Due giganti dell’on demand si fanno avanti per portare Il Signore degli Anelli sul piccolo schermo in una serie tv. Offerte stratosferiche per emulare la trilogia di Peter Jackson che lasciano molti dubbi, soprattutto sul coinvolgimento degli eredi di Tolkien.


4 mesi dopo la fine della disputa legale tra la Tolkien Estate e Warner Bros. Entertainment, Tolkien ritorna roboante sui titoli delle grandi riviste cinematografiche, ma il Grande Schermo non c’entra. In un’esclusiva di Variety viene riportata una fonte interna agli Amazon Studios secondo cui nientemeno che Jeff Bezos in persona sarebbe al tavolo delle trattative per una serie TV di Il Signore degli Anelli, trattative ancora “nelle prime fasi”. Deadline rincara la dose: l’interessamento non è solo di Amazon, ma anche dell’HBO madrina e matrigna di Il Trono di Spade e soprattutto di Netflix.

Il prossimo Game of Thrones?

Roy Price, presidente dimissionario degli Studios dopo i recenti scandali che hanno investito Hollywood e dintorni, si era fatto sentire a settembre sulle pagine di Variety, quando in un’intervista aveva rilanciato il nuovo mantra di Bezos: “Portatemi [il prossimo] Game of Thrones”. Il CEO della più grande azienda di e-commerce al mondo pareva patire un po’ il distacco di Amazon Video rispetto al grande rivale del mercato on demand e alle produzioni TV dei canali tradizionali, così come il suo primo collaboratore aveva le idee chiare per ripianarlo “È un po’ che stiamo osservando i dati e come squadra ci stiamo concentrando sull’impatto dei maggiori show. È piuttosto evidente la necessità di grandi show per spostare gli equilibri. […] Credo davvero che Game of Thrones stia alla TV come Lo Squalo e Star Wars ai film degli anni ’70. Ispirerà tantissimi. Tutti vogliono una grande hit e certamente quello è lo show da prendere a modello in questo momento per lo scopo”. Price aveva il mandato di rivoluzionare integralmente la programmazione di Amazon Video.

Oggi sembra che Bezos si sia messo in prima linea, in un misto di dovere per i postumi del contagio Weinstein (oltre a Price, sono stati coinvolti anche i suoi secondi Joe Lewis e Conrad Riggs) che hanno lasciato gli Studios in una momentanea acefalia – e di piacere, viste le sue grandi e celebri passioni per il fantasy e la fantascienza. Sempre secondo le indiscrezioni di Variety al momento non sussiste nessun accordo e i rappresentanti di Warner Bros. e Amazon declinano ogni commento.

Bilanci e offerte

Ma c’è davvero un tavolo delle trattive? Le indiscrezioni di Variety potrebbero sembrare il tentativo di cavalcare l’onda mediatica dei recenti scandali e di propagarla anche al di fuori del gossip paragiudiziario, se Nellie Andreeva su Deadline non avesse diffuso quelle che sembrano voci ormai date per acquisite, corredate con tanto di preliminari analisi finanziarie. Secondo Andreeva Amazon, HBO e Netflix avrebbero avanzate offerte per i diritti dell’ordine di 200-250 milioni $. Per i soli diritti e senza alcun elemento di concettualizzazione, cui si dovrebbero aggiungere costi di produzione il cui budget ormai, visto il livellamento verso l’alto tra le produzioni TV e quelle cinematografiche, non potrebbe scendere al di sotto dei 100 milioni di $ (per una stagione, aggiungiamo noi). Sono cifre credibili, facilmente individuabili e e vendibili a mezzo stampa da chi le maneggia quotidianamente anche senza fonti concrete a supporto. Cifre che per Amazon sarebbero sì nuove (come del resto per qualunque altra produzione), ma dopotutto il naturale sviluppo di quelle spese finora: per The Romanoff  il budget ha superato i 70 milioni, per le due stagioni della serie di David O. Russell poi cancellata era stato approvato sui 160 milioni (già 40 milioni stanziati).

Dalla corsa per la sedia a questo tavolo la HBO si sarebbe già ritirata, di fronte a una prospettiva di investimento giudicata “folle”, ad una serie di adattamenti già ben consolidati con cui reggere il confronto e, aggiungiamo noi, a due giganti che si possono permettere un prodotto serializzato non a scadenza, cosa che allarga sensibilmente (discrezionalmente) i margini temporali alle operazioni di post-produzione. I ritardi nella serie TV ispirata alle Cronache di George R.R. Martin delle ultime stagioni si capiscono facilmente dopo le difficoltà del comparto animazione a tenere il ritmo, con risultati visivi talvolta approssimativi, vedi nella 6a stagione. Risultati che dallo spettatore di palato tecnico jacksoniano non verrebbero perdonati. Nel contesto delineato da Deadline, Amazon sembrerebbe in vantaggio su Netflix: tra le ipotesi ci sarebbe quella di assorbire parte dell’immenso investimento con un forte coinvolgimento di Warner Bros.

Di chi è la terza sedia?

Dalle indiscrezioni trapelate finora stupisce soprattutto che l’offerta sia da presentare al vaglio della Tolkien Estate. Per chi come noi ha seguito la causa pluri-deca-milionaria che ha visto da una parte la società a tutela ed esercizio dell’opera di Tolkien e dall’altra i licenzianti (Saul Zaentz Co.) e licenziatari (New Line e Warner Bros.) dei diritti di sfruttamento cinematografico, è chiaro da tempo che l’Estate non possa in nessun modo pretendersi quale soggetto di riferimento per gli adattamenti in produzione cinematografica di Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, né l’hai mai preteso. La causa riguardava i diritti di sfruttamento derivato di secondo livello, per così dire: videogiochi, merchandise e tanti altri settori in cui Warner aveva conferito licenze per conto della Zaentz in cambio di cospicui pagamenti di diritti che secondo l’Estate non erano mai stati concessi, né desumibili dal contratto firmato da Tolkien nel 1969.

Se Warner Bros. usufruisce della licenza Zaentz regolarmente detenuta per gli adattamenti cinematografici di Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, a che titolo la Tolkien Estate è chiamata come parte in causa della trattativa? In che misura la riguardano le offerte di Amazon e Netflix?

La terza sedia dovrebbe essere proprio quella dell’Estate ad un tavolo integralmente gestito da Warner, un invitato di cortesia o un imbucato vero e proprio. Ma le indiscrezioni convergono su un altro scenario. La risoluzione della causa di luglio in modo consensuale e, stando alle dichiarazioni dei legali di Warner all’Hollywood Reporter, “amichevolmente” con un accordo riservato di cui non si conoscono né l’entità né le condizioni fu interpretata come un grosso esborso di Warner al fine di non rischiare il blocco della commercializzazione del videogioco Middle-earth: Shadow of War (che rappresenta tutto quello contro cui l’Estate si è sempre battuta). Le voci odierne ci fanno tornare a quella risoluzione, con molti interrogativi sollevati.

Interrogativi cui proveremo a rispondere in un’analisi dei prossimi giorni, sperando che emergano nuovi elementi di discussione. Rimanete con noi!

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MedTolkien

Responsabile di Tolkien Italia dalla sua fondazione, Gabriele "MedTolkien" Marconi non intende in alcun modo vantare titoli (che non possiede) per accreditarsi agli occhi dei lettori. Questi saranno sempre costretti a giudicare in prima persona e senza sconti quanto scrive. Reticente a pubblicare studi critici, si batte per la divulgazione di J.R.R. Tolkien e perché ogni appassionato italiano possa viverne l'intima compagnia dalle opere alla vita di tutti i giorni.

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