Tra le dichiarazioni del CEO della HBO Richard Plepler arriva una conferma fondamentale: il controllo creativo per la serie Amazon di Il Signore degli Anelli sembra proprio in mano alla Tolkien Estate.

Le dichiarazioni di mercoledì del CEO dell’HBO Richard Plepler passeranno come una dimostrazione di forza, in realtà rivelano molto di più. Intervistato durante una conference del festival Ignition del Business Insider, implicitamente ha riconosciuto che la sua emittente era stata in effetti nelle trattative per la serie TV di Il Signore degli Anelli, salvo uscirne rapidamente. La prima delle ragioni denunciate è che la ricerca del nuovo prodotto TV che s’imponga come fenomeno di vertice non può e perciò non deve mettersi in competizione con il (loro) Game of Thrones, usando come pietra di paragone un’altra serie cult che proprio la HBO ha prodotto e trasmesso per un decennio.

Non ci sarà mai più un’altra I Soprano, ciò che verrà sarà invece la prossima, grande idea creativa.”

Con lui c’era nientemeno che Henry Bludget, CEO di Business Insider, che non ha perso tempo chiedendogli una previsione su quale potrebbe essere il prossimo show che segnerà il proprio tempo. Naturalmente Plepler ha puntato l’attenzione, senza troppo sbilanciarsi ma senza nemmeno nascondersi, sui prossimi progetti HBO come Succession Lovecraft Country, quest’ultimo dall’omonimo romanzo (best-seller dell’anno scorso) narrerà le ultime fasi della segregazione etnica degli afroamericani negli Stati Uniti  attraverso le suggestioni con le opere di H.P. Lovecraft. Dopo aver ammesso che nessuno alla HBO avrebbe mai potuto prevedere che GoT sarebbe poi diventato il successo globale che oggi vediamo, Bludget gli ha chiesto perché si fosse tirato indietro dalla corsa per la serie TV su Il Signore degli Anelli (proprio sul Business Insider è apparso per primo il comunicato di Amazon sull’accordo raggiunto), visto che le indiscrezioni riportavano la partecipazione del suo network alle prime trattative. I due paiono essersi scambiati qualche battuta sul costo per l’acquisizione dei diritti, sul suo ammontare tra i 200 e i 250 milioni di $:

Se sei Jeff Bezos, sono soldi del Monopoli.

Richard Plepler, CEO di HBO.

Ma la battuta di Plepler nasconde una falsa modestia e un’indole combattiva, che rivela come sia tutt’altro che remissivo nel riconoscere lo strapotere del rivale:

Lui vuole fare una scommessa su un grande franchise… È una buona scommessa.
Perché non fare quella scommessa? Noi non abbiamo bisogno di fare scommesse perché possediamo già qualcosa di alquanto prezioso, il franchise chiamato Game of Thrones… Se dovessi fare una scommessa su un articolo di questo genere, punterei sul prequel di Game of Thrones, che è parte dell’alone del nostro brand.
[brand halo, un neologismo che coniuga l’halo effect in psico-marketing seriale, tipicamente usato nei media per indicare il beneficio di nuovi progetti secondari tematicamente o narrativamente connessi ad uno già affermato.]

HBO insomma lancia la sfida ad Amazon, Plepler a Bezos. Una sfida già molto chiacchierata, una contesa che già molte firme dell’entertainment più o meno ferrate in valutazioni economiche hanno tentato di analizzare, decretando già il successo il fallimento di Amazon. Ma se le malcelate frecciate di Plepler a Bezos sulla sua pia (o turpe, a seconda dei casi) illusione di trovare “il prossimo Game of Thrones” possono andare a segno come no, ben più interessante è che Plepler non abbia provato in alcun modo a negare i contatti iniziali tra la HBO e la loro “casa di produzione sorella”, la Warner Bros. (che ne avrebbe fatto un candidato ottimale nelle intenzioni di Warner), né che siano stati costretti a ritirarsi per l’onere finanziario dell’operazione. Non solo Plepler la descrive come una scelta strategica, quella di non tentare di detronizzare la propria serie ammiraglia, ma allega un ulteriore motivo ben preciso:

Preferisco il possesso dell’IP [proprietà intellettuale] al 100%, così come per Game of Thrones. E preferisco avere la capacità di lavorare con un prodotto indissolubilmente legato al nostro brand.

Parole queste che, provenendo direttamente da chi le condizioni per l’acquisizione dei diritti TV le ha viste e valutate, confermano le indiscrezioni di Deadline alla firma dell’accordo, secondo cui ci sarebbero “restrizioni creative” in esse stabilite e da stabilire dagli aventi diritto. Ovvero sia sì, Warner Bros, ma soprattutto – e per il peso specifico nella trattativa e perché Warner alla propria sorella di produzione facilmente molto avrebbe concesso – la Tolkien Estate.

Prende sempre più concretezza lo scenario che avevamo previsto nell’analisi, ovvero che questa licenza è tutt’altro che una cessione incontrollata a fronte di un cospicuo pagamento, bensì prevedrebbe la costante supervisione del soggetto a tutela del patrimonio letterario di J.R.R. Tolkien. Ciò, come avevamo scritto, poteva

solo significare che il contratto del 1969 è stato aggiornato e modificato a vantaggio dell’Estate, riconoscendole diritti condivisi che prima non deteneva [,] che le siano stati riconosciuti con valore vincolante: un nuovo contratto che prevede che la Tolkien Estate possa supervisionare ogni adattamento da qui in avanti, con un controllo creativo in cui è riconosciuta come pari dalla distribuzione [e licenziante essa stessa …].
La situazione che ne consegue […] richiederebbe la cooperazione delle parti e quindi, direttamente tramite coinvolgimento attivo o indirettamente tramite veto, il controllo creativo [dell’Estate] su qualsiasi serie TV.
[…] In gioco non c’è solo la possibilità di vedere nel giro di 2-3 anni la prima stagione di una serie TV incentrata sulle vicende narrata in Il Signore degli Anelli, ma la prospettiva che gli eredi di Tolkien possano sovrintendere tutti (o quasi) gli adattamenti delle opere nei media filmati e non solo da oggi in avanti
”.

La conferma definitiva spetta alle parti contraenti, ovviamente. Ma se tra i motivi che hanno allontanato l’HBO c’è anche la limitazione dei pieni poteri della produzione nel replicare le deviazioni dallo scritto come avvenuto per G.R.R. Martin nelle ultime stagioni, anticipando i libri quando ancora non pubblicati e formalizzando un vero e proprio canone alternativo che probabilmente avrà più fortuna di quello scritto, questo non può che essere un segnale incoraggiante in vista dell’adattamento di Amazon, probabilmente a pieno titolo un adattamento che porterà la firma (familiare) “Tolkien”. A prescindere da chi siederà sul Trono delle serie TV nei prossimi anni.

Vi rimandiamo alle prossime notizie su Tolkien Italia!
Ovviamente saremo pronti a darvi tutti i prossimi aggiornamenti.
E ricordate: noi siamo quelli del senno del prima!  😉


Fonti: THR, QUARTZ, Variety

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Responsabile di Tolkien Italia dalla sua fondazione, Gabriele "MedTolkien" Marconi non intende in alcun modo vantare titoli (che non possiede) per accreditarsi agli occhi dei lettori. Questi saranno sempre costretti a giudicare in prima persona e senza sconti quanto scrive. Reticente a pubblicare studi critici, si batte per la divulgazione di J.R.R. Tolkien e perché ogni appassionato italiano possa viverne l'intima compagnia dalle opere alla vita di tutti i giorni.

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