Un Vizio Segreto: il nuovo libro di Tolkien sull’Invenzione dei Linguaggi

Grafica della copertina riadattata.
Grafica della copertina riadattata da Tolkien Italia. Richiedere il permesso per l’utilizzo.

È Un vizio segreto (A Secret Vice) la prossima edizione con scritti inediti di Tolkien e la prima critica, con commenti e annotazioni, della sua famosa conferenza del 1931, grazie alla curatela di Dimitra Fimi e Andrew Higgins uscirà per il mercato librario inglese il 7 aprile. In questa occasione l’allora Professore Rawlinson&Bosworth di Anglosassone confessò la sua naturale inclinazione e l’appassionata e continua dedizione verso l’invenzione di linguaggi.

A SECRET VICE
Tolkien on Invented Languages
edited by Dimitra Fimi & Andrew Higgins

Copertina rigida: 300 pagine
Editore: HarperCollins (7 Aprile 2016)
Lingua: English
ISBN-10: 0008131392
ISBN-13: 978-0008131395
Dimensioni: 14.1 x 3 x 22.2 cm

A Secret Vice è il titolo dato al testo da Christopher Tolkien quando diede alle stampe il testo definitivo in The Monsters and the Critics (1983), uno dei tre inediti assoluti della raccolta. Il titolo originale A Hobby for Home (Un Hobby domestico) è perfettamente indicativo dello stile con cui è stata pensata questa pubblica lettura, è però Joh Ronald stesso a riferirvisi in tarda età (Lettera #294, 8 febbraio 1967) con il titolo A Secret Vice, segno che quel saggio permeato di una visione personale e a tratti giocosa sulla costruzione dei linguaggi in realtà è rimasto a lungo nei pensieri dell’autore.

Quando fu scritta esattamente è ancora un problema aperto. La datazione beneficia sì dei riferimenti al Congresso Universale dell’Esperanto svoltosi proprio ad Oxford nell’agosto 1930 e di alcune memorie biografiche sui primi linguaggi inventati in giovinezza come il Nevbosh, il Nuovo Non-sense, ma nulla che restringa significativamente l’intervallo: è presumibile che fu esposta ad una società universitaria di tipo filologico nell’autunno del 1931, come già Christopher aveva indicato in prima istanza in M&C. A quell’epoca Tolkien era ad un punto di bonaccia e insieme di svolta nella sua mitologia. Apprestatosi ad abbandonare i primi annali dei Tempi Remoti e con essi Il Primo Silmarillion (cfr. soprattutto The Shapening of Middle-Earth) e il Lai di Leithian (cfr. The Lays of Beleriand), nel pieno della composizione di Lo Hobbit, la ricostruzione del mito sarebbe partita dalle Etimologie (cfr. The Lost Road and Other Writings), uno sterminato lemmario di radici per i due linguaggi elfici principali, Qenya e Noldorin, gli ultimi precursori di Quenya Sindarin.
Non fu l’ultima lettura pubblica, anzi Tolkien rivide frettolosamente il testo della lezione durante i tardi anni ’40. Dallo studio dei manoscritti il figlio Christopher ha dedotto una seconda lettura attorno al 1950, proprio la versione pubblicata con alcuni accorgimenti nel 1983.

 

Il testo del saggio

Il saggio riflette per intero la preferenza di Tolkien verso la linguistica su base estetica e il disinteresse verso quella funzionale. Non è uno studio pensato per essere pubblicato, difatti non si preoccupa di entrare nel dibattito argomentando una critica indirizzata a precise interpretazioni. Riconoscendo all’invenzione di Zamenhof un’intuizione di valore, se ne distacca relativamente presto (tornandoci saltuariamente per dei paragoni) per affondare la sua confessione sul “vizio segreto“, il ruolo predominante che la glossopoiesi – l’invenzione creativa dei linguaggi – occupa nella propria vita e come questo produzione artistica non sia nient’altro che un’attività naturale, un tema che svilupperà diversamente in Inglese e Gallese. Tolkien menziona così i suoi giochi linguistici di gioventù, l’Animalico, il Nevbosh e il Naffarin, primo vero tentativo su base linguistica, poi dà voce ad alcune delle sue più radicate convinzioni, tra queste l’interconnessione di mito e linguaggio (concetto che esprimerà solo qualche anno dopo all’ambiente accademico allargato nelle più note conferenze Beowulf, i Mostri e i Critici On Fairy-Stories), la prevalenza del piano fonetico nella nascita ed evoluzione di una lingua, il nesso tra il significato e la forma delle parole. Infine, si pone l’obiettivo di dare prova di ciò che dice attraverso le sue composizioni poetiche nel suo Qenya, primo e più fonosimbolico dei suoi linguaggi inventati: sono Oilima Markirya, Nieninque Earendel al Timone.

