Venerdì, 12 Settembre 2014 15:22

Jef Murray: la mia Terra di Mezzo sui monti Appalachi In evidenza

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Jef Murray: la mia Terra di Mezzo sui monti Appalachi Jef Murray - Tolkien Italian Network

Ringraziamo Tolkien Brasil e Eduardo Stark di averci concesso di tradurre e pubblicare l'intervista integrale pubblicata da poco all'illustratore Jef Murray. Il loro sito è un importantissimo riferimento per tutti gli appassionati brasiliani e garantisce sia informazione che divulgazione di spessore a tutti i portogofoni.

Gostaria de agradecer encarecidamente "Tolkien Brasil" e o Eduardo Stark por ter nos autorizado a traduzir e publicar a linda entrevista ao ilustrador Jef Murray. Este site é uma referência de grande importância para todos os apaixonados do Brasil, garantindo informação e divulgação de notícias relevantes.

 

 

Jef Murray è un artista, autore ed illustratore noto a livello internazionale. I suoi dipinti, i disegni e gli scritti pubblicati in riviste fantasy e gionali culturali hanno fatto il giro del mondo. Le sue opere sono state inserite in calendari, corsi in video e special per la TV su J.R.R. Tolkien. Inoltre, molte delle sue pitture e dei suoi disegni sono stati esposti negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in Olanda. Il suo primo libro di racconti, poesie e pensieri, Seer: A Wizard´s Journal è stato pubblicato nel 2012 dalla Oloris Publishing.

1. Parlami della tua vita

Sono nato a Melbourne, Florida, negli Stati Uniti, ma ho trascorso gran parte dell’infanzia nel nord della Georgia, ai piedi degli Appalachi, che sono, a proposito, le montagne più vecchie al mondo e che custodiscono, ancora, innumerevoli misteri. Mi sento molto fortunato per essere cresciuto in un luogo tanto selvaggio!

Ho frequentato le scuole ad Atlanta e lavorato nel mondo dell’ingegneria per quasi 20 anni prima di ricominciare daccapo ed esplorare questioni più profonde: la vita, l’arte, il mistero e la magia…

2. Quando hai iniziato a dipingere?

Ho cominciato a prendere sul serio le lezioni di arte prima all’università, ma dovevo farlo in segreto. All’Istituto di Tecnologia della Georgia le lezioni di arte non avevano nemmeno questo nome, ma erano denominate corsi di “comunicazione visiva”. E io ero uno dei pochi architetti a frequentarle. Ma anche durante i miei trascorsi come ingegnere, disegnavo, facevo bozzetti, lavori a penna e inchiostro e ho creato la mia impresa di design di loghi. Ho cominciato a dipingere intorno alla metà degli anni 80, quando ho frequentato lezioni di pittura a olio presso l’Accademia di Belle Arti di Atlanta (all’epoca chiamata Facoltà di Design ed Arte Savannah). Da allora non ho più smesso di dipingere. A livello professionale ho iniziato nel 1999.

3. Quando è stato il tuo primo contatto con i lavori di Tolkien?

Il mio primo ricordo è di mia madre che mi legge “Lo Hobbit” quando frequentavo la seconda elementare. Ne recitava un capitolo ogni sera per me e mio fratello minore come una favola per dormire, insieme ai capitoli di “Le cronache di Narnia”. Fin da allora, ho sempre confuso i due libri in quel regno tanto incantato e misterioso che è il ricordo infantile.

Sapevamo già, ai quei tempi, che lo Hobbit aveva una continuazione, ma non eravamo ancora abbastanza grandi per poter leggere quel libro prima di dormire. Su questo punto mia madre aveva pienamente ragione. Immagino gli incubi di proporzioni epiche che avremmo potuto avere se lei si fosse lasciata convincere dalla nostre proteste! Preferisco non pensare a cosa avrebbe creato la mia fervida immaginazione infantile nel sentir leggere dei Cavalieri Neri!

