteraria di J.R.R. Tolkien che la fattispecie dell’operato editoriale di Christopher Tolkien e della Tolkien Estate, società a tutela del patrimonio letterario. Nondimeno nelle prossime pagine cercheremo di rispondere ad entrambe proprio a partire dall’accusa principale rivolta al figlio, così da chiarire il punto oltre ogni pretesto e magari insieme fornendo un prontuario che i nostri lettori possano utilizzare per rispondere ogni qualvolta s’imbattono in una domanda analoga (in buona o cattiva fede). Com’è ovvio, la nostra attenzione si focalizza soprattutto sull’esame preliminare dei contenuti.

  1. Il libro è l’ennesima operazione d’abuso di riciclo e lucro sull’opera di J.R.R. Tolkien da parte di Christopher Tolkien, della famiglia o dell’editore?
  2. Cosa aspettarsi nei contenuti di Beren e Lúthien? [analisi in arrivo nei prossimi giorni]

Quali che siano i contenuti dell’opera, il prossimo 4 maggio sarà pubblicato un libro che renderà la storia più cara a Tolkien più familiare a lettori giovani e meno giovani partire da coloro «ai quali le leggende dei Tempi Remoti […] sono del tutto sconosciute» contro la nota «nomea di narrazioni strane ed inaccessibili per struttura e stile», per dirla con le parole dello stesso Christopher. Un’esigenza cui I Figli di Húrin venne incontro quasi 10 anni fa e che in Beren e Lúthien può trovare una seconda risposta.
Tuttavia un libro con queste premesse dovrebbe incontrare almeno il favore di tutti coloro che solo attraverso Il Silmarillion hanno scoperto una prospettiva della Gesta, ma non certo tutto quanto di interessante ed essenziale essa ha da dire.
Infine, a tutti gli estimatori che come chi scrive hanno vagliato a lungo i molti manoscritti di The History of Middle-Earth, stupendosi di quante volte e con quanto coinvolgimento Tolkien abbia esplorato le numerose strade per la sua storia d’amore più importante, che aveva le radici nella stessa che viveva in prima persona, quand’anche non bastasse la curiosità di scoprire se davvero c’è qualcosa di nuovo tra le pagine, invito a considerare questo. Abbiamo potuto leggere un racconto che esprimeva in gran parte l’amore dell’autore verso la sua sposa. Ora, dopo anni di fatica, una persona che è frutto di quell’amore ha raccolto insieme le riscritture di quella storia per raccontarcela di nuovo, come invitandoci a condividere e tornarne alla sua stessa intima origine.

Ebbene, è proprio vero che i grandi racconti non terminano mai!

 

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Beren and Lúthien
J.R.R. Tolkien
edited by Christopher Tolkien
and illustrated by Alan Lee

  • Data di Pubblicazione: 04/05/2017
  • Pagine: 304
  • Formato Hardback
    IBSN-10:0008214190
    IBSN-13: 978-0008214197
  • Formato Deluxe Slipcase
    IBSN-10: 0008214204
    IBSN-13: 978-0008214203
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    ASIN: B01M6YNE52

 


NOTE

1 Lettera dell’11 luglio 1972, #340 in The Letters of J.R.R. Tolkien (cfr. La Realtà in Trasparenza).

2 Tom Shippey [2003] pone come limite inferiore 9, ma a mio avviso sbaglia a considerare le due versioni del Lay of Leithian come riconducibili a due varianti della medesima. In ogni caso ci sono numerosi appunti anche successivi su elementi propri o derivati dalla storia.

3 Il lettore che fosse del tutto nuovo al momento di autoriflessione di Christopher Tolkien in seguito alla pubblicazione di Il Silmarillion può recuperare la gran parte delle informazioni fondamentali nelle Prefazioni a Racconti Incompiuti e al primo volume The Book of Lost Tales (in Italia edito come Racconti Ritrovati).[3.1]


Gabriele Marconi
autore

 

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MedTolkien

Responsabile di Tolkien Italia dalla sua fondazione, Gabriele "MedTolkien" Marconi non intende in alcun modo vantare titoli (che non possiede) per accreditarsi agli occhi dei lettori. Questi saranno sempre costretti a giudicare in prima persona e senza sconti quanto scrive. Reticente a pubblicare studi critici, si batte per la divulgazione di J.R.R. Tolkien e perché ogni appassionato italiano possa viverne l'intima compagnia dalle opere alla vita di tutti i giorni.

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