Oilima Markirya
È definito da Christopher come uno dei componimenti in Quenya preminenti; in effetti si tratta del testo più lungo che sia mai stato pubblicato nella versione più “matura” della lingua Alto-elfica. Tolkien ne produsse le prime versioni, largamente rimaneggiate, nei primi anni ’30, mentre ancora la struttura del Qenya (denominazione di allora della lingua) era in divenire – vale a dire, in quella frenetica fase compositiva tipica del Professore in cui evidentemente gli elementi grammaticali venivano riveduti e corretti pressoché di settimana in settimana. Assai più tardi, probabilmente negli anni Sessanta, ne redigette una versione in Quenya a cui aggiunse un commentario in glosse (pubblicato in M&C). Si tratta a tutti gli effetti di una traduzione dalla lingua sperimentale sperimentale dei primi anni ’30 a quella nella sua versione finale. L’importanza della fonte quale elemento di studio linguistico sta nel fatto che essa fornisce vari buoni esempi di utilizzo del participio. Il confronto delle due versioni evidenzia peraltro che il Quenya maturo è un linguaggio assai differente dal “Qenya” dei primordi – sebbene i due linguaggi appaiano mutuamente inintelligibili, condividono però il medesimo stile fonetico ed un certo numero di voci lessicali.

Nieninque
Un breve poema di tono decisamente bucolico, scritto nello stesso stile linguistico di Oilima Markirya. Ragionevolmente non aggiunge gran che circa la comprensione della grammatica e del vocabolario del Quenya maturo. Tale poema fu scritto non più tardi del 1931, ben oltre venti anni prima della pubblicazione di ISdA, ma ne esiste anche una versione del 1955 in Quenya maturo: il confronto tra le due versioni è riportato in Parma Eldalamberon 16.

Earendel at the Helm
Altro breve poema dedicato a Eärendil (notare la differenza nel nome: enelle prime versioni prevaleva il legame con la mitologia anglosassone, anche foneticamente e graficamente, prima che il personaggio venisse interamente assimilato nella mitologia della Terra di Mezzo), per il quale da un punto di vista di apporto di conoscenza linguistica vale quanto annotato a proposito del Nieninque. Anch’esso è trattato in PE #16.

 

La copertina di A Secret Vice di prossima uscita, nelle cerchie sembra di leggere la prima versione di Oilima Markirya.

La nuova edizione e i curatori

Ai loro esordi con la curatela editoriale di opere di Tolkien, alla Dr. Dimitra Fimi e Andrew Higgins, fresco di Ph.D., è stata affidata la terza edizione critica delle opere accademiche di Tolkien, la seconda dall’editore ufficiale. Il titolo A Secret Vice – Tolkien On Invented Languages premette perfettamente ai contenuti dell’edizione. Un Vizio Segreto è solo parte dell’intero libro. Nel commentario il saggio di Tolkien verrà contestualizzato nel complesso del fenomeno ConLangs (Constructed Languages) che nel Professore ha un capostipite e un pioniere, poi più o meno efficacemente replicato in diverse opere di narrativa fantascientifica e fantastica, il cui ultimo e più eclatante caso è quello di G.R.R. Martin e del glottoteta professionista che ha formato i linguaggi per i suoi libri, David J. Peterson.
Ma è sugli inediti di Tolkien che si preannunciano le novità più interessanti. Oltre a riportare tutte le variazioni testuali delle varie versioni di Un vizio segreto, Fimi&Higgins hanno incluso un saggio mai pubblicato su una basilare componente del fonosimbolismo (che il grande Edward Sapir chiamò “simbolismo fonetico” solo nel 1929), l’Essay on Phonetic Symbolism. Questo testo, raggruppato in un libricino per appunti insieme ai manoscritti di A Secret Vice nella Bodleian Library, sicuramente getterà luce sull’invenzione dei linguaggi di Tolkien e sulla sua concezione del linguaggio in genere, ma con queste premesse potrebbe rivelarsi un testo di letteratura scientifica di peso. Molto interessanti saranno proprio le ricerche bibliografiche condotte dai due studiosi sulle fonti usate da Tolkien.