All’università, finalmente, mi dedicai alla lettura de “Il signore degli Anelli” e, come tanti altri, mi innamorai di quel mondo tanto ricco che Tolkien aveva creato. Per me, lo stimolo fu ancora maggiore, visto che, come ho detto, ho studiato ai piedi degli Appalachi, e per superare il Limite del Selvaggio non dovevo fare altro che immergermi nella foresta che circondava il campus.

Non credo comunque di aver davvero compreso ed apprezzato “Il Signore degli Anelli” e “Il Silmarillion” fino a quando non li ho riletti in età adulta. E, come in molte delle storie classiche, ogni rilettura mi ha insegnato qualcosa in più del gran mondo là fuori, della natura della vita e del mistero; ad ogni lettura mi avvicino ai testi come una persona differente.

 4. Cosa apprezzi maggiormente nei lavori di Tolkien?

Ci sono luoghi e persone meravigliose nel legendarium di Tolkien perché sia possibile dare una risposta adeguata. Permettimi, quindi, di rigirare la domanda e suggerire scene che non mi ispirano.

Un'immagine dei Monti Appalachi.

Tramite i suoi scritti, Tolkien adotta il punto di vista dei popoli liberi che hanno scelto di opporsi e di superare la malvagità, il desiderio di potere, l’odio, invece di abbracciare la visione degli alleati del male. Generalmente, noi “entriamo nella mente” dei personaggi crudeli e corrotti (Morgoth, Sauron, il Re dei Nazgul, Smaug, Saruman, gli orchi, etc.) attraverso le esperienze, la perspicacia e i consigli dei Saggi; e anche in questi casi, è chiaro che esprimono le loro migliori impressioni circa l’operato del Nemico, e non una comprensione personale intima dell’operato del male.

Tolkien assume il lato che credo che ognuno di noi dovrebbe, quello delle persone fallibili, per quanto buone, che lottano contro il male. Non si perde in scene ed immagini orribili, nonostante nei suoi scritti ritragga eventi indubbiamente orribili. In verità, si concentra sulla speranza, la perseveranza, la fede, l’onore e l’amore.

Come risultato di questa posizione assunta dallo stesso Tolkien, raramente ho dipinto una scena della Terra di Mezzo che fosse deliberatamente brutta, sinistra o intendesse glorificare od onorare il trionfo del male. Spero di seguire Tolkien nel cammino della luce, della vita e della profonda propensione che abbiamo verso il bene, la verità e le cose belle.

E, come ho detto, i racconti di Tolkien sono impregnati di scene facili da ritrasmettere per un artista: foreste autunnali e nebbie mattutine spumeggianti; le colline ondulate della Contea; le meravigliose pianure di Rohan; i picchi delle Montagne Nebbiose; la bellezza degli elfi e delle loro abitazioni; il valore dei Dunedain; la risoluta lotta contro schiaccianti avversità; la pace che viene dal riconoscimento della debolezza e della necessità di essere aiutati da una Provvidenza superiore.

Queste sono le cose che erano importanti per Tolkien, e sono le cose importanti per me come artista.

 5. Cosa pensi dei film di Peter Jackson?

Quando penso al lavoro di Peter Jackson, mi ricordo la poesia infantile di Henry Wadsworth Longfellow che recita:

There was a little girl,

Who had a little curl,

Right in the middle of her forehead.

When she was good,

She was very good indeed,

But when she was bad she was horrid”

( "C'era una bimbetta/che aveva un ricciolino/ proprio a metà fronte/ quand'era buona/ era davvero molto buona/ quand'era cattiva era terribile")

Molti e molti aspetti sottolineati da Jackson e da altri scrittori e artisti coinvolti nella realizzazione dei suoi film tratti da “Il Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit” sono fantastici e piene di magia. Ma, secondo, me in molte altre cose, ha fatto scelte orribili. Alcuni aspetti dell’originale nobiltà degli scritti sono stati impoveriti, sensazionalizzati e addirittura, in qualche caso, confusi.

