A cosa (non) serve l’Elfico? 9 grafiche, 3 vie e un perCorso.

A cosa serve
Dai disegni di Daniel Reeve per le Homevideo di Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato.

E=mc²

È forse la formula fisica più famosa al mondo, anche al di fuori dell’ambiente degli studi sulla relatività. Chiunque abbia un titolo di studio superiore, in qualche modo, ha dovuto farci i conti in una certa fase della vita. Supponiamo che, per motivi solo a me noti, decida di tatuarmela sulla pelle.

Era stata concepita per quest’uso?
No di certo.

La sua validità risulta in qualche modo inficiata o compromessa dal fatto di essere rappresentata in un tatuaggio?
Ma nemmeno per sogno.

Avrei forse compiuto qualcosa di illecito o riprovevole?
Assolutamente NO, ciò che faccio della mia persona riguarda me solo.

Ho diritto di scandalizzarmi se qualcuno trovasse la cosa sconveniente?
As-so-lu-ta-men-te NO: altrimenti la mia pretesa libertà di espressione significherebbe limitare la libertà altrui di non essere d’accordo – sempre che ciò avvenga in modo civile e non lesivo di alcun diritto né dell’incolumità di nessuno.

Ecco, sostituiamo la formula base della relatività con “l’elfico” e potremmo farci un’idea di quanto sia poco utile e per nulla necessario accapigliarsi sulla semplice (e a mio parere limpida) affermazione per cui le Lingue e i sistemi di scrittura (che sempre più persone tendono a confondere, purtroppo) messi a punto da Tolkien per la sub-creazione della Terra-di-Mezzo non servano per progettare tatuaggi o per altre attività ludiche e/o di fantasia. Sostenere questa tesi, si badi bene, non implica nessun tipo di disprezzo per chi sia di diverso avviso e agisca di conseguenza. Il “gioco” portato avanti sulle reti sociali da Tolkien Italia, in accordo con Eldalië e rilanciato da vari altri amici sui loro profili o su pagine tematiche, voleva far riflettere proprio su questo.
Ma viviamo in un paese in cui durante le principali manifestazioni sportive internazionali tutti sono di volta in volta commissari tecnici della nazionale di calcio, skipper esperti di match-race o fini intenditori di curling; naturalmente “noi tolkieniani” siamo diversi, in quanto dotati di maggior sensibilità e propensione all’ascolto e all’approfondimento (via, crediamoci!), purtuttavia non siamo del tutto immuni dal fenomeno e così ci siamo un po’ affannati nell’argomentare disquisizioni e teorie sul corretto uso “dell’elfico di Tolkien”.

Non serve, Può servire, Serve a… 9 grafiche che non vanno confuse con un Decalogo! 

Come avevamo predetto, mentre le grafiche dal tema serve e può servire avrebbero raccolto solo consensi, più o meno ampi a seconda delle circostanze, i nostri non serve hanno provocato reazioni decisamente più accese. Vi è una sorta di diatriba, nata probabilmente il giorno stesso in cui due o più lettori dei primi libri di Tolkien arrivati in Italia hanno iniziato a dialogare, scambiandosi opinioni e pareri; diatriba per cui le opere di Tolkien vanno “obbligatoriamente” vissute (a seconda della fazione per cui ci si schiera) o con approccio accademico, orientato allo studio e all’approfondimento, o in modo puramente conviviale, argomento ideale per una chiacchierata davanti a cibi o bevande e a una buona compagnia altrettanto propensa al buon vivere. Anche questo è un atteggiamento “molto italiano”: siamo pur sempre il paese dei Guelfi e Ghibellini, ma anche dei Guelfi Bianchi e Guelfi Neri, se mi spiego. Chi mi conosce e ha avuto modo di interagire in qualche modo sa che non trovo affatto scandalosa, ma anzi del tutto praticabile, una terza via: godersi Tolkien in compagnia, possibilmente di stampo Hobbit, ma senza togliersi lo sfizio di guardare un po’ più a fondo. Per rubare (ho perso il conto delle volte in cui è avvenuto) una battuta che trovo eccezionalmente riuscita dell’amico Andrea Monda, del quale mi auguro un giorno di poter raggiungere una frazione della conoscenza e competenza tolkieniana e non solo di cui dà mostra in ogni circostanza: dobbiamo mangiare di gran gusto i cavoli e patate del nostro amato orto, ma sempre con la consapevolezza che dall’uscio di casa parte una via che conduce anche a sentieri che portano a terre lontane in cui vivono Elfi e Draghi. Non è obbligatorio imboccarli – Tolkien non desiderava farlo, io neppure – ma sarebbe sciocco e puerile far finta che non esistano solo perché sono troppo distanti dalla nostra comprensione, dalla nostra quotidianità, solo perché riteniamo di non avere nulla in comune con chi invece ne è affascinato.

Il “corso” che sta per partire, in tutte le edizioni in cui avrò l’onore e l’onere di tenerlo, mirerà proprio a questo: scoprire l’essenza dell’entità linguistica nella Terra di Mezzo, la centralità del suo ruolo; farla comprendere e amare; far capire che tutte le altre sue applicazioni sono possibili e perfettamente lecite, ma sono la luce riflessa e rifratta di una gemmae, per quanto belli siano i suoi riflessi, non esisterebbero senza di essa e, pur contribuendo ad accrescerne il valore, non ne sono che una manifestazione esteriore. Durante i miei noiosi e sfiancanti sproloqui su desinenze di casi, regole derivazionali e mutazioni di vocale e consonante, avrete due opportunità: affogarvi di appunti su concetti teorici zeppi di dubbi su cui far luce, oppure sorseggiare una buona bevanda di vostro gusto abbandonandovi a un’ideale passeggiata in Terra di Mezzo.

Compito in classe: non fatevi sfuggire nessuna delle due.

Il docente,
pres. associazione Eldalië Gianluca Comastri

L’iniziativa di Eldalie.it conta di offrire, per la prima volta in Italia, l’opportunità dell’apprendimento e lo studio…

Posted by Tolkien Italia on Mercoledì 13 gennaio 2016

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