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A SECRET VICE
Tolkien on Invented Languages
edited by Dimitra Fimi & Andrew Higgins

Copertina rigida: 300 pagine
Editore: HarperCollins (7 Aprile 2016)
Lingua: English
ISBN-10: 0008131392
ISBN-13: 978-0008131395
Dimensioni: 14.1 x 3 x 22.2 cm


Dr. Dimitra Fimi
Dimitra Fimi è Lecturer all’Università di Cardiff in Lingua e Letteratura Inglese. Laureatasi prima Inglese, poi in Studi Celtici, ha completato il Ph.D. nel 2005 con la tesi The Creative Uses of Scholarly Knowledge in the Writing of J.R.R. Tolkien. Oggi predilige come campo di ricerca gli studi sul folklore soprattutto britannico e la letteratura fantastica e Tolkien è trai suoi principali soggetti. Grazie ai numerosi articoli e in specie allo studio Tolkien, Race and Cultural History. From Fairies to Hobbits (2009) ha dato e continua a dare un fondamentale contributo alla comprensione dell’invenzione originale di J.R.R. Tolkien, rivoluzionando in certa misura l’approccio alle fonti e alla loro varietà culturale e cronologica. Quale studio omnicomprensivo, ivi affrontava in larga parte l’invenzione linguistica, i cui cap.6-7 si possono considerare la base essenziale per la curatela del prossimo A Secret Vice: proprio qui la Fimi rivelava, probabilmente per prima, l’esistenza del saggio allegato alla pubblicazione. È senza dubbio una delle più influenti studiose di “seconda generazione” e in assoluto, avendo collaborato anche in diverse occasioni in approfondimenti della BBC.


Andrew Higgins
Già da qualche anno tra i prospetti più interessanti degli Studi Tolkieniani, Andrew Higgins ha completato l’anno scorso il suo Ph.D. anch’egli a Cardiff, sulla genesi della mitologia tolkieniana (di cui Dimitra Fimi è stata relatrice). Questa gli valse subito una citazione nella prefazione di Verlyn Flieger a The Story of Kullervo, in cui è descritta come “ground-breaking“; la tesi è estremamente attesa per una futura pubblicazione. Da giovanissimo è uno studioso dei linguaggi inventati da J.R.R. Tolkien e negli ultimi anni ha tenuto anche lezioni e corsi in istituti para-accademici come il Mythgard Institute.


Con gli studi di Oronzo Cilli sui rapporti tra J.R.R. Tolkien e l’Esperanto e il Corso di Lingue Elfiche che con Eldalië conto di portare lungo la penisola, il libro che Fimi&Higgins hanno preparato è particolarmente atteso in Italia e qui più che altrove andrà accolto con attenzione specifica e atteggiamento festoso.


The Monsters and the Critics in Italia è stata pubblicata con il discutibile (perché insensato per i contenuti) titolo Il Medioevo e il Fantastico a cura di Gianfranco de Turris prima per Luni (2000) e poi acquisita da Bompiani nel 2003, in una traduzione generale anche più discutibile di Carlo Donà, professore di Filologia Romanza e Letterature Comparate all’Università di Messina. Ivi è leggibile Un vizio segreto in Italiano.


Gianluca Comastri
pres. associazione Eldalië e docente del Corso di Lingue Elfiche


Ne han parlato anche:

  • Tolkieniano Collection
    Oronzo Cilli è direttamente coinvolto nel dibattito sui primi anni ’30 della vita di Tolkien, come dimostra la citazione della sua ipotesi negli Addenda di Hammond&Scull. Nella sua scheda, Cilli dice che il club dell’Università di Oxford non era una generica società d’interesse filologico, ma proprio la Philological Society, per cui Tolkien scrisse diversi contributi. Non ci risulta che ci siano indicazioni così chiare in merito.

 

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