Certamente, non è ancora possibile giudicare “Lo Hobbit” completamente, in quanto ne abbiamo visto solo la prima parte, ma, sempre secondo me, questa non ha reso giustizia all’amato racconto d’infanzia che ha fatto parte della crescita di tanti di noi. Quanto ai film de “Il Signore degli Anelli”, temo siano state prese troppe libertà rispetto alla storia e molta enfasi sia stata data a scene di combattimento, battaglie e a un’ossessione per le scene scioccanti, mirate a glorificare il male, la bruttezza e l’orrore. Questo, a volte, in danno della speranza, dell’onore, del sacrificio personale, della lealtà e di tanti altre qualità di cui Tolkien ha deliberatamente arricchito i suoi personaggi.

Ma “Lo Hobbit” può ancora redimersi – possiamo solo attendere e sperare! 

6. Quale personaggio della Terra di Mezzo preferisci?

Anche questa domanda non ha una risposta facile. I personaggi di Tolkien raramente sono semplici; generalmente hanno una profonda sapienza, nuance, buon umore, vanità, umiltà, intelligenza. Passano da una gamma di personaggi difficili, confusi e creature come Gollum ad esseri saggi e profondi come i Valar. E Tolkien crea, in forma convincente, non solo una moltitudine di razze, ma una grande varietà all’interno di ogni razza, il che rende difficilissimo scegliere solo qualche personaggio preferito.

Detto questo, sono attratto, come tanti, soprattutto dagli Hobbit, che sembrano disporre delle migliori doti di bontà, solidità, sensibilità; non sono alti aristocratici, ma anime semplici con cui sarebbe perfetto dividere un pasto e una bevanda. Altri personaggi che mi intrigano sono gli Istari, i maghi. Come angeli incarnati, sono una sorta di ponte tra l’umanità decaduta e il mondo spirituale, e nonostante ciò, sono anche vulnerabili alla corruzione e all’inganno.

Uno dei miei personaggi favoriti e quasi non menzionato nei lavori di Tolkien, è Alatar, uno degli Stregoni Blu, che “si sono diretti ad est”. Mi hanno sempre intrigato i personaggi deliberatamente lasciati da Tolkien all’immaginazione del lettore. Chi sono gli Stregoni Blu? Perché hanno viaggiato verso est, e perché non hanno aiutato, almeno in apparenza, nella battaglia contro Sauron? Non lo sappiamo, ma è divertente speculare; io stesso l’ho fatto in alcuni dei miei racconti brevi.

 7. Dipingi solo Tolkien?

Assolutamente no! Dipingo e disegno anche scene di Narnia, dei racconti di C. S. Lewis e di altri racconti fantasy. Ho anche illustrato alcuni libri, tanto cavallereschi, come“The Magic Ring” di Fouque, quanto storie infantili come “Black And White Ogre Country” di Hilary Tolkien. Hilary, a proposito, era fratello di J. R. R. Tolkien. Potrete vedere altre mie pitture e disegno sul sito www.jefmurray.con.

 8. Dimmi ancora: com’è dipingere di Tolkien

Fare arte implica esplorare. Pochi mondi sono più piacevoli da esplorare di quello di Tolkien. Questo è precisamente quanto si fa quando si dipinge; Ti viene data la possibilità di immaginare come sarebbe un luogo o una persona. E, quando si prosegue, generalmente non si ha l’impressione di “inventare le cose” come se le si scoprisse per la prima volta – le si “vede” come realmente devono essere state.

Preferisco pensare che Tolkien descrivesse il suo stile e la forma in cui raccontava la storia in termini simili; come una scoperta selettiva – la scoperta di racconti e persone che, in qualche modo, non sono meno reali perché non sono mai esistiti in carne e ossa. Se stiamo facendo il nostro lavoro di artisti correttamente, questi sono più reali nella nostra arte di quanto possano essere fisicamente. E la cosa ancor più divertente del dipingerli è che non riguarda solo me come artista; ho la possibilità di rendere questi luoghi e persone reali per gli altri, e condividere quanto ho appreso nel mio viaggio nella Terra di Mezzo. Non esiste maggior piacere per me di qualcuno che apprezzi una mia pittura o un disegno e dica “sì, è esattamente come l’immaginavo!”.

 

→ Vai all'intervista originale su Tolkien Brasil 

 

Letto 5549 volte Ultima modifica il Venerdì, 12 Settembre 2014 17:38

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